Laptop

January 29, 2007

Wardriving - laptop

Filed under: Uncategorized — Tags: — admin @ 7:35 pm

250px|thumb|right|Wardriving
Il wardriving è un’attività che consiste nell’intercettare reti Wi-Fi, in automobile o a piedi con un laptop, solitamente abbinato ad un ricevitore GPS per individuare l’esatta locazione della rete trovata ed eventualmente pubblicarne le coordinate geografiche su un sito web. Per una miglior ricezione vengono usate antenne omnidirezionali. È necessario utilizzare un software specifico, quasi sempre di tipo libero, per diverse piattaforme: NetStumbler (Windows), KisMac (Macintosh), Kismet (GNU/Linux) e Ministumbler (PocketPC).

Il wardriving in sé consiste nel trovare Access Point (AP) e registrarne la posizione. Alcune persone, invece, infrangono le scarse misure di sicurezza tipiche di queste reti per accedere ai file personali e magari distruggerli. Poiché nella maggior parte dei casi le reti wireless sono collegate ad Internet, molte persone si introducono in queste reti solamente per navigare gratis e ad alta velocità.

Secondo la normativa italiana è illegale procurarsi l’accesso ad una rete privata senza aver ottenuto un’esplicita autorizzazione.


Sicurezza wireless

Esistono diversi sistemi di protezione per le reti wireless, tra cui le più conosciute:

  • IPsec: è uno standard IETF per fornire sicurezza ad Internet tramite crittografia. In particolare IPsec si pone a livello network, mentre altre soluzioni più conosciute (ad es. SSL) sono a livello transport o a livello application. Porre la sicurezza a livello IP significa che automaticamente e in maniera del tutto trasparente sono resi sicuri tutti i protocolli a livello superiore, ad es. TCP, UDP, ICMP, IGMP. Per ulteriori informazioni sui vari livelli si veda: pila di protocolli, ISO/OSI, suite di protocolli Internet.
  • WEP: Inizialmente la chiave Wep (40 o 104 bit) viene concatenata ad un vettore di inizializzazione (IV) di 24 bit per formare una stringa da 64 o 128 bit che sarà data in input all’algoritmo RC4 per formare la chiave di cifratura dei dati. Parallelamente i dati da crittografare vengono scomposti in blocchi e concatenati con bit di checksum (ICV) per formare una stringa della stessa lunghezza della chiave RC4. Infine viene effettuato lo XOR tra la chiave RC4 e i blocchi a formare il testo cifrato cui viene aggiunto il vettore di inizializzazione. È proprio l’uso di quest’ultimo che ha determinato la maggior debolezza del protocollo WEP: l’algoritmo RC4 infatti risulta vulnerabile se vengono utilizzate le chiavi per più di una volta. Questo è esattamente quello che accade con il WEP, il vettore di inizializzazione essendo soltanto lungo 24 bit, ammette uno spazio di solo <math>2^{24}</math> combinazioni. Inoltre il protocollo WEP prevede la reinizializzazione del IV ogni qual volta si origini una collisione nella trasmissione dei pacchetti dati. Bastano solo 5 milioni di frame per riuscire (quantità paragonabile a qualche ora di intercettazioni) a ricavare la chiave WEP.

Recentemente è stato scoperto un metodo statistico che riduce di diversi ordini di grandezza il tempo necessario al crack della chiave, portando il numero di pacchetti da intercettare da 5 milioni a 40.000.
È ora possibile crackare anche il wep a 128 bit con un portatile di media potenza in meno di due minuti (50% di probabilita’ di avere la chiave sotto il minuto).
Allo stato attuale è più veloce crackare una chave wep che inserire manualmente la chiave nell’access point!
È quindi FORTEMENTE sconsigliato l’uso di questo sistema di cifratura per proteggere la propria connessione.

  • Wi-Fi Protected Access (WPA): è un protocollo per la sicurezza delle reti senza fili Wi-Fi creato per risolvere i problemi di scarsa sicurezza del precedente protocollo di sicurezza, il WEP.
  • Virtual Private Network (VPN) è un sistema di tunnelling per collegare un computer ad una LAN, facendo transitare i dati su un mezzo non sicuro. Uno dei più famosi è OpenVPN che può offrire elevata sicurezza e flessibilità. Non è facile da configurare, ma è consigliato per la maggior parte delle reti wireless.


Voci correlate

  • Hacker
  • Warchalking
  • Wardialing


Collegamenti esterni


Informazioni

  • Wardriving.com
  • Sito dedicato alla sicurezza del protocollo 802.11
  • WiGLE.net (Wireless Geographical Logging Engine) database mondiale di dati da wardriving
  • World Wide War Drive
  • Legalità del Wardriving


Software

  • NetStumbler e Ministumbler
  • KisMac
  • Kismet

Resources

January 28, 2007

Nicholas Negroponte - laptop per

Filed under: Uncategorized — Tags: — admin @ 9:03 pm

right|thumb|Nicholas Negroponte
Nicholas Negroponte (New York, 1943) è un informatico celebre per i suoi studi innovativi nel campo delle interfacce tra l’uomo e il computer.


Biografia

Nato a New York nel 1943 da madre statunitense e padre greco, è venuto presto a contatto con l’Europa, studiando in un collegio svizzero, si è in seguito laureato a Boston, al prestigioso Massachusetts Institute of Technology (MIT) dove, nel 1966, a ventitré anni, è diventato membro di facoltà, cominciando la carriera di ricercatore, professore e conferenziere. È il fratello del diplomatico americano John Negroponte

Tra i suoi più importanti lavori vi sono gli studi sul Computer Aided Design (CAD) e la fondazione del ‘Architecture Machine Group’, un gruppo di pensatori dedicato allo studio e allo sviluppo di nuove interfacce uomo-macchina.

Ha lavorato anche alla IBM sui progetti del primo personal computer e ad alcuni studi del dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, grazie al quale poté essere tra i primi internauti dell’epoca, quando l’embrione della futura Internet era ancora un progetto militare.

Ha fondato Wired, una celebre rivista americana di tecnologia e attualità nella quale ha contribuito con un articolo mensile dal 1993 fino al 1998 ed ha lavorato come consulente esterno per molte società operanti nel campo delle tecnologie, tra cui Motorola Inc. Ha insegnato alle università di Yale, del Michigan e di Berkeley.


MediaLab

Nel 1980, al MIT, dei “venditori di fumo” (così ci fu chi li definì dalle colonne del New York Times) riuscirono ad aprire i battenti di uno dei più prestigiosi laboratori del mondo: il MediaLab. Dopo sette anni passati a raccoglier fondi Negroponte e, l’allora presidente del MIT, Jerome Wiesner riuscirono a creare quello che assomigliava al Salon de Refusés del 1863 di Parigi, raccogliendo tutti coloro che erano valenti, ma non riuscivano ad inserirsi nei filoni di ricerca più importanti di allora: i sistemi operativi, le reti e i relativi protocolli, i linguaggi di programmazione e l’architettura di sistema. Alla fondazione del MediaLab, ricorda Negroponte, parteciparono categorie molto dissimili tra di loro e che in certi casi sollevavano molti dubbi sulla loro presenza in quel gruppo. Vi erano, oltre a lui e Wiesner, un regista cinematografico, un designer grafico, un musicista, un fisico, due matematici e alcuni ricercatori in campo multimediale. Lo scopo del laboratorio era pensare, prevedere, progettare e realizzare sistemi di interfaccia tra l’uomo e il computer, facilitando il più possibile l’interazione tra chi chiede informazioni e servizi e chi li fornisce. Sono stati portati avanti moltissimi progetti e molti di questi, o le loro conclusioni, non sono rimasti delle relazioni chiuse in qualche armadio, ma hanno influenzato la nostra vita. Nel giro di pochissimi anni il MediaLab è passato da quel manipolo di audaci a ben trecento persone, con piccoli finanziamenti da parte di enti governativi statunitensi e aziende private, e nel 1985, solo 5 anni dopo la fondazione, l’architetto Ieoh Ming Pei costruì l’attuale sede, dando maggior risalto ed importanza a quello che oggi è considerato il fiore all’occhiello dell’istituto. Attualmente i campi di ricerca del Lab spaziano ad ampio raggio andando dalla stampa tridimensionale alla musica, dall’olografia alla grafica computerizzata, dalla cognizione umana alle reti, agli agenti intelligenti alla computazione. Nella storia del laboratorio all’estero sono ricordati un paio di eventi significativi della sua importanza: la collaborazione con la Repubblica d’Irlanda (2000-2005) e con l’India (2001-2003), per tentare di portare anche in questi due paesi la stessa esperienza di Boston. In Irlanda venne fondato il ‘Media Lab Europe’, che ha però dovuto chiudere a gennaio di quest’anno per mancanza di fondi, e in India il ‘Media Lab Asia’, che ha portato il governo indiano a finanziare progetti di ricerca di aziende locali col MediaLab di Boston.


Being Digital

Quando venne pubblicato per la prima volta nel 1995 divenne subito un best-seller e da allora è stato pubblicato in ben 25 lingue. Nel suo libro, Negroponte, affronta molte tematiche e molti problemi che ha vissuto come ricercatore e come persona. Il discorso inizia col definire il bit, che è la parte più piccola dell’informazione digitale, così come l’atomo lo è per la materia. Tramite esso si può descrivere il mondo materiale in molte delle sue componenti, basti pensare ai cd audio che sono la rappresentazione dei suoni in forma di ‘0′ e ‘1′ dei quali viene descritta l’onda audio, o i libri che possono essere codificati usando un opportuno schema di rappresentazione dei caratteri alfanumerici. Ma il bit non è solo la rappresentazione statica dell’informazione, è anche trasmissione e qui compaiono all’orizzonte alcuni problemi come il tipo e la velocità del mezzo trasmissivo e la sua ottimizzazione, per non inondare la rete con bit superflui. Negroponte descrive varie soluzioni come la semplice compressione dell’informazione (specie per i flussi audio/video), l’utilizzo del mezzo più adatto per una determinata trasmissione dati, l’ottimizzazione dei sistemi usati dall’utente con tecnica ‘pull’ (cioè ‘tirare’ a sé l’informazione desiderata e non selezionare da un’inondazione di bit) e soprattutto non legare una tecnologia o fissare dei parametri di irradiamento dei bit con l’informazione stessa. Su quest’ultimo argomento ci si sofferma nel libro per varie pagine leggendo di come vennero seguite le politiche sbagliate e si discusse per alcuni anni dei soli parametri trasmissivi televisivi, nel tentativo di passare ad una qualità migliore, senza capire che innanzitutto bisognava migrare dall’analogico al digitale e che il problema dei parametri bisognava lasciarlo risolvere agli apparecchi di ricezione degli utenti finali. Il libro continua il suo viaggio analizzando il modo con cui far comunicare l’uomo col computer e il computer con l’uomo, ricordando di quando la grafica al computer fosse un argomento sconosciuto, le interfacce amichevoli considerate degli orpelli inutili e cominciarono i primi studi sull’olografia. Negroponte fa capire che la comunicazione in entrambi i sensi dev’essere semplice ed immediata, come se si avesse di fronte un altro essere umano, che capisce noi e i nostri messaggi nascosti nella voce o nella mimica facciale, che conosce i nostri gusti e compie azioni anche senza che glielo diciamo e poi ci riassume il suo operato. È in questa ottica che vengono considerati gli ’smart agents’ (agenti intelligenti), delle entità software (ma anche hardware) evolute con straordinarie capacità di comprensione dell’uomo che potranno, in futuro, essere considerati parte integrante di qualsiasi abitazione, pronti a registrare i programmi di nostro interesse o a tenere pulita la casa. Saranno dei maggiordomi virtuali che potrebbero essere visualizzati per tutta la casa in tre dimensioni grazie a futuristici proiettori olografici, rassomigliando a quel dottore non reale che è presente in una delle più recenti serie televisive di “Star Trek”, la “Voyager”. Al termine del libro viene mostrato come il futuro potrebbe essere, o nel frattempo è già diventato, per tutti noi grazie alla posta elettronica o ai microchip inseriti nei giocattoli. Grazie all’asincronicità delle e-mail non è necessario che due persone siano occupate nello stesso momento in una comunicazione per scambiarsi informazioni, basta che entrambe abbiano un riferimento telematico verso il quale mandare i propri messaggi, che potrebbero essere anche dei minivideo in cui uno parla all’altro e non dei semplici testi. E questo può cambiare le nostre abitudini di vita, come lavorare la domenica, ma non il lunedì perché il nostro turno di lavoro si basa su quello di chi vive e lavora allo stesso progetto dall’altro capo del mondo. La tecnologia poi ci seguirà dovunque con computer tascabili da centinaia di Mhz di potenza come i palmari, o la indosseremo sotto forma di antenna per il nostro sistema di comunicazione senza fili mentre andremo in giro per la città consultando una mappa millimetrica con l’aggiornamento della nostra posizione in tempo reale. Tecnologia che non ‘lascerà in pace’ nemmeno i bambini con giocattoli che rispondono agli stimoli esterni o interagiscono con i pezzi del giocattolo, e qui viene segnalato uno dei primi esperimenti con la LEGO. Nemmeno le nostre case saranno lasciate in pace col tostapane che parlerà col frigorifero per sapere se gli elementi della colazione preferita dal padrone ci sono o è meglio dare disposizioni al computer centrale per fare un’ordinazione al supermercato sotto casa, comunicando tutte queste informazioni tramite i cavi dell’elettricità. Questo è quanto si aspetta di vedere Negroponte, e molti altri ricercatori del MediaLab, per i prossimi decenni.


Curiosità

Inizia il libro con il capitolo “Il paradosso di un libro” e la prima frase è: “Essendo dislessico, non mi piace leggere”. Nonostante le difficoltà dovute a questo problema ha comunque avuto una brillante carriera accademica.


Il computer da 100 dollari

Un problema che sta molto a cuore a Negroponte e a sua moglie Elaine è il divario digitale e informativo dei paesi del terzo mondo, il cosiddetto Digital Divide. Entrambi hanno già avviato con successo ben tre scuole in Cambogia, fornendole di computer e connessione a banda larga. A seguito di questa esperienza, Negroponte ha cominciato a portare avanti un progetto ambizioso: portare l’informatizzazione e i dispositivi informativi come i computer là dove a malapena giunge la corrente elettrica. L’annuncio è stato dato il 28 gennaio 2005 a Davos (Svizzera), durante il World Economic Forum di quell’anno. In quella sede Negroponte ha anche affermato di avere già importanti partner commerciali pronti a fornire tecnologie, cervelli e fondi, per comparire nella lista dei finanziatori, tra cui AMD, Google, Motorola, Samsung e News Corp (facente parte del gruppo di Rupert Murdoch).

Il progetto viene destinato, per il momento, ad alcuni paesi ben precisi come la Thailandia, l’India e la Cina. E proprio quest’ultima ha dimostrato molto interesse sia per la tecnologia molto semplice e a basso costo che potrà essere portata facilmente in tutto il vasto Paese, sia per la già espressa voglia di indipendenza da prodotti costosi e proprietari. L’idea di fondo è quella di un computer, portatile, tecnologicamente non costoso (intorno ai 100 dollari), elettricamente non troppo oneroso, con una suite completa di programmi non proprietari, orientato alla connessione ed indirizzato principalmente alle nuove generazioni. Oltre a ciò bisogna considerare il fatto che i paesi citati non offrono situazioni meteorologiche ottimali per i computer, fuori dagli uffici climatizzati e ben aerati, quindi il grande test tecnologico che questi computer dovranno superare sarà la loro funzionalità e adattabilità a polvere, umidità, scossoni, cadute e bagnato.
Un ulteriore problema che i ricercatori dovranno risolvere è la facilità di riparazione, visto che i luoghi da immaginare per questi PC sono zone rurali contadine in cui la città più vicina si trova a cento chilometri di distanza e un viaggio sino ad essa è un’avventura.

La distribuzione di questi ‘gioiellini’, poco potenti e scarsamente attraenti davanti alle tecnologie informatiche a cui l’occidente è abituato, ma vitali in quelle aree, seguirà un progetto ancor più ampio che non è solo di informatizzazione, ma bensì di istruzione. Il fine principale infatti sarà quello di sostituire i libri di testo con delle poco costose copie in formato digitale.


Voci correlate

  • One laptop per child
  • $100 laptop


Altri progetti


Collegamenti esterni

  • Negroponte al Media Lab
  • Wired intervista con Negroponte
  • Negroponte’s vision - laptops for thirld world countries
  • One laptop per Child (OLPC)

Negroponte, Nicholas
Negroponte, Nicholas

Resources

Computer Grafica - computer

Filed under: Uncategorized — Tags: , — admin @ 7:38 pm

  1. REDIRECTComputer grafica

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January 25, 2007

Scomparsa di Madeleine McCann - laptop

Filed under: Uncategorized — Tags: , — admin @ 5:02 pm

Madeleine McCann è scomparsa la sera di giovedì 3 maggio da una casa di villeggiatura di Praia da Luz nell’algarve,Portogallo,pochi giorni prima del suo quarto compleanno.

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January 20, 2007

Dot pitch - laptop

Filed under: Uncategorized — Tags: , — admin @ 5:19 am

Il dot pitch è una specifica di un monitor che descrive la distanza tra i punti di fosforo o tra le celle LCD dello stesso colore di pixel adiacenti. Quindi, il dot pitch è una misura della grandezza della terna di punti di colore che compone un pixel, più l’eventuale distanza tra terne adiacenti. È generalmente misurato in millimetri.

Un dot pitch più piccolo significa normalmente un’immagine più nitida, perché significa che c’è un maggior numero di punti in una data area.

Tradizionalmente, il dot pitch si misura lungo la diagonale del monitor, per avere una stima il più possibile realistica. A partire dalla metà degli anni ‘90, alcune ditte hanno introdotto un dot pitch orizzontale per vantare numeri più bassi di quelli misurati nel modo tradizionale, col risultato che il cliente poteva rimanere ingannato: anche un monitor economico e di bassa qualità poteva sostenere di avere un basso dot pitch.

La differenza esatta tra un dot pitch orizzontale e uno diagonale cambia a seconda della geometria del monitor. Come linea generale, un tipico monitor economico ha un dot pitch di 0.28 mm (diagonale) e 0.24/0.25 mm (orizzontale).


Dot Pitch Comuni

LCD più grandi di 15 pollici
Risoluzione Display Megapixel Dimensione Schermo Pixel pitch Pixel per pollice
1024×768 (XGA) 0.78 15 in 0.297 mm 85.5
1280×768 (WXGA) 0.98 15.4 0.262 96.9
1280×800 (WXGA) 1.01 15.4 0.259 98.0
17 0.286 88.8
1280×1024 (SXGA) 1.31 17 0.264 96.2
18.1 0.280 90.7
19 0.294 86.3
1440×900 ([[WSXGA Wide XGA+|WXGA+]]) 1.29 15.4 0.230 110.4
17 0.254 100.0
19 0.285 89.1
1400×1050 ([[SXGA+]]) 1.51 15 0.214 118.6
20.1 0.292 87.0
1680×1050 ([[WSXGA+]]) 1.76 15.4 0.197 128.9
17 0.218 116.5
19 0.244 104.0
20.1 0.258 98.4
21 0.269 94.4
22 0.282 90.0
1600×1200 (UXGA) 1.92 15 0.191 132.9
20.1 0.255 99.6
21.3 0.270 94.0
1920×1200 (WUXGA) 2.30 15.4 0.173 146.8
17 0.191 132.9
23 0.258 98.4
24 0.270 94.0
25.5 0.287 88.5
27 0.303 83.8
2560×1600 (WQXGA) 4.09 30 0.250 101.6
3840×2400 (WQUXGA) 9.21 22.2 0.125 203.2

Bolded screen sizes indicate primarily laptop use.


Voci correlate

  • Pixel


Link Esterni

  • Dot Pitch Calculator

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January 18, 2007

The Bear - novembre 2005

Filed under: Uncategorized — Tags: , — admin @ 5:13 pm

The Bear è il terzo album della band nu metal texana Element Eighty.


Il disco

Questo disco, pubblicato il 5 novembre 2005, è l’ultimo album prodotto dalla band, la quale sta attualmente lavorando ad un nuovo disco che uscirà in febbraio del 2008.</br>
The Bear è il primo disco registrato assieme a Zack Bates, entrato a far parte della band nel 2005 come sostituto dell’ex-bassista Roon.</br>
Questo disco è reperibile solamente sul sito ufficiale della band e durante i loro spettacoli.


Formazione

  • David Galloway - voce
  • Matthew Woods - chitarra
  • Zack Bates - basso
  • Ryan Carroll - batteria


Lista tracce

  1. “Victims” – 2:56
  2. “War” – 3:27
  3. “Guntruck” – 3:22
  4. “Price to Pay” – 3:42
  5. “Beaumont” – 2:47
  6. “Boars” – 2:26
  7. “The Itch” – 3:19
  8. “The Sacrifice” – 3:32
  9. “Killing Me” – 2:41
  10. “Spite” – 2:59

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January 16, 2007

Emirates Team New Zealand - dal team

Filed under: Uncategorized — Tags: , — admin @ 6:34 am

Emirates Team New Zealand è un team velico neozelandese partecipante alla Coppa America. Il suo proprietario è Grant Dalton.

thumb|left|Base di Emirates Team New Zealand a Valencia

Si fece già notare nel 1992 quando perse per un soffio la finale della Louis Vuitton Cup contro Il Moro di Venezia, ma il Team New Zealand riuscì a coronare il proprio sogno conquistando la Coppa America nel 1995, e riuscì a difenderla anche nel 2000 nelle acque casalinghe contro il team Luna Rossa. Nell’edizione del 2003 la perde dopo la sconfitta in finale da parte di Alinghi.

Nell’edizione 2007, il Team New Zealand ha aggiunto in testa il nome del proprio sponsor principale, assumendo l’attuale denominazione.
Ha inoltre vinto la Louis Vittons Cup battendo in finale Luna Rossa con un perentorio 5-0, ma ha perso la finale di Coppa America contro gli svizzeri di Alinghi con il punteggio di 2-5, mostrando comunque il buon valore dell’equipaggio che ha reso i match races della coppa tra i più combattuti delle ultime edizioni.


Collegamenti esterni

  • Sito ufficiale
  • Royal New Zealand Yacht Squadron

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January 12, 2007

X.Org Foundation - OLPC

Filed under: Uncategorized — Tags: — admin @ 3:57 pm

X.org Foundation è un organizzazione, fondata il 22 gennaio 2004, che ha come obiettivo lo sviluppo di X Window System.

Il consiglio direttivo 2005 è composto da Stuart Anderson, Egbert Eich (SUSE/Novell), Jim Gettys (OLPC), Stuart Kreitman (Sun Microsystems), Kevin Martin (Red Hat), Jim McQuillan e da Leon Shiman.

Il server X.Org è l’implementazione di riferimento di X ed è comunemente usato nei sistemi operativi Linux e UNIX. È la tecnologia fondamentale alla base dei desktop environment, a partire da CDE fino ad arrivare ai moderni GNOME e KDE. L’ultima versione rilasciata è la X11R7.1 ed è liberamente scaricabile dal sito freedesktop.org.


Collegamenti esterni

  • X.Org Foundation website

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January 9, 2007

475 a.C. - progetto

Filed under: Uncategorized — Tags: — admin @ 4:25 pm


Eventi

Fondazione della città di Neapolis da parte di coloni greci di Cuma.


Nati


Morti

026

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January 4, 2007

Server - laptop

Filed under: Uncategorized — admin @ 9:58 am

thumb|right|Server (nell’accezione hardware del termine) in contenitore per rack da 19″
Un server (detto in italiano anche servente o serviente) è una componente informatica che fornisce servizi ad altre componenti (tipicamente chiamate client) attraverso una rete. Si noti che il termine server, così come pure il termine client, possono essere riferiti sia alla componente software che alla componente hardware.

Pertanto è comune riferirsi ad un computer di alte prestazioni ed alta affidabilità dedicato primariamente a fornire servizi chiamandolo server. È altrettanto comune usare lo stesso termine per riferirsi ad un processo (ovvero un programma software in esecuzione) che fornisca servizi ad altri processi (es. Server FTP).

In pratica un server è un computer molto potente in grado di gestire intere aziende, scuole ecc. Un server comanda tanti computer connessi nella sua rete o attraverso internet meno potenti di lui: sono i client. I client sono normali pc che usano gli utenti per lavorare.


Architettura client-server o N-tier

Il complesso logico formato da (uno o più) server e (tipicamente molti) client è chiamato Modello client-server. Negli anni recenti è stato esteso alla ‘interazione tra più macchine o servizi eterogenei, e in tal caso si parla di architettura a 3-tier (o più in generale ad N-tier).

Il server riceve dai client delle richieste di servizio, e restituisce loro i risultati dopo averne effettuato l’elaborazione relativa. Questo permette di concentrare su una macchina centrale le risorse di elaborazione, il software, la manutenzione, le informazioni critiche o sensibili, gli accorgimenti atti a garantire affidabilità (come i backup).
I client, al contrario, possono in generale essere anche macchine con risorse e affidabilità inferiori, che hanno l’unico compito di interagire con l’utente, e che non contengono informazioni critiche o sensibili.

Si noti che dal punto di vista software un computer non è mai puramente un server, in quanto oltre ad erogare servizi ad altri si appoggia tipicamente su servizi ottenuti da terzi, e quindi è contemporaneamente server e client. Ad esempio, un server di posta elettronica tipicamente si appoggia ad altri server per ottenere informazioni sulla rete, e quindi è simultaneamente un server di e-mail ed un client per quanto riguarda il servizio DNS relativo alla gestione di rete.


Servizi

Tra i servizi che vengono tipicamente erogati da un server, si possono citare:

  • file server, che permettono agli utenti di accedere ai file situati sul server come se fossero sul proprio calcolatore, agevolando la condivisione di informazioni
  • database server
  • web server
  • application server, dove il server viene usato per far funzionare un programma applicativo e condividerne le funzionalità tra gli utenti
  • print server, che permettono di mettere in comune una o più stampanti tra gli utenti di una rete con la eventuale gestione dei diritti di accesso,
  • mail server, per la gestione della posta elettronica
  • game server, che ospitano risorse per rendere possibili i giochi multiutente in linea
  • gestione di una rete informatica, locale o geografica
    • DHCP, per l’assegnazione automatica di indirizzi IP ai computer
    • DNS server, che forniscono la risoluzione dei nomi dei siti (per esempio it.wikipedia.org) nei loro indirizzi IP
  • server grafico o display server - vedere X Window System
  • server di autenticazione, che permette di autenticare l’accesso ad altre risorse


Affidabilità e Sicurezza

Il server è un elemento fondamentale dell’infrastruttura IT di cui fa parte, in quanto i suoi malfunzionamenti si ripercuotono su tutti i client che lo usano. Pertanto, per i server si adottano accorgimenti volti a garantire affidabilità e sicurezza:

  • utilizzo di hardware di classe superiore, con prestazioni elevate ed elementi ridondati (dischi RAID, alimentatori ridondati)
  • protezione dell’alimentazione elettrica mediante gruppo di continuità
  • protezione fisica mediante localizzazione in un locale apposito ad accesso ristretto (”sala server”) o in housing presso una server farm
  • connessione di rete preferenziale, di capacità superiore, ridondata
  • climatizzazione
  • configurazioni del sistema operativo volte a garantire maggiore affidabilità e sicurezza (hardening)
  • gestione da parte di sistemisti esperti

I computer progettati per essere usati come server in una sala server di dimensioni medio-grandi vengono realizzati in modo da poter essere montati in un armadio rack.

I maggiori investimenti richiesti da questi accorgimenti sono motivati dall’importanza che il buon funzionamento del server ha per i suoi utenti.


Cluster

Se il carico di richieste è eccessivo per un solo server, o se sono necessari alti livelli di affidabilità, più server possono suddividersi il compito di erogare un servizio o un gruppo di servizi. In questo caso si dice che i server formano un’unica risorsa computazionale definita come server cluster, che può continuare a funzionare anche se un certo numero delle macchine componenti viene messa fuori linea, anche se ovviamente la risorsa subisce un degrado delle prestazioni generali. Questo richiede che siano dotati di un sistema operativo adeguato, e/o collegati attraverso specifiche configurazioni di rete.


Voci correlate

  • Server farm
  • Client
  • Client-server
  • Rete locale
  • Desktop
  • Laptop
  • Workstation

Server

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January 3, 2007

OLPC - laptop

Filed under: Uncategorized — Tags: — admin @ 1:38 am

  1. REDIRECTOne laptop per child

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