Laptop

April 29, 2007

Kroni - Queste

Filed under: Uncategorized — admin @ 3:17 pm

Per l’Ayyavalismo, Kroni è l’incarnazione del male primordiale. Originariamente scisso in sei parti, cinque di queste furono distrutte nella progressione di cinque Yuga. L’ultima parte, Kaliyam, verrà distrutta solo dopo il giudizio finale.

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April 28, 2007

Marcello De Martino - direttore

Filed under: Uncategorized — Tags: — admin @ 8:32 am

Marcello De Martino fu un direttore d’orchestra di musica leggera italiano, attivo soprattutto in Rai negli anni ‘60 e ‘70.

Conobbe la notorietà quando diresse l’orchestra del Festival di Sanremo del 1960, quindi lavorò per radio e televisione dapprima dirigendo il secondo stacchetto musicale di Carosello dal 1963 al 1976 (quello con le città italiane), quindi per dodici anni fu il direttore d’orchestra ufficiale della celebre trasmissione radiofonica Gran Varietà dove era anche compositore delle sigle iniziali e degli stacchetti di presentazione di cantanti e attori. Collaborò anche con Gino Bramieri come direttore d’orchestra nella trasmissione radiofonica Batto Quattro e televisiva Hai visto mai? del 1973 con Lola Falana.

Fu anche compositore di alcune colonne sonore, tra il 1963 e il 1972, per film di non grande rilievo. Dopo il 1979, di lui non si è saputo più nulla.


Collegamenti esterni

  • Filmografia di Marcello De Martino su IMDB

De Martino, Marcello
De Martino, Marcello

Resources

April 26, 2007

Fluydo - laptop

Filed under: Uncategorized — Tags: — admin @ 11:49 pm

Fluydo è il nome di un gruppo musicale italiano di un genere che è un mix tra techno e pop, nato nel 1997 dall’incontro tra la cantante-bassista Tico (Barbara Zuccaro) e il chitarrista Anto (Antonio Montemiglio). Anto e Tico si incontrano a Roma, uno pratica l’architettura, l’altra dipinge e si occupa di scenografia. Entrambi da sempre dediti alla musica, dal momento del loro incontro si lasciano alle spalle i rispettivi trascorsi musicali (punk/rock per lei e rap/blues per lui) e insieme scrivono i brani, li interpretano e li producono attraverso la voce e il basso di Barbara, i particolari suoni della chitarra di Antonio e una buona dose di elettronica.

Inizialmente collaborano con i produttori Richter&Albamonte, pubblicando l’EP Fluydo nel 1999 (Cantieri Musicali), poi con Ice One/Dj Sensei partecipando all’album Let Your Mind Be Music (BMG). Nel 2005 approdano alla storica etichetta indipendente CNI/Compagnia Nuove Indye per la pubblicazione dell’album di esordio 7 Kings: un percorso off road anglo-italiano che, tra sogno e realtà, affronta tematiche sia intimiste che sociali in un mix di rock-trasversale ed elettronica.

Nelle performance live, il basso e la voce di Tico e la chitarra di Anto si mescolano alle ritmiche e alle suggestioni video del loro fido laptop, oppure al contributo di dj quali Slack, Slump o Ice One. Hanno suonato nei principali luoghi della musica alternativa di Roma e dintorni (Bluecheese, Brancaleone, Classico, FLOG, Villaggio Globale, ecc.) e all’interno di rassegne (Biennale di Sarajevo, Enzimi, I-Tim Tour, MTV Clubbing Night, Selezioni Arezzo Wave, ecc.)


Formazione

  • Barbara Zuccaro “Tico” - voce, basso
  • Antonio Montemiglio “Anto” - chitarra


Discografia

  • 1999 - Fluydo
  • 2005 - 7 Kings


Collegamenti esterni

Sito ufficiale

Resources

April 24, 2007

Slacky - laptop

Filed under: Uncategorized — Tags: — admin @ 2:08 pm

thumbnail|La home-page di Slacky.it
Slacky - Italian Slackware Community è una comunità virtuale italiana di utenti Slackware, importante per il suo impegno nella diffusione del software Open Source, di GNU/Linux in generale e, in modo particolare, della distribuzione cui è dedicata.

È considerata la comunità di riferimento in lingua italiana per chi voglia installare o gestire la storica distribuzione GNU/Linux, creata da Patrick J. Volkerding e resa pubblica già nel 1993. Allo stesso tempo è frequentata con sempre maggiore ricorrenza anche da utenti di altre distribuzioni, per la risoluzione di problemi del sistema operativo non propriamente specifici.

Il sito, fondato e gestito - in perfetto stile Slackware - da una sola persona, si avvale della collaborazione di alcuni moderatori nell’ambito del forum, e di utenti esperti che danno il loro contributo nella creazione di pacchetti software pre-compilati (i famosi Tgz) e nella realizzazione di guide o HowTo.


Il Forum

L’attivissimo Forum, vero core dell’assistenza e delle discussioni su Slackware e su Linux (ma non solo), è suddiviso in categorie, tra le quali si fanno notare, per quantità di post: Slackware, dedicata precisamente alle discussioni inerenti alla distribuzione, GNU/Linux in genere, dedicata al mondo GNU/Linux senza distinzioni, e Packages, inerente ai pacchetti software per Slackware.

Sono un po’ meno frequentate, ma non meno importanti le categorie: Sicurezza, Hardware, Laptop, Porting Slackware, Wikislacky, Libera, e Mercatino.


Repository

Slacky è anche un importante repository di pacchetti pre-compilati per Slackware.

Il repository si distingue in modo particolare per il fatto di rendere disponibili i sorgenti del software e gli SlackBuild, ovvero gli script che riproducono le operazioni per la creazione del pacchetto a partire dai sorgenti, utilissimi nel caso si voglia adattare la compilazione, senza eccessiva fatica, a particolari esigenze del proprio hardware.


Guide e tutorial

Slacky dispone anche di diverse guide e tutorial.

Una citazione particolare merita Slackware for Dummies, manuale che guida passo passo l’utente inesperto (ma non solo) nell’installazione da zero e nella configurazione di Slackware.

L’ultimo progetto lanciato, in ordine di tempo, è Wikislacky, un wiki aperto a tutti gli utenti registrati, nel quale si possono reperire guide e tutorials, in costante aggiornamento, ed al quale è possibile collaborare con le proprie esperienze.


Collegamenti esterni

  • www.slacky.eu - il sito di Slacky
  • Forum di Slacky
  • Slackware (sito ufficiale)
  • slackware.it (sito ufficiale in Italiano)
  • DistroWatch.com: Slackware Linux
  • Collezione di pacchetti TGZ per Slackware
  • Slackware-italia.com: Altro punto di riferimento per utenti slackware italiani
  • SlackwareItalia.org: Altra comunità italiana, parte del circuito ILDN

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April 15, 2007

AVS Video Converter - laptop

Filed under: Uncategorized — Tags: , , — admin @ 4:19 pm

AVS Video Converter è un software per l’editing video offerto da Online Media Technologies Ltd., venditore di soluzioni multimedia video/audio, UK. Il programma è progettato per portare a terminare i vari compiti relativi alla produzione del home video. Grazie alla sua facilità d’uso, ed alle molteplici opzioni funzionali AVS Video Converter è stato riconosciuto dai redattori del periodico Laptop ed è divenuto popolare tra gli utenti del mondo. Il software è aggiornato regolarmente è rappresenta le tendenze più recenti dell’IT che permette agli utenti di stare al passo con le ultime innovazioni tecnologiche. In Marzo 2006 AVS Video Converter è stato rinominato in AVS Video Tools.


Caratteristiche

  • Vasta gamma dei formati supportati come MPEG 1, 2, 4, AVI (DivX, XviD), 3GP, DVD, QT (MOV), H.263, WMV, Real Video e anche i formati più avanzati come H.264, MP4 e SWF.
  • Conversione e trasferimento dei video per i dispositivi (Apple iPod, Sony PSP, mobili, Archos, lettori portatili) utilizzando il cavo Infrarosso, Bluetooth o USB.
  • Registrazione del video dai dispositivi esterni come Digital Video (DV), VHS, Web camere, TV tuners e TV satellitare.
  • Autocomposizione per la conversione e il trasferimento del video sui dispositivi portatili supportati.
  • Creazione DVD e masterizzazione video.
  • Editing video con timeline.
  • Vasta gamma degli effetti video/audio.
  • Possibilità di mozzare, aggiustare e tagliare video.
  • Possibilità di estrarre l’audio dai clip. La caratteristica permette di estrarre e salvare le tracce audio

dai filmati preferiti in formato WAV.

  • Creazione degli snapshot dai video.

AVS Video Converter funziona su Windows 2000/XP/2003. La versione di prova non ha limiti di tempo, completamente funzionale con la sola limitazione - un messaggio del testo sul video di uscita.


Collegamenti esterni

  • AVS Video Converter pagina web
  • AVS Video Converter Tutorial Animato
  • AVS Video Converter Cosa c’è di nuovo

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April 14, 2007

Negroponte - per child

Filed under: Uncategorized — admin @ 6:06 am


Persone

  • John Negroponte - diplomatico americano
  • Nicholas Negroponte - informatico celebre per i suoi studi innovativi nel campo delle interfacce tra l’uomo e il computer e per il progetto One laptop per child


Geografia

  • Isola di Negroponte - isola greca

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April 12, 2007

Costo irrecuperabile - Dollar

Filed under: Uncategorized — Tags: , — admin @ 7:03 pm

I costi irrecuperabili (o costi affondati), in economia e negli affari in generale, sono quei costi in cui si è già incorso e che non possono essere recuperati in alcuna maniera significativa. I costi irrecuperabili sono generalmente contrapposti ai costi variabili che dipendono dal successivo corso delle azioni, influenzati dunque dalle decisioni che vengono prese.

Nella teoria microeconomica solo i costi variabili debbono essere rilevanti ai fini di una decisione. Secondo tale teoria non bisognerebbe lasciare che i costi irrecuperabili influenzino le decisioni perché, così facendo, non si prenderebbe una decisione considerandola la migliore in quanto tale.

Ad esempio, comprando il biglietto di un film che non può essere rimborsato, il costo del biglietto diventa un costo irrecuperabile. Anche se l’acquirente del biglietto decidesse di non voler più vedere il film non avrebbe modo di riottenere il suo denaro.

Un economista (ed un buon uomo d’affari) e’ conscio che i costi irrecuperabili non debbono essere presi in considerazione quando si compiono decisioni razionali. Nel caso del biglietto del cinema ci sono due possibili risultati finali: l’acquirente potrà andare a vedere il film che non vuole vedere e sprecare così il suo tempo, altrimenti potrà decidere di non andare a vedere il film e utilizzare il proprio tempo in maniera migliore. In entrambi i casi l’acquirente paga il prezzo del biglietto, così questo fatto non dovrebbe influenzare la decisione. La decisione deve essere dunque basata sul solo fatto che il nostro acquirente voglia vedere il film in questione o meno, come se si trattasse di uno spettacolo gratuito. Mentre la seconda opzione fa soffrire l’acquirente esclusivamente per i soldi spesi inutilmente la prima gli farà inoltre perdere del tempo e come tale la seconda opzione e’ preferibile.

Una classica situazione in cui si manifesta l’effetto dei costi affondati è la cosiddetta dollar auction, proposta da Shubik nel 1971. Le regole prevedono che sia messo all’asta un dollaro (ad esempio) e che se lo aggiudichi chi alla fine avrà fatto l’offerta più alta. Tuttavia a differenza di una comune asta al rialzo, qui però deve pagare senza ottenere nulla, anche chi avrà fatto la seconda miglior offerta. Questo fa sì che, per chi si trova nel corso dell’asta ad essere il secondo miglior offerente, la sua offerta rappresenti un costo irrecuperabile. Ciò può portare all’attivazione di un meccanismo “irrazionale” di offerta al rialzo, nel tentativo di recuperare, almeno in parte, questi costi. L’effetto è che, usualmente, il dollaro viene aggiudicato a fronte di un pagamento complessivo dell’ordine di alcuni dollari.


Bibliografia

Martin Shubik, The Dollar Auction Game: A Paradox in Noncooperative Behavior and Escalation, The Journal of Conflict Resolution, 15, 1, 1971, pp.109-111.

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April 10, 2007

Teorema di Schwarz - l’ordine per

Filed under: Uncategorized — admin @ 1:18 am

Il teorema di Schwarz è un importante teorema in analisi matematica, che afferma che (sotto opportune ipotesi) l’ordine delle derivate parziali in una derivata mista di una funzione a variabili reali è ininfluente.


Il teorema in due variabili

Sia

<math>f : \Omega \subseteq \mathbb{R}^{2} \longrightarrow \mathbb{R}</math>

una funzione in due variabili, definita su un aperto <math>\Omega</math> del piano <math>\mathbb{R}^{2}</math>. Se <math> f </math> ammette derivate seconde miste continue (<math>f\in \mathcal{C}^2(\Omega)</math>) allora queste coincidono in ogni punto <math> p </math>, cioè

<math>\frac{\partial^2 f}{\partial x \partial y} \equiv \frac{\partial^2 f}{\partial y \partial x} </math> .

In altre parole, invertendo l’ordine di derivazione di una doppia derivazione parziale mista, il risultato non cambia.


Esempio

Sia

<math>f(x,y) = x^{2} y^{2} + y^{3} x</math>.

Entrambe le derivate parziali prime sono continue. Risulta rispettivamente

<math>f_x = 2x y^{2} + y^{3} </math>
<math>f_y = 2y x^{2} + 3 x y^{2}; </math>

queste due funzioni sono ulteriormente derivabili e le derivate miste sono

<math>f_{xy} = 4xy + 3 y^{2}</math>
<math>f_{yx} = 4xy + 3 y^{2}. </math>

Quindi <math>f_{xy} = f_{yx} </math>.


Conseguenze

Se una funzione ha derivate parziali continue, la sua matrice hessiana è simmetrica.


Necessità delle ipotesi

L’ipotesi di continuità delle derivate parziali è in effetti necessaria. Si consideri ad esempio la funzione

<math>f(x,y)=\left\{\begin{matrix} xy \frac{x^2-y^2}{x^2+y^2}, & \forall (x,y) \in \mathbb{R}^2 \setminus \ (0,0) \\ 0, & (x,y) = (0,0)

\end{matrix}\right.</math>
Abbiamo

<math>f_x (x,y) = y \frac{x^2-y^2}{x^2+y^2} + xy \frac {2x (x^2+y^2) - 2x (x^2-y^2)}{(x^2+y^2)^2} </math>
<math> f_y (x,y)= - (x \frac {y^2-x^2}{x^2+y^2} + xy \frac{2y (x^2+y^2) - 2y (y^2-x^2)}{(x^2+y^2)^2}).</math>

Quindi

<math>f_{xy} (0,0) = \lim_{k \to 0} \frac{f_x (0,k) - f_x (0,0)}{k} = -1; f_{yx} (0,0) = \lim_{h \to 0} \frac{f_y (h,0) - f_y (0,0)}{h} = +1</math>

e dunque <math>f_{xy} \ne \ f_{yx}</math>.

Infatti in questo esempio manca la continuità di entrambe le derivate miste.


Voci correlate

  • Equazione di Laplace
  • Equazioni di Cauchy-Riemann

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April 7, 2007

Foglio di stile - laptop

Filed under: Uncategorized — admin @ 6:09 pm

I fogli di stile a cascata (dall’inglese CSS Cascading Style Sheets), detti semplicemente fogli di stile, sono una tecnica che permette di fissare gli stili (per es. tipo di carattere, colori e spaziature) da applicare ai documenti HTML e XHTML. Le regole per comporre i fogli di stile sono contenute in un insieme di direttive (Recommendations) emanate a partire dal 1996 dal W3C.

L’introduzione dei fogli di stile si è resa necessaria per separare i contenuti dalla formattazione e permettere una programmazione più chiara e facile da utilizzare, sia per gli autori delle pagine HTML che per gli utenti.


Motivi ed evoluzione dei CSS


Prima dei CSS

Una pagina web è formata fondamentalmente da due elementi: i contenuti veri e propri e la formattazione ovvero l’aspetto con cui i contenuti sono mostrati all’utente.

Il linguaggio HTML (e la sua evoluzione XHTML) ha come scopo quello di gestire i contenuti, specificandone la struttura attraverso tag diversi. Ogni tag (ad esempio <h1> o <p>) specifica un diverso ruolo dei contenuti che contrassegna (quindi il tag <h1> definirà un’importanza maggiore del tag <p>).

I browser che interpretano il codice (X)HTML mostrano all’utente formattazioni predefinite per ogni tag che incontrano (così ad esempio i contenuti marcati con il tag <h1> avranno carattere 18pt e i contenuti marcati da <p> avranno carattere 12pt). Tuttavia questa formattazione è completamente sotto il controllo dell’utente, che può modificarla nelle Impostazioni del suo browser.

Per permettere agli autori di definire l’aspetto delle loro pagine, dal 1993 in poi Netscape Navigator ed Internet Explorer, i due browser che si disputavano gli utenti nella nota guerra dei browser, presentarono tag proprietari, ovvero non aderenti agli standard e non compatibili con i browser concorrenti. Un esempio di questi tag è <font>.

Questi tag proprietari di formattazione erano l’unico modo per gli autori di definire la formattazione e così il loro uso è diventato massiccio. Tuttavia questi tag presentano tre problemi:

  1. Il primo problema è costituito dalla lunghezza di questi tag. Se confrontata con una pagina che adotta il linguaggio CSS, una pagina che non lo adotta è in genere più pesante (in termini di bit) in un rapporto che spesso raggiunge il 200%. Inoltre le istruzioni CSS possono essere raccolte in un file esterno che rimane memorizzato nella cache del browser, riducendo ulteriormente la quantità di dati che i server devono trasmettere.
  2. Il secondo problema risiede nella mancanza di logica del codice (X)HTML. Un codice non aderente agli standard, ridondante e confuso comporta infatti molto lavoro aggiuntivo per i browser, che devono cercare di correggere ed interpretare (quando possibile) direttive arbitrarie.
  3. Il terzo problema comincia a diventare sempre più rilevante ed è la mancanza di compatibilità con i nuovi computer palmari e gli smartphone. Queste pagine infatti sono progettate per schermi con risoluzione minima 800×600 pixel. I palmari, che hanno una risoluzione inferiore ed una forma dello schermo ben diversa dal rapporto 4:3 dei monitor per computer, si trovano quindi impossibilitati a visualizzare correttamente la pagina e l’utente dovrà tentare di “decodificarla”, operazione spesso molto scomoda.

Si tende ad evidenziare anche un’ulteriore questione, nelle pagine web non standard, ovvero l’uso del tag <table> (le tabelle) per realizzare l’impaginazione delle pagine web. Questo viene considerato dai puristi come inaccettabile in quanto le tabelle sono pensate per impaginare dati tabulari e non layout web. In realtà l’unico svantaggio serio di questo sistema è l’incredibile peso delle pagine, come già indicato al problema 1.


CSS 1

Per tentare di risolvere questa situazione, nel 1996 il W3C emanò le specifiche CSS 1. I CSS 1 erano un interessante sistema per separare contenuto da formattazione. La base di questo linguaggio, infatti, consisteva nel fatto che il contenuto sarebbe stato sempre definito dal codice (X)HTML, mentre la formattazione si sarebbe trasferita su un codice completamente separato, il CSS appunto. I richiami tra i due codici venivano effettuati tramite due particolari attributi: class e ID. Queste specifiche:

  1. Erano un’efficace soluzione al primo problema (escludendo la questione del tag <table>) perché riducevano notevolmente le dimensioni della pagine.
  2. Risolvevano il secondo in modo parziale perché consentivano al codice (X)HTML di ritornare in gran parte semplice ed essenziale, ma presentavano qualche mancanza che costringeva a ricorrere ai tag HTML.
  3. Non prendevano però in considerazione il terzo, dato che nel 1996 i PDA (i palmari) erano scarsamente diffusi.

I CSS 1 sviluppavano un’idea semplice ma efficace, ma nonostante le loro grandi potenzialità non ebbero successo a causa della mancanza di browser in grado di supportarli.


CSS 2 e CSS 2.1

Per includere nuove funzionalità e rendere i CSS un linguaggio ben supportato, nel 1998 il W3C emanò le specifiche CSS 2 e nel 2004 le specifiche CSS 2.1. I CSS 2 sono la naturale evoluzione dei CSS 1 ed offrono potenti soluzioni per risolvere soprattutto il problema tre, con la possibilità di creare fogli di stile separati per i dispositivi portatili. Anche il problema due è ormai pienamente risolvibile, scrivendo una pagina (X)HTML esclusivamente indirizzata alla struttura e ai contenuti e manovrandola poi esclusivamente con i CSS per impaginarla.
Con la comparsa di Internet Explorer 5, di Firefox e di Opera 7, i CSS 2 hanno potuto avvalersi di browser in grado di interpretarli e sono quindi entrati a far parte del codice di molti siti web.


CSS 3

Le specifiche CSS 3 non sono state ancora rilasciate, sebbene il W3C pubblichi costantemente informazioni sulle novità in fase di sviluppo. I CSS 3 dovrebbero presentare soluzioni per la correzione di alcuni bug di interpretazione di Internet Explorer, migliorie nella gestione degli sfondi e una soluzione per realizzare i bordi arrotondati la cui realizzazione affligge i webdesigner da tempo.


Il codice CSS


Inserire il codice

L’inserimento di codice CSS nelle pagine web può essere effettuato in due modi:

  • Inserendo nel tag <head> della pagina un collegamento ad un foglio di stile esterno, cioè un file contrassegnato dall’estensione .css come negli esempi seguenti:
<html>
<head>
<title>Esempio</title>
<link rel="stylesheet" type="text/css" href="foglio_di_stile.css“>
</head>

o

<html>
<head>
<title>Esempio</title>
<style type="text/css">
@import "foglio_di_stile.css“;
</style>
</head>
  • Inserendo, sempre all’interno dell’<head> tra gli specifici tag <style> e </style> le dichiarazioni css.
<html>
<head>
<title>Esempio</title>
<style type="text/css">
codice css
</style>
</head>


Una regola CSS

Le regole CSS sono strutturate secondo il seguente schema (gli spazi sono tutti facoltativi):

selettore {
proprietà1 : valore1;
proprietà2 : valore2, valore3;
}

Gli elementi sono illustrati di seguito.


Selettori


Selettori di tipo

I selettori di tipo applicano la regola a tutti gli elementi della pagina del tipo determinato. Esempi:

body {
[...]
}

o

p {
[...]
}


Classi

Le classi applicano la regola a tutti gli elementi della pagina che presentano la proprietà class="nome_classe". La sintassi CSS è la seguente:

.nome_classe {
[...]
}


Identificatori

Gli identificatori (comunemente ID) applicano la regola a quell’elemento della pagina che presenta la proprietà id="nome_identificatore". Solo un elemento in tutta la pagina può corrispondere ad un identificatore. La sintassi CSS è la seguente:

#nome_identificatore {
[...]
}


Pseudoclassi

Le pseudoclassi identificano elementi in base alle loro proprietà.

  • first-child individua un elemento solo se è il primo figlio dell’elemento padre. Così quindi
div:first-child {
[...]
}

individuerà nel codice (X)HTML sottostante solo il primo paragrafo.

<body>
 <div>Lorem ipsum</div>
 <div>Lorem ipsum</div>
 <div>Lorem ipsum</div>
</body>
  • link e visited si applicano ai collegamenti. La prima identifica i collegamenti non visitati, la seconda quelli visitati. La sintassi CSS è:
a:link {
[...]
}
  • active, focus e hover identificano gli elementi solo in particolari condizioni, la prima se l’elemento è attivo, la seconda se è selezionato, la terza se il puntatore è sopra di lui. Quindi
p:hover {
[...]
}

si applicherà solo se il puntatore del mouse andrà sopra un paragrafo e solo per il tempo che vi rimarrà.

  • lang si utilizza per identificare gli elementi di una certa lingua ma il suo supporto è esiguo.


Pseudoelementi

Gli pseudoelementi identificano solo una parte di un elemento, senza la necessità di utilizzare la marcatura (X)HTML.

  • first-line individua solo la prima linea di un paragrafo. Se la finestra del browser cambia dimensione di adatterà automaticamente alla nuova dimensione della linea. La sintassi CSS è la seguente:
p:first-line {
[...]
}
  • first-letter individua solo il primo carattere di un elemento.
  • before e after sono due pseudoclassi utilizzate nella creazione dei contenuti generati. Non individuano un elemento, ma una posizione dove creare i contenuti. Sono poco utilizzate, dato il mancato supporto di Internet Explorer.


Selettore di discendenza, figlio e fratello

Identificano solamente gli elementi che si trovino in una particolare condizione di discendenza nella struttura (X)HTML della pagina.

  • Il selettore di discendenza identifica solo gli elementi contenuti in altri elementi. Così
p span {
[...]
}

identifica solo gli elementi <span> contenuti in elementi <p>.

  • Il selettore figlio identifica invece solo gli elementi che siano contenuti direttamente nell’elemento padre. Così
div > p {
[...]
}

individua solo i <p> contenuti direttamenti in un <div>.

  • Il selettore fratello identifica solo il primo elemento che abbia lo stesso grado di parentela di un altro. Così
h1 + p {
[...]
}

individua solo il primo <p> fratello di <h1>


Selettore di attributi

Il selettore di attributi permette, tramite la sintassi che segue, di identificare elementi (X)HTML in base ai loro attributi.

a[title=Esempio]{
[...]
}

Questa regola si applica solo agli elementi <a> che presentano l’attributo title="Esempio". I selettori di attributi sono molti e permetterebbero un controllo eccellente della pagina, ma Internet Explorer non li supporta ed il loro uso è quindi molto limitato.


Proprietà

Le proprietà CSS sono molto numerose, circa 60. Le più utilizzate sono:

  • background. Definisce lo sfondo di un elemento. È la somma delle proprietà più specifiche background-attachment, background-color, background-image, background-position e background-repeat.
  • border. Definisce il bordo di un elemento. È la somma delle proprietà più specifiche border-color, border-style e border-width.
  • color. Definisce il colore del testo di un elemento. Per definire lo sfondo si utilizza la proprietà background.
  • float. Questa proprietà definisce un blocco flottante, ovvero che permette la disposizione di altri elementi ai suoi lati.
  • font. Definisce le proprietà del carattere. È la somma di proprietà più specifiche tra cui font-family, font-size e font-weight.
  • margin e padding. Definiscono lo spazio circostante gli elementi. La prima lo spazio esterno ai bordi, la seconda quello interno.
  • text-align. Definisce l’allineamento del testo.


Valori

Se non specificata, una proprietà assume i valori predefiniti di ogni browser, altrimenti può assumere uno dei seguenti:

  • inherit
  • auto
  • numero
  • percentuale
  • colore
  • URI
  • font
  • altri valori tipici di ogni proprietà

La stringa inherit specifica che la proprietà deve ereditare il valore dagli elementi da cui l’elemento discende.

La stringa auto indica che il browser deve utilizzare il suo valore di default.

Se i numeri sono contraddistinti da un’unità di misura è necessario che tale unità sia espressa (tranne che nel caso dello zero). Tra il numero e l’unità non devono esserci spazi, come nell’esempio che segue.

p {
margin : 5px;
padding: 0;
}

I colori possono essere indicati con più di un sistema. Ad esempio il colore arancione può essere indicato con

#ff6600
#f60
rgb(255,102,0)
rgb(100%,40%,0%)

L’URL viene indicato nelle forme

url(http://esempio.it/file.html)
url("http://esempio.it/file.html")

I CSS permettono di indicare nella proprietà font-family più di un font. In questo modo il browser utilizzerà il primo che troverà installato sul sistema operativo. La dichiarazione utilizza questa sintassi:

p {
font-family : Arial, Verdana, sans-serif;
}


Browser e CSS

Il supporto completo e corretto delle specifiche CSS non è offerto da nessun browser attuale. Tuttavia esistono browser che si avvicinano molto a questo risultato ed altri che invece ne sono molto lontani. La lista che segue è di motori di rendering perché a loro è assegnato il compito di formattare la pagina secondo le istruzioni CSS.

  • Trident (Internet Explorer e AOL Browser): Internet Explorer è attualmente il browser più diffuso e il suo supporto molto scarso dei CSS è probabilmente il maggior freno al loro sviluppo. Explorer presenta infatti molti bachi nella formattazione delle pagine, che le rendono diverse da quelle ottenute con altri browser. In aggiunta ai bachi, Explorer non supporta assolutamente alcune porzioni delle specifiche CSS 2. Le mancanze più gravi sono l’assenza di supporto per i contenuti generati e per il selettore di attributo. Gli unici strumenti a disposizione dei web designer sono i commenti condizionali, una particolare funzionalità di Explorer che consente di inviare istruzioni solo a questo browser. La sintassi dei commenti condizionali è la seguente:
<!--[if IE]>
codice esclusivamente per Internet Explorer
<![endif]–>
poiché <!-- introduce di norma un commento, i browser diversi da Explorer 5.0 o superiori non interpretano il codice. I commenti condizionali permettono di specificare un foglio di stile specifico per Internet Explorer nel modo che segue:
<!--[if IE]>
<link rel="stylesheet" type="text/css" href="foglio_di_stile_per_IE.css“>
<![endif]–>
  • Gecko (Firefox e Netscape): Gecko ha un ottimo supporto dei CSS 1 e 2 ed è per questo spesso utilizzato nella verifica della resa delle pagine web.
  • Presto (Opera): anche Presto offre un ottimo supporto dei CSS 1 e 2. Opera offre inoltre un’opzione che permette all’utente di disattivare i fogli di stile o usarne di propri.
  • KHTML (Safari e Konqueror): KHTML è attualmente il motore che offre il maggior supporto ai CSS, offrendo una parziale interpretazione anche dei CSS 3.


CSS sui diversi dispositivi

Una utilissima funzione dei CSS è la possibilità di essere applicati solo sui dispositivi (media) specificati dall’autore. La sintassi (X)HTML da utilizzare è la seguente.

<link rel="stylesheet" type="text/css" href="foglio.css" media=”screen”>

Il codice precedente associa il foglio di stile solo (in teoria) ai browser standard per computer desktop e portatili. I valori dell’attributo media sono i seguenti:

  • screen (desktop e laptop)
  • handheld (PDA e smartphone)
  • print (stampanti)
  • braille (browser braille)
  • embossed (stampanti braille)
  • projection (proiezioni)
  • speech o aural (sintetizzatori vocali)
  • tty (telescriventi)
  • tv (televisioni)
  • all (tutti i dispositivi)

Sebbene il numero dei dispositivi gestibili tramite CSS sia notevole, soltanto i primi tre sono supportati in maniera sufficiente. Il media screen è quello standard cui si fa riferimento. Il media handheld è specifico per i palmari, ma alcuni browser per palmari tentano, spesso con scarso successo, di interpretare anche i fogli marcati con screen, per cui si preferisce in genere marcare con handheld sia il foglio per lo schermo che quello per il palmare e poi usare quest’ultimo per sovrascrivere le istruzioni del primo. Il media print codifica la pagina per la stampa, è supportato discretamente. Un supporto completo è garantito da Opera.


Fogli di stile preferiti e alternativi

Come descritto, ad ogni pagina si possono collegare più fogli di stile. Tuttavia è anche possibile far scegliere all’utente quali applicare. Per farlo si definiscono innanzitutto i fogli di stile permanenti, cioè non disattivabili, secondo la sintassi già vista. Poi si definiscono i fogli preferiti, cioè attivi al caricamento della pagina, ma disattivabili, aggiungendo l’attributo <title> come nell’esempio che segue:

<link rel="stylesheet" type="text/css" href="foglio_preferito.css" title=”Esempio1″>

A questo punto possiamo specificare fogli di stile alternativi cioè non attivi al caricamento, ma attivabili dall’utente, come nell’esempio che segue:

<link rel="alternate stylesheet” type=”text/css” href=”foglio_alternativo.css” title=”Esempio2″>

Per attivare e disattivare i fogli di stile l’utente può ricorrere all’apposito menu del suo browser, tuttavia Internet Explorer non offre questa possibilità quindi è necessario creare uno script Javascript che svolga la funzione di sostituire i fogli. Il codice è stato pubblicato la prima volta su www.alistapart.com ed è ora comunemente utilizzato. Tuttavia se questo script è facile da mettere in opera per gli sviluppatori, richiede un browser moderno con un buon supporto del DOM, oltre che avere attivati sia Javascript e i cookie. Un sistema più complesso ma molto più robusto può essere uno script lato server come PHP. Un esempio è disponibile sempre sullo stesso sito.


Voci correlate

  • Accessibilità
  • Browser
  • Pagina web
  • W3C


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Collegamenti esterni


Specifiche e strumenti

  • Specifiche ufficiali CSS 1
  • Traduzione in italiano
  • Specifiche ufficiali CSS 2 e CSS 2.1
  • Traduzione in italiano della CSS 2
  • Progetto CSS 3
  • Validatore CSS ufficiale del W3C


Guide ed esempi

  • Guide, articoli, tutorial sui CSS di HTML.it
  • CSS Town - CSS portale & galleria.
  • constile.org - Sito dedicato all’uso dei CSS
  • Proprietà CSS2 - Lista completa delle proprietà CSS2 con descrizione delle funzionalità, valori e supporto dei browser (a cura del Laboratorio di accessibilità e usabilità).
  • CSS Zen Garden - Esempi avanzati di siti disegnati con i fogli di stile.
  • CSS Zen Sentiero - l’omologo italiano di CSS Zen Garden.
  • Css W3c Schools - Tutorial, Esempi, Reference.
  • HTML.net Impara i CSS

Resources

April 3, 2007

Lakshmi Mittal - dollari

Filed under: Uncategorized — Tags: — admin @ 2:42 pm

Lakshmi Nivas Mittal (लक्ष्मी िनवास मित्तल) (Sadulpur,15 giugno, 1950) è un multimilardario indiano che vive e opera a Londra.

Mittal è nato in un villaggio nel distretto di Rajasthan, in India, ma vive a Kensington, Londra. Secondo la rivista Forbes il suo patrimonio nel 2007 ammonta a circa 32 miliardi di Dollari, (fonte), questo lo rende il quinto uomo più ricco del mondo e l’uomo più ricco dell’India. il giornale Financial Times lo ha nominato Uomo dell’anno del 2006.


Attività

Lakshmi Mittal è il fondatore e amministratore della Arcelor Mittal, la sua compagnia che è tra i leader mondiale nella produzione dell’acciaio. La sua ditta opera in Romania, Sud Africa, Polonia, Indonesia, Kazakistan, Bosnia-Erzegovina, Repubblica Ceca ed altri ancora.


Curiosità

  • Per i suoi due figli ha organizzato dei matrimoni da favola, spendendo rispettivamente 30 e 65 milioni di dollari.
  • Nel 2007 ha donato circa 3 milioni di Sterline al Partito Laburista.
  • la sua casa a Londra ricorda lo stile del Taj Mahal.

Mittal, Lakshmi
Mittal, Lakshmi

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