Laptop

June 29, 2007

An Dro - tempi

Filed under: Uncategorized — Tags: , — admin @ 3:11 am

L’An Dro (”Il viaggio” o “la ronda”) è una danza francese della regione del Morbihan, in Bretagna, d’influenza Celtica.

E’ la danza bretone più conosciuta fuori dai confini della Bretagna.

In tempo binario si basa su due motivi e può essere ballata in cerchio, in catena o a coppie.

  • In cerchio apertro (mod nevez) i ballerini si tengono per i mignoli e arrotolano e srotolano le braccia con ampi movimenti seguendo i passi (due a sinistra e due a destra) muovendosi in senso orario, dato che i passi sono pari per avanzare si muovono più ampi quelli verso sinistra.
  • In coppia, “in cortege”, viene chiamata Kas a barh e ha schemi leggermente diversi a seconda del paese in cui è danzata.


Varianti

  • An Dro retourné o chench’tu, i ballerini in piccoli cerchi eseguono la prima parte (16 tempi) come un an dro normale, poi altri 4 tempi dove le braccia alla fine del movimento vanno in alto e poi in basso, nella seconda parte i ballerini avanzano per 2 tempi, battono le mani si girano, vanno verso l’esterno, battono di nuovo le mani, si girano e ripetono per altre tre volte.
  • Hanter Dro (mezza danza o mezzo viaggio) ha due tempi per i passi a sinistra un tempo per il passo a destra, le braccia non fanno movimenti ma sono legate a catena, l’avambraccio destro riposa sull’ avambraccio sinistro del vicino
  • Danse Trikot ha una parte di an dro e una di hanter dro, ci si tiene per i mignoli, nella parte di hanter dro ci si lega a catena senza lasciare i mignoli.

Il suo antenato è il Branle Double. Fu introdotta in America da Germain Hébert, con il nome di quotan dro o quoten dro.

Gli strumenti tradizionali che accompagnano questo ballo sono: la coppia bombarde (bombarda bretone della famiglia dell’oboe)-biniou; o il chant à répondre (solista-coro).


Voci correlate

  • Danze francesi


Collegamenti esterni

  • An dro
  • Hanter dro
  • Danze bretoni

Resources

  • StarSoftware - Rilevazione Tempi - Spinea Venezia (Mestre) Padova Software gestionale, consulenza informatica, forniture hardware per l'informatizzazione aziendale.
  • I tempi della giustizia È per questo che, ai tempi di Mani Pulite, gli italiani han potuto sapere in tempo reale i nomi dei politici e degli imprenditori indagati, e di cosa erano
  • Ricerca per banca Con "Disponibilità assegni" sarai in grado di conoscere con precisione i reali tempi di disponibilità delle somme versate con assegni sul tuo conto.
  • tempi moderni
  • Vergine degli ultimi tempi Sito chiesto dalla Vergine della rivelazione per dare un raggio di luce a tutta l'umanità e preparare il popolo eletto al regno millenario sulla terra.
  • TEMPI NON SOSPETTI Notizie e riflessioni quanto più possibile inedite e originali.
  • profezie - la fine dei tempi, il futuro nelle profezie - the end LA FINE DEI TEMPI. Il Sito dedicato alle profezie cattoliche (e non) sul futuro dell'umanità. nostradamus. Il sito si e' trasferito qui - Cliccare questo
  • Homepage della Tempi Moderni s.c a r.l. - societa' di servizi anipromo. Ultimo aggiornamento:
  • Tempi d'Arte Tempi d'Arte, antiquariato, antichità, benvenuti nel sito ufficiale di Tempi d'Arte, di Vincenzo Amato, esposizioni, mobili, oggettistica, dipinti antichi,
  • Frida - Tempi Moderni Un incidente stradale segna il suo fisico, costringendola a letto per un tempo lunghissimo, durante il quale, Frida, con l’aiuto dei genitori,
  • Calcola tempi e costi UPS Calcola tempi e costi. Guida ai servizi UPS · Visualizza guida alle tariffe · Mappe dei tempi di transito in Europa · Programma un ritiro
  • ElettriCittà, il nuovo concorso fotografico di TuttoCittà, Seat Prossime scadenze Non perdere tempo! L’invio delle foto per Bari e Lecce scade l’8 dicembre! Vai al calendario completo
  • Tempi duri per chi “scarica” illegalmente da internet - NEWSFOOD.com Le forze dell'ordine hanno lanciato sicuramente un forte messaggio deterrente contro soggetti rilevanti, attivi nella filiera illegale della rete,
  • Tempi di Fraternità - Benvenuti nel sito di TdF Tempi di Fraternità - mensile di attualità, ricerca e confronto comunitario unisce spiritualità e laicità, per un mondo più solidale e vicino al vangelo.
  • Tempi passivi Tutti i tempi passivi sono tempi composti, che utilizzano l’ausiliare to be al tempo attivo corrispondente ed il Participio Passato del verbo che si vuole
  • Tempi, Orari e Spazi L'Ufficio Tempi e Spazi è stato costituito presso l'Ufficio del Sindaco il 2 Settembre 1996 (ordinanza n. 5953/96) con il compito di :
  • Enel SpA - I tempi Il sito offre servizi, informazioni, dati statistici, eventi culturali, giochi e altro ancora, aggiornati in tempo reale.
  • Tempi da lupi Questo e' il mio blog su Splinder. Blog: un web log. Un Sito web a meta strada tra un diario e un personal magazine. Crea il tuo blog gratis su Splinder.
  • GLS Italy Quanto tempo impiegherà la tua spedizione per giungere a destinazione? Verifica subito i tempi di resa previsti inserendo la località o il CAP di
  • Tempi Moderni optimized for 800×600 resolution.
  • I segni dei tempi Esortiamo pure voi, figli carissimi, a cercare quei segni dei tempi che sembrano precedere un nuovo Avvento di Cristo fra noi.
  • Segni dei tempi on line - Portale e giornale Il giornale ed il portale segnideitempi, editi dalla Diocesi di Pozzuoli, sono curati dalla Cooperativa IFOCS e realizzati presso il Centro Studi per il

June 25, 2007

Desafío Español 2007 - del 2007

Filed under: Uncategorized — Tags: , — admin @ 9:00 pm

Desafío Español 2007 è un team velico spagnolo partecipante alla 32-esima edizione della Coppa America che si svolgerà a Valencia a giugno 2007. Il suo proprietario è Agustín Zulueta.

thumb|left|Desafío Español esce dal porto
thumb|right|2 versioni di Desafío Español escono dal porto


Collegamenti esterni

  • Sito ufficiale
  • Real Federación Española de Vela

Resources

June 24, 2007

Controdiairesi - essere

Filed under: Uncategorized — Tags: — admin @ 12:49 am

La Controdiairesi, nella filosofia di Epitteto, è il Giudizio di secondo grado, o Supergiudizio, operato dalla Proairesi umana e grazie al quale noi, tra giudizi ordinari relativi a qualunque situazione, affermiamo in nostro esclusivo quanto non è in nostro esclusivo potere oppure non essere in nostro esclusivo potere quanto invece è in nostro esclusivo potere.

La Controdiairesi è il Supergiudizio esattamente contrario alla Diairesi.


Esempi

Epitteto fa numerosissimi esempi, tra i quali possiamo scegliere questi:

  1. “Oggi devo inevitabilmente morire. Ne devo pure gemere?” (’Diatribe’ I,1,22)
  2. “Domani devo essere inevitabilmente imprigionato. Dovrò anche lamentarmi?” (’Diatribe’ I,1,22)
  3. “Sono stato condannato all’esilio. Chi mi impedisce di ridere, di essere di buonumore, di essere sereno?” (’Diatribe’ I,1,22)

La Proairesi che si atteggia secondo Controdiairesi nel primo caso sceglierà di ribellarsi alla morte e di gemere. Nel secondo caso cercherà ogni mezzo per sfuggire alla prigione e sceglierà di lamentarsi. Nel terzo caso cercherà di evitare l’esilio e sceglierà di non ridere, di non essere di buonumore, di non essere serena.


Collegamenti esterni

  • Epitteto: Diairesi, antidiairesi e felicità

Resources

June 19, 2007

Cabina telefonica - laptop

Filed under: Uncategorized — admin @ 6:49 pm

right|200px|thumb|La cabina telefonica per antonomasia, la red telephone box londinese
Con cabina telefonica si intende un punto telefonico pubblico, costituito da un box prefabbricato con all’interno un apparecchio a gettoni o a schede telefoniche.

La cabina telefonica è in origine una struttura dotata di una porta per garantire un minimo di privacy a chi la sta usando, e di una finestra, o di una serie di vetrate, per mostrare quando la cabina è in uso. Nella cabina è in alcuni casi possibile, in passato anche in Italia, trovare un elenco telefonico locale, e in alcuni spazi di grande formalità, per esempio negli alberghi, anche di carta, penna e un appoggio per sedersi.

Una cabina telefonica pubblica, sita all’aperto, è generalmente costruita di poche parti estremamente resistenti, come l’acciaio e la plastica, per resistere alle intemperie e all’uso; al contrario, una cabina posta all’interno di un edificio, (conosciute anche come silence cabinet nel mondo anglosassone, per la presenza di porte e pareti insonorizzate) è generalmente costruita con più cura. In Italia, le cabine telefoniche sono normalmente dei box prefabbricati in materiale metallico, con ante e pareti in vetro trasparente. Spesso, soprattutto in locali chiusi quali stazioni ed aeroporti, si trovano cabine aperte in plexiglass.

Le cabine telefoniche si diffusero in tutti i Paesi industrializzati a partire dagli anni ‘10 del XX secolo. A partire dagli anni ‘70 i telefoni pubblici furono gradualmente sostituiti in tutto il mondo dai chioschi aperti dotati di telefono, per garantire un accesso più facile ai portatori di handicap e per scoraggiare, con la relativa mancanza di privacy, chiamate troppo lunghe in aree dove le cabine sono sottoposte a un regime di altissima fruizione – come aeroporti, stazioni ferroviarie, o luoghi di grande interesse turistico.

Soprattutto negli aeroporti, è possibile trovare alcune dotazioni speciali installate all’interno delle cabine, come una presa di rete RJ-45 per connettere un computer portatile a Internet, un telefono dotato di telefax o tastiera per inviare SMS, o un dispositivo per persone affette da sordità.

La gran parte delle cabine telefoniche in tutto il mondo sono dotate del logo della Compagnia telefonica cui appartiene la struttura.


Funzionamento

La cabina telefonica normalmente ospita al suo interno una apparecchio telefonico, connesso alla rete telefonica. L’utente può effettuare la telefonata inserendo monete, tessere prepagate o carte di credito. Prima dell’avvento dell’Euro, vi erano in circolazione anche degli appositi gettoni telefonici del valore di uno scatto (200 lire), concepiti appositamente per essere usati con le cabine telefoniche.
Una volta inserita la scheda o le monete, è possibile effettuare la chiamata, che non potrà protrarsi per un tempo superiore a quello concesso dal credito a disposizione; un display sull’apparecchio avvisa comunque costantemente del credito disponibile in modo da poter inserire altre monete o cambiare la scheda telefonica per non perdere la comunicazione.

A differenza della maggior parte delle linee di telefonia fissa, la maggior parte delle cabine telefoniche in Italia, pur avendo un numero telefonico, non sono abilitate alla ricezione e pertanto, a differenza di altri Paesi del mondo, non offrono la possibilità di ricevere chiamate. Ultimamente è possibile ricevere chiamate su cabina solo da alcuni gestori convenzionati con Telecom.


Curiosità

  • Le schede telefoniche delle cabine sono oggetto di collezionismo diffusissimo.
  • In linea con l’assassino è un film del 2002 con Colin Farrell girato quasi esclusivamente inquadrando un uomo all’interno di una cabina telefonica.


Altri progetti

Resources

June 16, 2007

Sean Flynn - per child

Filed under: Uncategorized — Tags: , — admin @ 5:49 pm

È conosciuto per aver interpretato il ruolo di Chase nel telefilm di Nickelodeon Zoey 101.

Nato in California attualmente frequenta la Milken Community High School a Los Angeles. Suo nonno era Errol Flynn.


Televisione

  • Zoey 101 (2005) - Chase
  • Sliders - Jason (Episodio: Season’s Greedings)


Filmografia

  • (2006)
  • According to Spencer (2001)
  • Simon Birch (1998)

Resources

June 14, 2007

Antonio Giraudo - Entrambi il

Filed under: Uncategorized — Tags: , — admin @ 8:51 am

Antonio Giraudo (Torino, 2 settembre 1946) è stato amministratore delegato della Juventus dal luglio del 1994 al maggio del 2006.

È stata la figura economico-finanziaria della “triade” che ha permesso, durante la sua gestione, di chiudere diversi bilanci in utile, nonostante i problemi della FIAT. Giraudo insieme a Luciano Moggi, sono stati i fautori dei successi degli ultimi 12 anni, unendo i risultati e il bilancio. Tra i progetti più importanti patrocinati da Giraudo ricordiamo l’acquisto e la ristrutturazione dello stadio delle Alpi, l’entrata in borsa della Juventus, e i numerosi contratti firmati, che hanno permesso l’entrata di capitali nelle casse della società di corso Galileo Ferraris.

Dagli sviluppi nell’inchiesta sul “sistema Moggi”, del quale Giraudo era una delle colonne portanti, è emerso che sulle predette vittorie della loro gestione, grava il sospetto della frode sportiva.

Tale frode sarebbe stata attuata tramite: il controllo delle designazioni arbitrali, di alcuni arbitri stessi, il monopolio del mercato (attraverso la società Gea World) il condizionamento di trasmissioni sportive, la gestione dei diritti televisivi ed altre attività illecite che la magistratura dovrà verificare.

Giraudo è stato processato dal Tribunale di Torino insieme a Riccardo Agricola per uso di doping e frode sportiva da parte della Juventus. Il Tribunale, in primo grado ha assolto entrambi per il doping e ha condannato il solo Agricola per frode sportiva; la Corte di Appello di Torino, in appello, ha confermato l’assoluzione di entrambi per il doping, nonché quella di Giraudo per frode sportiva, assolvendo dal secondo reato anche Agricola; la Corte di Cassazione, su ricorso del P.M., ha ulteriormente confermato l’assoluzione di entrambi per il doping mentre ha dichiarato, per entrambi, di non doversi procedere in relazione alla frode sportiva perché i fatti sono prescritti.

Giraudo, Antonio
Giraudo, Antonio
Giraudo, Antonio

Resources

June 11, 2007

Convertitore buck - laptop

Filed under: Uncategorized — Tags: , — admin @ 9:19 am

Un convertitore buck è un convertitore DC-DC riduttore (convertitore step-down). La topologia è simile al convertitore boost (un convertitore step-up, ovvero elevatore, fa parte della categoria dei convertitori switching. Il circuito è costituito da due interruttori (un transistor e un diodo), un induttore e un condensatore.

Il modo più semplice per ridurre una tensione continua è usare un partitore di tensione, un metodo poco efficace, dato che l’energia eccedente viene dissipata in calore. Un convertitore buck può essere notevolmente efficiente (fino a 95% per i circuiti integrati) ed è molto versatile, potendosi adattare alle varie situazioni, come ad esempio convertire la tensione tipica della batteria (12-24 V) in un laptop fino ai pochi volt necessari alla CPU.


Funzionamento del circuito

Il funzionamento del convertitore del buck è semplice: tramite l’interruttore si connette l’induttore alla fonte di energia che così si carica di energia magnetica; scollegandolo esso si scarica sul carico.


Modo di funzionamento continuo (CCM)

Un convertitore buck funziona in modo continuo (CCM) se la corrente che circola nell’induttore (IL) non va mai a zero durante il ciclo di commutazione. In figura 4 sono riportate le forme d’onda nel tempo:

  • Quando l’interruttore è chiuso (stato “on”, figura 2 sopra), la tensione sull’induttore è <math>V_L = V_i - V_o</math>. La corrente che circola attraverso l’induttore cresce linearmente. Il diodo è inversamente polarizzato e non vi è circolazione di corrente in esso;
  • Quando l’interruttore è aperto (stato “off”, figura 2 sotto), il diodo è polarizzato direttamente. La tensione sull’induttore è <math>V_L = -V_o</math> (trascurando la caduta sul diodo: caso ideale) e la corrente IL cala.

L’energia immagazzinata nell’induttore è

<math>E=\frac{1}{2}L\times I_L^2</math>

Quindi l’energia immagazzinata nell’induttore L cresce durante la fase “on” e cala durante la fase “off”. In pratica L è usata per trasferire l’energia dall’ingresso all’uscita del convertitore.

Il valore della corrente IL è dato da:

<math>V_L=L\frac{dI_L}{dt}</math>

Con VL uguale a <math>V_i-V_o</math> durante la fase “on” e uguale a <math>-V_o</math> durante la fase “off”. Quindi l’incremento della corrente nella fase “on” è dato da:

<math>\Delta I_{L_{on}}=\int_0^{t_{on}}dI_L=\int_0^{t_{on}}\frac{V_L}{L}\, dt=\frac{\left(V_i-V_o\right)\cdot t_{on}}{L}</math>

conseguentemente il calo della corrente nella fase “off” è dato da:
<math>\Delta I_{L_{off}}=\int_0^{t_{off}}dI_L=\int_0^{t_{off}}\frac{V_L}{L}\, dt=-\frac{V_o\cdot t_{off}}{L}</math>

Se assumiamo che il convertitore lavora in regime stazionario, l’energia immagazzinata in ciascun componente alla fine del ciclo di commutazione è uguale a quella di inizio ciclo. Questo significa che il valore della corrente ILè lo stesso a t=0 e a t=T (vedi figura 4).

Quindi, <math>\Delta I_{L_{on}}+\Delta I_{L_{off}}=0</math>

Così possiamo scrivere, dalle precedenti equazioni:

<math>\frac{\left(V_i-V_o\right)\cdot t_{on}}{L}-\frac{V_o\cdot t_{off}}{L}=0</math>

Vale la pena di notare che le suddette integrazioni possono essere fatte graficamente: nella figura 4, <math>\Delta I_{L_{on}}</math> è proporzionale alla superficie dell’area gialla, e <math>\Delta I_{L_{off}}</math> alla superficie dell’area arancione, dato che queste superfici sono definite dalla curva (rossa) della tensione sull’induttore. Dal momento che queste aree sono dei semplici rettangoli, le loro superfici si possono trovare facilmente: <math>t_{on}\times \left( V_i-V_o\right)</math> per ogni rettangolo giallo e <math>-t_{off}\times V_o</math> per quelli arancione. Per il funzionamento in modo continuo, la somma di entrambe le superfici deve essere zero.

Come si può osservare in figura 4, <math>t_{on}=D\cdot T</math> e <math>t_{off}=T-D\cdot T</math>. D è uno scalare chiamato duty cycle con valore da 0 a 1. Con questa assunzione si ottiene:

<math>\left(V_i-V_o\right)\cdot D \cdot T -V_o \cdot \left(T-D\cdot T\right)=0</math>

L’equazione precedente può essere riscritta nel modo seguente:
<math>V_o=D\cdot V_i</math>

Da questa equazione, si può osservare che la tensione di uscita del convertitore varia linearmente con il duty cycle per una data tensione di ingresso. Dato che il duty cycle D è uguale al rapporto tra tOn ed il periodo T, esso non può essere maggiore di 1. Perciò, <math>V_o \leq V_i</math>. Questa è la ragione per cui questo convertitore viene chiamato anche convertitore step-down (trad. gradino in basso).

Se, per esempio, si volesse abbassare una tensione di 12v fino a 3v (cioè una tensione di uscita uguale ad un quarto di quella di ingresso), nel nostro circuito teorico ideale ciò richiederebbe un duty cycle del 25%.


Modo di funzionamento discontinuo

Spesso accade che la quantità di energia richiesta dal carico è abbastanza piccola da essere trasferita in un tempo minore dell’intero periodo di commutazione. In questo caso, la corrente attraverso l’induttore scende fino a zero durante parte del periodo. L’unica differenza col principio sopra descritto è che l’induttore viene completamente scaricato alla fine del ciclo di commutazione (vedere figura 5). Ciò ha però alcuni effetti sulle precedenti equazioni.

Considereremo che il convertitore operi in regime stazionario. Perciò, l’energia nell’induttore è la stessa all’inizio e alla fine del ciclo (nel caso di modalità discontinua, è zero). Ciò significa che il valore medio della tensione ai capi dell’induttore (VL) è zero, cioè che l’area dei rettangoli giallo e arancione in figura 5 è la stessa. Ciò comporta che:

<math>\left(V_i-V_o\right)D\cdot T-V_o\cdot \delta\cdot T=0</math>

Perciò il valore di δ è:

<math>\delta=\frac{V_i-V_o}{V_o}D</math>

La corrente di uscita fornita al carico (<math>I_o</math>) è costante, dato che consideriamo che il condensatore di uscita sia sufficientemente capiente da mantenere una tensione costante ai capi dei suoi terminali durante un ciclo di commutazione. Questo implica che la corrente che fluisce attraverso la capacità abbia un valore medio zero. Perciò avremo che:

<math>\bar{I_L}=I_o</math>

Dove <math>\bar{I_L}</math> è il valore medio della corrente dell’induttore. Come si può vedere in figura 5, la forma d’onda della corrente dell’induttore ha forma triangolare. Perciò, il valore medio di IL può essere ordinato geometricamente nel modo seguente:

<math>\bar{I_L}=\left(\frac{1}{2}I_{L_{max}}\cdot D\cdot T+\frac{1}{2}I_{L_{max}}\cdot \delta\cdot T\right)\frac{1}{T}=\frac{I_{L_{max}}\left(D+\delta\right)}{2}=I_o</math>

La corrente dell’induttore all’inizio è zero e cresce durante tOn fino a ILmax. Ciò significa che ILmax è uguale a:

<math>I_{L_{Max}}=\frac{V_i-V_o}{L}D\cdot T</math>

Sostituendo il valore di ILmax nella precedente equazione porta a:

<math>I_o=\frac{\left(V_i-V_o\right)D\cdot T\left(D+\delta\right)}{2L}</math>

E sostituendo δ per l’espressione data sopra si ottiene:

<math>I_o=\frac{\left(V_i-V_o\right)D\cdot T\left(D+\frac{V_i-V_o}{V_o}D\right)}{2L}</math>

L’ultima equazione può essere scritta come:

<math>V_o=V_i\frac{1}{\frac{2L\cdot I_o}{D^2\cdot V_i\cdot T}+1}</math>

Si può notare che la tensione di uscita di un convertitore Buck operante in modalità discontinua è molto più complessa della sua controparte in modalità continua. Inoltre, la tensione di uscita ora è una funzione non solo della tensione di ingresso (Vi) e del duty cycle D, ma anche del valore di induzione (L), del periodo di commutazione (T) e della corrente di uscita (Io).


Da modo discontinuo a modo continuo (e viceversa)

Come visto all’inizio di questa sezione, il convertitore opera in modo discontinuo quando il carico assorbe poca corrente, ed in modo continuo con livelli di carico elevati. Il limite tra modo discontinuo e continuo viene raggiunto quando la corrente nell’induttore cade a zero esattamente alla fine del ciclo di commutazione. Osservando la figura 5, questo corrisponde a:

<math>D\cdot T + \delta \cdot T=T</math>

<math>D + \delta = 1</math>

Perciò, la corrente di uscita (uguale alla media della corrente attraverso l’induttore) al limite tra modo discontinuo e continuo è (vedere sopra):

<math>I_{o_{lim}}=\frac{I_{L_{max}}\left(D+\delta\right)}{2}=\frac{I_{L_{max}}}{2}</math>

Sostituendo ILmax con il suo valore:

<math>I_{o_{lim}}=\frac{V_i-V_o}{2L}D\cdot T</math>

Sul limite tra le due modalità, le tensione di uscita obbedisce ad entrambe le espressioni ricavate rispettivamente nelle sezioni riguardanti il modo continuo e discontinuo. In particolare, la prima è

<math>V_o=D\cdot V_i</math>

Perciò Iolim può essere scritta:

<math>I_{o_{lim}}=\frac{V_i\left(1-D\right)}{2L}D\cdot T</math>

Introduciamo ora altre due notazioni:

  • la tensione normalizzata, definita da <math>\left|V_o\right|=\frac{V_o}{V_i}</math>. È zero quando <math>V_o=0</math>, e 1 quando <math>V_o=V_i</math> ;
  • la corrente normalizzata, definita da <math>\left|I_o\right|=\frac{L}{T\cdot V_i}I_o</math>. Il termine <math>\frac{T\cdot V_i}{L}</math> è uguale al massimo incremento della corrente nell’induttore durante un ciclo, cioè l’incremento della corrente dell’induttore con un duty cycle D=1. Perciò, in steady state operation del convertitore, ciò significa che <math>\left|I_o\right|</math> è uguale a 0 per nessuna corrente di uscita, e 1 per la massima corrente che il convertitore può fornire.

Usando queste notazioni, abbiamo che:

  • in modo continuo, <math>\left|V_o\right|=D</math>
  • in modo discontinuo, <math>\left|V_o\right|=\frac{1}{\frac{2L\cdot I_o}{D^2\cdot V_i\cdot T}+1}=\frac{1}{\frac{2\left|I_o\right|}{D^2}+1}=\frac{D^2}{2\left|I_o\right|+D^2}</math>;
  • la corrente sul limite tra modo continuo e discontinuo è <math>I_{o_{lim}}=\frac{V_i\left(1-D\right)}{2L}D\cdot T=\frac{I_{o_{lim}}}{\left|I_o\right|}\cdot \frac{\left(1-D\right)D}{2}</math>. Perciò, the locus del limite tra modo continuo e discontinuo è dato da <math> \frac{\left(1-D\right)D}{2\left|I_o\right|}=1</math>.

Queste espressioni sono state disegnate in figura 6. From this, it is obvious that in continuous mode, the output voltage does only depend on the duty cycle, whereas it is far more complex in the discontinuous mode. This is important from a control point of view


Circuito non ideale

Il precedente studio era stato condotto con le seguenti assunzioni:

  • Il condensatore di uscita è abbastanza grande da fornire potenza al carico (una resistenza semplice) senza osservabili variazioni in tensione.
  • La caduta di tensione attraverso il diodo durante la polarizzazione diretta è zero.
  • Non ci sono perdite di commutazione nel commutatore né nel diodo.

Queste assunzioni possono essere anche molto lontane dalla realtà, e i difetti dei componenti reali possono avere notevoli effetti negativi sul funzionamento del convertitore.


Ripple della tensione di uscita

Il ripple della tensione di uscita è il nome dato al fenomeno che vede la tensione di uscita alzarsi durante lo stato “on” e abbassarsi durante lo stato “off” del convertitore. Diversi fattori contribuiscono a questo effetto indesiderato inclusi, ma non esclusivamente, la frequenza di commutazione, la capacità di uscita, l’induttore, il carico e ogni caratteristica di limitazione della corrente del circuito di controllo. Al livello più basso la tensione di uscita aumenterà e diminuirà come conseguenza della carica e scarica della capacità di uscita:

<math>dV_{o} =\frac{i\cdot dT}{C}</math>

Durante lo stato “off”, la corrente in questa equazione è la corrente di carico. Nello stato “on” la corrente è la differenza tra la corrente del commutatore (o corrente sorgente) e la corrente di carico. La durata del tempo (dT) è definita dal duty cycle e dalla frequenza di commutazione.

Per lo stato “on”:

<math>dT_{on} = D \cdot T = \frac{D}{f}</math>

Per lo stato “off”:

<math>dT_{off} = (1-D) \cdot T = \frac{1-D}{f}</math>

Qualitativamente, all’aumentare della capacità di uscita o della frequenza di commutazione, l’ampiezza del ripple diminuisce. La tensione massima di ripple è tipicamente una specifica di progetto per l’alimentatore e viene selezionata in base a diversi fattori. La scelta del condensatore è dettata normalmente dal fattore costo, dalla dimensione fisica e dalle caratteristiche reali dei vari tipi di condensatori. La scelta della frequenza di commutazione è dettata tipicamente dall’efficienza richiesta, che tende a diminuire alle alte frequenze, come descritto nella sezione seguente, efficienza del circuito reale. Alte frequenze di commutazione, oltre a ridurre l’efficienza possono aumentare i disturbi a radiofrequenza (EMI).

Dato che la tensione di ripple è uno dei difetti di un alimentatore a commutazione, viene spesso utilizzata come una delle misure della sua qualità.


Efficienza del circuito reale

Un’analisi semplificata del convertitore buck, come quella descritta sopra, non tiene conto delle caratteristiche reali, quindi non ideali, dei componenti del circuito. Queste difetti sono la causa di tutte le perdite di potenza del circuito.

Qualsiasi alimentatore a commutazione ha perdite di potenza statiche e dinamiche. Le perdite statiche includono perdite di dissipazione termica <math>I^2R</math> nei fili o nelle tracce del circuito stampato PCB, come anche nei commutatori e nell’induttore o in ogni altro circuito elettrico. Le perdite dinamiche si verificano come conseguenza della commutazione, come la carica e scarica del terminale di controllo dell’elemento attivo di commutazione, e sono in genere proporzionali alla frequenza di commutazione.

È utile cominciare col calcolare il duty cycle per un circuito convertitore buck non ideale, che è:

<math>D = \frac{V_o+(V_{SWITCH} + V_L)}{V_i + V_{SYNCHSW} - V_{SWITCH} - V_L}</math>

dove:

 VSWITCH è la differenza di potenziale ai capi del commutatore,
 VSYNCHSW è la differenza di potenziale ai capi del commutatore sincrono o sul diodo, e
 VL è la differenza di potenziale sull’induttore.

Le cadute di potenziale descritte sopra sono tutte dovute a perdite di potenza statiche che dipendono principalmente dalla corrente continua, perciò facili da calcolare. Per un transistor in saturazione o per la DDP di un diodo, VSWITCH e VSYNCHSW possono essere già conosciute, basandosi sulle caratteristiche del dispositivo selezionato.

<math>V_{SWITCH} = I_{SWITCH} \cdot R_{ON} = D \cdot I_o\cdot R_{ON} </math>
<math>V_{SYNCHSW} = I_{SYNCHSW} \cdot R_{ON} = (1-D) \cdot I_o \cdot R_{ON} </math>

<math>V_L = I_L\cdot R_{DCR}</math>

dove:

 RON è la resistenza del commutatore acceso (RDSON per un MOSFET), e
 RDCR è la resistenza in corrente continua dell’induttore.

Il lettore attento avrà notato che l’equazione del duty cycle è in qualche modo ricorsiva. Una prima analisi grezza può essere effettuata calcolando i primi valori di VSWITCH e VSYNCHSW usando l’equazione del duty cycle ideale.

La resistenza di commutazione per componenti come i MOSFET, e la caduta di tensione diretta, per componenti come gli IGBT può essere determinata prendendo come riferimento le specifiche riportate nei datasheet del costruttore.

Inoltre, le perdite di potenza possono verificarsi anche per correnti di perdita. Queste perdite sono semplicemente:

<math>P_{LEAKAGE} = I_{LEAKAGE} \cdot V</math>

dove:

 ILEAKAGE è la corrente di perdita del commutatore, e
 V è la tensione ai capi del commutatore.

Le perdite di potenza dinamiche sono dovute al comportamento in commutazione attraverso i dispositivi scelti (MOSFET, Transistor di potenza, IGBTs, ecc.). Queste perdite includono le perdite durante la transizione di accensione e di spegnimento.

Le perdite di accensione e spegnimento possono facilmente essere raggruppate come

<math>P_{SW} = \frac {V \cdot I_o \cdot (t_{RISE} + t_{FALL})} {6 \cdot T}</math>

dove:

 V è la tensione ai capi del commutatore quando è spento,
 tRISE e tFALL sono i tempi di salita e di discesa, e
 T è il periodo di commutazione.

Ma tutto ciò non prende in considerazione la capacità parassita del MOSFET che è al secondo posto. Quindi, le perdite di commutazione saranno più simili a:

<math>P_{SW} = \frac {V \cdot I_o \cdot (t_{RISE} + t_{FALL})} {2 \cdot T}</math>

Quando un MOSFET viene usato come commutatore secondario (low side), possono rilevarsi perdite aggiuntive durante il tempo tra lo spegnimento del commutatore principale (high side) e lo spegnimento di quello secondario, quando il diodo incorporato del MOSFET secondario trasmette la corrente di uscita. Questo tempo, conosciuto come il tempo di non sovrapposizione (non-overlap time), previene il “shootthrough”, una condizione nella quale entrambi i commutatori sono simultaneamente accesi. Lo stato di “shootthrough” genera notevoli perdite di potenza e dissipazione di calore. L’accurata scelta del tempo di non sovrapposizione deve bilanciare il rischio di “shootthrough” con quello di un incremento di perdita di potenza dato dalla conduzione del diodo incorporato (body).

La perdita di potenza nel diodo incorporato è proporzionale anche alla frequenza di commutazione ed è

<math>P_{BODYDIODE} = V_F \cdot I_o \cdot t_{NO} \cdot f_{SW}</math>

dove:

 VF è la tensione diretta ai capi del diodo incorporato, e
 tNO è il tempo selezionato di non sovrapposizione.

Infine, perdite di potenza sono dovute anche alla potenza necessaria all’accensione e allo spegnimento del commutatore. Per i commutatori a MOSFET, queste perdite sono dominate dalla carica del gate, essenzialmente l’energia richiesta per caricare e scaricare la capacità del gate del MOSFET tra la tensione di soglia e la tensione di gate impostata. Queste perdite di commutazione di gate si verificano principalmente nel pilota del gate, e possono essere minimizzate selezionando MOSFET a bassa carica di gate, pilotando il gate del MOSFET ad una tensione più bassa (al costo di maggiori perdite di conduzione nel MOSFET), o operando ad una frequenza più bassa.

<math>P_{GATEDRIVE} = Q_G \cdot V_G \cdot f_{SW}</math>

dove:

 QG è la carica di gate  del MOSFET scelto, e
 VG è la tensione di gate di picco rispetto a massa.

È essenziale ricordare che per i MOSFET di tipo N, il commutatore principale (o cosiddetto high-side) deve essere pilotato con una tensione maggiore di Vi. Perciò VG sarò quasi sempre diversa nel commutatore principale che in quello secondario (o low-side).

Una progettazione completa di un convertitore buck include un’analisi di compromesso delle varie perdite di potenza. I progettisti bilanciano queste perdite secondo l’uso previsto del progetto finito. Si prevede per un convertitore a bassa frequenza di commutazione che non richieda commutatori con basse perdite di commutazione di gate; un convertitore operante con un elevato rapporto di duty cycle richiede un commutatore secondario con basse perdite di conduzione.


Strutture specifiche


Rettificazione sincrona

Un convertitore buck sincrono è una versione modificata della topologia di circuito del convertitore buck di base nella quale il diodo D, viene sostituito da un secondo commutatore, S2. Questa modifica è un compromesso tra aumento dei costi e miglioramento dell’efficienza.

In un convertitore buck di base, il diodo di recupero si attiva automaticamente, poco dopo che il commutatore si è spento, come risultato dell’aumento della tensione diretta ai suoi capi. La caduta di tensione attraverso il diodo provoca una perdita di potenza uguale a

<math>P_D = V_D \cdot (1-D) \cdot I_o</math>

dove:

 VD è la caduta di tensione attraverso il diodo alla corrente di carico Io,
 D è il duty cycle, e
 Io è la corrente di carico.

Sostituendo il diodo D con il commutatore S2, selezionato per avere poche perdite, l’efficienza del convertitore può essere migliorata. Per esempio, basta selezionare per S2 un MOSFET con una RDSON molto bassa, che la perdita di potenza per 2 diventerà

<math>P_{S2} = I_o^2 \cdot R_{DSON} \cdot (1-D)</math>

Confrontando queste equazioni il lettore noterà che in ambedue i casi, la perdita di potenza è fortemente dipendente dal duty cycle, D. È chiara la ragione per la quale le perdite di potenza sul diodo di recupero o sul commutatore secondario saranno proporzionali al tempo di funzionamento in conduzione di questi. Perciò, i sistemi progettati per funzionare con un duty cycle basso, saranno affetti da grandi perdite di potenza nel diodo di recupero o nel commutatore secondario, e per tali sistemi è conveniente considerare la progettazione di un convertitore buck sincrono.

Senza dati reali, il lettore non troverà molto chiara la comprensione di questa sostituzione. Consideriamo per esempio un alimentatore per computer, dove l’ingresso sia di 5V, l’uscita di 3.3V e la corrente di carico di 10A. In questo caso, il duty cycle sarà del 66% e il diodo sarà in conduzione per il 34% del tempo. Un tipico diodo con tensione diretta di 0.7V sarebbe affetto da perdite per 2.38W. Un MOSFET ben selezionato con una DSON di 0.015Ω, dissiperebbe solamente 0.51W di perdite di conduzione diretta. Questo si traduce in un miglioramento di efficienza e riduzione di calore dissipato.

I vantaggi di un convertitore buck sincrono non arrivano senza un costo. Per cominciare il commutatore secondario costa tipicamente più del diodo di recupero. Inoltre la complessità del convertitore viene aumentata a causa della necessità di inserire un pilota con uscita complementare per il commutatore secondario.

Tale pilota deve prevenire che ambedue i commutatori vengano abilitati allo stesso tempo, un problema detto “shootthrough”. La tecnica più semplice per evitare il verificarsi di questo problema è l’inserimento di un ritardo di tempo tra lo spegnimento di S1 e l’accensione di S2, e viceversa. Comunque, impostando questo ritardo abbastanza lungo da assicurarsi che S1 e S2 non siano mai accesi contemporaneamente provocherà un’ulteriore perdita. Una tecnica migliorata per prevenire questa condizione è conosciuta come protezione adattiva di “non-sovrapposizione” (overlap), nella quale la tensione al nodo dei commutatori (il punto in cui S1, S2 e L sono connessi assieme) viene controllata per determinare il suo stato. Quando la tensione del nodo passa una soglia predefinita, viene fatto passare il tempo di ritardo. Il pilota può quindi adattarsi ai molti tipo di commutatori senza le eccessive perdite di potenza che la mancanza di flessibilità di un tempo di non sovrapposizione fisso potrebbe portare.


Buck multifase

Il convertitore buck multifase è una topologia di circuito dove i componenti del circuito convertitore buck base sono posti in parallelo tra l’ingresso e il carico. Ognuna di queste “fasi” viene accesa ad intervalli di tempo uguali fra loro nel periodo di commutazione. Questo circuito viene usato tipicamente con la topologia del buck sincrono, descritta sopra.

Il vantaggio primario di questo tipo di convertitore è che la corrente di carico viene divisa tra le n-fasi del convertitore. Questa separazione del carico permette di distribuire la potenza dissipata su tutti su commutatori in un’area più estesa. Un altro vantaggio ugualmente importante fornito da questo convertitore è che il “ripple” di uscita viene diviso per il numero di fasi, n. Il carico quindi viene sottoposto ad una frequenza di ripple che è n-volte la frequenza di commutazione <ref>Guy Séguier, Électronique de puissance, 7ma edizione, Dunod, Parigi 1999 (in francese)</ref>.

Questa topologia di circuiti viene usata negli alimentatori di potenza per computer per convertire i 12V CC in una tensione più bassa (attorno al Volt), apposita per le CPU. Le moderne CPU necessitano attualmente di correnti oltre le 100A con tensioni di ripple molto basse, meno di 10mV. Gli alimentatori tipici delle moderne schede madri usano 3 o 4 fasi (ma sono in arrivo schede con fino a 8 fasi), sebbene i costruttori dei circuiti integrati di controllo permettano fino a 6 fasi <ref>datasheet del convertitore a 4-5-6 fasi NCP5316</ref>.

Una topologia multifase fornisce ulteriori significativi benefici. Per esempio, la risposta cambiamenti dinamici di corrente di carico può essere migliorata attraverso un’attenta progettazione del controllore. Ampi aumenti della corrente di carico possono essere ottenuti accendendo selettivamente più fasi secondo le esigenze del carico.

Una delle sfide più importanti inerenti il convertitore multifase è garantire che la corrente di carico sia ben bilanciata in tutte le n-fasi. Il bilanciamento di corrente più essere effettuato in molti modi. La corrente può essere misurato “senza perdite” controllando la tensione ai capi dell’induttore o del commutatore secondario (quando acceso). Questa tecnica viene considerata “senza perdite” perché si basa sulle resistenze parassite inerentemente presenti nella topologia del convertitore buck. Un’altra tecnica è di inserire una piccola resistenza nel circuito e di misurarne la tensione ai capi. Questo approccio è più accurato e regolabile, ma incontra diversi costi - spazio, efficienza e componenti aggiuntivi.

Infine, la corrente può essere misurata dall’ingresso. La tensione può essere misurata senza perdite ai capi del commutatore principale, o usando una resistenza di potenza, per approssimare la corrente assorbita. Quest’approccio è tecnicamente più difficile, dato che il rumore di commutazione non può essere facilmente filtrato. Quest’ultimo metodo è meno costoso che adoperare una resistenza di misura per ogni fase.


Voci correlate

  • Convertitore boost
  • Convertitore buck-boost
  • Convertitore DC-DC


Collegamenti esterni

  • DC-DC Converter Basics: dettagliato articolo sui convertitori DC-DC che fornisce un’analisi più formale e dettagliata del convertitore buck inclusi gli effetti degli circuiti a commutazione reali.
  • Simulazione SPICE del convertitore buck.
  • Sul sito Interactive Power Electronics Seminar (iPES) sono disponibili diverse applet Java che dimostrano il funzionamento dei convertitori.


Note

<references/>

Resources

June 10, 2007

Batteria (chimica) - laptop

Filed under: Uncategorized — Tags: , — admin @ 11:00 pm

right|thumb|100px|Simbolo elettrico della batteria
thumb|left|Batteria
Una batteria elettrica (o meglio un pacco batteria) è un dispositivo costituito da diversi elementi collegati in serie in modo che la tensione dei singoli elementi si sommi.

Gli elementi, tutti del medesimo tipo, possono essere primari o secondari.
Si definisce primario o “pila” un elemento non ricaricabile, secondario o “accumulatore” un elemento ricaricabile.

Sono esempi di batterie ricaricabili l’accumulatore dell’automobile e del telefono cellulare.

Sono elementi non ricaricabili, ossia primari, tutte le pile alcaline. I formati più comuni disponibili in commercio sono: AA-stilo, AAA-ministilo, AAAA-microstilo, C-mezzatorcia, D-torcia.
Le pile da 9V sono in realtà batterie di 6 elementi da 1,5 V.

La capacità delle batterie, ovvero la quantità di carica elettrica che può essere immagazzinata, è comunemente espressa in Ampere-ora (Ah), dove 1 Ah equivale a 3600 Coulomb.
Per ottenere l’energia in wattora è necessario moltiplicare la capacità in Ah per la tensione nominale.

Una batteria da 1 Ah può erogare una corrente di 1 ampere per un’ora prima di scaricarsi, oppure 10 A per 6 minuti, o anche 0,1 A per 10 ore. In realtà la capacità reale è molto dipendente dal tasso di scaricamento, per cui una batteria da 1Ah probabilmente non arriva ad erogare 10 A per 6 minuti.

thumb|left|Batterie in commercio
La capacità è misurata sperimentalmente sottoponendo la batteria ad un ritmo di scarica standard, solitamente con una corrente che faccia scaricare la batteria in venti ore ovvero una corrente pari alla capacità della batteria diviso venti ore.

Ci sono in commercio dei tester di capacità delle batterie primarie (non ricaricabili) e secondarie (ricaricabili).

Quando circola corrente in un elemento (sia in fase di scarica, sia in fase di ricarica -per gli elementi secondari-) si producono reazioni chimiche esotermiche, ossia con generazione di calore.
Una scarica (o carica) troppo violenta può provocare l’esplosione dell’elemento e per questo motivo è importante fare attenzione a non mettere in cortocircuito i due poli elettrici della batteria.

Se si cerca di ricaricare un elemento non ricaricabile, si ottiene una produzione di idrogeno e ossigeno ai due poli delle singole celle, e se la produzione dei due gas è più alta della loro velocità di fuga, la batteria può esplodere.

Per la ricarica casalinga di elementi è preferibile utilizzare caricabatterie che dispongano di protezioni, quali:

  • riconoscimento di elementi primari (es. pile alcaline), impedendone automaticamente la carica
  • protezione contro lo scambio di polarità
  • protezione verso surriscaldamento dell’elemento in carica
  • limitazione della durata massima della ricarica
  • individuazione automatica della capacità della batteria ricaricabile (e conseguente adattamento della corrente di ricarica)


Batterie ricaricabili

Conosciute anche come batterie secondarie o accumulatori.

  • Batteria piombo-acido - Comunemente usata negli autoveicoli, sistemi d’allarme e sistemi anti black-out. Di solito impiegata come “A” o batteria “umida” in apparecchiature radio a valvola. Il maggior vantaggio di quella chimica è il suo basso costo: una batteria grande (es. 70 Ah) è relativamente economica, se confrontata alle altre chimiche. Comunque, questa batteria chimica ha meno intensità d’energia delle altre batterie chimiche conosciute oggi (vedi sotto).

    • Absorbent glass mat (AGM)
    • Batteria gel
  • Batteria agli ioni di litio - Una pila chimica relativamente moderna che offre una densità di carica molto alta (una piccola batteria Li-ion conterrà molta energia elettrochimica) e che non soffre di alcun effetto memoria. Sono largamente utilizzate in sistemi laptop, macchine fotografiche digitali, alcuni lettori mp3 (come l’iPod) e la maggior parte dei dispositivi digitali portatili.
  • Batteria agli ioni di litio-polimero - Presenta proprietà simili alla pila Li-ione, ma una densità di carica leggermente inferiore. Può essere facilmente adattata alle caratteristiche di oggetti particolari, come le batterie ultra sottili (1 mm di spessore) degli ultimi PDA. Se costruita appositamente è capace di erogare molta più energia delle batterie Li-ion, ed è quindi usata spesso negli aeromodelli elettrici.
  • Batteria sodio-zolfo
  • Batterie nichel-ferro
  • Batteria nichel-metallo idruro (NiMH)
  • Batterie nichel-cadmio (Ni-Cd) - Impiegate in molte applicazioni domestiche, stanno oggi scomparendo in quanto surclasssate dalle pile Li-ion e NiMH. Con questa pila si possono ottenere i più lunghi cicli di ricarica (oltre 1500) ma a discapito della densità di carica, rispetto alle più attuali batterie. Le celle al Ni-Cd che utilizzano tecnologia antiquata risentono di “effetto memoria”, anche se in quelle più moderne tale effetto è stato notevolmente ridotto. Inoltre il cadmio è un metallo pesante tossico.
  • Batteria sodio-metallo cloruro
  • Batteria nichel-zinco
  • Batteria a sale fuso
  • Batteria argento-zinco - Fu il dispositivo a più alta densità di energia (precedentemente allo sviluppo delle tecnologie al litio) e il suo utilizzo primario riguardò l’ambito aeronautico. L’aumento mondiale dei prezzi dell’argento rese l’utilizzo di questa batteria non più conveniente. Fu utilizzata per le ultime missioni lunari Apollo.


Pile fai-da-te

Quasi ogni liquido o materiale umido che possieda abbastanza specie ioniche da essere elettricamente conduttivo può servire da elettrolita per una pila. Come originale dimostrazione scientifica, è possibile inserire due elettrodi fatti di metalli differenti in un limone, una patata, un bicchiere contenente una bibita, ecc. e generare piccole quantità di corrente elettrica. Le pile “casalinghe” di questo tipo non sono di utilità pratica perché producono meno corrente e costano assai più per unità d’energia prodotta rispetto alle batterie commerciali, in relazione alla necessità di dovere rimpiazzare frequentamente il frutto o il vegetale adoperato.

Le batterie al piombo-acido possono essere facilmente prodotte in casa, ma un noioso ciclo di carica/scarica è necessario per “formare” le piastre. Questo è un processo che porta alla formazione di solfato di piombo sulle piastre, e durante la carica viene questo viene convertito in diossido di piombo (piastra positiva) e piombo puro (piastra negativa). La ripetizione di questo processo porta come risultato una superficie microscopicamente ruvida, con una ben più grande superficie esposta. In questo modo aumenta la corrente che la batteria può erogare. Per un esempio, vedi
[1].


Batterie per trazione

Le batterie per trazione (batterie secondarie o accumulatori) sono studiate per fornire potenza per muovere un veicolo, come un’automobile elettrica o un motore per rimorchio. Una maggiore considerazione costruttiva riguarda il rapporto potenza/peso, dato che il veicolo deve trasportare la batteria. Mentre le convenzionali batterie piombo-acido contengono elettrolita liquido, nelle batterie per trazione l’elettrolita è spesso gelificato per prevenire versamenti. L’elettrolita può anche essere imbevuto in lana di vetro avvolta in modo tale che le celle abbiano un’area circolare della sezione trasversale (batterie Absorbed glass mat).

Le tipologie di batterie utilizzate nei veicoli elettrici possono così riassumersi:

  • Batterie convenzionali al piombo-acido con elettrolita liquido
  • Batterie AGM (Absorbed Glass Mat)
  • Batteria ZEBRA Na/NiCl2 operante a 270°C e che richiede il raffreddamento nel caso di escursioni termiche
  • Batteria Ni/Zn

Le batterie al litio-ione stanno surclassando la tecnologia NiMh in questo settore mentre a causa del loro basso costo le batterie al piombo-acido mantengono il loro ruolo predominante.


Batterie di flusso

Le batterie di flusso sono una classe speciale di batterie dove quantità addizionali di elettrolita sono conservate fuori dalla cella galvanica principale e vengono fatte circolare all’interno di essa tramite pompe o sfruttando la forza di gravità. Le batterie di flusso possono avere una capacità estremamente grande e sono usate in applicazioni navali, mentre stanno guadagnando popolarità nell’ambito di applicazioni riguardanti lo stoccaggio dell’energia.

Le batterie di flusso zinco-bromo e le batterie redox al vanadio sono tipici esempi di batterie di flusso commercialmente disponibili.


Dimensioni comuni delle batterie

thumb|left|170px|Batteria da 9 volt
Le batterie monouso e alcune batterie ricaricabili esistono in commercio in varie dimensioni standard, in modo tale che lo stesso tipo di batteria possa essere utilizzata per svariate applicazioni. Alcuni dei maggiori tipi sfruttati per dispositivi portatili includono le serie A (AA, AAA, AAAA), B, C, D, F, G, J, ed N, 3R12, 4R25 più altre varianti, PP3, PP9, pile a bottone, e le lanterne 996 e PC926.


Comuni capacità delle batterie

Le informazioni riguardanti la capacità in Ah delle batterie ricaricabili sono normalmente facilmente disponibili, ma può essere molto più difficoltoso ricavare la capacità per le batterie primarie. A titolo di esempio, alcune capacità di batterie primarie Energizer sono presenti in [2] mentre in [3] sono presenti dei valori relativi ad alcune Duracell.


Considerazioni ambientali

Sin dal loro primo sviluppo risalente a oltre 250 anni fa, le batterie sono rimaste tra le fonti di produzione di energia relativamente più costose e la loro produzione richiede il consumo di molte risorse di un certo valore e spesso implicano anche l’impiego di sostanze chimiche pericolose. Per questa ragione esiste una specifica rete di riciclaggio atta a recuperare dalle batterie usate parte dei materiali di maggiore tossicità e anche altri materiali di un certo valore.


Componenti e fattori elettrici

Le celle di cui si compone una batteria possono essere collegate in parallelo, in serie o in entrambe i modi. Una combinazione di celle in parallelo possiede lo stesso voltaggio di una singola cella ma è in grado di fornire una corrente maggiore ed eguale alla somma delle singole correnti di tutte le celle. Una combinazione in serie possiede la stessa corrente di una singola cella ma il valore del suo voltaggio corrisponde alla somma dei voltaggi di tutte le singole celle. Le batterie elettrochimiche più pratiche, come quelle da 9 V per le torcie elettriche e le batterie da 12 V delle automobili, sono composte da diverse celle collegate in serie. I collegamenti in parallelo risentono del problema legato allo scaricarsi più velocemente di una cella rispetto a quella vicina: nel caso in cui ciò si verifichi la corrente circolerà dalla cella carica a quella scarica, sprecando in tal modo energia e rischiando il sovrariscaldamento. Persino peggiore è il caso in cui una cella diviene cortocircuitata a causa di difetti interni, con le celle vicine che saranno forzate a scaricare la loro corrente massima nella cella difettosa, provocando un sovrariscaldamento e una possibile esplosione. Le celle in parallelo sono perciò solitamente costituite da un circuito elettronico atto a proteggerle da questi problemi. In entrambe le tipologie in serie e in parallelo, l’energia totale di una batteria equivale alla somma delle energie immagazinate in tutte le singole celle.

Un semplice modello circuitale di una batteria è una sorgente di tensione perfetta (cioè priva di resistenza interna) in serie con un resistore. La tensione erogata dalla sorgente di tensione non dipende dallo stato di carica, ma solo dalle caratteristiche chimiche della batteria. Quando una batteria “si consuma”, è la sua resistenza interna a ad aumentare. Quando la batteria è collegata ad un carico (in dispositivo che “usa” la pila, per esempio una lampadina, o un motore elettrico) che ha una sua resistenza, la tensione applicata agli estremi del carico dipende dal rapporto tra la resistenza di carico e quella interna della batteria: quando la batteria è completamente carica la sua resistenza interna è bassa, per cui la tensione applicata ai capi del carico è quasi uguale a quella della sorgente di tensione. Mano a mano che la batteria si consuma e la sua resistenza interna cresce, aumenta anche la caduta di tensione ai capi della resistenza interna, con il risultato di ridurre la tensione disponibile per il carico e quindi la capacità della batteria di erogare potenza al carico.


Voci correlate

  • Argomenti correlati all’energia
  • Batteria a super-ferro
  • Effetto memoria
  • Pila (chimica)


Persone/inventori

  • John Frederic Daniell
  • Thomas Edison
  • Michael Faraday
  • Luigi Galvani
  • Moritz von Jacobi
  • Georges Leclanché
  • Slavoljub Penkala
  • Nikola Tesla
  • Alessandro Volta


Argomenti elettrici correlati

  • Accumulatore al litio
  • Accumulatore al piombo
  • Batteria di flusso
  • Batteria locale
  • Cella elettrochimica
  • Corrente continua
  • Differenza di potenziale
  • Efficienza elettrica
  • Elettricità
  • Elettrochimica
  • Elettroplacatura
  • Energia solare
  • Energia rinnovabile
  • Forza elettromotiva
  • Fornitura di potenza
  • Immagazzinamento dell’energia
  • Legge di Peukert
  • Pila atomica
  • Potenziale elettrochimico
  • Tensione di contatto
  • Veicolo elettrico


Concetti di elettricità ed elettronica correlati

  • Batteria a succo di limone
  • Batteria ricaricabile
  • Capacitore elettrolitico
  • Circuiti in serie e parallelo
  • Cella galvanica
  • Cella secondaria
  • Elettrodo
  • Equazione di Nernst
  • Pila a combustibile
  • Pila a concentrazione
  • Sistema di accensione
  • Immagazzinamento energetico in superconduttore
  • Immagazzinamento energetico in volano
  • Jump start
  • Lanterna
  • Storaggio energetico in griglia


Materiali chimici elettroattivi usati nella fabricazione

  • Acido solforico
  • Alluminio
  • Argento
  • Antimonio
  • Bromo
  • Cadmio
  • Cloruro di ammonio
  • Cloruro di tionile
  • Cobalto
  • Diossido di manganese
  • Ferro
  • Idruro
  • Idruro di nichel
  • Litio
  • Nichel
  • Magnesio
  • Manganese
  • Mercurio
  • Nitroglicerina
  • Piombo
  • Rame
  • Rubidio
  • Titanio
  • Vanadio
  • Zinco
  • Zolfo


Invenzioni correlate

  • Batteria di Baghdad
  • Cronologia delle invenzioni
  • Lista degli inventori
  • Litio-polimero
  • Pila di Volta
  • Smart Battery (La batteria avverte il dispositivo quando sta per esaurirsi)


Altro

  • Automobile elettrica
  • Automobile ibrida
  • Automobile ibrida gas-elettrica
  • Batteria CMOS
  • Batteria ricaricabile
  • Freno rigenerativo
  • Spreco energetico
  • Stanza delle batterie


Altri progetti


Collegamenti esterni

  • RadioShack Guide to Batteries
  • Quick Battery Guide For Robot Creators
  • Electrochemistry Encyclopedia NONRECHARGEABLE BATTERIES
  • Battery Glossary & Terminology
  • Battery Technologies - Directory page covering theory, research and development, and market devices that improve the trend toward clean, renewable energy. (FreeEnergyNews)
  • Battery Care Tips
  • The Microturbine, battery technology as “the Next Big Thing” by Fred Hapgood
  • Batteries in a Portable World - A Handbook on rechargeable batteries for non-engineers - Has a comprehensive FAQ section on rechargeable batteries
  • Battery Timeline - History of batteries, energy and related technologies
  • Mobile phone fuel cells coming in 2007 Infoworld July 13, 2005
  • “Battery Resources” of PESWiki, the community-built website dealing with alternative and renewable energy solutions
  • A Peukert Calculator spreadsheet
  • Practical battery knowledge
  • Energyorbit battery news

Resources

Maraini - precedente

Filed under: Uncategorized — Tags: — admin @ 6:20 pm

  • Fosco Maraini, etnologo e scrittore
  • Dacia Maraini, figlia del precedente, scrittrice

Resources

Episodi di Summerland (seconda stagione) - 2005.

Filed under: Uncategorized — Tags: , — admin @ 12:31 pm

Questa voce contiene riassunti, dettagli e crediti dei registi e degli sceneggiatori della seconda stagione della serie TV Summerland..

Accanto ai titoli italiani sono indicati i titoli originali. In ogni paragrafo sono inoltre indicate le principali guest star.

Episodio # Titolo Titolo originale Prima TV Prima TV
14/2.1 Il ritorno di Johnny The Wisdom to Know the Difference 28 febbraio 2005
15/2.2 Indagine federale I Am The Walrus 3 marzo 2005
16/2.3 La punizione Sledgehammer 14 marzo 2005
17/2.4 La gara Life Goes On 21 marzo 2005
18/2.5 Domani sposi Mr.&Mrs. Who 28 marzo 2005
19/2.6 Attrazioni The Pleiades 4 aprile 2005
20/2.7 Il torneo di Playa Linda Where There’s a Will, There’s a Wave 11 aprile 2005
21/2.8 Una storia finita Leaving Playa Linda 11 aprile 2005
22/2.9 Una scelta difficile Signs 13 giugno 2005
23/2.10 Lezioni di surf The Space Between Us 20 giugno 2005
24/2.11 Di nuovo a casa Safe House 27 giugno 2005
25/2.12 Gelosie Careful What You Wish For 11 luglio 2005
26/2.13 Amore per sempre What’s Past Is Prologue 18 luglio 2005


Voci correlate

  • Episodi di Summerland (prima stagione)

S

Resources