Laptop

November 30, 2007

SUSE - laptop

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[[Immagine:OpenSUSE 10.png|300px|thumb|Screenshot della versione 10.0 di SUSE Linux con ambiente desktop grafico KDE 3.4.]]
SUSE (pronunciato /susə/) è una delle principali distribuzioni GNU/Linux, prodotta in Germania. SUSE è anche membro fondatore del Desktop Linux Consortium. La società è proprietà della Novell.

Grazie alla sua origine europea, è molto apprezzata dal punto di vista della localizzazione e, più in generale, per non essere così legata alle impostazioni caratteristiche degli Stati Uniti d’America come la maggior parte delle concorrenti. Risulta molto semplice da utilizzare e mirato alla stessa utenza di Microsoft Windows, in quanto l’ambiente desktop è user-friendly e molto simile al sistema operativo di casa Microsoft.


Storia

thumb|right|Versione 4.2 della distribuzione SUSE
Originariamente, SUSE Linux si basava sulla distribuzione Slackware; nel 1992 Peter McDonald fondò la Softlanding Linux System (SLS), che rappresentava la prima distribuzione comprensiva a contenere elementi come X e TCP/IP. La distribuzione Slackware (mantenuta da Patrick Volkerding) era largamente basata su SLS.

SUSE è stata fondata alla fine del 1992 da Hubert Mantel, Roland Dyroff, Burchard Steinbild e Thomas Fehr come gruppo di consultazione Unix, che, tra le altre cose, rilasciava regolarmente pacchetti software che includevano SLS e Slackware, e pubblicava manuali Unix e Linux. La prima versione CD di SLS/Slackware fu rilasciata nel 1994, sotto il nome di S.u.S.E. Linux 1.0. Più tardi venne integrata anche la distribuzione Jurix di Florian La Roche (anche questa basata su Slackware), per rilasciare la prima vera distrubuzione S.u.S.E. Linux 4.2 del 1996.

Il nome S.u.S.E., abbreviato poi a SuSE, era in origine l’acronimo di Software- und System-Entwicklung (dal tedesco Sviluppo di software e sistemi). Nel corso del 2004 la distribuzione ha cambiato leggermente il nome in “SUSE Linux”, con tutte le lettere maiuscole, dove “SUSE” non rappresenta più alcun acronimo.

Il 4 novembre 2003, Novell ha annunciato la sua intenzione di acquisire la SUSE Linux (Shankland, 2003). L’acquisto è stato completato nel gennaio 2004. All’annuale BrainShare di Novell nel 2004, tutti i computer avevano SUSE Linux. A quel convegno, è stato anche annunciato che il programma di amministrazione YaST2, proprietario della SUSE, sarebbe stato rilasciato sotto licenza GPL.

Il 4 agosto 2005, il direttore delle relazioni pubbliche e portavoce di Novell, Bruce Lowry, ha annunciato che lo sviluppo della serie SUSE Professional diventerà in futuro più aperta e cercherà di raggiungere un maggior numero di utenti e sviluppatori tramite la community openSUSE. Il software, per definizione di open source, era già libero, ma ora il processo di sviluppo sarà più libero di prima. Come parte dei cambiamenti, l’accesso al server del YaST Online Update, il sistema di aggiornamento di SUSE, consentirà, di scaricare le distribuzioni SUSE OSS, completamente open source, e di Novell.


Caratteristiche

SUSE include un programma di installazione ed amministrazione, YaST2, che gestisce la partizione dell’hard disk, il setup del sistema, gli aggiornamenti online, la configurazione della rete e del firewall, l’amministrazione degli utenti ed oltre, in un’interfaccia user-friendly.

SUSE supporta un tool per ridimensionare le partizioni NTFS durante l’installazione che consente la co-esistenza con Windows 2000 o XP. Inoltre riesce ad identificare ed installare i drivers per molti modem windows e sistemi laptop.

Molti ambienti desktop come KDE e GNOME sono supportati. SUSE comprende software multimediale come K3b (per masterizzare CD e DVD), amaroK e XMMS (player audio), e Kaffeine (player video). Contiene inoltre OpenOffice.org ed altri programmi per la lettura e scrittura di documenti. Il totale dei pacchetti supera il migliaio.


Versioni

L’ultima release, SUSE Linux 10.3 è disponibile sia come pacchetto gratis ed open source (SUSE Linux OSS) che come box, comprensivo di manuali, in vendita. Per quanto riguarda il software le due versioni sono quasi identiche. La versione commerciale contiene software proprietario come Macromedia Flash, un manuale cartaceo, e supporto tecnico.

Altre versioni vedono edizioni dedicate a sistemi server per grandi reti di computer, e con un desktop capace di far girare programmi Microsoft grazie a WINE.

SUSE Linux Enterprise Server (SLES) è la distribuzione Linux più popolare per il server Linux più potente, il mainframe System z9 della IBM.


Voci correlate

  • Novell
  • OpenSUSE
  • KDE
  • X Window System


Bibliografia

  • Kennedy, D. (2003). Novell’s Linux buy opens road to top. December 20, 2003.
  • Ramesh, R. (2004). Novell: SUSE stays the same, for now. January 14, 2004.
  • Shankland, S. (2003). Novell to acquire SUSE Linux. December 20, 2003.


Altri progetti


Collegamenti esterni

  • Il sito ufficiale di SUSE Linux

    • http://www.novell.com/brainshare/ - pagina dell’annuale brainshare
  • Il sito della community openSUSE
  • FAQ non ufficiali su SUSE
  • Forum della community SUSE Linux
  • SUSE Wiki
  • Recensione di SUSE 10.0 (Tuxmachines)
  • Comunity italiana per gli utenti SUSE

Resources

Cyrix Cx486SLC - laptop

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Il Cyrix Cx486SLC fu il primo microprocessore presentato da Cyrix, rilasciato dopo anni di vendite di coprocessori. Il 486SLC era un prodotto di fascia economica progettato per competere con l’Intel 80386SX, rispetto al quale offriva migliori prestazioni a un prezzo simile o inferiore.


Storia

Presentato nel maggio 1992, era una CPU ibrida (come il successivo e più famoso Cyrix Cx5×86) che incorporava le caratteristiche di una nuova famiglia CPU (in questo caso la Intel 80486) usando però lo stesso connettore della famiglia precedente (Intel 80386SX). Girava alla velocità di 25, 33 e 40 Mhz, sebbene a 40 Mhz avesse problemi di affidabilità con alcuni sistemi operativi.


Caratteristiche

Il 486SLC può esser descritto come un 386SX con il set di istruzioni del 486 e 1 kB di cache L1 aggiunto. Sfortunatamente però ereditava il bus indirizzi a 24 bit e la limitazione a 16 MB di RAM del 386SX. Come il 386 e il 486SX, non incorporava il coprocessore matematico, ma a differenza del 486SX, poteva usare l’Intel 80387SX o compatibile. A causa delle limitazioni del bus e della minor quantità di cache disponibile le prestazioni non potevano competere con quelle del 486SX.

Il Cyrix Cx486SLC/e era la versione a basso consumo del Cx486SLC. Il Cx486SLC/e-V introduceva anche un voltaggio minore (3,3 V).

Il 486SLC era utilizzato principalmente in motherboard molto economiche e cloni di PC. Grazie al suo basso consumo, fu usato anche nei laptop.


Alternative

Texas Instruments, che fabbricava il 486SLC per Cyrix, presentò anch’essa la propria versione di CPU, TI486SXLC, che offriva 8 kB di cache interna rispetto a 1kB del progetto originale. Anche IBM sviluppò processori con caratteristiche simili come i 486SLC, 486SLC2, 486SLC3 e i 386SLC, che però non si rifacevano al progetto Cyrix.

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Musica contemporanea - laptop

Filed under: Uncategorized — Tags: , — admin @ 4:05 pm

Viene comunemente definita musica contemporanea la musica di matrice “colta” composta nel XX e nel XXI secolo. Nasce come reazione alla tradizione romantica europea del XIX secolo. In Germania, nel 1919, P. Bekker coniò per la musica contemporanea la definizione di Neue Musik, cioè “nuova musica”, come titolo di una sua lezione sulle tendenze della musica del suo tempo. Fra i sinonimi di musica contemporanea possiamo annoverare musica d’avanguardia, musica d’oggi e musica sperimentale.

Il dibattito sull’uso della definizione è ancora aperto. Alcuni comprendono in questa categoria tutta la musica composta ai giorni nostri, indipendentemente dallo stile adottato, mentre altri ne focalizzano l’uso sulla musica d’avanguardia. Altra differenza consiste nell’includere nella musica contemporanea tutta la musica composta nel XX e nel XXI secolo, o solo quella composta da autori viventi.

Alla musica contemporanea sono dedicati numerosi festival specializzati, ad esempio il Festival di Musica Contemporanea di Donaueschingen, la stagione concertistica dell’Ensemble Intercontemporain, il Festival di Aix-en-Provence, il Festival di Lucerna, Wien Modern, il Festival Ultima di Oslo, il Festival di Musica Contemporanea di Huddersfield, il Festival Musicale di Aspen, il Festival di Musica Contemporanea della Sydney Symphony, il Festival dell’International Society for Contemporary Music (ISCM), la Biennale Musica di Venezia, Milano Musica ed il “Festival Pontino” di Latina.

Alcuni compositori di musica contemporanea hanno prodotto anche musiche per il cinema, per il teatro e per la danza.


I precursori

Le radici della musica contemporanea affondano nella seconda metà del XIX secolo, con la complessità armonica delle opere tarde di Richard Wagner, la ricchezza formale di Johannes Brahms, e le nuove concezioni armoniche, melodiche e ritmiche di Claude Debussy.

Continuatori del discorso di Wagner e Brahms sono Gustav Mahler e Richard Strauss. Il loro tramite permette di tracciare una linea di continuità fra il Romanticismo Tedesco e la cosiddetta Seconda scuola di Vienna, i cui esponenti di maggior spicco sono Arnold Schönberg e i suoi allievi Alban Berg e Anton (von) Webern. Alla Seconda scuola di Vienna sono dovuti l’introduzione di importanti elementi stilistici e formali, quali l’atonalità e la dodecafonia.

L’intuizione del giovane Schönberg, così come ci viene raccontata nel suo Manuale di Armonia, è che il sistema tonale ha raggiunto i suoi limiti con Wagner. È necessario introdurre i concetti di tonalità allargata ed emancipazione della dissonanza, che consentono di sistematizzare in modo diverso l’uso di consonanza e dissonanza (considerata nel sistema di Schönberg una consonanza lontana).

Questa riflessione lo condurrà, negli anni Venti, a teorizzare un sistema di organizzazione formale definito Metodo di composizione con le dodici note, o dodecafonia, in cui non contano più le regole dell’armonia tonale, sostituite dai rapporti intervallari fra le singole note del totale cromatico.

Parallelamente alla riflessione in atto nel mondo di lingua tedesca, si hanno le esperienze dei futuristi italiani (bruitisme, Luigi Russolo), del franco-americano Edgard Varèse (che opera l’emancipazione del rumore e sottolinea l’importanza del timbro e del ritmo), dell’americano Charles Ives (che enfatizza gli aspetti scenici della musica ed adopera elementi compositivi simili al collage), e del francese Olivier Messiaen, precursore della futura scuola seriale del secondo dopoguerra ed ispiratore dei compositori spettrali degli anni Settanta.

Fondamentale sarà l’influenza di Igor Stravinsky e Béla Bartók sulle nuove generazioni, sia per le concezioni rivoluzionarie del ritmo esibite nella Sagra della Primavera del primo, sia per l’acquisizione del patrimonio musicale popolare alla musica colta nell’intera produzione del secondo.

Altri concetti importanti presenti nella musica all’inizio del XX secolo sono i seguenti:

  • Musica popolare, come fonte d’ispirazione per il compositore (vedi Béla Bartók e Zoltán Kodály).
  • Atonalità al di là della Seconda scuola di Vienna (vedi Alexander Skrjabin, Nikolai Rolslavets).
  • Futurismo (vedi Luigi Russolo, George Antheil)
  • Neoclassicismo (vedi Igor Stravinsky, Sergei Prokofiev, Francis Poulenc, Alfredo Casella).
  • Fusione di musica colta e musica popolare (vedi George Gershwin, Kurt Weill).
  • Sperimentalismo radicale (vedi Charles Ives).
  • Esperimenti con microintervalli (vedi Alois Hába, Ivan Wyschnegradsky)
  • Bruitisme (vedi Edgar Varèse).
  • Cosiddetto “modernismo moderato” (vedi Ernst Toch, Maurice Ravel).


Tra le due guerre

Durante il nazismo, molte delle forme della musica contemporanea (per esempio il Jazz) vennero considerate “arte degenerata” e vietate. La mostra Musica Degenerata, tenutasi a Düsseldorf nel 1938, in occasione delle Reichsmusiktage (”giornate musicali del Reich”) comprendeva, tra le altre, opere di Paul Hindemith, Arnold Schönberg, Alban Berg e Kurt Weill, costringendo molti degli artisti all’emigrazione o all’esilio. Allo stesso tempo, la politica culturale del regime promuoveva la produzione e l’ascolto di musica inoffensiva, ad esempio la musica popolare, la musica d’uso (o “Gebrauchsmusik”), le Operette, la musica da ballo e le marce militari che favorivano la propaganda. Molti compositori vennero perseguitati e uccisi per la loro origine ebraica.

Dopo la Rivoluzione, in Unione Sovietica si tentarono numerosi esperimenti in ogni campo della cultura e delle arti, compresa la musica. Con l’avvento dello Stalinismo, ebbe inizio una nuova direzione, a partire dal 1932, chiamata “Realismo Socialista”, tendente ad assoggettare le arti alla dottrina di partito. La breve parentesi di liberalismo che si ebbe dopo il 1956 non fu tuttavia sufficiente a sviluppare una corrente di avanguardia, come accadde invece nelle altre nazioni europee.

Se nella Germania nazista e nelle nazioni ad essa assoggettate si ebbe un taglio netto con il passato recente, sia a causa della censura che dello sterminio o dell’esilio a cui furono costretti i migliori compositori, in altre nazioni si ebbe invece una maggiore continuità nell’evoluzione del linguaggio musicale. Ad esempio, in Inghilterra un compositore come Benjamin Britten, in Italia compositori come Alfredo Casella, Ottorino Respighi e Gian Francesco Malipiero, in Svizzera Arthur Honegger, e in Francia Francis Poulenc e Darius Milhaud, furono allo stesso tempo tradizionalisti e innovatori.


Il secondo dopoguerra

Il secondo dopoguerra vide la nascita dei Corsi estivi di composizione per la Nuova Musica, che si tenevano ogni due anni presso l’Istituto Internazionale per la Musica della cittadina tedesca di Darmstadt, e che rivoluzionarono il linguaggio musicale del XX secolo. A dominare i corsi furono le tecniche di composizione seriale, sotto il segno del nume tutelare Anton Webern. Uno degli insegnanti più influenti nei primi anni a Darmstadt fu il francese Olivier Messiaen, che nelle sue opere accoglieva anche tecniche musicali prese a prestito da culture musicali extraeuropee, le quali venivano a fare parte del suo personale linguaggio compositivo.
Fra gli allievi di Messiaen si possono annoverare alcuni tra i maggiori compositori della seconda metà del XX secolo, tra cui i seguenti:

  • Pierre Boulez (attivo anche come direttore d’orchestra dedito all’interpretazione della musica contemporanea)
  • Karlheinz Stockhausen (vedi anche musica elettronica)
  • Luciano Berio
  • Luigi Nono
  • Mauricio Kagel (interessato soprattutto al teatro musicale sperimentale)
  • Iannis Xenakis

Va segnalato che l’archivio dell’Istituto di Darmstadt conserva molto materiale importante, tra cui un’importante documentazioe fotografica dei primi incontri. Le fotografie sono disponibili, a partire dal 1986, in forma digitale.

Gli anni attorno al 1950 costituiscono un altro punto di discontinuità nella storia della musica. Il critico Karl Schumann ricorda che la Wirtschaftswunder condusse ad un autentico miracolo culturale. A partire dagli anni ‘50, la musica imbocca numerose strade alternative, tra cui ricordiamo le seguenti:

  • Musica Aleatoria: John Cage, Bruno Maderna, Sylvano Bussotti
  • Neodadaismo (attorno al 1968)
  • Musica concreta: tra gli altri, Pierre Schaeffer, Luc Ferrari
  • Ampliamento delle tradizionali tecniche esecutive: George Crumb e il primo Krzysztof Penderecki
  • Applicazione alla musica di concetti mutuati dalla matematica e dalla fisica: Iannis Xenakis
  • Micropolifonia: György Ligeti
  • Minimalismo in America: tra gli altri, Terry Riley, Steve Reich, Philip Glass, John Adams. In Europa, Arvo Pärt porta il minimalismo nella musica religiosa.
  • In Germania: Nuova Semplicità, o “Neue Einfachheit”. Tra i rappresentati principali: Hans-Jürgen von Bose, Wolfgang Rihm
  • Nuova complessità: tendenza tipicamente europea, sorta a partire dagli anni Settanta con autori quali Brian Ferneyhough, Michael Finnissy e Helmut Lachenmann
  • Musica spettrale, soprattutto in Francia: i parametri compositivi (l’armonia, il ritmo e la melodia) derivano da ricerche acustiche sul suono: Hugues Dufourt, Gérard Grisey, Tristan Murail.


Gli anni Sessanta

Gli anni Sessanta ampliano enormemente il vocabolario musicale a disposizione dei compositori. La forma di ogni opera è nuova, nata spesso insieme all’opera stessa. Le tecniche strumentali vengono portate agli estremi, e si può parlare a ragion veduta di musica sperimentale.

Grazie alla ventata di novità portata in Europa da John Cage, l’alea e l’indeterminazione entrano a far parte dei materiali utilizzabili in fase di composizione e di interpretazione. La Trosième sonate pour piano di Boulez, il Mobile di Henri Pousseur, Quadrivium e Aura di Bruno Maderna sono “opere aperte” (secondo la felice definizione di Umberto Eco), parzialmente ricomponibili dall’interprete.

Se Cage fa derivare dal misticismo dell’Estremo Oriente la sua poetica dell’indeterminazione e dell’ascolto, alla filosofia indiana del tempo attingono Terry Riley e LaMonte Young, padri del minimalismo, le cui opere, spesso priva di un evidente punto di inizio e di fine, sconvolgono la concezione tradizionale di ritmo e durata.

Questa decostruzione della forma tradizionale raggiunge forse il culmine, come osservavano alcuni critici al momento della prima, con Atmosphères di György Ligeti, un brano attraversato da una micropolifonia così fitta da risultare in una fascia sonora brulicante e luccicante (questo modo di comporre sarà da alcuni definito musica atmosferica, proprio in conseguenza del titolo di quest’opera). Ligeti impiega la micropolifonia anche in altre opere, come Lux Aeterna e Lontano.

Il nuovo modo di comporre richiede anche il ricorso a tecniche strumentali inedite, come modi di emissione particolari dei fiati e degli archi, arco sul ponticello, armonici, multifonici, eccetera. Un campionario esemplare di nuovi suoni è contenuto nelle opere del periodo di Krzysztof Penderecki, in particolare in lavori quali De natura sonoris, Anaklasis, Utrenja. Nella Trenodia per le vittime di Hiroshima, la parte dei 52 strumenti ad arco non è più scritta in notazione tradizionale, ma in fasce, in cui spesso è data solo un’indicazione di massima dell’altezza.

In Italia ha il via quella che Mario Bortolotto definisce in un suo famoso scritto la “Fase seconda” della Nuova Musica, con autori quali Luigi Nono, Luciano Berio, Bruno Maderna, Sylvano Bussotti, Aldo Clementi, Franco Donatoni, Niccolò Castiglioni, Franco Evangelisti
. Spesso formati a Darmstadt, affascinati dai lunghi soggiorni dei musicisti americani a Roma, gli autori italiani tornano protagonisti della scena mondiale.


Gli anni Settanta

A partire dagli anni Settanta, prende il via una spiccata tendenza all’individualismo, che permette ai compositori di differenziare gli stili e di muoversi liberamente tra generi e materiali eterogenei, in un’inedita riflessione sul mondo e le culture. Si può quindi parlare di un’epoca dominata da una pluralità di stili, niente affatto monolitica, in cui è forte l’impegno sociale e intellettuale dei compositori.

Ad esempio, György Ligeti inizia a fondere influenze tratte dalla musica di culture ed epoche diverse, in un pastiche stilistico non privo di ironia. Mauricio Kagel porta la teatralità in una musica spesso estremamente godibile. Salvatore Sciarrino adotta un linguaggio rarefatto, come imbastito di silenzi, in contrasto con il linguaggio, normalmente fittissimo, dell’avanguardia. Franco Donatoni, conclusa la fase di dedizione all’Alea (o indeterminazione) si avvia verso la riscoperta dell’invenzione attraverso l’uso di codici combinatori e di permutazione. Luciano Berio, infine, riprende il discorso di Bartók, arricchendolo con le riflessioni di Claude Lévi-Strauss e James Joyce, e fa confluire elementi provenienti da svariate culture (inclusa quella popolare) in un linguaggio musicale estremamente nuovo e complesso.

Negli Stati Uniti, il gruppo dei minimalisti (Steve Reich, Terry Riley, Philip Glass, LaMonte Young) percorre una strada nuova, del tutto originale, in cui la musica è basata sulla ripetizione di brevi frasi, che tendono a raggelare il tempo (come nel caso di Glass, che collabora spesso con il regista teatrale Robert Wilson e il regista cinematografico Godfrey Reggio) o a sottolineare l’idea di una trasformazione continua, mettendo così in primo piano il processo musicale (come nelle opere di Reich).

Nel minimalismo americano si ritrovano sia le influenze dell’India e dell’Estremo Oriente, con le loro concezioni del tempo così diverse da quelle dell’Occidente, che un certo meccanicismo modernistico tipico delle avanguardie della prima metà del secolo (Mossolov, Prokof’ev, Honegger, un certo Bartók…).

Nelle sue continue sperimentazioni, anche György Ligeti arriva a risultati simili nelle sue opere del periodo, in particolare nel Kammerkonzert, e nel Secondo Quartetto per Archi. Episodi di ripetitività si trovano anche nelle opere di Harrison Birtwistle e Luciano Berio (Points on the curve to find, Coro).


Gli anni Ottanta

Il decennio che vede la fine del sistema politico dell’Europa Orientale e l’apertura dell’Occidente ad altre culture, segna l’avvio di un periodo di crisi generale, che indebolisce le idee e le ideologie nate nel secondo dopoguerra. I protagonisti della Neue Musik (nati a metà degli anni Venti) sono ormai anziani, e consolidano il loro linguaggio senza più fornire nuovi stimoli. Allo stesso tempo, non sembra però verificarsi un ricambio generazionale capace di porre fine alla crisi e dare alla musica quel forte impulso di rinnovamento che sembra essere ormai necessario.

Fin dai tardi anni Settanta, Boulez è fortemente impegnato nella gestione dell’IRCAM, il centro di ricerche sulla musica e l’acustica fondato a Parigi insieme a Luciano Berio (già impegnato presso lo studo di Fonologia della Rai di Milano) e Andrew Gerszo. Le sue opere nate dalla collaborazione con l’istituto, Répons e Dialogue de l’ombre double, vedono il ritorno dello spazio tra i parametri della musica, come ideale prosecuzione delle ricerche operate dai Veneziani nel tardo Rinascimento. In Répons il dialogo tra strumenti reali e computer assume una forma modernamente “responsoriale”.

Il collegamento ideale con un passato, rimeditato insieme al filosofo e librettista Massimo Cacciari, è tanto più forte nell’opera elettroacustica del veneziano Luigi Nono, in particolar modo in Prometeo - La tragedia dell’ascolto. In quest’opera, in cui interpreti e pubblico sono racchiusi in una struttura lignea progettata da Renzo Piano, che funge da ambiente di ascolto “virtuale”, il suono viene emesso da vari punti, e si propaga attraverso percorsi preordinati nell’aria e nei solidi, mediante i movimento costante degli interpreti, e i sistemi elettroacustici elaborati dal CSC (Centro di sonologia computazionale) di Padova.

Al contrario, il pioniere dell’elettronica Karlheinz Stockhausen, sfuggito dalle gabbie di un freddo razionalismo fin dai primi anni Settanta, continua ad approfondire i suoi rapporti con il misticismo e le religioni, dando il via alla composizione del gigantesco ciclo di teatro musicale Licht, quasi una sorta di novello Ring wagneriano.

Analogo ripiegamento in un mondo interiore, seppur meno appariscente di quello messo in opera da Stockhausen, avviene negli italiani Franco Donatoni (1927) ed Aldo Clementi (1925). Se il primo si richiude in un discorso alchemico-matematico, in cui complesse formule costruttive e scrittura automatica si fondono in una musica dal sapore allo stesso tempo criptico e beffardo, il secondo prosegue la sua titanica ricerca sul canone, producendo opere dalla polifonia intricatissima e di durata molto estesa.


La ricerca di una “nuova chiarezza”

La crisi degli anni Ottanta porta alcuni autori ad un tentativo di ritorno al passato, invocando il fallimento delle esperienze dell’avanguardia. Negli Stati Uniti fin dai primi anni Settanta era nato il movimento Neoromantico, parallelamente alla Nuova Semplicità (Neue Einfacheit) tedesca, di cui Wolfgang Rihm è il rappresentante di punta. Interprete assai originale di questa riscoperta dell’espressività è il franco-canadese Claude Vivier, già allievo di Stockhausen e autore di musiche di particolare lirismo.

Una strada particolare percorre George Benjamin, che riporta nella musica seriale il concetto di intelleggibilità armonica. Nel suo At first lights, due accordi e una nota “polare” danno la forma all’intera opera, creando un percorso armonico trasparente e chiaramente comprensibile.

In Francia, fin dai tardi anni Settanta Hugues Dufourt, Gérard Grisey, Michaël Lévinas e Tristan Murail, in opposizione alla scuola seriale guidata da Pierre Boulez, fondano il movimento spettrale, basando il loro linguaggio sull’analisi dei fenomeni fisici del suono piuttosto che su rapporti numerici astratti. Anche in questo caso viene riabilitata l’intelleggibilità delle verticalità (ovvero degli agglomerati armonici).

In Italia, Salvatore Sciarrino recupera alla musica una sua fisicità, una materialità del suono che la sottrae al rischio dell’astrattezza.


Gli anni Novanta

A caratterizzare il decennio è sicuramente l’acquisizione di nuove tecniche e tecnologie, grazie alla diffusione del computer. Il software musicale esce dai grandi centri di ricerca (quali i CCRMA o l’Ircam, il GRM o il CSC), e permette ad ogni compositore di realizzare nel proprio studio opere di musica elettronica. La stessa modalità compositiva ne viene influenzata, con un largo impiego dell’improvvisazione.

Molte tecniche della computer music “colta” passano a giovani musicisti di estrazione “pop”, non di rado disk jokey con il gusto della sperimentazione, che si esibiscono con un computer portatile in serate di laptop music, in cui vengono fusi diversi generi musicali.

Parallelamente, proprio nel decennio in cui muore uno dei suoi padri, Gérard Grisey, si diffonde la musique spéctrale (corrente nata in Francia in cui gli autori si servono del computer per l’analisi dei timbri, che è alla base delle opere) fino al punto di diventare oggetto di un nuovo accademismo, con annessi e connessi. I nuovi autori fondono diverse esperienze per creare una musica nuova, come Marc-André Dalbavie, partito dalla musica spettrale e passato attraverso il minimalismo e la serialità, o Kaija Saariaho, che sembra riscoprire il gusto timbrico degli impressionisti in special modo nella sua produzione operistica.


Ventunesimo secolo

Alcuni interpreti del minimalismo contemporaneo in Italia: Ludovico Einaudi, Ivan Fedele, Stefano Ianne.


Didattica musicale

La musica contemporanea nasce con una forte vocazione didattica, partendo dalle esperienze di Schönberg, passando per Darmstadt, per arrivare alle forti esperienze formative dell’Ircam, del centro Acanthes ad Avignone, dell’Accademia Musicale Chigiana (Siena), della Julliard School a New York, di Aspen e Tanglewood.

In Italia si rivela particolarmente attivo Franco Donatoni, in particolare nella cornice dell’Accademia Musicale Chigiana, che forma una schiera di giovani autori dal solido mestiere, quali Pascal Dusapin, Armando Gentilucci, Stefano Gervasoni, Sandro Gorli, Magnus Lindberg, Giuseppe Sinopoli, Alessandro Solbiati.

Donatoni segue le tracce del suo maestro Goffredo Petrassi, per le cui mani passano lo stesso Solbiati, Claudio Ambrosini, Ivan Fedele, Ada Gentile, Alessandro Sbordoni, e i più anziani Aldo Clementi, Robert W. Mann e Ennio Morricone.

A New York, Luciano Berio ha fra i suoi allievi alla Julliard School Steve Reich, Luca Francesconi e Ludovico Einaudi.


Altri compositori di rilevante importanza

  • Thomas Adès
  • Louis Andriessen
  • Jean Barraqué
  • Luciano Berio
  • Leonard Bernstein
  • Bruno Bettinelli
  • Corenelius Cardew
  • Elliott Carter
  • Azio Corghi
  • Luigi Dallapiccola
  • Luis De Pablo
  • Franco Donatoni
  • Henri Dutilleux
  • Peter Eötvös
  • Morton Feldman
  • Luc Ferrari
  • Beat Furrer
  • Alberto Ginastera
  • Vinko Globokar
  • Heiner Goebbels
  • Henryk Górecki
  • Hans Werner Henze
  • Oliver Knussen
  • György Kurtag
  • Magnus Lindberg
  • Bruno Maderna
  • Giacomo Manzoni
  • Peter Maxwell Davies
  • Luigi Nono
  • Francesco Pennisi
  • Harry Partch
  • Giacinto Scelsi
  • Salvatore Sciarrino
  • Franz Schreker
  • Marco Stroppa
  • Toru Takemitsu
  • Michael Tippett
  • Camillo Togni
  • Fabio Vacchi


Collegamenti esterni

  • Archivi della Musica Italiana Contemporanea
  • Homepage dell’International Society for Contemporary Music (ISCM)
  • Bit Byte Beat

Resources

Michael Scott - computer

Filed under: Uncategorized — Tags: — admin @ 10:53 am

È stato Presidente di Apple Computer dal maggio 1977 al marzo 1981.

Scott, Michael

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Agente 007 - Casinò Royale - laptop

Filed under: Uncategorized — Tags: , — admin @ 7:47 am

007 - Casinò Royale è un film del 2006, diretto da Martin Campbell. È tratto dal primo romanzo di Ian Fleming, Casino Royale. Introduce nel ruolo di 007 l’attore britannico Daniel Craig.


Trama

La sequenza d’apertura è in bianco e nero, violenta e veloce: 007 si guadagna il doppio zero del suo nome uccidendo due traditori dell’MI6.
Subito dopo ci ritroviamo in Madagascar, dove Bond insegue ed uccide un terrorista mercenario, assoldato per compiere un attentato.
L’agente Felix Leiter, identificatosi solo all’ultimo minuto come agente CIA, offre a Bond una grossa somma (5 milioni di dollari) per rientrare a giocare nel poker mozzafiato contro Le Chiffre. In cambio, però, che sia la CIA e non l’MI6 ad incastrare il pericoloso malvivente.
Bond raggiunge le Bahamas, dove scopre che il temuto attentato sta per essere compiuto da un secondo terrorista. Anche stavolta James, sventa il pericolo.
Viene inviato in Montenegro, al Casinò Royale, per partecipare ad una partita di poker (Texas Hold’em) per finanziare il terrorismo globale. L’autore della partita è un banchiere privo di scrupoli, Le Chiffre, l’organizzatore degli attentati, mandato sul lastrico appunto da Bond. Se Le Chiffre non riguadagna nella partita i soldi che ha perso, i suoi clienti lo uccideranno. Qui conosce Vesper Lynd una ragazza con la quale avrà ottimi rapporti.

Ovviamente è Bond a vincere. Le Chiffre lo imprigiona e lo tortura brutalmente per riprendersi il denaro, ma dei terroristi giungono sul posto e freddano il banchiere prima che possa proseguire.

Il finale si svolge a Venezia, dove 007 uccide gli ultimi appartenenti all’organizzazione di Le Chiffre, ma i soldi sono ormai stati presi da un altro agente, Mr White. Nel frattempo muore Vesper Lynd.
Tuttavia 007 riesce a trovarlo, a ucciderlo e a riprendere i soldi.


Precedenti

Non è il primo film ad ispirarsi al libro di Fleming, dato che vi sono ben due precedenti: il primo risale addirittura al 1954, quando la CBS decise di creare un film per la TV su “Casino Royale”. Il cast era composto da Barry Nelson nei panni di James Bond, Linda Christian in quelli della Bond girl, Valerie Mathis, e Peter Lorre in quelli del cattivo Le Chiffre.

Il secondo, invece, James Bond 007 - Casino Royale, venne realizzato nel 1967 con David Niven nel ruolo di Bond e un cast di stelle che annoverava attori del calibro di Peter Sellers, Orson Welles, Woody Allen, Ursula Andress e Peter O’Toole. Questo film rappresenta tuttavia una parodia dei classici film di James Bond.


Curiosità

  • Dopo Sean Connery, George Lazenby, Roger Moore, Timothy Dalton e Pierce Brosnan, Craig è il sesto attore ad impersonare l’agente segreto britannico nella serie ufficiale di James Bond.
  • Le scene della tortura di Bond sono state parzialmente tagliate rispetto alla versione originaria perché altrimenti il film non avrebbe ottenuto nel Regno Unito il visto “12A” (ossia: età minima 12 anni con accompagnamento di un adulto) del British Board of Film Classification. A detta del regista la pellicola contiene le scene più crude che siano mai state girate in un film di 007.
  • Le riprese, iniziate il 30 gennaio 2006 con un budget di 72 milioni di dollari e conclusesi il 21 luglio dello stesso anno, sono state effettuate alle Bahamas, a Praga, Karlovy Vary, Loket, Venezia e al Lago di Como, così come negli studi Barrandov in Repubblica Ceca e nei tradizionali Pinewood Studios di Londra. Il film è una coproduzione della Metro-Goldwyn-Mayer, Columbia Pictures, Danjaq Productions, Stillking Films, EON Productions e United Artists.
  • Nella parte girata all’aeroporto appare l’imprenditore Richard Branson, fondatore del Gruppo Virgin e cosponsor del film, in una breve scena al controllo passeggeri.
  • La supermodella brasiliana Alessandra Ambrosio fa una fugace comparsa quando Bond arriva all’Ocean Club; è una delle due tenniste che si voltano dopo averlo incrociato.
  • Come nel romanzo originale, nel film non compare il personaggio dell’armiere Q, mentre Miss Moneypenny - che fa una fugace apparizione nel romanzo - è stata del tutto esclusa, tranne che per un’allusione “criptica” al suo nome nella scena in cui compare per la prima volta Vesper: quest’ultima si presenta dicendo “I’m the money” (”Sono il denaro”) e Bond aggiunge “every penny of it” (”e ne vali ogni penny”). Il film è così il primo della serie senza la segretaria Moneypenny e, unitamente a Agente 007 - Vivi e lascia morire, il secondo senza Q.
  • Il produttore Michael G. Wilson appare in un cameo come presidente della polizia montenegrina.
  • Nel film James Bond guida un nuovo modello di Aston Martin, la “Aston Martin DBS”, che è stata appositamente realizzata per questa produzione.
  • In questo film sono numerose le presenze di attori italiani. Giancarlo Giannini svolge il ruolo dell’agente locale Mathis, mentre la bellissima Caterina Murino interpreta Solange, la moglie del criminale Dimitrios. Claudio Santamaria è invece Carlos, il terrorista incaricato di far esplodere l’aereo nell’aeroporto di Miami.
  • L’Italia figura nel film anche come luogo di ambientazione della trama e luogo di riprese reali; in primo luogo Venezia e poi due ville del Lago di Como. La villa in cui James Bond è in convalescenza è Villa del Balbianello a Lenno, mentre la villa della scena finale (007 spara a Mr. White) è Villa La Gaeta nel comune di San Siro.
  • Nel film è contenuto un nuovo primato: nella scena dell’incidente, l’Aston Martin DBS di 007 si rovescia per ben sette volte.
  • Molte sono le scene che pubblicizzano prodotti in modo più o meno appariscente. Tra gli altri figurano i cellulari Sony Ericsson, i laptop Vaio, il motore di ricerca Google, un escavatore New Holland,uno yacht Sunseeker dove un esperto pokerista gioca a poker con un politico, due pacchetti con l’iscrizione FedEx al momento dell’arrivo all’hotel in Montenegro, nonché le marche di alcolici Heineken, Bollinger e Martini. Il famoso programma di fotoritocco Adobe Photoshop ha l’onore di una citazione, assieme alle marche di orologi Rolex e Omega, nonché l’immancabile smoking (o Tuxedo) Brioni, gli occhiali Persol e molte automobili del gruppo Ford Motor Company come Aston Martin, Jaguar, Land Rover e il nuovissimo modello della Ford Mondeo.


Errori

Oltre ai classici errori del genere d’azione, quali pettinature magicamente ricomposte e macchie di sangue “mobili”, il film contiene due errori marchiani:

  • Abbastanza grossolana è la raffigurazione del petroso e mediterraneo Montenegro con una località di evidente impronta mitteleuropea, con ubertose valli intervallate da fiumi e castelli da fiaba, centri storici con campanili a cipolla e piazzette in stile tardobarocco. E difatti le riprese sono state effettuate a Karlovy Vary, in Repubblica Ceca, motivo per cui sono riconoscibili la sigla delle ferrovie e delle telecomunicazioni ceche, non è stata nascosta l’insegna del Bílý Koníček (cavallino bianco in ceco), la polizia arriva su autovetture Skoda e le divise sono quelle ceche leggermente modificate. Inoltre, quando Bond si reca al bar durante la partita a poker, sono chiaramente visibili due bottiglie di Becherovka, liquore nazionale ceco prodotto proprio a Karlovy Vary.
  • Un altro madornale errore è l’inspiegabile identità di orario negli invii e ricezione degli sms fra Mollaka e Dimitrios, i quali sono separati da quasi sei ore di fuso orario: Mollaka riceve l’sms ELLIPSIS quando si trova in Madagascar (GMT + 3, la stessa ora di Mosca) alle 19.12. Una volta in possesso del cellulare, Bond risalirà alla traccia del mittente (ovvero Dimitrios) andando a finire alle Bahamas (GMT - 3, come Buenos Aires). Qui Bond, grazie a una precedente registrazione delle telecamere a circuito chiuso dell’hotel, riesce a vedere Dimitrios nell’atto di inviare il messaggio: il bug sta nel fatto che l’orologio della telecamera CCTV segna ancora le 19.12, mentre dovrebbero essere esattamente le 13.12 .
  • Appana giunti nell’hotel di Montenegro, Bond riceve una busta con le chiavi del automobile. Sale in macchina e lascia la portiera aperta, successivamente si china per aprire il vano porta oggetti e quando si rialza l’inquadratura, la portiera è chiusa. Nel cambio di inquadratura successivo, la portiera è nuovamente aperta.


Altri progetti


Collegamenti esterni

  • Scheda Film - 007

Resources

Touchpad - laptop

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thumb|200px|right|Un touchpad della Synaptics
Il TouchPad è una periferica di input presente nella maggior parte dei notebook. Viene utilizzato per spostare il cursore captando il movimento del dito dell’utente sulla superficie del touchpad; sostituisce completamente il mouse del PC.

Il touchpad, grazie a dei sensori, percepisce il movimento del dito utilizzando la misura della sua capacità elettrica. I sensori che si occupano di questo, sono posizionati lungo l’asse orizzontale e verticale del touchpad e vengono utilizzati per conoscere l’esatta ubicazione del dito sulla sua superficie. Più precisamente sotto la superficie visibile del touchpad sono posizionate due griglie separate da dielettrico. Le griglie sono formate da una serie di conduttori paralleli e sono disposte l’una perpendicolarmente all’altra. Poggiando un dito sul touchpad, questo fa cambiare la capacità tra due singoli conduttori componenti ciascuna griglia mediante sensori. Il touchpad ad esempio non percecepisce la presenza di una matita perché essa non è in grado di far cambiare la capacità.
Se si ha un dito umido e/o sudato, i sensori potrebbero non riconoscere correttamente il suo movimento poiché è difficoltoso misurare la capacità tra di essi.
Oltre alla superficie, molte volte quadrata, vi sono due tasti i quali hanno la medesima funzione dei tasti di un normale mouse.
Solitamente un touchpad ha IRQ 12.

Il touchpad risulta utile quando non si ha un punto d’appoggio per il mouse comune vicino al notebook.

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Accumulatore litio-ione - laptop

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Il tipo di batteria ricaricabile noto come accumulatore litio-ione (a volte abbreviato Li-Ion) è un tipo di batteria ricaricabile comunemente impiegato nell’ elettronica di consumo. È attualmente uno dei tipi più diffusi di batteria per laptop e telefono cellulare, con uno dei migliori rapporti potenza-peso, nessun effetto memoria ed una lenta perdita della carica quando non è in uso. Tali batterie possono essere pericolose se impiegate impropriamente e se vengono danneggiate, e comunque, a meno che non vengano trattate con cura, si assume che possano avere una vita utile più corta rispetto ad altri tipi di batteria. Una versione più avanzata della batteria litio-ione è l’accumulatore litio-polimero.


Storia

Gilbert N. Lewis fabbricò le prime batterie al litio nel 1912; le prime pile non ricaricabili furono create nei primi anni settanta. La batteria ricaricabile al litio-ione necessitò di altri 20 anni di sviluppo prima che fosse sicura abbastanza per essere usata in massa sul mercato, e la prima versione commerciale fu creata dalla Sony nel 1991, a seguito di una ricerca di un team diretto da John B. Goodenough.


Vantaggi e Svantaggi


Vantaggi

Le batterie al litio-ione possono essere costruite in una vasta gamma di forme e dimensioni, in modo da riempire efficientemente gli spazi disponibili nei dispositivi che le utilizzano.

Tali batterie sono anche più leggere delle equivalenti fabbricate con altri componenti chimici - spesso molto più leggere. Questo perché gli ioni di litio hanno una densità di carica molto elevata - la più alta di tutti gli ioni che si sviluppano naturalmente. Gli ioni di Li sono piccoli e mobili, ma stoccabili più prontamente di quelli di idrogeno. Inoltre una batteria basata sul litio è più piccola di una con elementi di idrogeno, come le batterie all’idruro metallico di nichel, e con meno gas volatili. Gli ioni necessitano di meno intermediari per l’immagazzinaggio, cosicché più peso della batteria è utilizzabile per la carica, invece che per l’overhead.

Le batterie Li-ion non soffrono dell’ effetto memoria. Hanno anche un basso ritmo di auto-scarica approssimativamente del 5% mensile, paragonato all’oltre 30% mensile e 20% mensile in batterie all’idruro metallico di nichel e al nichel-cadmio, rispettivamente. In effetti, le batterie Li-Ion (in particolare le batterie al Li-Ion “stupide”) non hanno processi di auto-scarica nel significato abituale della parola <ref>http://www.gpbatteries.com/pdf/Li-ion_Handbook.pdf</ref>, ma soffrono di una lenta perdita permanente di capacità, descritta in maggior dettaglio sotto. D’altro canto, le pile al Li-Ion “intelligenti” si auto-scaricano lentamente, a causa del piccolo consumo del circuito di monitoraggio del voltaggio inserito in esse; questo consumo è la sorgente più importante di auto-scarica in queste batterie.


Svantaggi

L’unico svantaggio della batteria al Li-Ion è che la sua durata dipende dall’anno di produzione (vita di “mensola”), senza dipendere dal fatto che sia stata caricata, e non solo dal numero di cicli di carica/scarica. Questo svantaggio non è molto pubblicizzato <ref>http://www.buchmann.ca/Article5-Page1.asp</ref>.

Ad un livello di carica del 100%, una tipica batteria per laptop al Li-Ion che è piena a 25 gradi Celsius o 77 gradi Fahrenheit, perderà irreversibilmente approssimativamente il 20% della capacità all’anno. Tuttavia una batteria installata in un laptop poco ventilato, potrebbe venire esposta a temperature molto più alte di 25 °C, il che abbrevia significativamente la sua vita. La perdita di capacità comincia dal momento in cui la batteria è stata fabbricata, e avviene anche qualora la batteria non venga usata. Diverse temperature di stoccaggio provocano diversi risultati di perdita: il 6% a 0 °C/32 °F, 20% a 25 °C/77 °F, e 35% a 40 °C/104 °F. Quando immagazzinata al 40% di carica questi numeri si riducono al 2%, 4% e 15% a 0, 25 e 40 gradi Celsius rispettivamente.

Per questo gli accumulatori Li-Ion non sono adatti ad essere usate come fonte secondaria di energia: per questa applicazione sono più indicati gli accumulatori al piombo, o anche le batterie al Ni-MH.

Siccome la potenza massima che può essere continuamente prelevata dalla batteria dipende dalla sua capacità, nei dispositivi che richiedono alta potenza (relativa alla capacità della batteria espressa in A·h), come computer portatili e videocamere, le batterie al Li-Ion spesso si guastano bruscamente anziché mostrare una graduale diminuzione della durata di uso dell’equipaggiamento. Al contrario, i dispositivi che richiedono bassa potenza, come i telefoni portatili, possono sfruttare l’intero ciclo di vita della batteria.

Una pila al Li-Ion singola non va mai scaricata sotto una certa tensione, per evitare danni irreversibili. Di conseguenza tutti i sistemi che utilizzano batterie al Li-Ion sono equipaggiati con un circuito che spegne il sistema quando la batteria viene scaricata sotto la soglia predefinita <ref>Gold Peak Industries Ltd., Lithium Ion technical handbook</ref>. Dovrebbe dunque essere impossibile scaricare la batteria “profondamente” in un sistema progettato correttamente durante il normale uso. Questa è anche una delle ragioni per cui le pile al litio non vengono mai vendute da sole ai consumatori, ma solo come batterie finite progettate per adattarsi ad un sistema particolare.

Quando il circuito di monitoraggio della tensione è montato all’interno della batteria (la cosiddetta “batteria intelligente”) anziché come equipaggiamento esterno, e consuma continuamente una piccola corrente dalla batteria anche quando non è in uso, la batteria non va a maggior ragione immagazzinata per lunghi periodi completamente scarica, per evitare danni permanenti.

Le batterie Li-Ion non sono durature come quelle al nichel metal-idrato o al nichel-cadmio, e possono essere pericolose se se ne sbaglia l’utilizzo. Di solito sono anche più costose.


Pericolosità della batteria Li-ion

La chimica delle batterie Li-Ion non è sicura come le altre, e una pila al Li-Ion richiede diversi sistemi di sicurezza obbligatori al suo interno, prima che si possa considerare sicura per l’uso fuori da un laboratorio. Questi includono un interruttore termico (per prevenire il surriscaldamento in caso di sovraccarico) e una linguetta di sicurezza con valvola di sfiato (per rilasciare la pressione interna). Nonostante queste caratteristiche di sicurezza, le batterie Li-Ion sono soggette a frequenti richiami; inoltre, tali sistemi occupano spazio utile all’interno delle pile, oltre ad aggiungere ulteriori possibilità di guasto. Di solito, in caso di problemi a questi sistemi, la pila è resa inutilizzabile permanentemente e irreversibilmente.

Il numero di caratteristiche di sicurezza può essere paragonato con quello della pila al nichel metal-idrato, la quale ha solo un sistema di ricombinazione dell’idrogeno/ossigeno (che previene il danno da lieve sovraccarica) e una valvola per il back-up della pressione.

Attualmente sono in corso ricerche con l’obiettivo di sviluppare batterie al Li-Ion alternative, che risultino sicure con meno o nessun sistema di sicurezza <ref>http://www.valence.com/saphion.asp</ref>.


Specifiche e Design

  • Densità specifica di energia: da 150 a 200 W·h/kg (da 540 a 720) kJ/kg)
  • Densità volumetrica di energia: da 250 a 530 W·h/L (da 900 a 1900 J/cm3)
  • Densità specifica di potenza: da 300 a 1500 W/kg (@ 20 secondi <ref>http://www.e-one.com.tw/News_2005_e.htm] e 285 W·h/L</ref>)

Una reazione chimica tipica della batteria al Li-Ion è come segue:

<math>\mathrm{Li}_{\frac12} \mathrm{Co} \mathrm{O}_2 + \mathrm{Li}_{\frac12}\mathrm{C}_6 \leftrightarrow \mathrm{C}_6 + \mathrm{Li}\mathrm{Co}\mathrm{O}_2 </math>

Le batterie agli ioni di litio hanno una tensione di circuito aperto nominale di 3.6 V e una tensione di ricarica tipica di 4.2 V. La procedura di ricarica è a tensione costante con limite di corrente. Questo significa caricare con corrente costante finché una tensione di 4.2 V viene raggiunta dalla pila e continua con tensione costante finché la corrente diventa nulla o quasi. (Tipicamente la carica viene terminata al 7% della corrente iniziale di carica). Le vecchie batterie agli ioni di litio non potevano essere caricate velocemente e necessitavano tipicamente di almeno 2 ore per ricaricarsi completamente. Le pile della generazione attuale si ricaricano completamente in 45 minuti o meno; alcune raggiungono il 90% di carica in appena 10 minuti.

Il design interno delle pile a ione di litio è come segue. L’anodo è fatto con carbonio, il catodo è un ossido metallico, e l’elettrolito è un sale di litio in solvente organico. Poiché il metallo di litio, che potrebbe essere prodotto in condizioni irregolari di ricarica, è molto reattivo e può causare esplosioni, le pile agli ioni di litio solitamente hanno incorporati circuiti elettronici protettivi e/o fusibili per evitare l’inversione di polarità, sovraccarichi di tensione e surriscaldamento.


Interfase Elettrolitico Solido

Un elemento particolarmente importante per attivare le batterie agli ioni di litio è l’interfase elettrolitico solido (SEI). Gli elettroliti liquidi nelle batterie agli ioni di litio consistono in elettroliti di sali di litio, come LiPF6, LiBF4, o LiClO4, e solventi organici, come l’etere. Un elettrolito liquido conduce ioni di litio, il quale agisce come trasporto tra il catodo e l’anodo quando una batteria fa passare una corrente elettrica attraverso un circuito esterno. Tuttavia, elettroliti solidi e solventi organici si decompongono facilmente sugli anodi durante la carica, impedendo l’attivazione della batteria. Eppure, quando solventi organici appropriati vengono usati come elettroliti, gli elettroliti si decompongono e formano un’interfaccia elettrolitica solida alla prima carica che è isolante elettricamente e altamente conduttiva per gli ioni di litio. L’interfaccia previene la decomposizione degli elettroliti dopo la seconda carica. Per esempio, il carbonato di etilene si decompone relativamente ad un alto voltaggio, e forma una interfaccia forte e stabile. Questa interfaccia viene chiamata SEI.

Vedi triossido di uranio per avere dettagli su come lavora il catodo. Mentre gli ossidi di uranio non vengono usati nelle batterie commerciali, il modo in cui gli ossidi di uranio possono reversibilmente inserire cationi è lo stesso in cui lavora in molte pile agli ioni di litio.


Guida al prolungamento della vita di una batteria al Li-Ion

  • A differenza delle batterie al nickel-cadmio, le batterie agli ioni di litio andrebbero caricate presto e spesso. Tuttavia, se non vengono utilizzate per un lungo periodo, andrebbero caricate a circa il 40%. Le batterie agli ioni di litio non andrebbero mai “ciclate profondamente” come quelle al Nichel-Cadmio.
  • Le batterie al Li-Ion andrebbero mantenute fredde. Idealmente mantenute in un frigorifero. L’invecchiamento è molto più rapido alle alte temperature. Le alte temperature all’interno delle automobili provocano un degrado rapido delle batterie al Li-Ion.
  • Le batterie al litio non dovrebbero mai essere scaricate completamente (0%).
  • Secondo un libro <ref>Characteristics and Behavior of 1M LiPF6 1EC:1DMC Electrolyte at Low Temperatures|

author=L.M. Cristo, T. B. Atwater|
publisher=U.S. Army Research|
location=Fort Monmouth, NJ}}</ref>, le batterie al Li-Ion non andrebbero congelate. Nota che la maggior parte delle batterie al Li-Ion congelano approssimativamente a -40 °C, molto meno delle più bassa temperatura raggiungibile dalla maggior parte dei freezer casalinghi.

  • Le batterie al Li-Ion andrebbero comperate solo quando necessarie, a causa del fatto che l’invecchiamento comincia ad agire da quando sono state fabbricate.
  • Quando si utilizza un notebook utilizzando la corrente di casa per lunghi periodi, la batteria si può rimuovere e mantenere in un luogo fresco cosicché non subisca del caldo prodotto dal computer; tuttavia la batteria del notebook previene le perdite di dati in memoria durante sbalzi di tensione e blackout. Buone alternative sono l’uso di vecchie batterie al litio o di un gruppo di continuità.


Temperatura e carica di immagazzinaggio

Immagazzinare una batteria agli ioni di litio alla temperatura e carica corrette fa la differenza per mantenere la sua capacità di carica. La seguente tabella mostra la perdita di carica permanente che c’è con immagazzinaggio ad un livello di carica e una temperatura dati.

Perdita Permanente di Capacità contro Condizioni di Immagazzinaggio
Temperatura di deposito 40% di Carica 100% di Carica
0 °C (32 °F) 2% di perdita dopo 1 anno 6% di perdita dopo 1 anno
25 °C (77 °F) 4% di perdita dopo 1 anno 20% di perdita dopo 1 anno
40 °C (104 °F) 15% di perdita dopo 1 anno 35% di perdita dopo 1 anno
60 °C (140 °F) 25% di perdita dopo 1 anno 40% di perdita dopo 3 mesi
Source: batteryuniversity.com <ref>http://www.batteryuniversity.com/parttwo-34.htm BatteryUniversity.com</ref>

C’è un significativo beneficio nell’evitare di depositare una batteria agli ioni di litio a piena carica. Una batteria Li-Ion depositata al 40% di carica durerà molte più volte di una depositata al 100%, particolarmente alle alte temperature.

Se una batteria agli ioni di litio viene depositata con troppa poca carica, c’è il rischio di permettere alla carica di cadere sotto la soglia di basso-voltaggio, risultando in una batteria irrecuperabile. Una volta che la carica è scesa sotto tale livello, ricaricarla può essere pericoloso. Un circuito interno di sicurezza si aprirà per impedire la ricarica, e la batteria sarà completamente inutilizzabile per tutti gli scopi pratici.

In circostanze in cui una seconda batteria al litio è disponibile per un certo strumento, è raccomandabile che la batteria inutilizzata sia scaricata al 40% e messa in frigorifero per prolungare la sua vita di scaffale. Bisognerebbe dare alle batterie il tempo di riscaldarsi alla temperatura ambiente per 24 ore prima di ogni carica o scarica.


Problematiche di sicurezza

Le batterie agli ioni di litio si possono facilmente rompere, prendere fuoco o esplodere quando sono esposte alle alte temperature, o alla luce diretta del sole. Non dovrebbero essere tenute in macchina durante il periodo caldo. Cortocircuitare una batteria al litio può causare incendi ed esplosioni.

Il contenitore di una batteria al Li-Ion non va mai aperto per nessun motivo, esse contengono dispositivi di sicurezza che proteggono le pile, se danneggiati, queste possono anche causare l’incendio o l’esplosione della batteria.

I contaminanti all’interno delle pile possono disabilitare questi dispositivi di sicurezza. Il richiamo di più di 10 milioni di batterie utilizzate in laptop Dell, Apple, Lenovo/IBM, Panasonic, Toshiba, Hitachi, Fujitsu e Sharp da parte della Sony a metà del 2006 fu una conseguenza della contaminazione interna da parte di particelle metalliche. Sotto certe circostanze, queste possono perforare il separatore, cortocircuitandole e convertendo rapidamente tutta l’energia della pila in calore
<ref>http://www.theinquirer.net/default.aspx?article=32550</ref>.

Kuzhikalail M. Abraham, un consulente sulle batterie al litio della E-Kem Sciences, dice che la spinta dell’industria dei computer ad aumentare la capacità delle batterie può testare i limiti dei componenti sensibili, come la membrana separatrice, una pellicola di polietilene o polipropilene spessa soltanto 20-25 µm. Precisa che la densità di energia delle batterie agli ioni di litio è più che raddoppiata da quando sono state introdotte nel 1991. Egli dice “Quando imballate la batteria con sempre più materiale, la pellicola può subire stress”.

Il richiamo delle batterie per laptop della Dell della metà del 2006 non è stato il primo, ma solo il più grande. Durante la passata decade ci sono stati numerosi richiami di batterie agli ioni di litio in telefoni cellulari e laptop dovuti a problemi di surriscaldamento. Lo scorso dicembre, la Dell ritirò circa 22.000 batterie dal mercato americano. Nel 2004, la Kyocera Wireless richiamò circa un milione di batterie usate nei telefoni.<ref>Tullo, Alex. “Dell Recalls Lithium Batteries.” Chemical and Engineering News 21 Aug 2006: 11</ref>.

“È possibile rimpiazzare il catodo in ossido di litio e cobalto nelle batterie agli ioni di litio con catodi in metallo fosfato litiato, che non esplode e ha anche una maggiore vita di scaffale. Ma per il momento queste batterie più sicure sembrano principalmente destinate alle automobili elettriche e altre applicazioni che necessitano grandi capacità, e dove le problematiche di sicurezza sono più critiche… Il fatto è che il metallo fosfato litiato tiene soltanto circa il 75 percento della capacità…” (ref:<ref> http://www.nytimes.com/2006/09/01/opinion/01cringely.html</ref>).


Nuove tecnologie

Nel febbraio del 2005, la Altair NanoTechnology <ref>http://www.altairnano.com/applications.html</ref>, una piccola marca di Reno, Nevada, annunciò un materiale per elettrodi di batterie al litio di dimensioni nanoscopiche. Il prototipo della batteria ha tre volte la potenza delle attuali batterie e può essere pienamente ricaricato in 6 minuti.

Nel marzo 2005, la Toshiba ha annunciato un’altra batteria al litio a ricarica veloce, basata su una nuova tecnologia di nanomateriali, che procurano una ricarica ancora più veloce, una capacità più grande e un ciclo di vita più lungo. La batteria potrà essere utilizzata in prodotti commerciali a partire dal 2006 o agli inizi del 2007, primariamente in settori industriali o negli autotrasporti <ref>http://www.toshiba.co.jp/about/press/2005_03/pr2901.htm</ref>.

Nel Novembre 2005, la A123Systems annunciò <ref>http://www.a123systems.com/html/news/articles/051102_news.html</ref> una nuova batteria ancora più potente e ricaricabile più velocemente <ref>http://www.greencarcongress.com/2005/11/a123systems_lau.html#more</ref> <ref>http://autos.groups.yahoo.com/group/gridable-hybrids/message/2099</ref> basata su di una ricerca autorizzata dal MIT. La loro prima pila <ref>http://hybrids-plus.com/pmwiki/index.php?n=Ext.A123Cells cell</ref> è in produzione (2006) e viene usata nei power tools <ref> http://www.dewalt.com DeWalt power tools</ref> e in conversioni Hybrids Plus <ref>http://hybrids-plus.com/ Hybrids Plus</ref> Prius PHEV (anche se la conversione costa più del prezzo dell’auto, soprattutto a causa del costo delle batterie).

Tutte queste formulazioni coinvolgono nuovi elettrodi. Aumentando l’area effettiva dell’elettrodo - diminuendo la resistenza interna della batteria - la corrente può essere aumentata sia durante l’uso che la ricarica. Questo è simile agli sviluppi ottenuti con il supercondensatore. Di conseguenza la batteria è capace di rilasciare più potenza (in watt); tuttavia, la capacità della batteria (amperora) è aumentata solo di poco.

Nell’aprile 2006, un gruppo di scienziati del MIT annunciò di aver trovato un modo per utilizzare i virus per formare cavi nanoscopici che possono essere usati per costruire batterie agli ioni di litio ultra sottili con tre volte la normale densità di energia. Science Express (prestampa) <ref>http://www.sciencemag.org/cgi/content/abstract/1122716</ref>.


Sviluppi più recenti

Nel giugno del 2006, ricercatori in Francia hanno creato elettrodi di batteria in nanostrutture con capacità che ammontano a parecchie volte la capacità energetica, per peso e volume, degli elettrodi convenzionali <ref> http://www.technologyreview.com/read_article.aspx?ch=nanotech&sc=&id=17017&pg=1</ref>.


Fonti

<references/>


Voci correlate

  • Accumulatore litio-polimero
  • Auto elettrica
  • Storia dell’auto elettrica
  • Toyota Eliica (automobile elettrica della Toyota, con batterie Li-ion)


Collegamenti esterni

  • Accumulatori elettrici litio-ione sulla Fiat-600 “Elettra” (tratto da Centro Ricerche Fiat)
  • Laptop Li-Ion Battery guide

Resources

High net worth individual - dollari

Filed under: Uncategorized — Tags: , — admin @ 3:52 am

Con la locuzione High Net Worth Individual (HNWI) si intende identificare le persone che possiedono un alto (high) patrimonio netto (net worth). Vengono tipicamente racchiusi in questa definizione quelle persone il cui patrimonio eccede il milione di dollari, al netto delle proprietà immobiliari.

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Famiglia MacBook - laptop

Filed under: Uncategorized — Tags: — admin @ 3:51 am

I MacBook sono una famiglia di computer portatili (detti anche laptop) di Apple Computer, dotati di processore Core 2 Duo di Intel.

Esiste in tre versioni: due di colore bianco con processori rispettivamente a 1,83 Ghz e 2 Ghz, e una di colore nero con processore a 2 Ghz e in una seconda serie con processori più potenti di 2 Ghz,2.16 Ghz e il modello nero anch’esso da2.16Ghz.
È stato presentato il 16 Maggio 2006 durante una conferenza stampa, e come prezzo e dotazioni si posiziona nella fascia consumer, ovvero quella dell’utenza non professionale.
Sostituisce gli iBook con processore PowerPc, e rispetto a questi tra le altre cose indroduce uno schermo lucido (dai colori più vivaci, benché soggetto al problema dei riflessi), una nuova tastiera leggermente più compatta, un touchpad più ampio e il supporto a Front Row, l’interfaccia per il telecomando.

Più che di evoluzione dell’iBook G4, qui si può parlare di vera e propria rivoluzione.
Tante sono le novità che hanno contribuito a rendere questo computer uno dei portatili più apprezzati dalla critica e dal pubblico (alcuni siti lo definiscono addirittura come il miglior portatile della storia; il Washington Post ha reso con l’attributo “impressive” l’incredibile versatilità di questo notebook Apple).

MacBook è il nuovo nome adottato da Apple per contraddistinguere questo portatile di fascia consumer dal modello di utenza più professionale, rappresentato dal MacBook Pro.
La principale novità, come già detto, è il passaggio ai nuovi processori Intel Core Duo: in effetti, con l’arrivo del MacBook, il quale manda in pensione iBook e PowerBook 12″, tutta la famiglia dei notebook Apple può godere di processori x86. Il cambiamento, in termini di prestazioni, risulta molto evidente, con risultati fino a quattro volte più veloci dell’iBook G4 1,42GHz in GarageBand.

Anche l’avvio di Mac OS X gode di questo boost prestazionale, dal momento che il MacBook impiega quasi la metà del tempo rispetto al predecessore in questa operazione. La differenza estetica sostanziale è l’introduzione di un modello di colore nero, una scelta cromatica rimasta per diversi anni fuori dai prodotti di Apple: sicuramente si tratta in questo caso di un nostalgico ritorno alle tinte dei vecchi PowerBook G3 che hanno spopolato in serie TV di tutto il mondo (fra cui è impossibile non menzionare l’indimenticabile “Pismo” di Sex and the City). Tuttavia, il modello nero ha prodotto una sorta di “scandalo”, dal momento che la differenza di prezzo fra un MacBook bianco e uno nero di pari prestazioni è di ben 150 euro: va ricordato, comunque, l’impiego di un materiale diverso per il modello nero, meno soggetto a problemi come scoloriture (rivelatesi invece molto frequenti nei modelli bianchi).

L’altra grande novità è la presenza di uno schermo lucido, o “glossy”, in formato widescreen e dall’elevata risoluzione di 1280×800 pixel. L’utilizzo di uno schermo lucido è ormai divenuto una prassi nel panorama dei PC portatili (i primi ad adottarlo sono stati i Sony Vaio), e forse questa volta Apple si è lasciata prendere dal trend. Infatti, questo display permette un’incredibile nitidezza e fedeltà di colori se utilizzato in situazioni di penombra o buio assoluto, mentre, quando una fonte di luce di proietta su di esso (come potrebbe verificarsi all’aperto), potrebbero verificarsi dei problemi a causa della presenza di riflessi che rendono difficile la lettura, sebbene Apple abbia ottimizzato lo schermo per minimizzare questo fenomeno.

Altra sostanziale differenza rispetto al predecessore è la presenza di una nuova tastiera che ricorda chiaramente il Sinclair degli anni ‘80: questa tastiera, infatti, presenta tasti completamente piatti e leggermente spaziati fra loro, che però godono di un’incredibile ergonomia e silenziosità. Inoltre, grazie a questo tipo di fabbricazione, si riducono le possibilità di accumulo di sporco sotto i tasti. Infine, un’altra novità estetica e funzionale è rappresentata dalla trackpad, che ha assunto un formato wide, seguendo direttamente le proporzioni dello schermo, e presenta la possiblità di “simulare” il clic destro appoggiando due dita sulla sua superficie e cliccando con l’unico tasto a disposizione.

Il MacBook, poi, ha anche un nuovo sistema di chiusura di tipo magnetico: invece di utilizzare il solito gancio presente da anni su tutta la linea Apple, esso introduce un elemento di novità che non si riduce ad uno scopo puramente estetico. La chiusura, infatti, risulta molto più salda, ed è quasi impossibile che si possano verificare aperture accidentali del notebook tenuto in mano o in borsa.
Come tutti i nuovi portatili Intel che escono dalla Apple, anche il MacBook condivide alcuni elementi di rilievo con la sua controparte professionale Pro: ad esempio, è presente il connettore MagSafe (brevettato), che, sempre grazie ad un sistema magnetico, elimina i rischi di cadute del laptop, nel caso che qualcuno inciampi sul filo dell’alimentatore.

Rispetto al MacBook Pro, il MacBook è dotato di un alimentatore di dimensioni minori (praticamente uguali a quello dell’iBook G4), ma anche di potenza minore, limitata a 60 watt contro agli 85 del Pro (perciò è possibile ricaricare il Pro con questo alimentatore solo se non sono in corso attività piuttosto impegnative). Inoltre, è possibile notare l’introduzione di una minuscola (ma qualitativamente molto buona) webcam iSight integrata nella parte superiore della cornice dello schermo e dotata di microfono, che spinge molti altri utenti ad usufruire di chat video nei loro “incontri virtuali” con amici e colleghi.

Infine, come già accennato all’inizio, è stata introdotta anche l’interfaccia grafica Front Row, che permette di far diventare il MacBook un media center perfetto, pronto da collegare alla TV mediante uno dei tanti adattatori che permettono il collegamento fra la porta Mini-DVI del portatile alla VGA, DVI o video composito di uno schermo HD o dell’Apple Cinema Display HD da 23 pollici. Naturalmente, il semplice, intuitivo ma estemamente funzionale Apple Remote è incluso nella dotazione del MacBook.

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