Emmen - paesi
Emmen è il nome di almeno due località:
- Emmen è una città nella provincia olandese della Drenthe
- Emmen è un comune del cantone svizzero di Lucerna
Resources
Emmen è il nome di almeno due località:
Resources
2639
Resources
X.org Foundation è un organizzazione, fondata il 22 gennaio 2004, che ha come obiettivo lo sviluppo di X Window System.
Il consiglio direttivo 2005 è composto da Stuart Anderson, Egbert Eich (SUSE/Novell), Jim Gettys (OLPC), Stuart Kreitman (Sun Microsystems), Kevin Martin (Red Hat), Jim McQuillan e da Leon Shiman.
Il server X.Org è l’implementazione di riferimento di X ed è comunemente usato nei sistemi operativi Linux e UNIX. È la tecnologia fondamentale alla base dei desktop environment, a partire da CDE fino ad arrivare ai moderni GNOME e KDE. L’ultima versione rilasciata è la X11R7.1 ed è liberamente scaricabile dal sito freedesktop.org.
Resources
Forum Appii fu un piccolo centro sorto in epoca romana come tappa e luogo di sosta sul tracciato della via Appia, a 43 miglia da Roma:
Presso questa località la via Appia entrava nelle paludi pontine e dal porto fluviale qui collocato si dipartiva un canale navigabile lungo 19 miglia e affiancato al terrapieno stradale, attraverso il quale in epoca augustea si poteva proseguire il viaggio fino a Terracina sfruttando imbarcazioni trainate da muli percorrenti la sede stradale, come viene ben descritto nella Satira Quinta del poeta latino Orazio. Citato anche nella “Naturalis Historia” di Plinio il Vecchio (14.8.61), in cui parla del vino “Setino”, proveniente dalle pendici delle montagne sopra Forum Appii. Nel 61 DC San Paolo nel suo viaggio verso Roma vi incontrò alcuni cristiani venutigli incontro dalla capitale, come viene riportato negli Atti degli Apostoli (28.14-15).
Abbandonato nel medioevo, come tutto il tratto della via lungo le paludi pontine, solo dopo la bonifica degli anni 1920 e 1930, il territorio circostante fu ripopolato, e fu fondato ed edificato in parziale sovrapposizione con l’area del villaggio romano, il centro di Borgo Faiti.
Di Forum Appii rimangono oggi pochissimi resti: tracce di edifici minori di cui si conserva solo la pianta, purtroppo in stato di abbandono, tratti di muratura in opus incertum, alcune lapidi commemorative e numerosi frammenti di materiali da costruzione o decorativi. Delle opere stradali restano alcuni tratti di basolato (diverticoli della via Appia), alcuni cippi miliari e, ancora in opera (tuttora percorso da una delle carreggiate dell’attuale statale), un ponte romano a sesto ribassato che scavalca il fiume Cavata, parzialmente restaurato nel XIX secolo.
L’area di interesse archeologico è attualmente suddivisa tra i comuni di Latina e di Sezze e si trova in stato di abbandono.
Resources
L’auto elettrica è un veicolo con Motore elettrico che utilizza l’energia chimica che viene immagazzinata in un “serbatoio” energetico costituito da una o più batterie ricaricabili. I veicoli elettrici utilizzano motori elettrici in sostituzione, o in aggiunta al motore a combustione interna.
[[Immagine:GM EV.jpg|right|thumb|333px|L’auto elettrica della General Motors EV1 aveva nel 1999, un’autonomia dai 120 ai 240 km (a seconda dell’”abilità”, tempo e condizioni di carica), utilizzando batterie NiMH.]]
[[Immagine:Eliica.jpg|right|thumb|333px| Il prototipo della Toyota Eliica, alimentata da batterie a ioni di Li, con autonomia di 320 km, ed una velocità massima di 190 km/h, grazie ad 8 motori da 55 kW.]]
I veicoli che utilizzano sia motori elettrici che motori a combustione interna (ICE: Internal combustion engine) sono noti come ibridi
.
In tali veicoli, gli accumulatori vengono ricaricati da un motore a combustione interna.
I veicoli elettrici più diffusi sono automobili, piccoli
autocarri, biciclette motorizzate, scooter elettrici, veicoli per campi da golf, carrelli elevatori e veicoli simili, perché di solito gli accumulatori sono poco adatti per applicazioni che abbisognano di un più vasto raggio d’azione oppure di una grande potenza e capacità di carico.
I veicoli elettrici hanno complessivamente una maggiore efficienza energetica rispetto a quasi tutti i motori a combustione interna. Un motore a benzina ha una efficienza energetica del 25%, un diesel si avvicina al 40%, mentre un motore elettrico a induzione in corrente alternata ha un efficienza del 95%. Non producono fumi di scarico ne’ vapor d’acqua) e, complessivamente, producono un inquinamento minimo se riforniti con energia prodotta da fonti rinnovabili.
Grazie alla elevata coppia prodotta dai motori elettrici, i veiocoli elettrici hanno buone prestazioni in accelerazione, tali da superare i veicoli convenzionali alimentati a benzina.
I nuovi modelli possono viaggiare per centinaia di chilometri con una sola carica, anche dopo 160.000 km di impiego delle stesse batterie. I veicoli elettrici, riducendo la dipendenza dal petrolio, potrebbero rallentare il riscaldamento globale (attenuando l’effetto serra), sono più silenziosi rispetto ai motori a combustione interna e non producono fumi nocivi.
Come svantaggi si ha una limitata autonomia tra le ricariche, il tempo di ricarica, e la scarsa durata delle carica delle batterie, anche se nuovi tipi di batteria ricaricabile e nuove tecnologie di carica (e di scarica) ne hanno incrementato l’autonomia e la vita utile, riducendone contemporaneamente il tempo di carica.
Anche se alcuni modelli vengono ancora prodotti in quantità limitate, alcuni BEV (Battery electric vehicle) che si sono rivelati adatti alle strade (e molto popolari come il GM EV1) sono stati ritirati dal mercato e sono stati rottamati dai loro costruttori.
Un piccolo numero di modelli di futura produzione sono stati annunciati, anche se molti altri sono stati costruiti come prototipi. Negli Stati Uniti, molti tra i più pratici BEV sono un fai-da-te di veicoli con motore a combustione interna, eseguiti da hobbisti, dal momento che una produzione industriale è praticamente inesistente.
I maggiori costruttori di automobili USA sono stati accusati di aver deliberatamente sabotato i loro sforzi per la produzione di veicoli elettrici.
Le compagnie petrolifere hanno registrato ed acquistato i brevetti di molti tipi di batteria, ed hanno utilizzato la “patent protection” per impedire che la più moderna tecnologia delle batterie ricaricabili venisse utilizzata nelle auto elettriche (vedi più sotto).
[[Immagine:tzeroviper.jpg|thumb|right|250px|Un vecchio modello di Tzero in una drag race (gara di resistenza tra due soli veicoli). Un veicolo elettrico in gara con un veicolo tradizionale: la Dodge Viper (dietro a sinistra).]]
Nel corso del XX secolo le vetture con motore elettrico sono diventate molto più rare rispetto ai veicoli con motore a combustione interna.
È utile mettere a confronto vetture elettriche e veicoli a combustione interna per alcuni aspetti.
I veicoli elettrici (negli USA) hanno dei costi operativi che variano tra 1 e 2 centesimi di euro per chilometro, mentre (sempre negli USA, dove la benzina è poco tassata) i veicoli tradizionali a benzina hanno costi operativi maggiori da circa 4 a 6 volte tanto <ref> Idaho National Laboratory (2005) “Comparing Energy Costs per Mile for Electric and Gasoline-Fueled Vehicles” Advanced Vehicle Testing Activity report at avt.inel.gov accessed 11 July 2006.</ref>.
Il costo principale del possesso dei BEV moderni dipende principalmente dal costo delle batterie, il tipo e la capacità di esse è fondamentale nel determinare molti fattori come l’autonomia di viaggio, la velocità massima, il tempo di vita utile della batteria ed il tempo di ricarica; esistono alcuni svantaggi e vantaggi dei vari tipi, probabilmente non esiste un tipo ideale per chiunque, ma alcuni sono più adatti per alcuni utilizzi.
Secondo alcuni, i veicoli elettrici a batteria hanno un vantaggio nel riciclaggio di parti dell’auto dopo gravi incidenti stradali. A differenza dei componenti dei motori a benzina, che tendono ad incendiarsi (specie quando i tubi rotti dell’iniezione soffiano benzina sulla marmitta catalitica o sul turbocompressore rovente), i componenti delle celle a batteria tendono a mantenersi integri e funzionanti per poter essere recuperati e riutilizzati. Dal momento che (eccetto l’accumulatore di tipo litio-ione) non hanno materiali infiammabili, possono essere considerati veicoli molto più sicuri in caso di incidente, ed anche con molte parti riciclabili.
Con il costo delle batterie che va dal 80 % del totale (di 50.000 euro per veicoli potenti, a lungo raggio con costose batterie NiMH) fino al 50% (di 16.000 euro per veicoli di uso cittadino con batterie nichel-cadmio, zinco-aria o al magnesio, ed autonomie inferiori ai 160 km) questo comporta minori costi percentuali di riparazione post-collisione, dal momento che sono per buona parte riciclabili.
Per quanto riguarda le assicurazioni, il costo assicurativo delle vetture elettriche è paragonabile a quello delle “supercar” sportive, con spese di copertura assicurativa pari a centinaia di dollari al mese.
Le vetture elettriche di serie o convertite tipicamente consumano da 0,11 a 0,23 kWh/km (dati sul veicolo GM EV1 : 0,179 kWh/km e 0,373 con basso rendimento di carica) <ref> Idaho National Laboratory (2006) “Full Size Electric Vehicles” Advanced Vehicle Testing Activity reports at avt.inel.gov, visto il 5 luglio 2006</ref> <ref> Idaho National Laboratory (2006) “1999 General Motors EV1 with NiMH: Performance Statistics” Electric Transportation Applications info sheets at inel.gov visto il 5 liglio 2006</ref>.
Considerando un consumo di 5 litri di benzina per 100 km, una vettura a combustione interna consuma circa 0,51 kWh/km. Si tenga poi presente che circa la metà del consumo della vettura elettrica è dovuto a dispersioni ed al basso rendimento nella ricarica delle batterie, e quindi non è impensabile un consumo chilometrico inferiore a 0,1 kWh in un futuro molto prossimo, consumo neppure ipotizzabile nelle vetture a combustione interna.
Se si considera il sistema globale, includendo l’efficienza energetica del processo di produzione e della distribuzione al punto di rifornimento, il calcolo risulta complesso a causa della grande diversità delle fonti prime.
Considerando un generatore elettrico a ciclo combinato ed ipotizzando un rendimento pari a 0,6 nella generazione e 0,75 nella distribuzione, il consumo chilometrico totale di una vettura elettrica passa a 0,33 kWh/km (riferito al valore medio tra quelli sopra detti), mentre si può ritenere accettabile un rendimento pari a 0,75 alla produzione e 0,75 alla distribuzione per gli idrocarburi, che comporta un consumo di 0,91 kWh/km per vetture a combustione interna, valore 2,75 volte superiore, fattore che potrebbe divenire in un futuro assai prossimo superiore a 3.
Altri sistemi di generazione di energia elettrica possono dare risultati ancora più eclatanti: accumulatori ricaricati da celle fotovoltaiche, generatori eolici o simili fonti hanno un consumo primario pari a zero, e l’energia elettrica di origine nucleare potrebbe essere considerata anch’essa a costo primario nullo (anche se andrebbe analizzato il costo del materiale fissile, in quanto non rinnovabile).
Le emissioni di anidride carbonica (CO2) sono utili per confrontare i consumi rispettivi della via elettrica e di quella a combustione interna <ref> US Department of Energy e Environmental Protection Agency (anno 2007) “Search for cars that don’t need gasoline” Fuel Economy Guide database at fueleconomy.gov visto il 5 luglio 2006</ref>. Questi confronti includono la produzione di energia, la distribuzione, la ricarica delle batterie, ed i vari tipi di perdite generate dai veicoli (attrito, termica, ecc.). Le emissioni di CO2 migliorano nei BEV alimentati da fonti sostenibili di produzione elettrica, ma rimangono quasi fisse per i veicoli a benzina. (Sfortunatamente non sono disponibili dati così aggregati relativi ai veicoli elettrici in commercio).
| Model | t CO2 (Produzione di energia da fonti convenzionali, per lo più elettricità da carburante fossile |
t CO2 (Produzione di energia elettrica sostenibile, ad.es., da pannello solare o energia eolica) |
|---|---|---|
| 2002 Toyota RAV4-EV (BEV puro) | 3,45 | 0,0 |
| 2000 Toyota RAV4 2wd (benzina) | 6,53 | 6,53 |
| Altri veicoli elettrici a batteria | ||
| 2000 Nissan Altra EV | 3,17 | 0,0 |
| Veicolo ibrido | ||
| 2001 Honda Insight | 2,81 | 2,81 |
| 2005 Toyota Prius | 3,17 | 3,17 |
| 2005 Ford Escape H 2x | 5,26 | 5,26 |
| 2005 Ford Escape H 4x | 5,62 | 5,62 |
| Veicoli con motore a combustione interna | ||
| 2005 Dodge Neon 2.0L | 5,44 | 5,44 |
| 2005 Ford Escape 4x | 7,26 | 7,26 |
| 2005 GMC Envoy XUV 4x | 10,61 | 10,61 |
Si tenga presente che i modelli citati, di produzione statunitense (anche quelli di marche giapponesi) mostrano valori a volte assai diversi da quelli dei comuni veicoli europei.
La resistenza aerodinamica (Cx) ha una grande importanza nel determinare l’efficienza enegetica, particolarmente alle alte velocità.
Molti fattori devono essere considerati quando si compara l’impatto totale sull’ambiente. Il tipo di confronto più esauriente è quello dell’analisi dalla “catena-di-montaggio-alla-discarica” oppure l’analisi di tutto il tempo di vita. Questa analisi è così esaurientemente complessiva che considera ogni tipo di consumo energetico, includendo i consumi (ed emissioni) implicati dalla produzione originale (ed anche della componentistica) e le fonti di carburante e tutti i consumi (e le emissioni) durante la vita utile del veicolo includendo l’inquinamento durante la produzione delle batterie (ad esempio l’estrazione del cadmio comporta un elevato inquinamento da metalli pesanti) e la sua deposizione in discarica. I vari tipi e l’entità dell’inquinamento varia enormemente tra i vari tipi di batteria, cosa che rende ancora più difficile fare dei confronti.
Ad esempio, è difficile stabilire se siano peggiori gli effetti ambientali dell’inquinamento da nichel e da cadmio prodotti dall’estrazione mineraria, dalla fabbricazione della batteria, dalla discarica con successiva ossidazione, rottura, infiltrazione e dilavamento di una batteria NiCd malamente scaricata; oppure se siano peggiori e meno duraturi i danni all’ambiente causati dall’emissione di idrocarburi e dalla raffinazione del petrolio.
Sono necessarie accurate statistiche su ogni tipo di combustibile fossile e di accumulatore in modo di poter giudicare gli apporti e le fuoriuscite di inquinanti per giudicare equamente l’impatto ambientale totale.
Una grande differenza tra i veicoli BEV ed ICE rispetto al tempo di vita consiste nel fatto che i primi utilizzano la elettricità al posto di combustibili liquidi. Qualora l’elettricità fosse generata a partire da fonte rinnovabile o da nucleare ciò presenterebbe un consistente vantaggio in termini di inquinamento atmosferico.
In ogni caso, se la elettricità fosse prodotta da combustibili fossili (come è nella gran parte dei casi) Il vantaggio relativo dei veicoli elettrici è sostanzialmente ridotto <ref> Tahara, K. et al. (2001) “Comparison of CO2 Emissions from Alternative and Conventional Vehicles.” World Resources Review 13:52-60 summary at ilea.org accessed 5 July 2006</ref>. Ne deriva che lo sviluppo di sorgenti di energia che non emettano CO2 è necessaria ridurre la emissione totale netta dei veicoli elettrici. In ogni caso, l’impatto ambientale della produzione di energia elettrica (emissioni indirette) dipende dal mix della produzione ed è normalmente più ridotto della emissione diretta prodotta dai veicoli ICE <ref> Van Mierlo, J., et al. (2003) “Environmental Damage Rating Analysis Tool as a Policy Instrument” 20th International Electric Vehicle Symposium and Exposition (Long Beach, California) conference paper at etecmc10.vub.ac.be accessed 14 July 2006</ref>
Rispetto al tempo di vita, un’altra importante differenza tra i veicoli elettrici e quelli a combustione interna consiste nell’ utilizzo di consistenti batterie di accumulatori. I moderni accumulatori hanno dimostrato di poter superare in durata gli stessi veicoli elettrici su cui sono installate. Ad esempio gli accumulatori provati da Toyota hanno mostrato solo un minimo calo di risultati dopo aver percorso 240.000 chilometri. Certamente nell’utilizzo reale i dati mostrano risultati peggiori, tipicamente gli elementi al litio perdono di efficienza per circa 20-40 percento all’anno; così se si fanno 240.000 chilometri su una pista di test si possono confermare i dati rilevati da Toyota ma se, in un utilizzo reale, si percorrono all’ anno 10.000 chilometri, la batteria di accumulatori andrà sostituita dopo 30.000 chilometri con una spesa di circa 20.000 Euro con un costo pari a 0,67 €/km.
I veicoli BEV, non essendo dotati di motore che brucia combustibile liquido e dei conseguenti apparati necessari al suo funzionamento, sono spesso più affidabili e richiedono minore manutenzione. Sebbene i veicoli BEV siano poco diffusi, essi possono trarre vantaggio dagli avanzamenti tecnologici che si stanno realizzando in altri mercati come quello dei telefoni cellulari, dei laptops, dei carrelli elevatori e dei veicoli elettrici ibridi. Le innovazioni nella tecnologia delle batterie elettriche che si sviluppa negli altri mercati possono essere utilizzate al fine di rendere i veicoli BEV sempre più utilizzabili e diffusi.
[[Immagine:VenturiFetish.jpg|frame|right|Venturi Fetish - a limited production electric car capable of reaching 0-100km/h in 4.5 seconds]]
Molte delle vetture elettriche di oggi sono capaci prestazioni in accelerazione che eccedono quelle di veicoli a benzina della stessa potenza. I veicoli elettrici possono utilizzare una configurazione diretta motore-ruota che aumenta l’efficienza nell’erogazione della potenza. Il fatto che possono avere molteplici motori collegati direttamente alle ruote permette a ciascuna ruota di essere sia propulsiva che frenante, cosa che aumenta la trazione.
In alcuni casi, il motore può essere alloggiato direttamente nella ruota, come nel disegno noto come “Whispering Wheel“, che abassa il centro di gravità complessivo del veicolo e riduce il numero di parti in movimento. Quando non sono dotate di un asse, di un differenziale, oppure della trasmissione, i veicoli elettrici godono di una minore inerzia rotazionale del treno direzionale. Un sistema senza ingranaggi, o con un solo ingranaggio in alcuni BEV elimina la necessità di un cambio a marce, dando all’auto un accelerazione e frenata più dolce. Si consideri inoltre che i motori elettrici, con i moderni sistemi di alimentazione, possono lavorare a potenza o a coppia costanti; i motori a combustione interna hanno una propria curva caratteristica, seguendo la quale i regimi di coppia e potenza massime si hanno in zone molto limitate della velocità di rotazione, in genere verso i 2/3 della velocità massima per la coppia e 4/5 per la potenza.
Alcune vetture elettriche da corsa (”simil dragster”) hanno motori elettrici, con cambi e trasmissioni a due marce per incrementare la velocità massima fino a 160 km/h <ref> Hedlund, R. (2006) “The 100 Mile Per Hour Club” National Electric Drag Racing Association list at nedra.com
accessed 5 July 2006</ref> <ref> Hedlund, R. (2006) “The 125 Mile Per Hour Club” National Electric Drag Racing Association list at nedra.com accessed 5 July 2006</ref>.
thumb|right|220px|Prototipi di batteria a polimeri a ioni di litio da 75 watt-ora/kg. Le batterie più recenti di questo tipo erogano 130 Wh/kg e resistono a migliaia di cicli di ricarica.
Le Batterie ricaricabili utilizzate nei veicoli elettrici includono la pila zinco-aria, l’ accumulatore piombo-acido (”innondate” e VRLA), il NiCd, il tipo a NiMH, le litio-ione, le Li-ion polimero.
Le batterie sono tipicamente il componente più costoso dei BEV. Sebbene il costo di fabbricazione della batteria sia elevato, l’ aumento della loro produzione può portare ad un abbassamento dei costi nel momento in cui la produzione dei BEV avesse le stesse dimensioni della attuale produzione dei veicoli a combustione interna. Le nuove tecnologie di produzione delle batterie, competitive in termine di costo con i motori a combustione interna, consentiranno un importante abbassamento dei costi nel momento in cui decadranno i relativi brevetti
A partire dalla fine degli anni 90, lo sviluppo di nuove tecnologie per le batterie è stato pilotato dalla impetuosa crescita della domanda di computer portatili e di telefoni cellulari, con la richiesta da parte dei consumatori di schermi più larghi e più luminosi e di batterie di durata più lunga; ciò ha pilotato la ricerca e lo sviluppo in quel settore. Il mercato dei BEV ha utilizzato i progressi ottenuti in quel settore. Se il mercato dei BEV dovesse crescere esso contribuirà alla ricerca e allo sviluppo di nuove tecnologie relative alle batterie.
Le batterie delle vetture elettriche devono essere ricaricate periodicamente (vedi anche Sostituzione delle batterie, più sotto). Le VE solitamente vengono caricate dalla rete elettrica. In questo caso l’energia è generata da una varietà di risorse come il carbone, l’energia idroelettrica, l’olio combustibile o il gas naturale o infine, fuori d’Italia l’energia nucleare.
Le batterie possono essere ricaricate mentre il veicolo viene guidato grazie al freno rigenerativo. Sono sono state sperimentate alcune fonti di energia ausiliarie, come la cella fotovoltaica.
Nell’ auto ibrida l’elettricità può essere prodotta da un generatore mosso da un motore a combustione interna. Anche se non si tratta in senso stretto di una BEV, la concept car Ford Reflex dispone di celle fotovoltaiche all’esterno per aiutare ad alimentare il suo sistema di potenza ibrido.
Il tempo di ricarica viene determinato principalmente dalla corrente trasmissibile da parte della connessione alla rete elettrica. La potenza normalmente disponibile in una presa di corrente domestica va da 1.5 kW (negli USA, Canada, Giappone, e paesi con tensione 110 V) fino a 3-6 kW (in paesi con corrente a 240 V). In Italia è abbastanza comune il contratto 6kW di connessione alla rete, ma si potrebbe evidentemente utilizzare correnti più alte. Si pensi che i carrelli elevatori, la cui maggioranza è azionata da un motore elettrico, ricaricano batterie da 6-700 Ah in pochissime ore con connessioni a prese dell’ordine di 10 - 12 kW]].
Al livello di 10 Kw, anche ricaricare una piccola batteria di 250 Ah (20,4– 50 Km), richiederebbe circa un ora. Questo è davvero poco rispetto alla velocità nel fornire potenza di una normale pompa di benzina, che può fornire 5.000 kilowatt. Anche se la potenza somministrata fosse maggiore, molte batterie non accettano la carica a velocità maggiori rispetto al loro tasso di ricarica (”C1″). (Questo implica che se oggi fate la coda per rifornire la vostra auto di benzina, per ricaricare la batteria del vostro BEV la coda sarà da 50 a 500 volte più lunga !)
Nel 1995, alcune stazioni di carica, ricaricavano le VE in un ora. Nel novembre del 1997, la Ford acquistò un sistema di ricarica-veloce prodotto dalla AeroVironment chiamato “PosiCharge” per sperimentarlo nella sue flotte sperimentali di VE Ranger, che riuscivano a caricare i loro accumulatori piombo-acido in tempi tra i sei e quindici minuti. Nel febbraio del 1998, la General Motors annuncia una versione del suo sistema “Magne Charge” che poteva ricare le batterie NiMH in circa dieci minuti, fornendo un autonomia da 96 a 160 km <ref> Anderson, C.D. and Anderson, J. (2005) “New Charging Systems” Electric and Hybrid Cars: a History (North Carolina: McFarland & Co., Inc.) ISBN 0-7864-1872-9, p. 121.</ref>.
Nel 2005, la Toshiba aveva costruito un dispositivo portatile che dichiarava come capace di ricevere un ricarica del 80% circa 60 secondi <ref> Toshiba Corporation (2005) “Toshiba’s New Rechargeable Lithium-Ion Battery Recharges in Only One Minute” dichiarazione alla stampa in toshiba.co.jp (5 luglio 2006) </ref>. Aumentando queste caratteristiche di potenza alla scala della batteria da 65 Ah si avrebbe bisogno di un picco di potenza di circa 340 kW. Non è molto chiaro se questo tipo di batterie sarebbero ricaricate direttamente nei BEV, dal momento che la generazione di calore le renderebbe poco sicure.
A molte persone non serve una ricarica veloce perché ad una certa ora della giornata dispongono di sufficiente tempo (da 6 a 8 ore), di giorno nel parcheggio del luogo di lavoro, oppure di notte nel parcheggio di casa. Dal momento che durante la ricarica l’auto non deve essere vigilata, ci vuole meno di 1/2 minuto per attaccare alla presa oppure staccare il proprio veicolo. Molti guidatori di BEV preferirebbero rifornirsi a casa, evitando la congestione ed il vaiggio alla stazione di servizio. In alcune ditte “ecology-minded” alcuni parcheggi hanno delle prese di corrente per veicoli elettrici, provviste di sistemi di ricarica automatizzati.
La connessione dell’auto alla colonnina erogatrice può avvenire fondamentalmente in due modi:
Mentre nel primo caso la circuiteria di regolazione per la carica può essere tutta dal lato della colonnina, nel secondo caso buona parte della circuiteria dovrebbe necessariamente essere a bordo del veicolo (con conseguente complicazione ed appesantimento del veicolo stesso).
Una alternativa alla ricarica (ed ai suoi lunghi tempi) è quella di sostituire rapidamente le batterie di accumulatori scarichi con altre già cariche. Queste batterie modulari (spesso alloggiate in un doppio fondo sotto l’abitacolo, tra le ruote, oppure sotto il bagagliaio) possono scorrere ed essere rapidamente sostituite dal personale della stazione di servizio oppure da sistemi robotizzati.
Queste batterie scariche modulari potrebbero essere sostituite con altre cariche (forse prevedendo il pagamento di un deposito iniziale) in stazioni di servizio, rivendite di auto, grandi magazzini oppure parcheggi. Con una dimensione standard (pari a quella di una valigetta d’aereo), comode maniglie, un peso ridotto a 20-40kg e rotelline, il cambio di uno o più moduli (inserendoli in fessure di ricarica a nastro trasportatore) è il più veloce (nessun tempo di ricarica): pochi secondi!
A seconda del tipo di batterie ricevute, si procederà a ricaricarle in modi diversi, gli accumulatori NiMH, Li-ion e Li-pol possono essere ricaricati immediatamente; le batterie NiCd devono essere prima scaricate allo 0% e poi ricaricate, per impedire l’ effetto memoria. La pila zinco-aria (che non può essere ricaricata in modo semplice), deve essere portata in un centro industriale (più o meno grande) e “rigenerata” con un procedimento elettro-chimico.
Questi vari tipi di moduli potrebbero avere “colori standard”, prese di corrente, numeri, lettere e codici a barre identificativi diversi, ed un circuito con un microchip che rivelasse la carica della batteria, le condizioni di salute della pila, la targa degli ultimi utenti ed eventuali scuotimenti o urti ricevuti dalla pila (rivelati con accelerometri inseriti nella batteria).
Il rischio di commettere errori nel loro utilizzo sarebbe inferiore a quello di scambiare i vari tipi di benzina (con o senza piombo, diesel) oppure di caricare benzina dal erogatore corretto, connesso al giusto deposito, ma caricato dal benzinaio con carburante scadente o diverso da quello indicato… in fondo si tratta sempre di elettroni, ed i circuti elettronici dell’auto elettrica possono misurare il voltaggio e l’amperaggio disponibili !
La effettiva autonomia di un BEV dipende sia dal numero e dal tipo di batterie utilizzate sia dalle prestazioni richieste dal guidatore del veicolo. Il peso e la tipologia del veicolo hanno ugualmente un forte impatto esattamente come avviene per la autonomia dei tradizionali veicoli a benzina.
Le batterie utilizzate sono usualmente le normali batterie al piombo-acido che sono facilmente reperibili e poco costose. Con questo tipo di batterie si raggiungono normalmente autonomie comprese tra 30 e 80 km.
È possibile produrre Auto Elettriche funzionanti con batteria al piombo-acido con autonomia di 130 km per ogni ricarica.
Le batterie al NiMH hanno una più alta densità di energia e possono consentire auonomie dell’ ordine dei 200 km. Le Auto Elettrche equipaggiate con le nuove Batterie al Litio consentono autonomie dell’ordine di 400-500 km <ref> Mitchell, T. (2003) “AC Propulsion Debuts tzero with LiIon Battery” AC Propulsion, Inc. press release at acpropulsion.com accessed 5 July 2006</ref>.
È compito dei diversi produttori di Auto Elettriche trovare il corretto bilanciamento tra i livelli di autonomia, peso, tipologie di batteria e costo.
La autonomia di una Auto Elettrica può essere aumentata del 50% utilizzando un sistema di ricarica automatica in fase di frenaggio.
Le Auto Elettriche possono agganciare speciali carrelli per poter funzionare come Veicoli Ibridi quando si renda necessaria una grande autonomia senza aggravio di peso quando tale maggiore autonomia non sia richiesta.
I veicoli di questo tipo divengono di fatto veicoli a combustione interna quando utilizzano il carrello, consentendo così una molto più ampia utonomia solo quando necessaria.
Le singole batterie sono di solito raggruppate in grandi gruppi a vario voltaggio e capacità per ottenere l’energia richiesta. La durata delle batterie dovrebbe essere considerata quando si calcola il costo di investimento, dato che le batterie si consumano e devono essere sostituite. Il decadimento delle batterie dipende da numerosi fattori.
Nell’utilizzo quotidiano in strade di città e campagna, alcuni dei veicoli Toyota RAV4 EV, utilizzanti batterie NiMH, hanno avuto durate operative eccedenti i 160.000 km, con poca o nessuna degradazione della capacità di carica e del voltaggio fornito nell’ambito del loro tragitto quotidiano <ref>Knipe, TJ et al. (2003) “100,000-Mile Evaluation of the Toyota RAV4 EV” Southern California Edison, Electric Vehicle Technical Center report at evchargernews.com accessed on 5 July 2006</ref>.
[[Immagine:NoveltyEV-1.jpg|right|thumb|200px|The Silver Sofa can spin in place and is charged by solar panels. It is intended for use at off–road events such as Burning Man]]
Il professore giapponese Hiroshi Shimizu della “Faculty of Environmental Information” nella Keio University ha creato la “limousine del futuro“: la Eliica (Electric Lithium Ion Car) che marcia su otto ruote motrici con motori a hub da 55 kilowatt, per una potenza totale di 470 kilowatts e zero emissioni. La Eliica ha una velocità massima di 190 Km/h, ed una autonomia massima di 320 kilometri (alimentata da batterie litio-ione). (video nel sito www.eliica.com) Comunque, i modelli attuali costano circa $300.000 US, di questi la metà del costo è costituito dalle batterie.
Il futuro delle auto elettrice a batteria dipende principlamente dal costo e dalla disponibilità di batterie con alta densità energetica, capacità di fornire picchi di potenza, lunga vita utile, ed altri aspetti come motori più leggeri ed economici, controllo elettronico dei motori, della trazione e delle ruote indipendenti, ruote sterzanti in modo diverso alle alte e basse velocità, caricabatterie che siano teconologicamente ed industrialmente maturi e competitivi nei costi con i molti componenti dei motori a combustione interna.
Gli accumulatori Li-ion, Li-poly e la pila zinco-aria hanno dimostrato di possedere densità energetiche sufficientemente elevate per fornire un raggio decente e tempi di ricarica comparabili a quelli del riempire di benzina i serbatoi dei veicoli convenzionali.
[[Immagine:New Vehicle Purchase Preference.gif|right|thumb|300px|The number of US survey respondents willing to pay $4,000 more for a plug-in hybrid car increased from 17% in 2005 to 26% in 2006.]]
Mentre ai veicoli ibridi si applicano molti dei ritrovati tecnici sviluppati all’inizio per le vetture elettriche a batteria, gli ibridi non vengono considerati BEV. Lo sviluppo e la produzione di veicoli ibridi stanno, comunque, migliorando il costo e le prestazioni delle batterie, dei motori elettrici, dei caricatori, e del controllo elettronico dei motori, questi progressi porteranno aiuti allo sviluppo dei BEV e dei veicoli ibridi plug-in (PHEVs). Dal momento che la ricerca sulle vetture ibride le renderà sempre più progredite, possiamo aspettarci che la vita utile delle batterie, la capacità di carica e la densità energetica di picco miglioreranno e che il loro motore a combustione interna verrà usato sempre di meno (forse solo nei grandi spostamenti).
Un programma non-profit, noto come California Cars Initiative, or “CalCars” sviluppato dalla University of California, Davis, ha trasformato automobili ibride Toyota Prius per farle funzionare come veicoli elettrici plug-in (PHEV), tramite l’istallazione di accumulatori addizionali e modificazioni al software di controllo.
Questi veicoli funzionano come vetture elettriche pure per viaggi corti, traendo la loro carica da caricatori elettrici nelle case e nei luoghi di lavoro. Per viaggi più lunghi il veicolo si comporta come un ibrido. Alcuni prototipi di trasformazione che usano batterie piombo-acido sono attualmente in uso. Si spera che i veicoli prodotti industrialmente impieghino batterie molto più avanzate. La CalCars attualmente sollecita la donazione di ulteriori veicoli e fondi per lo sviluppo dei loro progetti.
Molti annunci di pre-produzione di modelli elettrici da parte dei maggiori costruttori, suggeriscono la possibilità che molto presto vi sia un improvvisa espansione nella disponibilità di veicoli elettrici di uso generale, adeguate all’uso quotidiano sulle strade esistenti in condizioni di traffico misto:
–>
I recenti modelli di VE sono stati annunciati come di prossima produzione:
[[Immagine:Felix-car-batteries-full.jpg|right|thumb|256px|Lithium-ion battery pack in the California Cars Initiative plug-in hybrid converted Toyota Prius, the PRIUS+ ]]
I prototipi più recenti di veicolo elettrico includono:
[[Immagine:evcrushed.jpg|thumb|300px|right|EV1s crushed by General Motors shortly after production]]
I sostenitori dell’auto elettrica affermano che:
Gli scettici sulla convenienza dei BVE fondano molte argomentazioni sulla praticità in senso generale. Gli argomenti sono:
Le argomentazioni riguardano in generale il futuro dell’auto per il trasporto diffuso di massa. Si rileva come ingorghi stradali, inquinamento acustico, rifiuti nel corso del ciclo di vita, spesa energetica e prezzo da pagare nel campo della salute per una vita sedentaria non sono risolti dai veicoli a emissioni zero.
Benché non sempre citata, la minore necessità di manutenzione e di parti di ricambio dei VE influirebbe negativamente sul fatturato del settore automobilistico e delle reti di assistenza in genere, creando costi aggiuntivi di trasformazione e riconversione di questo settore economico.
[[Immagine:EVScooterAtVancouver.jpg|right|thumb|180px|Scooter elettrico alla fiera del 2005 sui veicoli elettrici di Vancouver]]
Resources
Eppure sentire (un senso di te) è il tema principale del film di Giovanni Veronesi: Manuale d’amore 2 - Capitoli successivi e il secondo singolo estratto da Soundtrack ‘96-’06 di Elisa.
La musica è stata composta da Paolo Buonvino e il testo in italiano è stato scritto da Elisa.
La canzone è stata inserita nella colonna sonora in una versione inglese intitolata One Step Away e in una versione unplugged. Esiste anche una versione spagnola intitolata Sentir Sin Embargo.
Il singolo viene trasmesso dalle radio dal 12 gennaio 2007 in una versione leggermente diversa rispetto a quella contenuta nell’album.
Il video della canzone è stato girato dallo stesso Giovanni Veronesi tra Roma e Campo Imperatore (Abruzzo) nel dicembre 2006.
Il video ha un aspetto “amatoriale” e vede protagonista, nella prima parte girata a Roma, Elisa che vaga nelle strade di notte con una torcia e incontra i protagonisti di Manuale d’amore 2 (tra cui Carlo Verdone).
Nella seconda parte del video Elisa cammina nel mezzo dell’altopiano di Campo Imperatore circondata dalle montagne.
Resources
One Laptop Per Child (la cui sigla è OLPC) è un’organizzazione non-profit creata per sovraintendere al progetto del computer da 100 dollari, $100 laptop. Entrambi, il progetto e l’organizzazione, sono stati annunciati al World Economic Forum in Davos, Svizzera il 28 gennaio 2005.
“One Laptop Per Child” è stata fondata da varie organizzazioni sponsor. Queste includono Google, Red Hat, AMD, BrightStar, News Corp e Nortel Networks. Ciascuna compagnia ha donato due millioni di dollari. Il MIT Media Lab è pure coinvolto nel progetto.
“One Laptop Per Child” ha guadagnato molta attenzione dopo che Nicholas Negroponte e Kofi Annan hanno mostrato un prototipo funzionante del “$100 laptop” al World Summit on the Information Society a Tunisi, Tunisia.
“One Laptop Per Child” è presieduto da Nicholas Negroponte, che per dedicarsi a questo incarico ha lasciato in febbraio 2006 il “MIT Media Lab”, e il suo CTO (direttore) è Mary Lou Jepsen. Altri dirigenti della Compagnia sono il precedente direttore del MIT Media Lab Walter Bender che è presidente di “OLPC Software e Content” e Jim Gettys che è vice-presidente di “Software Engineering”<ref name=”nota_nota1″> OLPC Principles and Staff List Visitato il 13 febbraio 2006
</ref>.
L’iniziativa è volta alla progettazione, produzione e distribuzione di laptop da 100 dollari per fornire a ogni bambino del mondo, specie a quelli nei paesi in via di sviluppo, l’accesso alla conoscenza e alle moderne forme educative.
I laptop presentati dal team di Negroponte sono basati su programmi open source e possono essere alimentati con batteria interna ricaricabile con una manovella per la ricarica, batteria auto, trasformatore di rete.
Per ridurre i costi è previsto che siano dati in grandi quantità a scuole o altre organizzazioni che li distribuiscano a basso costo.
Il 19 febbraio 2007 l’organizzazione ha confermato di aver inviato un primo ordinativo di un milione di computer a Quanta Computers. Il prezzo di un singolo sistema sarà di 130 dollari e la fornitura coprirà le richieste di Argentina, Brasile, Libia, Nigeria, Ruanda, Thailandia e Uruguay.<ref>OLPC conferma a Quanta l’ordine per 1 milione di XO</ref>
La produzione in serie dei computer è iniziata nel luglio del 2007 sebbene non siano noti quantitativi e tempi di consegna.<ref></ref>
Resources
Nell’industria musicale, un produttore discografico è una persona che, nel corso della produzione di un disco, ricopre diversi ruoli, tra i quali figurano la supervisione delle sessioni in studio di registrazione, la preparazione e la guida dei musicisti e la supervisione dei processi di mixaggio e masterizzazione. Oltre a questo ruolo tecnico, nel corso del XX secolo i produttori discografici hanno assunto un crescente ruolo imprenditoriale.
Durante gli anni 1980, Fred Gaisberg avviò il primo studio di registrazione approntando una prima approssimaziono di produzione delle cantanti d’opera. Tuttavia solo nella prima metà del XX secolo, il ruolo di produttore discografico divenne comparabile al produttore cinematografico, in questo lavoro il produttore iniziò ad organizzare e supervisionare le sessioni di registrazione, pagano tecnici, musicisti e arrangiatori, ed alle volte scegliendo il materiale per l’artista prodotto.
Durante gli anni 1905 questo ruolo fu sostenuto dai cosiddetti A&R (artist and repertoire) director, uno dei più importanti fu sicuramente il musicista e compositore Mitch Miller presso la Columbia Records. Fino agli anni 1960 la maggior parte degli A&R director erano a libro paga delle etichette discografiche, e la maggior parte delle registrazioni venivano effettuate in studi di proprietà di tali etichette, come i famosi Abbey Road Studios a Londra, di proprietà della EMI.
Verso la metà degli anni ‘50, emerse una nuova figura, ovvero il produttore discografico indipendente. Tra i primi a rappresentare questa figura vi furono famosi paroli parolieri Leiber & Stoller, il creatore di “Wall of Sound” Phil Spector ed il pioniere inglese Joe Meek. I nastri magnetici consentirono agli studi di registrazione indipendenti di aprire i battenti in grandi centri come Londra, Los Angeles, New York. Diversamente dalle vecchie e grandi etichette che erano in pratica dei circoli chiusi, i nuovi studi potevano essere utilizzati da chiunque fosse desideroso di registrare le proprie performance.
I più grandi e meglio dotati studi di registrazione operano sotto il comando di uno o più recording engineers (ingegnere di registrazione, ingegnere del suono), che lavora per creare le migliori condizioni di registrazione, lo studio inoltre possiede spesso tecnologie di avanguardia e microfoni di qualità superiore, così come amplificatori elettronici e strumenti elettronici. Studi al “top” come l’Olympic Studios a Londra o lo United Western Recorders ed il Musart a Los Angeles sono rapidamente diventati tra i più ricercati studi del mondo, vere e proprie industrie di brani di successo, avendo prodotto molte tra le maggiori canzoni di successo dell’ultima parte di XX secolo.
Prima degli anni’50, i vari passi di realizzazione e commercializzazione dei prodotti discografici venivano realizzati da differenti figure professionali. l’A&R manager cercava e segnava sotto l’etichetta i potenziali artisti, i parolieri realizzavano nuovo materiale, gli agenti pubblicitari vendevano i pezzi mentre lo staff di ingegneri preparavano il materiale e realizzavano concretamente il brano in studi di proprietà delle etichette.
Con l’avvento degli studi indipendenti, la nuova generazione di intraprendenti produttori furono capaci di creare ed occupare una nuova fetta di mercato nell’industria, con un nuovo ruolo di maggiore complessità nel processo musicale. Questo sviluppo nella musica fu speculare ad un medesimo processo in atto nella televisione, con la realizzazione dei videotape e il conseguente emergere di produzioni TV indipendenti come Desilu, che lanciò la stella di Lucille Ball e suo marito Desi Arnaz.
Questi produttori ora hanno un ruolo sempre maggiore all’interno del processo di produzione discografica, accentrando su di sé molti dei procedimenti come la selezione e l’arrangiamento dei brani, la supervisione delle sessioni e spesso l’ingegneria del suono, e non raramente la stessa scrittura dei brani. I produttori indipendenti e le loro compagnie hanno rapidamente guadagnato interesse nella musica pop, diventando presto i principali intermediari tra gli artisti e le etichette discografiche, segnando nuovi artisti sotto contratto, producendo dischi e licenziando prodotti finiti alle label che si devono occupare solo di stampa, promozione e distribuzione. Il classico esempio di questa transizione è il rinomato produttore britannico George Martin, che ha lavorato in staff e come A&R manager aalla EMI per diversi anni, prima di lasciare la major e intraprendere una fortunata carriera indipendente.
Capendo di avere a disposizione il potenziale per la creazione di dischi che rappresentavano in tutto la loro visione musicale, diversi artisti hanno iniziato a realizzare dischi propri, tra questi vanno ricordati senza dubbio: Trent Reznor, Nile Rodgers, Jeff Lynne, Brian Wilson e Brian Eno.
Alcuni produttori sono poi diventati de facto artista musicale solista, spesso creando dischi con anonimi musicisti di studio e realizzando il prodotto con uno pseudonimo. Esempi di questo fenomeno includono i dischi del gruppo The Archies e Josie & The Pussycats, prodotti da Don Kirshner e Danny Jansen rispettivamente, sotto contratto per compagnie di produzioni TV per realizzare questi dischi e promuovere la serie di disegni animati per bambini omonime. Similarmente, Jeff Barry e Andy Kim registrarono come The Archies.
thumb|right|250px|Afrika Bambaataa, uno dei padri dell’hip hop e pioniere della produzione discografica di questo genere
Come risultato di questi cambiamenti, i produttori hanno iniziato ad avere forte influenza, non come carriere individuali, ma in generale sul corso della musica pop contemporanea. Importanti figure di produttori che si sono succedute negli anni sono quelle di: Don Kirshner (The Monkees), Conan Middleton (Warrior), Mickie Most, Tony Visconti (David Bowie, T. Rex), produttori australiani come Ted Albert (The Easybeats) e più recentemente i produttori americani Rick Rubin (Metallica, Beastie Boys, Red Hot Chili Peppers, Rage Against the Machine, Johnny Cash, System of a Down, Slayer) Nigel Godrich (Radiohead, Beck, Travis, Air) e pezzi da 90 dell’hip-hop Dr. Dre and Timbaland (NWA, Eazy-E, Snoop Dogg, Eminem, 50 Cent, The Game, Missy Elliott, Justin Timberlake, Ginuwine, & Jay-Z).
La coincidenza del lavoro di realizzazione delle tracce e il ruolo dei DJ nell’hip hop, dopo che questa musica a fine anni ‘70 iniziò a trovare spazio sui dischi, fu la creazione del ruolo di Dj produttore, detto anche semplicemente produttore o Beatmaker. Dalla semplice selezione e mixaggio dei dischi su cui gli MC realizzavano le proprie performance, la figura del beatmaker ha iniziato un percorso che attraverso le drum machine ed i campionatori, sino alle moderne tecnologie legate soprattutto ai software musicali, lo ha portato a diventare a tutti gli effetti una delle componenti principali della musica hip hop e più in generale della musica black.
Dalle composizioni a base di suoni elettronici di Afrika Bambaataa, passando per il g-funk e il suono West Coast hip hop, per il campionamento di brani jazz e soul, fino alle moderne basi morbide e “ruffiane”, il beatmaking è diventato mestiere molto ricercato ed importante la pari di quello svolto da un compositore di colonne sonore nei grandi film del passato. Il beatmaking, con la contaminazione di molti generi black con l’hip hop, e la crescita esponenziale che quest’ultimo ha avuto nelle classifiche di gradimento, ha raggiunto alti livelli di qualità, tanto che nell’esteso panorama della musica pop attuale, il lavoro di beatmaking, con la costruzione di una base gradevole e capace di “rimanere nelle orecchie” decide sempre più spesso la fortuna degli artisti.
Nella moderna musica elettronica (musica creata con strumentazione elettronica), il produttore è spesso la sola persona coinvolta nella creazione di una produzione musicale, ed è responsabile allo stesso tempo della scrittura, della realizzazione, della registrazione e dell’arrangiamento del materiale. Il termine “producer” è sempre più sinonimo di “musicista” in questo campo. Questo cambiamento è stato causato anche dalla proliferazione di software di produzione che consentono la realizzazione per intero di tracce anche attraverso semplici PC di casa o laptop, eliminando la necessità di interi team di produzione. Popolari software di questo tipo sono Ableton Live, Cakewalk SONAR, Cubase, FL Studio, Garage Band, Logic Pro, Pro Tools, Reason, Sony ACID Pro, and Sony Vegas.
Con l’avvento degli equipaggiamenti portatili per la registrazione, la produzione di album live è decisamente diventata meno costosa. Questo ha causato a sua volta il rilascio di centinaia di album live sia su internet che nei negozi, i più famosi produttori di concerti live sono Guy Charbonneau, Randy Ezratty, Eddie Kramer, Mark Cavener, Allen Reynolds, and Chuck Plotkin.
Resources
Con l’espressione qualifica professionale si intende il raggiungimento di uno standard di conoscenze, abilità e competenze, relativamente ad una figura professionale.
Più completa è la seguente definizione dell’OCSE:
Partendo dalla definizione, le caratteristiche peculiari della qualifica professionale sono:
Resources
Ha iniziato i primi passi nel Circolo Canottieri Ortigia di Siracusa. Dal 1992 gioca nella nazionale Italiana ed è stato Campione del mondo nelle specialità del due senza e nel 2002 con la specialità del otto con.Ha partecipato a due Olimpiadi, Atlanta ‘96 e Sidney ‘00. Inoltre ha vinto 20 titoli Italiani tra le caregorie Senior Assoluti e Pesi leggeri.
Grande, Carlo
Resources
Qo’noS (conosciuto anche come Kronos) è un pianeta immaginario dell’universo della saga fantascientifica di Star Trek.
Qo’noS è il primo pianeta dell’Impero Klingon ed è grande circa una volta e mezzo la Terra.
Il pianeta è prevalentemente composto da terre emerse ed i pochi mari esistenti presentano un tasso di salinità molto elevato. Le stagioni sono quasi inesistenti a causa della minima inclinazione dell’asse che si aggira intorno ai soli 2°.
A differenza di un normale Pianeta di Classe M, Qo’noS non possiede molta vegetazione e di conseguenza la quasi totalità delle specie animali sono carnivore.
Resources
Windows XP (chiamato in codice Whistler) è un sistema operativo prodotto da Microsoft basato su architettura Windows NT. È stato rilasciato il 25 ottobre 2001 ed è la versione client di Windows per Personal Computer, affiancato da Windows Server 2003 utilizzabile su server. La sigla “XP” nel nome deriva dalla parola eXPerience. Finora è stato il sistema operativo Windows più longevo (5 anni) (è stato seguito nel 30 gennaio 2007 da Windows Vista).
Microsoft lanciò inizialmente due versioni molto simili: Home e Professional utilizzabili su macchine x86. La prima versione era pensata per un uso domestico, mentre la seconda, più costosa ed indirizzata alle utenze aziendali, aveva alcune caratteristiche aggiuntive come il supporto per i sistemi a due processori ed il supporto delle reti basate su domini ed Active Directory.
Prima di Windows XP, Microsoft commercializzava due linee separate di sistemi operativi. La prima (rappresentata da Windows 95, Windows 98 e Windows ME) era progettata per computer monoutente, quindi tipicamente domestici e per le piccole aziende, disponeva di una buona compatibilità con i programmi sviluppati per MS-DOS e poteva funzionare sui computer di fascia più bassa.
L’altra linea (rappresentata da Windows NT e Windows 2000) era pensata, fin dalla struttura del file system, per computer multiutente. Microsoft indirizzò queste versioni alle aziende ed ai server, ed al prezzo di maggiori richieste in fatto di potenza di calcolo e di memoria e di una ridotta compatibilità con i software MS-DOS, era caratterizzata da una stabilità solitamente maggiore e disponeva di caratteristiche pensate per le grandi aziende.
Con l’aumento vertiginoso e a buon mercato della potenza di calcolo, non sussistevano più le ragioni per proseguire con due linee di prodotti separate. Windows XP è il tentativo di offrire un’unica piattaforma client, sia per gli utenti privati che per le piccole e grandi aziende. Solo la linea server, pur essendo basata essenzialmente sullo stesso kernel e sullo stesso codice sorgente, è commercializzata come prodotto distinto col nome di Windows Server 2003.
[[Immagine:Centro sicurezzaXP.PNG|thumbnail|Il “centro sicurezza PC”, integrato in Windows XP Service Pack 2]]
Windows XP è un’evoluzione di Windows 2000. La novità più appariscente è la nuova interfaccia grafica, che ha uno stile più moderno ed accattivante (secondo alcuni ispirato a quello di Mac OS X). Al di là dell’aspetto grafico, è stato riprogettato il menu di avvio (start menu) introdotto nel 1995 con Windows 95, che ora integra al suo interno le icone che fino ad allora erano presenti sul desktop. Questo cambiamento non è stato apprezzato da tutti, ma è disponibile un’opzione per continuare ad utilizzare il vecchio menu di avvio ed anche il vecchio tema grafico. Inoltre, sia la shell “esplora risorse” che la barra delle applicazioni hanno subito numerose piccole migliorie.
Il sistema comprende una serie di nuove funzionalità di sicurezza racchiuse (se installato il service pack 2, abbreviato SP2) in un’applicazione che è chiamata “centro sicurezza PC” che provvede ad indicare se sono presenti un firewall, un antivirus e se attivo il windows update. Prima dell’SP2 era presente solo un semplice firewall che però per impostazione predefinita non era neppure attivo, e che comunque disponeva di funzionalità del tutto insufficienti. Una versione migliorata è stata quindi resa disponibile con il secondo service pack, anche se molti preferiscono affidarsi ad altri firewall software o hardware.
[[Immagine:3 temi di XP.PNG|thumbnail|Le combinazioni di colori del tema “Luna” di Windows XP.
(1) Predefinita (blu), (2) grigio chiaro, (3) verde oliva]]
Windows XP non vanta un’ampia personalizzazione dell’interfaccia utente. Nonostante ciò, rispetto a Windows 98, l’interfaccia è stata completamente rivista e modificata. Nel sistema sono già preinstallati 2 differenti temi, che variano per combinazione di colori. Il tema di default è detto “Luna” ed è disponibile in 3 versioni: predefinita (blu), grigio chiaro e verde oliva.
Rispetto al precedente Windows 98, le finestre vantano un design più gradevole, infatti i bordi sono stati arrotondati e non più appuntiti. Per i nostalgici delle vecchie versioni di Windows, il secondo tema, chiamato “stile Windows classico”, per l’appunto, riproduce l’interfaccia dei precedenti sistemi Windows.
Completamente rinnovato e modernizzato, anche il menu d’avvio a cui si può accedere tramite il pulsante “start”. Rispetto alle vecchie versione, la novità piu appariscente di questo menù, è la funzione di raggruppamento automatico dei programmi usati più spesso, che compaiono sempre all’apertura del menù.
Per sostituire i soliti temi di default, in rete è possibile trovare migliaia di temi e programmi per personalizzare al massimo la propria interfaccia. Attualmente, i temi più diffusi e cercati, sono quelli che imitano le finestre, le icone e la barra delle applicazioni di Windows Vista. Analoga situazione per i temi che imitano lo stile del Mac OS X.
Ultimamente, si sta diffondendo il tema “Aero”, vale a dire quello utilizzato dal nuovissimo Windows Vista.
Nel novembre 2002 sono state annunciate nuove versioni di XP per hardware specifico.
La versione di Windows XP Starter Edition è una versione a basso costo di Windows XP disponibile in Asia e in Sud America. È simile a Windows XP Home, ma alcune caratteristiche sono state rimosse o sono disabilitate per default.
Secondo il comunicato stampa di Microsoft, Windows XP Starter Edition è un’”introduzione a basso costo ai sistemi operativi Microsoft Windows XP progettata per utenti che si avvicinano per la prima volta ad un personal computer nei paesi in via di sviluppo.” Viene vista come uno sforzo per combattere le copie non autorizzate di XP e per contrastare inoltre la diffusione del software open-source GNU/Linux che sta guadagnando una crescente popolarità in Asia ed in Sud America.
Per agevolare l’introduzione tra coloro che non sono particolarmente esperti con il personal computer, la Starter Edition include alcune caratteristiche aggiuntive non presenti nella Home Edition.
Sono inoltre presenti delle limitazioni [2] (alcuni parlano di vere e proprie mutilazioni) introducendo artificialmente i seguenti limiti.
Altre limitazioni più giustificabili sono:
Windows XP Starter Edition goofy è stato offerto dalla Microsoft per l’installazione sul progetto del Governo Brasiliano relativo alla fornitura di computer a basso costo, PC Conectado. Alla fine di luglio 2005 Microsoft ha annunciato [3] di aver venduto 100.000 copie di Windows XP Starter Edition.
Microsoft rilascia periodicamente dei pacchetti di aggiornamento dei sistemi operativi chiamati “Service Pack” (SP).
Il Service Pack 1 (SP1) per Windows XP è stato rilasciato il 9 settembre 2002. Oltre ai consueti bug fix sono state introdotte nuove funzionalità come il supporto USB 2.0 e l’utility Set Program Access and Defaults, con la quale è possibile impostare le applicazioni di default per attività quali la navigazione su internet e l’instant messaging, ed è possibile disabilitare alcuni programmi Microsoft. Questa utility è stata introdotta nel Service Pack 3 di Windows 2000. Il Service Pack 1a è stato rilasciato per rimuovere la Java Virtual Machine per via di una causa con Sun Microsystems.
La modalità LBA-48, che permette al sistema operativo di vedere e utilizzare hard disk maggiori di 137 GB, è stata attivata per default. È stato aggiunto il supporto per Serial ATA.
[[Immagine:Popupbloccata.PNG|thumbnail|Internet Explorer, ha appena bloccato una finestra popup, avvisando l’utente tramite un messaggio]]
Il Service Pack 2 (SP2) è stato rilasciato il 6 agosto 2004, dopo parecchi rinvii, ed è dedicato al miglioramento della sicurezza. SP2 comprende tutte le correzioni incluse nel SP1, ma, a differenza dei precedenti Service Pack, ha aggiunto numerose funzionalità a Windows XP, fra cui un firewall potenziato, supporto Wi-Fi migliorato, un blocco dei pop-up per Internet Explorer e il supporto Bluetooth.
Il Service Pack 2 include inoltre una nuova API, basata su WMI, che permette ad antivirus e firewall di terze parti di interfacciarsi con un centro di sicurezza, che svolg