Laptop

May 31, 2008

Third World Posse - World Summit

Filed under: Uncategorized — Tags: , — admin @ 10:50 pm

Third World Posse è un EP dei Sepultura. È stato pubblicato nel 1992 solamente in Australia. Le canzoni presenti sono Dead Embryonic Cells, Drug Me (una cover dei Dead Kennedys) e 3 canzoni estratte dal VHS Under Siege, Live in Barcelona, Spain 31/05/91.


Tracce

  1. “Dead Embryonic Cells” – 4:31
  2. “Drug Me” – 1:49 (Dead Kennedys cover)
  3. “Inner Self (Live)” – 4:43
  4. “Troops Of Doom (Live)” – 2:55
  5. “Orgasmatron (Live)” – 3:28 (Motörhead cover)


Formazione

  • Andreas Kisser - Chitarra
  • Max Cavalera - Chitarra e voce
  • Igor Cavalera - Batteria
  • Paulo Jr. - Basso

May 27, 2008

Normativa comunitaria RoHS - ricaricabile

Filed under: Uncategorized — Tags: — admin @ 6:40 pm

La Direttiva RoHS impone restrizioni sull’uso di determinate sostanze pericolose nella costruzione di vari tipi di apparecchiature elettriche ed elettroniche.
La normativa 2002/95/CE (chiamata comunemente RoHS dall’inglese: Restriction of Hazardous Substances Directive) è stata adottata nel febbraio del 2003 dalla Comunità Europea.</br>

È collegata strettamente con la direttiva sulla rottamazione di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche (detta WEEE dall’inglese Waste Electrical and Electronic Equipment) 2002/96/CE che regola l’accumulazione, riciclaggio e recupero per le apparecchiature elettriche e fa parte di un’iniziativa di legge per risolvere il problema dell’enorme quantitativo di rifiuti generati dalle apparecchiature elettroniche obsolete.

È diventata obbligatoria dal 1° luglio 2006; non è una legge ma una direttiva. Ogni stato membro europeo adotterà le proprie politiche di applicazione, usando la direttiva come guida.
Di conseguenza, ci potrebbero essere versioni differenti della legge quanti sono gli stati della CE.
La RoHS è spesso chiamata direttiva “Pb-free”, ma pone dei vincoli sull’uso delle seguenti sei sostanze:

  1. Piombo
  2. Mercurio
  3. Cadmio
  4. Cromo esavalente (Cromo VI o Cr6+)
  5. Bifenili polibromurati (PBB)
  6. Etere di difenile polibromurato (PBDE).

Il piombo è usato nella saldatura dei componenti sui circuiti stampati (le leghe comunemente usate contengono 40% piombo / 60% stagno).</br>
Il mercurio viene utilizzato in particolari termostati e lampade a scarica di mercurio.</br>
Il cadmio si utilizza nelle batterie ricaricabili, come protezione alla corrosione ed usura di componenti metallici e in alcuni casi come pigmento o stabilizzante in vernici.</br>
Il cromo esavalente viene usato in trattamenti di cromatura e nella passivazione della zincatura elettrolitica, su componenti ferrosi e non ferrosi, per evitare la corrosione e l’usura delle superfici. Da ricordare che il cromo esavalente è un agente cancerogeno.</br>
I bifenili polibromurati (PBB) ed eteri di difenile polibromurati (PBDE) sono aggiunti ai polimeri plastici per ottenere proprietà ignifughe.</br>
La RoHS si applica ai prodotti costruiti o importati nell’Unione Europea.


Dettagli ed esempi

Le concentrazioni massime sono 0,1% (tranne il cadmio che è limitato a 0,01%) del peso di materiale omogeneo. Ciò significa che i limiti non si applicano al peso del prodotto finito, o persino ad un componente, ma a tutta la singola sostanza che potrebbe (teoricamente) essere separata meccanicamente. Per esempio la guaina isolante di un cavo elettrico che compone l’apparecchio elettronico.</br>
Altro esempio, una radio è composta da un contenitore, viti, rondelle, schede elettroniche, altoparlanti, ecc. Una scheda elettronica è composta dal circuito stampato, circuiti integrati, resistori, interruttori, ecc. Un interruttore ha un suo contenitore, una levetta, una molla, i contatti, i perni di collegamento ecc. Il contatto conterrà una striscia di rame con un rivestimento superficiale.
Tutto quello che può essere identificato come materiale differente deve rispettare il limite imposto. Così se risulta che il rivestimento del contatto dell’interruttore era oro con il cadmio di 2300 ppm allora l’intera radio non rispetterebbe i requisiti della direttiva.


Apparecchi soggetti alla direttiva

La Direttiva si applica alle apparecchiature come definite nella relativa sezione della direttiva WEEE.
Queste sono:

  • Grandi elettrodomestici
  • Piccoli elettrodomestici
  • Apparecchi informatici e di telecomunicazione
  • Apparecchiature di consumo
  • Apparati per illuminazione (comprese le lampadine)
  • Attrezzi elettronici ed elettrici
  • Giocattoli, attrezzature per svago e sport
  • Distributori automatici


Esenzioni dalla direttiva

  • Le batterie non sono incluse all’interno della portata di RoHS, quindi le batterie al piombo e al NiCd sono consentite (anche se queste ultime sono state sostituite da batterie NiMH Nichel-Metallo Idruro).</br>
  • Impianti e attrezzature industriali fissi.</br>
  • Piombo

    • Componenti ceramici
    • Alcune specifiche leghe
    • Vetro usato nei tubi a raggi catodici (CRT), in alcuni componenti elettronici e tubi per lampade fluorescenti
  • Mercurio
    • Determinati tipi di lampade


RoHS nei paesi extraeuropei

La tendenza ad avere un unico mercato mondiale spinge i singoli Paesi a unificare le normative per facilitare il libero commercio.</br>


Cina

Anche la Cina ha sviluppato una legislazione (citata spesso come “Cina RoHS”) che ha limitazioni simili.
Tuttavia, la legislazione cinese è molto vaga circa l’applicazione e la responsabilità per il rispetto della normativa.
Vi sono anche dubbi sulla data di inizio dell’applicazione ma si ritiene sia la stessa della normativa europea.</br>


Giappone

Il Giappone non ha una normativa equivalente alla RoHS ma vi è una sollecitazione verso i costruttori giapponesi ad indirizzarsi verso processi di lavorazioni esenti da piombo.


California

La California ha adottato una legislazione simile che è entrata in vigore il 1° gennaio 2007. La legge della California utilizza la direttiva RoHS dell’Unione Europea come linea guida.


Aspetti critici

L’abolizione del piombo nelle saldature in campo elettronico richiede investimenti costosi nelle catene di montaggio (oltre alle perdite delle scorte di magazzino non più “RoHS compliant”) e per i produttori di componenti elettrici ed elettronici che devono rivedere le procedure per utilizzare materiali alternativi e le procedure di collaudo.
Il maggiore stress in fase di saldatura (la temperatura di saldatura deve essere più alta) può determinare una minore affidabilità dei componenti elettronici.

Alcuni paesi quindi tendono ad esentare, per ora, i prodotti elettromedicali e di telecomunicazione dalla legislazione.


Bibliografia

Introduction to Implementing Lead-Free Electronics by Jennie S. Hwang. (2004) McGraw-Hill Professional, ISBN 0071443746.


Voci correlate

  • Elenco delle direttive della Comunità Europea
  • Normativa comunitaria WEEE


Collegamenti esterni

  • Il testo della direttiva RoHS su Eurolex (PDF)

Convertitore DC-DC - laptop

Filed under: Uncategorized — Tags: — admin @ 2:25 am

In ingegneria elettronica, un convertitore DC-DC è un circuito che converte una sorgente di corrente continua da una tensione a un’altra. Costituisce una classe di convertitori di potenza.


Utilizzo

I convertitori DC-DC sono importanti negli strumenti elettronici mobili come i telefoni cellulari e i computer laptop, che sono alimentati da batterie. Tali strumenti elettronici spesso contengono diversi sottocircuiti, in cui ognuno necessita di un livello di tensione differente da quella fornita dalla batteria (tipicamente più alta o più bassa della tensione della batteria, e qualche volta anche tensioni negative). Inoltre, la tensione della batteria diminuisce man mano che la potenza viene prelevata. I convertitori DC-DC offrono un metodo di generare diversi livelli di tensione controllati a partire da una batteria a tensione variabile, risparmiando in tal modo spazio ed evitando di utilizzare molte batterie per fornire energia alle diverse parti dello strumento.


Metodi di conversione


Lineare

Un semplice metodo per convertire una tensione in un’altra tensione è un circuito chiamato partitore di tensione. Questa tecnica utilizza resistori in serie con un generatore di tensione per fornire una tensione più bassa. Comunque, questo metodo presenta alcuni problemi:

  • non presenta regolazione della tensione
  • richiede la conoscenza della resistenza del carico
  • offre poca efficienza, il che porta anche a un eccesso della dissipazione del calore
  • risulta impossibile generare tensioni più alte di quella della batteria
  • è impossibile generare tensioni negative a meno che la massa non sia data da un nodo nella rete dei resistori.

Ogni tipo di regolatore di tensione risolve i primi due problemi, mentre i regolatori lineari presentano gli ultimi tre problemi.


Metodo di conversione a switch

I convertitori elettronici a switch DC-DC sono disponibili per convertire un livello di tensione in un altro. Questi circuiti, molto simili agli alimentatori switching, tipicamente compiono la conversione applicando tensione continua DC su un induttore per un periodo di tempo (di solito in un range di fequenza da 100 kHz a 5 MHz) nel quale scorre una corrente elettrica così da immagazzinare energia magnetica, quando viene tolta la tensione si trasferisce l’energia immagazzinata come tensione d’uscita del convertitore in maniera controllata.Agendo sul rapporto di on/off time, detto anche duty cycle, la tensione d’uscita rimane regolata anche se la corrente d’uscita cambia. Questo metodo di conversione è molto efficiente (compreso tra 80% e il 95%) a differenza del metodo lineare che dissipa potenza. Grazie all’elevata efficienza si aumenta la durata delle batterie dei dispositivi portatili. Uno svantaggio dei convertitori a commutazione è il rumore elettrico generato alle alte frequenze che comunque può essere limitato con appositi filtri.

I convertitori DC-DC isolati si basano sullo stesso principio di funzionamento ma mantengono isolati elettricamente ingresso e uscita tramite un trasformatore di isolamento. Ciò permette di avere differenti tensioni tra ingresso e uscita anche notevoli nell’ordine delle centinaia o migliaia di volt. Possono essere delle eccezioni rispetto alla definizione dei convertitori di DC-DC in quanto la loro tensione dell’uscita è spesso (ma non sempre) la stessa della tensione in ingresso.

Un convertitore DC-DC con uscita in corrente accetta una potenza continua in ingresso e produce in uscita una corrente costante, mente la tensione d’uscita dipende dalla impedenza del carico.

Le varie topologie dei convertitori DC-DC possono generare varie combinazioni di tensioni. Alcuni nomi di convertitori a seconda della topologia sono:

  • Buck
  • Boost
  • Buck-boost
  • Inverter
  • Forward
  • Convertitore Flyback
  • Push-pull
  • Half bridge
  • Full bridge
  • Ćuk
  • SEPIC

In generale, il termine “convertitore DC-DC” si riferisce a uno di questi convertitori a commutazione.

I convertitori DC-DC a commutazione sono disponibili con una grande varietà di ingressi e uscite di tensioni fisse o variabili.

I convertitori DC-DC sono ora disponibili come circuiti integrati che necessitano di pochi componenti esterni per costruire un convertitore completo. I convertitori DC-DC sono anche disponibili come circuiti ibridi completi, pronti all’uso.


Elettrochimica

Un altro uso dei convertitori DC-DC nel range di potenza dai kW ad alcuni MW è rappresentato nelle redox flow batteries come le vanadium redox battery, anche se queste tecniche non sono state commercialmente applicate.


Collegamenti esterni

  • A general description of DC-DC converters.
  • DC-DC Converter Tutorial
  • A beginner’s guide to switching regulators.
  • Power Electronics Books

May 26, 2008

Antimoniuro di indio - funzionante

Filed under: Uncategorized — admin @ 7:50 am

L’antimoniuro di indio (indium antimonide in inglese) è un materiale semiconduttore composto dalla combinazione degli elementi chimici indio e antimonio. La sua formula chimica è InSb.


Applicazioni

Viene usato nei componenti elettronici come i diodi laser o nei sensori per il rilevamento di radiazioni del lontano infrarosso o microonde.

Un sensore ad antimoniuro di indio per essere funzionante deve essere posto a temperature molto basse (circa 4 kelvin) al fine di ridurre il rumore termico degli elettroni che altrimenti coprirebbero completamente il segnale. Le radiazioni del lontano infrarosso vengono studiate nelle macchine Tokamak al fine di ricavare la temperatura del plasma interno, ma vengono studiate anche dagli astrofisici per rilevare la radiazione cosmica di fondo.


Voci correlate

  • Semiconduttore
  • Semiconduttore composto
  • Fisica dei semiconduttori

Curiazio Materno - dedicarsi

Filed under: Uncategorized — Tags: , — admin @ 5:35 am

Curiazio Materno (in latino Curiatius Maternus), vissuto nel I secolo, fu autore di tragedie politiche.

Da Tacito, che fece di lui il protagonista del suo Dialogus de oratoribus, ambientato intorno al 75, sappiamo che intraprese gli stud di retorica, ma li abbandonò per dedicarsi alla composizione di opere teatrali.

Fu autore di tragedie quali: Catone (Cato), Domizio (Domitius) e Tieste, nelle quali erano affermati i sentimenti repubblicani dell’autore.

Probabilmente è da identificare con il Materno di cui lo storico Dione Cassio ci dice che fu condannato a morte da Domiziano come oppositore del regime nel 91.

May 25, 2008

XO-1 - laptop

Filed under: Uncategorized — Tags: — admin @ 11:05 am

XO-1 (precedentemente $100 laptop) è un progetto per un laptop computer a basso costo a scopo di dare a ogni bambino nel mondo l’accesso alla conoscenza e alle moderne forme di educazione.

Il computer, semplice, basato su Linux, è così efficiente nell’uso dell’energia da poter essere alimentato da un generatore azionato per mezzo di una manovella.

La tecnologia Wireless può essere utilizzata per permettere a molte macchine di accedere a internet da una singola connessione.


Intenzioni dei promotori

L’obiettivo del prezzo è di partire da 100 dollari e poi scendere, anche se Nicholas Negroponte ha affermato che forse il prezzo iniziale sarà superiore per poi arrivare a 100$ nel 2008. Secondo il direttore del progetto il prezzo delle macchine potrebbero scendere nel 2009 fino a 50$.

Il laptop verrà venduto ai governi e dato ai ragazzi delle scuole sulla base di un laptop per ragazzo.

Il laptop viene sviluppato dalla organizzazione One laptop per child (OLPC). OLPC è un’organizzazione non-profit con sede nel Delaware, creata da membri della facoltà del MIT Media Lab per disegnare, fabbricare e distribuire il laptop. OLPC fu annunciato nel gennaio 2005 al World Economic Forum a Davos, Svizzera, da Nicholas Negroponte, presidente e co-fondatore dei Media Lab.

Il laptop è talvolta chiamato la Green Machine.


Caratteristiche tecniche

I dettagli tecnici previsti possono variare assai rapidamente, per il momento sono:

  • Titolo: $100 laptop
  • Fabbricante: Quanta Computers
  • Tipo: Laptop
  • Connessione: 802.11 interna per collegamento di rete
  • Previsioni uscita: gennaio 2007
  • Memoria: 256 MB DRAM
  • Memoria di massa: Flash memory da 1024 MB
  • Sistema operativo: Red Hat * Fedora Core-Based Linux
  • Telecamera: plug-in USB opzionale
  • Ingressi: tastiera / Touchpad / 3 porte USB
  • Alimentazione: Batteria / Manovella a mano / Batteria auto da 12V / Trasformatore CA
  • Processore: AMD Geode GX500@1.0W + 5536
  • Schermo: dual mode diagonale 7 pollici (18 cm) TFT LCD (leggibilità alla luce solare 200 dpi)
  • Tastiera: estesa, per permettere di imparare a scrivere


Software

Tutti i programmi forniti con il computer saranno open source. A novembre del 2005 fu annunciato che il computer avrebbe incluso:

  • Un sistema operativo basato sulla distribuzione Red Hat
  • Un browser web
  • Un word processor
  • Un programma di posta elettronica
  • Strumenti di sviluppo, incluso il linguaggio Squeak

Steve Jobs aveva offerto gratuitamente il Mac OS X come sistema operativo della macchina ma secondo le dichiarazioni di Seymour Papert, professore emerito del MIT e uno dei fondatori dell’iniziativa, l’offerta è stata rifiutata dato che il sistema operativo non è open source. Difatti venne scelto Linux.

Negroponte inoltre ha affermato che Wikipedia verrà inclusa nel laptop. Jimmy Wales, uno dei fondatori di Wikipedia, ha dichiarato che Wikipedia è una delle killer application per progetti come il laptop da 100$. Il 4 agosto 2006 la Wikimedia Foundation ha annunciato che una selezione statica delle voci verrà inclusa nel computer. Il computer dispone di 512 megabyte di memoria statica mentre il progetto Wikipedia è molto più grande, quindi una selezione è inevitabile. Wales ha affermato “gli obiettivi dell’OLPC vanno a braccetto con l’obiettivo di distribuire sapere enciclopedico in modo gratuito a ogni persona del mondo. Non tutti al mondo sono dotati di connessione internet”.

Molti libri open source devono essere scritti per il progetto, i libri mireranno a soddisfare obiettivi educativi. In alternativa gli editori potrebbero eliminare o ridurre il costo delle licenze dei loro libri a basso costo in modo da poterli includere nel progetto.

Il computer utilizzerà il sistema X Window System per rappresentare la grafica del sistema.


Sviluppo in Thailandia

I programmi utilizzati dal laptop sono sviluppati in Thailandia, uno dei primi stati che ha partecipato al progetto. I programmi sviluppati includono l’ambiente grafico GNOME, il programma di videoscrittura Abiword, i web browser Mozilla Firefox e Epiphany. Pidgin verrà utilizzato per la messaggistica istantanea mentre Totem verrà utilizzato per riprodurre i contributi multimediali. La lista completa dei programmi è disponibile qui.


Prima consegna

Il primo computer, tipo 2B1, è stato consegnato da Nicholas Negroponte al presidente del Brasile, Ignacio Lula, il 24 novembre 2006, a San Paolo.


Galleria Fotografica


Primo prototipo


Secondo prototipo


Terzo prototipo


Voci correlate

  • One laptop per child


Altri progetti


Collegamenti esterni

  • Sito ufficiale

Negroponte - laptop

Filed under: Uncategorized — Tags: — admin @ 9:25 am


Persone

  • John Negroponte - diplomatico americano
  • Nicholas Negroponte - informatico celebre per i suoi studi innovativi nel campo delle interfacce tra l’uomo e il computer e per il progetto One laptop per child


Geografia

  • Isola di Negroponte - isola greca

Computer - laptop

Filed under: Uncategorized — Tags: — admin @ 3:40 am


Con il lemma computer (mutuato dalla lingua inglese, ma di origine latina, e tradotto talvolta in italiano con le parole calcolatore, ordinatore, elaboratore elettronico o cervello elettronico) si intende un dispositivo fisico che implementa il funzionamento di una macchina di Turing.

Questa definizione, anche se rigorosa, non dice molto su quello che in pratica un computer è o può fare: in effetti esistono molti tipi diversi di computer, costruiti e specializzati per vari compiti: da macchine che riempiono intere sale, capaci di qualunque tipo di elaborazione a circuiti integrati grandi pochi millimetri che controllano un minirobot o un orologio da polso. Ma a prescindere da quanto sono grandi e da che cosa fanno, possiedono tutti due cose: (almeno) una memoria e (almeno) una CPU, o processore.

Una macchina di Turing (e quindi un computer) nasce per eseguire programmi: un computer senza un programma da eseguire è inutile. Tutti i computer hanno quindi bisogno di programmi: il programma di gran lunga più importante per un computer è il suo sistema operativo, che si occupa di gestire la macchina, le sue risorse e i programmi che vi sono eseguiti, e fornisce all’utente un mezzo per inserire ed eseguire gli altri programmi, comunemente chiamati applicazioni o software, in contrapposizione all’hardware che è la parte fisica degli elaboratori.


Costituenti di un computer

Come già detto, un computer non è altro che l’implementazione fisica, pratica, di una macchina di Turing, secondo l’architettura ideata da Von Neumann: quindi tutti i computer hanno almeno una CPU, una certa quantità di memoria RAM di lavoro e una certa quantità di memoria non volatile (ROM, PROM, EPROM, EEPROM o Flash) in cui è scritto il primo programma da eseguire all’avvio del computer stesso: a seconda dei casi, questo programma può essere l’unico che la macchina eseguirà (firmware) oppure fare da trampolino di lancio per caricare il sistema operativo vero e proprio in memoria di lavoro: in questo caso si parla di loader (o di BIOS se assolve anche altre funzioni oltre a questa). In genere questi tre componenti si trovano fisicamente insieme nello stesso circuito integrato o sulla stessa scheda elettronica, che in questo caso viene detta scheda madre o mainboard. Importante ricordare che, attualmente, vi è una piccola quantità di memoria detta Cache all’interno della CPU; questo perché la velocità del Bus di collegamento fra CPU e Memoria è troppo bassa, quindi si avrebbe che in questi casi la CPU è “frenata” dal collo di bottiglia della RAM, ciò non avviene naturalmente se si ha una piccola quantità di memoria all’interno della CPU stessa, nella quale vengono caricate le informazioni che vengono elaborate più spesso.

Oltre ad eseguire programmi, un computer deve anche poter comunicare con l’esterno: per questo sono sempre presenti anche un certo numero di interfacce verso vari dispositivi. Quasi sempre, tranne i casi di microcontroller molto semplici, è prevista la possibilità di collegare una tastiera e un dispositivo di visualizzazione (monitor, stampante, display). Inoltre in genere un computer fa uso di memorie di massa per registrare i dati e i programmi liberando la memoria RAM, e quasi sempre è possibile collegare ad esso periferiche esterne e schede di espansione.

Una delle schede di espansione più importanti è la scheda VGA, o scheda video. Questa scheda si occupa di gestire tutte le immagini e di visualizzarle sul computer, le schede video di ultima generazione hanno un potenza eccezionale e permettono delle nuove esperienze con il computer


Memorie di massa

La memoria RAM di lavoro è sì molto veloce, ma ha due problemi:

  1. è costosa anche se in progressiva riduzione;
  2. è volatile, cioè allo spegnimento della macchina il suo contenuto viene perso.

Per questo ad essa si affianca, sempre, un altro tipo di memoria, molto più lenta ed economica ma soprattutto capace di mantenere i dati che vi vengono scritti per un tempo indefinito: questa viene detta memoria di massa ed è costituita in genere da dischi o nastri magnetici (esistono tuttavia prodotti composti da memoria solida - la stessa utilizzata per le RAM - ma questi dispositivi sono molto costosi e utilizzati in campi medici e militari). In casi di applicativi che richiedono poca memoria vengono utilizzate le NOVRAM, particolari RAM non volatili, se si vuole la scrittura e riscrittura dei dati, le ROM se il programma non deve essere cambiato, o al massimo cambiato molto raramente (ROM cancellabili tramite raggi UV o tensioni predefinite). In genere, i dati vengono scritti su queste memorie sotto forma di files: il modo in cui i file sono organizzati e catalogati si chiama file system.


Bus di sistema

Il nostro computer non potrebbe funzionare senza il bus di sistema. Questo è infatti il collegamento fra le varie componenti di un computer: CPU, chipset, scheda video, ecc, ecc. Esso è formato da dei fili su cui passano le informazioni in forma di dati che si scambiano le varie periferiche e componenti del computer.
Esistono 3 tipi fondamentali di bus che, assieme, formano il bus di sistema:

  • Bus indirizzi
  • Bus dati
  • Bus controlli

Le periferiche esterne possono essere collegate al bus di sistema mediante le interfacce fornite dal costruttore (nel caso di componenti di facile integrazione), o mediante interfacce proprietarie nel caso di componenti particolari o non integrati nel proprio sistema (scheda madre). Questi componenti sono detti schede di espansione e si collegano direttamente in alloggiamenti (slot) della scheda madre appositamente progettati. Questi slot dialogano, grazie all’interfaccia del chipset, con tutto il resto del sistema. Quindi naturalmente la presenza di certe interfacce o di altre dipende unicamente dal chipset presente sulla scheda madre.

Alcuni tipi di interfacce a “Slot”:

  • ISA
  • EISA
  • VESA
  • PCI
  • PCI Express
  • PCI X
  • AGP (per schede grafiche)
  • VMEbus
  • S-100
  • Zorro
  • NuBus
  • MBus
  • SBus


Interfacce generiche

Esistono un certo numero di interfacce generiche, adatte a molti scopi, che in genere i costruttori hanno cura di implementare sempre nei computer che producono, per aumentarne la versatilità. In genere le specifiche per queste interfacce sono standard pubblici, stabilite da enti come l’IEEE o l’ISO.

Interfacce:

  • RS232 (interfaccia seriale)
  • RS432
  • Centronics (interfaccia parallela)
  • IEEE 488
  • SHUGART (per floppy disk)
  • IDE (per hard disk)
  • EIDE (per hard disk)
  • SCSI (hard disk, CD-ROM, scanner e altri)
  • SATA (per hard disk)
  • SATA2 (più veloce del SATA)
  • IEEE 1394 o Firewire (periferiche esterne come hard disk, scanner, videocamere e fotocamere digitali)
  • PS/2 (tastiera e mouse)
  • USB (bus seriale esterno espandibile, capace di fornire alimentazione ai dispositivi tastiera e mouse, fotocamere digitali, ecc.)
  • ATA

Attualmente si stanno abbandonando i lettori per dischetti Floppy e le interfacce Centronics (in special modo sui laptop) e allo stesso tempo si stanno installando lettori di smartcard.


Note Tecniche

Questa descrizione è da riferirsi solamente alla scheda di Sistema del Personal Computer “classico” configurazione IBM compatibile. Tutti i dispositivi derivati, come i computer portatili, i computer palmari, le console per videogiochi e tutti gli altri dispositivi informatici possono presentare un’architettura interna anche molto differente. I computer portatili ad esempio per esigenze di spazio possono integrare il chipset in altri componenti (o viceversa). Le console per videogiochi sono sprovviste di Bios (una serie di sub-routine necessarie per l’avvio sono memorizzate ed automaticamente eseguite direttamente da un unico integrato). Inoltre alcuni Computer di vecchia generazione (comprese tutte le console per videogiochi anche le più moderne) integrano la CPU direttamente saldate sulla scheda madre e quindi non rimovibile. Altri dispositivi invece (come supercomputer, workstation e server) possono integrare sulla scheda madre 2 o più socket per l’installazione di più CPU (per sistemi multiprocessore) o addirittura più schede madri per ottenere configurazioni avanzate basate su sistemi con centinaia o addirittura migliaia di CPU che funzionano in contemporanea.

Alcune vecchie mainboard della metà degli anni 90 progettate per i processori Pentium II e per i primi processori Pentium III (con core non Coppermine) erano appositamente sprovviste di socket e montavano invece uno slot simile ai normali slot d’espansione PCI per alloggiare una scheda elettronica contenete 2 o più integrati che insieme costituivano la CPU del Computer.

Oggi con la tecnologia dual core e la più recente multi core è invece possibile integrare direttamente all’interno di un unico processore 2 (per il dual core) o più (per il multi core) core logici nello stesso package, capaci di aumentare la potenza di calcolo senza aumentare la frequenza di funzionamento del processore.


Tipi di computer

I computer possono essere divisi in alcune categorie molto generali, a seconda delle loro caratteristiche salienti, dell’uso che in generale se ne fa, del software e dei sistemi operativi che fanno girare e dell’epoca in cui sono comparse. Le definizioni nel tempo sono molto cambiate e i confini non sono mai così netti.


Mainframe

Negli anni 40 i computer occupavano stanze intere, l’energia richiesta per il funzionamento ed il raffreddamento era elevata e, naturalmente, erano costosissimi; per questo motivo li si tendeva a sfruttare il più possibile e, quindi, l’utilizzo era suddiviso generalmente fra un numero di utenti piuttosto grande.

I mainframe oggi sono dei computer non molto più grandi del PC di casa ma, nonostante le dimensioni, questi computer sono potentissimi e possono addirittura sopportare centinaia di terminali e utenti connessi.
Questi sistemi sono molto costosi sia in termini di investimento iniziale che di costi di gestione. Pertanto vengono utilizzati nelle grandi aziende, nelle banche, in società di assicurazioni, nella pubblica amministrazione ed in altre strutture che hanno bisogno di una potenza di elaborazione molto elevata per gestire i terminali che gli utenti usano per lavorare.


Minicomputer

In un secondo tempo, negli anni sessanta, in particolare da Digital e da HP, vennero introdotti elaboratori dal costo abbastanza ridotto da poter essere comprati anche da piccole aziende o da singoli dipartimenti di ricerca e di dimensioni paragonabili ad un armadio. Questo permise un utilizzo più flessibile e quindi le prime sperimentazioni in campo informatico. Per distinguerli dai mainframe venne coniato il termine minicomputer.


Microcomputer

All’inizio degli anni settanta l’introduzione del primo microprocessore, l’Intel 4004, rese disponibili computer dal prezzo abbastanza ridotto da poter essere acquistati anche da una singola persona. La prima generazione di questi dispositivi era destinata soprattutto agli appassionati, perché di difficile utilizzo. I personal computer possono essere considerati microcomputer.


Home computer

La seconda generazione di microcomputer, che prende il nome popolare di home computer, fece il suo ingresso nel mercato nella seconda metà degli anni Settanta e divenne comune nel corso degli anni Ottanta, per estinguersi entro i primi anni Novanta con l’ascesa dei personal computer.

Gli home computer, macchine a costo contenuto e di utilizzo prevalentemente domestico, contribuirono largamente a diffondere a livello popolare l’uso del computer e all’alfabetizzazione informatica di vasti strati di popolazione (specie giovanile) nei paesi sviluppati.

Basati su processori a 8 bit e costruttivamente molto semplici, erano dotati di interfacce esclusivamente testuali e come memorie di massa sfruttavano, almeno inizialmente, le cassette audio. Erano utilizzati prevalentemente come console per videogiochi, oppure per i primi approcci con la programmazione.

Con oltre dieci milioni di macchine vendute, il più rappresentativo computer di questa categoria fu il Commodore 64. Anche lo ZX Spectrum della Sinclair ebbe buona diffusione.


Personal computer

Per Personal Computer si intende un microcomputer economico destinato, prevalentemente, ad un utilizzo personale da parte di un singolo individuo. Si distingue da un Home computer principalmente perché si prestano - grazie alle maggiori risorse hardware e software a disposizione - ad utilizzi maggiormente produttivi rispetto a questi ultimi, destinati ad un utilizzo ludico o didattico. Dato che la definizione di Personal Computer nacque con la diffusione dei computer PC IBM, oggi per Personal Computer (PC), spesso si intende un computer da essi derivato, ma inizialmente il termine andrebbe riferito a macchine con sistemi operativi e tipi di microprocessori del tutto diversi, quali la prime versioni dell’Apple (Apple I e soprattutto l’Apple II).


Altre categorie

  • I supercomputer: dotati di elevatissima capacità elaborativa e distinti dai mainframe perché solitamente destinati ad una singola applicazione come previsioni meteorologiche o simulazioni.
  • I microcontroller: elaboratori completi totalmente contenuti in singoli circuiti integrati.
  • I sistemi barebone: personal computer preassemblati, costituiti di solito da case e scheda madre, pronti per ulteriori personalizzazioni da parte di rivenditori o utenti finali.
  • I computer palmari: computer di ridotte dimensioni, tali da essere portati sul palmo di una mano.


Voci correlate

  • Hardware
  • Home computer
  • Informatica
  • Periferica
  • Personal computer
  • Software
  • Storia del Personal Computer
  • Tassonomia di Flynn


Altri progetti


Collegamenti esterni

  • Storia del Personal Computer

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May 23, 2008

PowerPC - laptop

Filed under: Uncategorized — Tags: — admin @ 10:30 pm

PowerPC è un’architettura di microprocessori RISC creata nel 1991 dall’alleanza Apple-IBM-Motorola, conosciuta come AIM. PowerPC era il settore CPU della piattaforma dell’AIM, e ad oggi ne è l’unica parte che resta.


Storia

La storia dei processori PowerPC inizia con l’IBM 801 un prototipo di processore RISC progettato da John Cocke alla fine degli anni 70. 801 venne utilizzato da IBM in molte applicazioni embedded e fu la base del processore ROMP utilizzato nei computer IBM RT. Dopo l’insuccesso dell’IBM RT per via delle ridotte prestazioni IBM avviò il progetto America volto allo sviluppo del più rapido processore disponibile sul mercato. Il progetto portò allo sviluppo dell’architettura POWER utilizzata dai sistemi RISC System 6000 all’inizio degli anni 90.

Il primo processore POWER fu uno dei primi processori RISC ad alte prestazioni su più integrati. IBM decise che una versione su singolo chip era preferibile e quindi ne sviluppò una versione più semplice eliminando dal set di istruzioni alcune istruzioni POWER e sviluppò il processore RISC Single Chip per le macchine di fascia bassa dei server RS/6000. I manager IBM sapevano di avere un processore potenzialmente molto scalabile. Il processore poteva scalare dai server di fascia alta fino alle applicazioni embedded.

IBM contattò Apple con l’obiettivo di stringere un’alleanza per sviluppare una famiglia di processori su singolo chip basati su set di istruzioni POWER per personal computer. Apple contattò Motorola per coinvolgeva nello sviluppo dei processori. Motorola era un fornitore di lunga data di Apple, aveva esperienza nella produzione e nella gestione di processori prodotti in milioni di esemplari e inoltre Apple riteneva vantaggiosa la possibilità di avere un secondo fornitore di microprocessori. L’alleanza venne chiamata AIM dalle iniziali di Apple, IBM e Motorola.

Nel 1991 il PowerPC era solo uno dei componenti dell’alleanza tra le società. In quel periodo il mercato era dominato dalla Microsoft e Intel, tramite il sistema operativo Microsoft Windows e i processori 80386 e 80486. Intel inoltre stava sviluppando il Pentium che pur essendo compatibile con i predecessori forniva un notevole incremento di prestazioni. L’alleanza AIM mirava a rompere il monopolio Microsoft-Intel nel settore dei personal computer.

Per Motorola l’alleanza era un’ottima possibilità. L’alleanza permetteva alla società di poter utilizzare un’architettura RISC ad alte prestazioni e già testata investendo solo un modesto budget in ricerca. Inoltre l’alleanza permetteva a Motorola di mantenere un grosso cliente come Apple nel suo portafoglio clienti. Inoltre Motorola sperava di vendere a IBM le versioni a basso costo dei processori, ritenendo che IBM avrebbe trovato più conveniente comprare i processori da sé piuttosto che svilupparseli in proprio.

In quegli anni Motorola aveva già un proprio design RISC incarnato nel 88000 che non stava andando bene nel mercato. Una spesso citata ragione per il suo fallimento era la mancanza di compatibilità con la loro diffusa serie 68000, già usata su Amiga e Macintosh. Inoltre i processori 88000 erano arrivati in ritardo sul mercato rispetto ai processori MIPS e SPARC.

Tuttavia l’88000 era già in produzione e alcuni produttori come Data General avevano già sviluppato delle macchine basate sul processore. Inoltre la stessa Apple aveva sviluppato dei prototipi basati su 88000 e questo spinse IBM e Motorola a rendere il nuovo processore compatibile a livello di bus con il Motorola 88000 in modo da rendere veloce la conversione delle macchine basate su 88000 in macchine basate su PowerPC

Il risultato dei requisiti portò allo sviluppo delle specifiche PowerPC (Performance Computing).

I primi processori basati sulle specifiche PowerPC ricevettero un’accoglienza molto calorosa da parte del mercato. Oltre a IBM e Apple anche il gruppo Motorola dedicato allo sviluppo di computer sviluppò sistemi basati su PowerPC. Microsoft portò Windows NT 4.51 su PowerPC, Sun Microsystems portò Solaris su PowerPC, IBM sviluppò una versione di AIX per PowerPC e pianificò una versione di OS/2 per i processori. Alla metà egli anni 90 i PowerPC erano i più potenti processori disponibili per personal computer.

Lo sviluppo delle nuove architetture su PowerPC comunque non ebbero il successo sperato. I clienti dei sistemi operativi Windows, OS/2 e Solaris vista la scarsità di software per PowerPC ignorarono la piattaforma. Le versioni di OS/2, Solaris e Windows NT vennero dismesse rapidamente e solo i Macintosh completarono la transizione sulle nuove macchine basate su PowerPC. Le prestazioni del PowerPC rispetto agli altri processori erano per Apple più importanti della mancanza di compatibilità con il passato.

Tuttavia il ridotto successo dell’alleanza (rispetto agli obiettivi iniziali) fece pensare a IBM e Motorola che era ora di riconsiderare le priorità. Motorola durante gli anni 90 aveva sviluppato i processori G3 e G4, mentre IBM aveva sviluppato i processori G5 nel 2003. Nel 2004 Motorola decise di dismettere la divisione dedicata alla produzione dei semiconduttori e creò la società Freescale Semiconductor mentre IBM vendette la propria divisione dedicata allo sviluppo dei personal computer a Lenovo e concentrò lo sviluppo dei processori PowerPC per applicazioni specializzate come il mercato delle console. IBM sviluppò i processori per le console Wii, PlayStation 3 e Xbox 360. Nel 2005 vista la situazione incerta dei processori per computer Apple decise di abbandonare lo sviluppo di macchine basate su PowerPC e strinse con Intel un’alleanza per utilizzare i suoi nuovi processori basati su architettura x86. Apple completò la transizione in meno di un anno e a metà del 2006 non aveva più macchine basate su PowerPC in catalogo.

Attualmente il futuro dei processori PowerPC sembra legato alle applicazioni embedded. Tuttavia l’architettura POWER è vitale e IBM ne continua lo sviluppo per le sue macchine di fascia alta. Bisogna ricordare che le macchine POWER comunque integrano un set di istruzioni PowerPC completo.

Le specifiche PowerPC ora sono gestite dell’organizzazione Power.org di cui IBM e Freescale sono membri. PowerPC, Cell e i processori POWER sono riuniti nell’architettura Power. Power.org dovrebbe rilasciare a breve un’ISA unificata combinando l’architettura POWER e PowerPC nelle nuove specifiche Power ISA v.2.03 e in una nuova piattaforma chiamata PAPR (Power Architecture Platform Reference).


Caratteristiche

Il PowerPC è stato progettato con principi RISC, e consente un’implementazione superscalare. Esistono versioni sia con implementazione 32 bit che a 64 bit. Partendo dalla specifica di base POWER, il PowerPC ha aggiunto:

  • modalità big o little-endian (che richiedono un reboot per lo switch). Questa modalità non è gestita dal PowerPC G5.
  • singola precisione in virgola mobile in aggiunta alla doppia precisione.
  • istruzioni floating point (su richiesta di Apple).
  • una specifica completa a 64 bit, compatibile con la modalità a 32 bit
  • rimozione di alcune istruzioni POWER esoteriche, emulate dal sistema operativo se necessario.


Implementazioni

La prima implementazione su singolo chip del design fu l’MCP601, un ibrido delle specifiche POWER1 e PowerPC, rilasciato nel 1992. Questo consentì l’utilizzo del chip da parte di IBM nelle sistemi già esistenti basati su POWER1, anche se portò a delle difficoltà nel passaggio alla seconda generazione di processori completamenbe basati sul design PowerPC. Apple continuò il lavoro su una nuova linea di computer Macintosh basata sul chip, e li lanciò come “Power Macintosh” basati sul 601 il 14 marzo 1994.

Anche IBM ebbe la sua linea completa di desktop basati su PowerPC costruita e pronta per essere venduta; sfortunatamente non avevano un sistema operativo pronto. IBM decise di riscrivere completamente OS/2 specificamente per il PowerPC. IBM impiegò 2 anni a riscrivere OS/2 per PowerPC ed allora fu troppo tardi. I desktop PowerPC non furono mai immessi sul mercato. Byte Magazine (Aprile 1994) scrisse un lungo articolo su Apple e i desktop IBM PowerPC.

Apple, che non aveva un OS basato su PowerPC, prese una strada diversa. Riscrisse solo i pezzi essenziali del sistema operativo e quindi scrisse un emulatore 680×0 che poteva eseguire le altre parti dell’OS e le applicazioni basate su 68000.

La seconda generazione del processore, che seguiva integralmente le specifiche PowerPC, incluse il 603 di fascia bassa e il 604 di fascia alta. Il 603 è noto per il suo basso costo e per i consumi molto ridotti. L’obiettivo di Motorola, infatti, era quello di usare il progetto 603 come modello di base di tutte le successive implementazioni dei chip PowerPC. Apple tentò di utilizzare il 603 nella serie di laptop PowerBook 5300 ma con scarsi risultati a causa delle ridotte dimensione (8 KB) della cache di primo livello del processore. L’emulatore 68K del sistema operativo non riusciva ad utilizzarla e ciò comportava una drastica riduzione delle prestazioni. Il problema fu risolto con la versione 603e del PowerPC che essendo dotata di una cache di primo livello di 16KB, ne consentiva l’utilizzo all’emulatore.

La prima implementazione a 64-bit del PowerPC fu il modello 620 nel 1997, ma ebbe uno scarso successo commerciale, in quanto a causa delle prestazione inferiori al 604 col software a 32-bit, non venne acquistato da Apple.

Nel 1993 ingegneri IBM a Burlington iniziarono lo sviluppo di una nuova versione di processore PowerPC con incluso il supporto del set di istruzioni x86. Lo sviluppo del processore venne svolto da IBM senza la collaborazione dell’alleanza AIM, il processore venne denominato all’interno di IBM PowerPC 615. Tuttavia seri dubbi sulle reali prestazioni del processore a sulla sua convenienza economica spinsero IBM a cancellare il progetto nel 1995 dopo che un numero limitato di processori erano stati prodotti. Tuttavia versioni contrastanti affermano che il processore impiegava 5 cicli di clock a commutare set id istruzioni, questo tempo sommato al tempo di riempimento delle pipeline rendeva il processore lento, inoltre sembra che uno scarso supporto di Microsoft abbia contribuito all’abbandono del progetto. [1]

La prima implementazione a 64 bit fu il 620 un processore che non ebbe successo. Apple non lo acquisto dato che era un processore molto grande e quindi costoso mentre le prestazioni non erano molto elevate. IBM riutilizzò parte del progetto per il POWER3.

Nel 1997 IBM introdusse anche una famiglia di processori a 64-bit per server: la RS64. Pur derivata dalle specifiche PowerPC adottava tutta una serie di caratteristiche aggiuntive dedicate. Venne utilizzata, in quattro differenti generazioni, nei server della serie RS/6000 e AS/400 fino all’introduzione dell’architettura POWER4 nel 2001.

Nel 1998 IBM rilasciò l’architettura POWER3 a 64 bit La sigla PowerPC 630 fu scartata da IBM per differenziare la linea di processori destinati ai server da quelli del mercato consumer di Apple. destinato esclusivamente alla sua linea di server RS/6000 affiancando la serie RS64.

Alla fine del 2002 IBM introdusse il PowerPC 970. Si trattò del primo processore PowerPC a 64-bit destinato al mercato di consumo. Il 970 era basato sull’architettura multicore POWER4 di IBM adattata a singolo core Venne però successivamente introdotta una versione a due core chiamata 970MP.. Il 970, per garantire ai sistemi Apple la retrocompatibilità, includeva una unità vettoriale (simile alle estensioni AltiVec nella serie Motorola 74xx) ed era stato modificato per eseguire codice a 32-bit in modo nativo.

Numericamente, il PowerPC è il più diffuso nei controllori delle auto. In questo ruolo, Motorola ha offerto un enorme numero di versioni costruite attorno al core 603 chiamate MPC5xx. A questo hanno aggiunto diverso hardware custom, per consentire l’I/O sul singolo chip.

I dispositivi di rete sono un altro settore dove i processori PowerPC sono stati utilizzati ampiamente. MSIL utilizzò in nucleo QUICC del MC68302 per sviluppare il PowerQUICC MPC860 e i MPC823/MPC823e. Tutte le varianti includono un gestore RISC separato chiamato CPM che gestisce le comunicazioni e riduce il lavoro della CPU. CPM accede in DMA alla memoria centrale. I processore successivo fu l’MPC8260 basato su core 603 e dotato di un nuovo CPM.


Sistemi Operativi

I sistemi operativi che supportano i processori PowerPC sono il Mac OS 7, 8, Mac OS 9 o Mac OS X per i computer Macintosh e compatibili. Linux, FreeBSD, OpenBSD, NetBSD, Windows NT 3.51 e Solaris per le macchine PowerPC. Inoltre molti sistemi operativi in tempo reale come QNX, VxWorks e linux per applicazioni embedded come LynuxWorks.


Processori PowerPC

  • 601 MPC601 50 e 66 MHz
  • 602 prodotti consumer (multiplexed data/address bus)
  • 603 portatili
  • 603e
  • 604
  • 604e
  • 620 la prima implementazione a 64-bit
  • x704 implementazione PowerPC BiCOMOS della Exponential Technologies
  • 750 PowerPC G3 (1997) 233 MHz e 266 MHz
  • 7400 PowerPC G4 (1999) 350 MHz
  • 750FX annunciato da IBM nel 2001 e disponibile all’inizio del 2002 nella versione a 1 GHz.
  • 970 PowerPC G5 (2003) implementazione 64-bit derivata dall’IBM POWER4 alle velocità di 1.4 GHz, 1.6 GHz, 1.8 GHz, 2.0 GHz, 2.5 GHz e 2.7 GHz.
  • 970MP Processore G5 Dual Core introdotto a fine 2005. È disponibile nelle versioni da 2.0 GHz, 2.3 GHz e 2.5 GHz.
  • Gekko 485 MHz (usato nel Nintendo GameCube)
  • Power4+ IBM processore a 1.4 GHz installato sui server Regatta (RS/6000 o pSeries)
  • IBM Broadway processore utilizzato nella console Nintendo Wii.
  • Xenon processore basato su PowerPC dotato di 3 core e utilizzato nelle Xbox 360.
  • Cell processore utilizzato dalla PlayStation 3.
  • PA6T-1682-a prodotto da P.A.SEMI su licenza IBM del G5 consuma 15 Watt per core (fino ad 8) ed ha il supporto per memoria e crittografia incorporati


Note

Demish - laptop

Filed under: Uncategorized — Tags: — admin @ 6:15 pm

Il programma demish scritto da Admar Schoonen fornisce ai manutentori dei mirror Debian il pieno controllo dei pacchetti software che vi si trovano, permettendo un controllo molto stretto sulla dimensione del mirror. Può essere utilizzato per costruire velocemente un mirror su un laptop o un CD, e aggiornare computer che non hanno una connessione veloce ad internet (o nessuna connessione).

Demish è scritto in Perl/shell e la sua licenza è la GPL.

May 21, 2008

Crapware - laptop

Filed under: Uncategorized — admin @ 9:55 pm

Per crapware si intende, in gergo informatico un software di scarso valore fornito come bundle con un PC, una scheda video o comunque il software fornito con componenti elettronici, spesso installato nello stesso sistema operativo con possibile malware incluso.

A causa della installazione e a causa del fatto che vengono caricati ad ogni boot del PC, questo tipo di applicazioni possono produrre rallentamenti (talvolta considerevoli) nell’avvio del sistema operativo.

Spesso questo tipo di software è costituito da demo del produttore del computer, trial di programmi o videogiochi in versione di prova.


Voci correlate

  • Abandonware
  • Spyware
  • Malware


Collegamenti esterni

  • Spiegazione divertente di crapware
  • Utility per togliere qualsiasi applicazione dal CD di installazione di Windows

Giornata mondiale del donatore di sangue - organizzazioni

Filed under: Uncategorized — Tags: , — admin @ 2:05 pm

Dal 2004 il 14 giugno viene festeggiata la Giornata mondiale del donatore di sangue
proclamata dalla Organizzazione mondiale della sanità.

Il 14 giugno è stato scelto in quanto giorno di nascita di Karl Landsteiner,
scopritore dei gruppi sanguigni e coscopritore del fattore Rhesus.

Carrie Bradshaw - laptop

Filed under: Uncategorized — Tags: , — admin @ 11:05 am

Carrie Bradshaw (nata il 10 Ottobre 1966) è la protagonista principale nonché voce narrante del telfilm Sex and the City, in onda sulla rete americana HBO dal 1998 al 2004. Interpretata da Sarah Jessica Parker, è un personaggio autobiografico creata da Candace Bushnell, che ha pubblicato l’omonimo romanzo da cui è stata tratta la serie.

Nel 2005 queso personaggio è stata nominato sul canale Bravo come l’undicesimo personaggio più amato di una serie TV, battendo rivali come Buffy Summers, Eric Cartman, Hawkeye Pierce and J.R. EwingBravo > 100 Greatest TV Characters.

Una curiosità: il contratto di Sarah Jessica Parker prevede una clausola precisa e categorica, niente nudi.


Biografia

Interpretata da Sarah Jessica Parker, Carrie è la protagonista nonché la voce narrante del telefilm di cui è protagonista insieme alle tre amiche Miranda, Charlotte e Samantha. Ogni episodio della serie è incentrato su un particolare argomento, spesso correlato alle relazioni amorose, alla vita da single o al sesso, su cui Carrie redige la sua rubrica per il New York Star, “Sex and the City”: si va dalle riflessioni sulle relazioni a quelle sui vibratori, dalle analisi sul sesso a tre a quella sull’amore gay.


Carattere

Amante dei locali chic, è nota per la sua affinità con il mondo della moda, in particolare circa le scarpe: ne ha circa cento paia e le sue preferite sono quelle di Manolo Blanhik. Il suo modo di vestire riflette la sua spasmodica ricerca dell’indumento più idoneo per ogni occasione, spesso risultando con uno stile unico e inconfondibile, che spazia dall’originalità sfrontata (che rasenta il ridicolo) all’eleganza sopraffina: si va da strani accozzi tra vecchio e nuovo a vaporose gonne di tulle e abiti color caramella. Lavorando in casa con il suo laptop, Carrie trova per sé molto tempo, cosa che spesso la porta a ragionare su temi di ordine etico, rivalutati nella prospettiva del nuovo millennio. Ha il vizio del fumo (accende spesso una sigaretta mentre scrive un articolo), che nel corso della serie abbandona, non senza difficoltà (e scrive quindi bevendo succhi di frutta o mangiando gelato).


La casa

Vive a Manhattan nell’Upper East Side in un appartamento in affitto, che poi acquisterà perché messo in vendita grazie ad un prestito da parte dell’amica Charlotte. Ha una mania per le scarpe all’ultimo grido che la trascina sul lastrico: solo grazie alla pubblicazione dei suoi articoli in un libro di successo e l’impiego offerto da Vogue nel corso della quarta stagione, riesce a risanare le sue finanze. Nel corso della sesta serie decide di trasferirsi a Parigi con Aleksandr Petrovsky, il suo uomo in quel momento, ma tornerà preso a New York. Tra i suoi amici si annovera in particolare Stanford Blatch, agente di talento gay.


L’amore per Carrie

Molto affezionata alle sue tre amiche, che considera anime gemelle (”un uomo è fortunato ad arrivare quarto con Carrie” dice Big alle ragazze nell’ultima puntata), dal punto di vista delle relazioni amorose, Carrie è alla ricerca “dell’amore totale, ridicolo, scomodo, spossante, che ti consuma e non ti fa pensare ad altro”: crede di averlo trovato in Mr. Big, con cui ha una storia nella prima e nella seconda stagione, prima che lui si sposi e con cui si ritrova per storie durante le serie successive.


Gli uomini di Carrie

Carrie nel corso del telefilm intreccia un rapporto duraturo (ma mai permanente) anche con altri uomini: Aidan, costruttore di mobili, che tradisce con Mr. Big e che poi la lascia perché lei non è disposta a sposarlo; Berger, scrittore sfortunato che la lascia con un post-it attaccato al portatile non potendo più portare avanti la loro storia; e Aleksandr Petrovsky, artista russo di fama internazionale che la porta con sé a Parigi, ma che pone sempre l’arte prima di tutto. Al termine dell’ultima serie comunque, il vero grande amore di Carrie si rivela essere proprio Mr. Big, che vola da lei a Parigi per riportarla a casa.


Vedi anche

  • Sex and the City
  • Miranda Hobbes
  • Charlotte York
  • Samantha Jones
  • Personaggi secondari di Sex and the City


Note

May 20, 2008

Auto elettrica - laptop

Filed under: Uncategorized — Tags: — admin @ 8:20 am

L’auto elettrica è un veicolo con Motore elettrico che utilizza l’energia chimica che viene immagazzinata in un “serbatoio” energetico costituito da una o più batterie ricaricabili. I veicoli elettrici utilizzano motori elettrici in sostituzione, o in aggiunta al motore a combustione interna.


Veicoli elettrici puri ed “auto ibride”

I veicoli che utilizzano sia motori elettrici che motori a combustione interna (ICE: Internal combustion engine) sono noti come ibridi
.
In tali veicoli, gli accumulatori vengono ricaricati da un motore a combustione interna.

I veicoli elettrici più diffusi sono automobili, piccoli
autocarri, biciclette motorizzate, scooter elettrici, veicoli per campi da golf, carrelli elevatori e veicoli simili, perché di solito gli accumulatori sono poco adatti per applicazioni che abbisognano di un più vasto raggio d’azione oppure di una grande potenza e capacità di carico.

I veicoli elettrici hanno complessivamente una maggiore efficienza energetica rispetto a quasi tutti i motori a combustione interna. Un motore a benzina ha una efficienza energetica del 25%, un diesel si avvicina al 40%, mentre un motore elettrico a induzione in corrente alternata ha un efficienza del 95%. Non producono fumi di scarico ne’ vapor d’acqua) e, complessivamente, producono un inquinamento minimo se riforniti con energia prodotta da fonti rinnovabili.

Grazie alla elevata coppia prodotta dai motori elettrici, i veiocoli elettrici hanno buone prestazioni in accelerazione, tali da superare i veicoli convenzionali alimentati a benzina.
I nuovi modelli possono viaggiare per centinaia di chilometri con una sola carica, anche dopo 160.000 km di impiego delle stesse batterie. I veicoli elettrici, riducendo la dipendenza dal petrolio, potrebbero rallentare il riscaldamento globale (attenuando l’effetto serra), sono più silenziosi rispetto ai motori a combustione interna e non producono fumi nocivi.
Come svantaggi si ha una limitata autonomia tra le ricariche, il tempo di ricarica, e la scarsa durata delle carica delle batterie, anche se nuovi tipi di batteria ricaricabile e nuove tecnologie di carica (e di scarica) ne hanno incrementato l’autonomia e la vita utile, riducendone contemporaneamente il tempo di carica.

Anche se alcuni modelli vengono ancora prodotti in quantità limitate, alcuni BEV (Battery electric vehicle) che si sono rivelati adatti alle strade (e molto popolari come il GM EV1) sono stati ritirati dal mercato e sono stati rottamati dai loro costruttori.

Un piccolo numero di modelli di futura produzione sono stati annunciati, anche se molti altri sono stati costruiti come prototipi. Negli Stati Uniti, molti tra i più pratici BEV sono un fai-da-te di veicoli con motore a combustione interna, eseguiti da hobbisti, dal momento che una produzione industriale è praticamente inesistente.
I maggiori costruttori di automobili USA sono stati accusati di aver deliberatamente sabotato i loro sforzi per la produzione di veicoli elettrici.

Le compagnie petrolifere hanno registrato ed acquistato i brevetti di molti tipi di batteria, ed hanno utilizzato la “patent protection” per impedire che la più moderna tecnologia delle batterie ricaricabili venisse utilizzata nelle auto elettriche (vedi più sotto).


Storia dell’auto elettrica


Confronto con i veicoli a combustione interna

Nel corso del XX secolo le vetture con motore elettrico sono diventate molto più rare rispetto ai veicoli con motore a combustione interna.
È utile mettere a confronto vetture elettriche e veicoli a combustione interna per alcuni aspetti.


Costi operativi ed assicurativi

I veicoli elettrici (negli USA) hanno dei costi operativi che variano tra 1 e 2 centesimi di euro per chilometro, mentre (sempre negli USA, dove la benzina è poco tassata) i veicoli tradizionali a benzina hanno costi operativi maggiori da circa 4 a 6 volte tanto Idaho National Laboratory (2005) “Comparing Energy Costs per Mile for Electric and Gasoline-Fueled Vehicles” Advanced Vehicle Testing Activity report at avt.inel.gov accessed 11 July 2006..

Il costo principale del possesso dei BEV moderni dipende principalmente dal costo delle batterie, il tipo e la capacità di esse è fondamentale nel determinare molti fattori come l’autonomia di viaggio, la velocità massima, il tempo di vita utile della batteria ed il tempo di ricarica; esistono alcuni svantaggi e vantaggi dei vari tipi, probabilmente non esiste un tipo ideale per chiunque, ma alcuni sono più adatti per alcuni utilizzi.

Secondo alcuni, i veicoli elettrici a batteria hanno un vantaggio nel riciclaggio di parti dell’auto dopo gravi incidenti stradali. A differenza dei componenti dei motori a benzina, che tendono ad incendiarsi (specie quando i tubi rotti dell’iniezione soffiano benzina sulla marmitta catalitica o sul turbocompressore rovente), i componenti delle celle a batteria tendono a mantenersi integri e funzionanti per poter essere recuperati e riutilizzati. Dal momento che (eccetto l’accumulatore di tipo litio-ione) non hanno materiali infiammabili, possono essere considerati veicoli molto più sicuri in caso di incidente, ed anche con molte parti riciclabili.

Con il costo delle batterie che va dal 80 % del totale (di 50.000 euro per veicoli potenti, a lungo raggio con costose batterie NiMH) fino al 50% (di 16.000 euro per veicoli di uso cittadino con batterie nichel-cadmio, zinco-aria o al magnesio, ed autonomie inferiori ai 160 km) questo comporta minori costi percentuali di riparazione post-collisione, dal momento che sono per buona parte riciclabili.

Per quanto riguarda le assicurazioni, il costo assicurativo delle vetture elettriche è paragonabile a quello delle “supercar” sportive, con spese di copertura assicurativa pari a centinaia di dollari al mese.


Efficienza energetica ed emissioni di anidride carbonica

Le vetture elettriche di serie o convertite tipicamente consumano da 0,11 a 0,23 kWh/km (dati sul veicolo GM EV1 : 0,179 kWh/km e 0,373 con basso rendimento di carica) Idaho National Laboratory (2006) “Full Size Electric Vehicles” Advanced Vehicle Testing Activity reports at avt.inel.gov, visto il 5 luglio 2006 Idaho National Laboratory (2006) “1999 General Motors EV1 with NiMH: Performance Statistics” Electric Transportation Applications info sheets at inel.gov visto il 5 liglio 2006.

Considerando un consumo di 5 litri di benzina per 100 km, una vettura a combustione interna consuma circa 0,51 kWh/km. Si tenga poi presente che circa la metà del consumo della vettura elettrica è dovuto a dispersioni ed al basso rendimento nella ricarica delle batterie, e quindi non è impensabile un consumo chilometrico inferiore a 0,1 kWh in un futuro molto prossimo, consumo neppure ipotizzabile nelle vetture a combustione interna.

Se si considera il sistema globale, includendo l’efficienza energetica del processo di produzione e della distribuzione al punto di rifornimento, il calcolo risulta complesso a causa della grande diversità delle fonti prime.
Considerando un generatore elettrico a ciclo combinato ed ipotizzando un rendimento pari a 0,6 nella generazione e 0,75 nella distribuzione, il consumo chilometrico totale di una vettura elettrica passa a 0,33 kWh/km (riferito al valore medio tra quelli sopra detti), mentre si può ritenere accettabile un rendimento pari a 0,75 alla produzione e 0,75 alla distribuzione per gli idrocarburi, che comporta un consumo di 0,91 kWh/km per vetture a combustione interna, valore 2,75 volte superiore, fattore che potrebbe divenire in un futuro assai prossimo superiore a 3.

Altri sistemi di generazione di energia elettrica possono dare risultati ancora più eclatanti: accumulatori ricaricati da celle fotovoltaiche, generatori eolici o simili fonti hanno un consumo primario pari a zero, e l’energia elettrica di origine nucleare potrebbe essere considerata anch’essa a costo primario nullo (anche se andrebbe analizzato il costo del materiale fissile, in quanto non rinnovabile).

Le emissioni di anidride carbonica (CO2) sono utili per confrontare i consumi rispettivi della via elettrica e di quella a combustione interna US Department of Energy e Environmental Protection Agency (anno 2007) “Search for cars that don’t need gasoline” Fuel Economy Guide database at fueleconomy.gov visto il 5 luglio 2006. Questi confronti includono la produzione di energia, la distribuzione, la ricarica delle batterie, ed i vari tipi di perdite generate dai veicoli (attrito, termica, ecc.). Le emissioni di CO2 migliorano nei BEV alimentati da fonti sostenibili di produzione elettrica, ma rimangono quasi fisse per i veicoli a benzina. (Sfortunatamente non sono disponibili dati così aggregati relativi ai veicoli elettrici in commercio).

Model t CO2
(Produzione di energia
da fonti convenzionali,
per lo più elettricità
da carburante fossile
t CO2
(Produzione di energia
elettrica sostenibile,
ad.es., da pannello solare
o energia eolica)
2002 Toyota RAV4-EV (BEV puro) 3,45 0,0
2000 Toyota RAV4 2wd (benzina) 6,53 6,53
Altri veicoli elettrici a batteria
2000 Nissan Altra EV 3,17 0,0
Veicolo ibrido
2001 Honda Insight 2,81 2,81
2005 Toyota Prius 3,17 3,17
2005 Ford Escape H 2x 5,26 5,26
2005 Ford Escape H 4x 5,62 5,62
Veicoli con motore a combustione interna
2005 Dodge Neon 2.0L 5,44 5,44
2005 Ford Escape 4x 7,26 7,26
2005 GMC Envoy XUV 4x 10,61 10,61

Si tenga presente che i modelli citati, di produzione statunitense (anche quelli di marche giapponesi) mostrano valori a volte assai diversi da quelli dei comuni veicoli europei.

La resistenza aerodinamica (Cx) ha una grande importanza nel determinare l’efficienza enegetica, particolarmente alle alte velocità.


Impatto ambientale complessivo

Molti fattori devono essere considerati quando si compara l’impatto totale sull’ambiente. Il tipo di confronto più esauriente è quello dell’analisi dalla “catena-di-montaggio-alla-discarica” oppure l’analisi di tutto il tempo di vita. Questa analisi è così esaurientemente complessiva che considera ogni tipo di consumo energetico, includendo i consumi (ed emissioni) implicati dalla produzione originale (ed anche della componentistica) e le fonti di carburante e tutti i consumi (e le emissioni) durante la vita utile del veicolo includendo l’inquinamento durante la produzione delle batterie (ad esempio l’estrazione del cadmio comporta un elevato inquinamento da metalli pesanti) e la sua deposizione in discarica. I vari tipi e l’entità dell’inquinamento varia enormemente tra i vari tipi di batteria, cosa che rende ancora più difficile fare dei confronti.

Ad esempio, è difficile stabilire se siano peggiori gli effetti ambientali dell’inquinamento da nichel e da cadmio prodotti dall’estrazione mineraria, dalla fabbricazione della batteria, dalla discarica con successiva ossidazione, rottura, infiltrazione e dilavamento di una batteria NiCd malamente scaricata; oppure se siano peggiori e meno duraturi i danni all’ambiente causati dall’emissione di idrocarburi e dalla raffinazione del petrolio.
Sono necessarie accurate statistiche su ogni tipo di combustibile fossile e di accumulatore in modo di poter giudicare gli apporti e le fuoriuscite di inquinanti per giudicare equamente l’impatto ambientale totale.

Una grande differenza tra i veicoli BEV ed ICE rispetto al tempo di vita consiste nel fatto che i primi utilizzano la elettricità al posto di combustibili liquidi. Qualora l’elettricità fosse generata a partire da fonte rinnovabile o da nucleare ciò presenterebbe un consistente vantaggio in termini di inquinamento atmosferico.
In ogni caso, se la elettricità fosse prodotta da combustibili fossili (come è nella gran parte dei casi) Il vantaggio relativo dei veicoli elettrici è sostanzialmente ridotto Tahara, K. et al. (2001) “Comparison of CO2 Emissions from Alternative and Conventional Vehicles.” World Resources Review 13:52-60 summary at ilea.org accessed 5 July 2006. Ne deriva che lo sviluppo di sorgenti di energia che non emettano CO2 è necessaria ridurre la emissione totale netta dei veicoli elettrici. In ogni caso, l’impatto ambientale della produzione di energia elettrica (emissioni indirette) dipende dal mix della produzione ed è normalmente più ridotto della emissione diretta prodotta dai veicoli ICE Van Mierlo, J., et al. (2003) “Environmental Damage Rating Analysis Tool as a Policy Instrument” 20th International Electric Vehicle Symposium and Exposition (Long Beach, California) conference paper at etecmc10.vub.ac.be accessed 14 July 2006

Rispetto al tempo di vita, un’altra importante differenza tra i veicoli elettrici e quelli a combustione interna consiste nell’ utilizzo di consistenti batterie di accumulatori. I moderni accumulatori hanno dimostrato di poter superare in durata gli stessi veicoli elettrici su cui sono installate. Ad esempio gli accumulatori provati da Toyota hanno mostrato solo un minimo calo di risultati dopo aver percorso 240.000 chilometri. Certamente nell’utilizzo reale i dati mostrano risultati peggiori, tipicamente gli elementi al litio perdono di efficienza per circa 20-40 percento all’anno; così se si fanno 240.000 chilometri su una pista di test si possono confermare i dati rilevati da Toyota ma se, in un utilizzo reale, si percorrono all’ anno 10.000 chilometri, la batteria di accumulatori andrà sostituita dopo 30.000 chilometri con una spesa di circa 20.000 Euro con un costo pari a 0,67 €/km.

I veicoli BEV, non essendo dotati di motore che brucia combustibile liquido e dei conseguenti apparati necessari al suo funzionamento, sono spesso più affidabili e richiedono minore manutenzione. Sebbene i veicoli BEV siano poco diffusi, essi possono trarre vantaggio dagli avanzamenti tecnologici che si stanno realizzando in altri mercati come quello dei telefoni cellulari, dei laptops, dei carrelli elevatori e dei veicoli elettrici ibridi. Le innovazioni nella tecnologia delle batterie elettriche che si sviluppa negli altri mercati possono essere utilizzate al fine di rendere i veicoli BEV sempre più utilizzabili e diffusi.


Prestazioni di accelerazione

Molte delle vetture elettriche di oggi sono capaci prestazioni in accelerazione che eccedono quelle di veicoli a benzina della stessa potenza. I veicoli elettrici possono utilizzare una configurazione diretta motore-ruota che aumenta l’efficienza nell’erogazione della potenza. Il fatto che possono avere molteplici motori collegati direttamente alle ruote permette a ciascuna ruota di essere sia propulsiva che frenante, cosa che aumenta la trazione.

In alcuni casi, il motore può essere alloggiato direttamente nella ruota, come nel disegno noto come “Whispering Wheel“, che abassa il centro di gravità complessivo del veicolo e riduce il numero di parti in movimento. Quando non sono dotate di un asse, di un differenziale, oppure della trasmissione, i veicoli elettrici godono di una minore inerzia rotazionale del treno direzionale. Un sistema senza ingranaggi, o con un solo ingranaggio in alcuni BEV elimina la necessità di un cambio a marce, dando all’auto un accelerazione e frenata più dolce. Si consideri inoltre che i motori elettrici, con i moderni sistemi di alimentazione, possono lavorare a potenza o a coppia costanti; i motori a combustione interna hanno una propria curva caratteristica, seguendo la quale i regimi di coppia e potenza massime si hanno in zone molto limitate della velocità di rotazione, in genere verso i 2/3 della velocità massima per la coppia e 4/5 per la potenza.

Alcune vetture elettriche da corsa (”simil dragster”) hanno motori elettrici, con cambi e trasmissioni a due marce per incrementare la velocità massima fino a 160 km/h Hedlund, R. (2006) “The 100 Mile Per Hour Club” National Electric Drag Racing Association list at nedra.com
accessed 5 July 2006 Hedlund, R. (2006) “The 125 Mile Per Hour Club” National Electric Drag Racing Association list at nedra.com accessed 5 July 2006.


Batterie

Le Batterie ricaricabili utilizzate nei veicoli elettrici includono la pila zinco-aria, l’ accumulatore piombo-acido (”innondate” e VRLA), il NiCd, il tipo a NiMH, le litio-ione, le Li-ion polimero.

Le batterie sono tipicamente il componente più costoso dei BEV. Sebbene il costo di fabbricazione della batteria sia elevato, l’ aumento della loro produzione può portare ad un abbassamento dei costi nel momento in cui la produzione dei BEV avesse le stesse dimensioni della attuale produzione dei veicoli a combustione interna. Le nuove tecnologie di produzione delle batterie, competitive in termine di costo con i motori a combustione interna, consentiranno un importante abbassamento dei costi nel momento in cui decadranno i relativi brevetti

A partire dalla fine degli anni 90, lo sviluppo di nuove tecnologie per le batterie è stato pilotato dalla impetuosa crescita della domanda di computer portatili e di telefoni cellulari, con la richiesta da parte dei consumatori di schermi più larghi e più luminosi e di batterie di durata più lunga; ciò ha pilotato la ricerca e lo sviluppo in quel settore. Il mercato dei BEV ha utilizzato i progressi ottenuti in quel settore. Se il mercato dei BEV dovesse crescere esso contribuirà alla ricerca e allo sviluppo di nuove tecnologie relative alle batterie.


Carica

Le batterie delle vetture elettriche devono essere ricaricate periodicamente (vedi anche Sostituzione delle batterie, più sotto). Le VE solitamente vengono caricate dalla rete elettrica. In questo caso l’energia è generata da una varietà di risorse come il carbone, l’energia idroelettrica, l’olio combustibile o il gas naturale o infine, fuori d’Italia l’energia nucleare.

Le batterie possono essere ricaricate mentre il veicolo viene guidato grazie al freno rigenerativo. Sono sono state sperimentate alcune fonti di energia ausiliarie, come la cella fotovoltaica.

Nell’ auto ibrida l’elettricità può essere prodotta da un generatore mosso da un motore a combustione interna. Anche se non si tratta in senso stretto di una BEV, la concept car Ford Reflex dispone di celle fotovoltaiche all’esterno per aiutare ad alimentare il suo sistema di potenza ibrido.

Il tempo di ricarica viene determinato principalmente dalla corrente trasmissibile da parte della connessione alla rete elettrica. La potenza normalmente disponibile in una presa di corrente domestica va da 1.5 kW (negli USA, Canada, Giappone, e paesi con tensione 110 V) fino a 3-6 kW (in paesi con corrente a 240 V). In Italia è abbastanza comune il contratto 6kW di connessione alla rete, ma si potrebbe evidentemente utilizzare correnti più alte. Si pensi che i carrelli elevatori, la cui maggioranza è azionata da un motore elettrico, ricaricano batterie da 6-700 Ah in pochissime ore con connessioni a prese dell’ordine di 10 - 12 kW]].

Al livello di 10 Kw, anche ricaricare una piccola batteria di 250 Ah (20,4– 50 Km), richiederebbe circa un ora. Questo è davvero poco rispetto alla velocità nel fornire potenza di una normale pompa di benzina, che può fornire 5.000 kilowatt. Anche se la potenza somministrata fosse maggiore, molte batterie non accettano la carica a velocità maggiori rispetto al loro tasso di ricarica (”C1″). (Questo implica che se oggi fate la coda per rifornire la vostra auto di benzina, per ricaricare la batteria del vostro BEV la coda sarà da 50 a 500 volte più lunga !)


Sistemi per la ricarica veloce

Nel 1995, alcune stazioni di carica, ricaricavano le VE in un ora. Nel novembre del 1997, la Ford acquistò un sistema di ricarica-veloce prodotto dalla AeroVironment chiamato “PosiCharge” per sperimentarlo nella sue flotte sperimentali di VE Ranger, che riuscivano a caricare i loro accumulatori piombo-acido in tempi tra i sei e quindici minuti. Nel febbraio del 1998, la General Motors annuncia una versione del suo sistema “Magne Charge” che poteva ricare le batterie NiMH in circa dieci minuti, fornendo un autonomia da 96 a 160 km Anderson, C.D. and Anderson, J. (2005) “New Charging Systems” Electric and Hybrid Cars: a History (North Carolina: McFarland & Co., Inc.) ISBN 0-7864-1872-9, p. 121..

Nel 2005, la Toshiba aveva costruito un dispositivo portatile che dichiarava come capace di ricevere un ricarica del 80% circa 60 secondi Toshiba Corporation (2005) “Toshiba’s New Rechargeable Lithium-Ion Battery Recharges in Only One Minute” dichiarazione alla stampa in toshiba.co.jp (5 luglio 2006) . Aumentando queste caratteristiche di potenza alla scala della batteria da 65 Ah si avrebbe bisogno di un picco di potenza di circa 340 kW. Non è molto chiaro se questo tipo di batterie sarebbero ricaricate direttamente nei BEV, dal momento che la generazione di calore le renderebbe poco sicure.

A molte persone non serve una ricarica veloce perché ad una certa ora della giornata dispongono di sufficiente tempo (da 6 a 8 ore), di giorno nel parcheggio del luogo di lavoro, oppure di notte nel parcheggio di casa. Dal momento che durante la ricarica l’auto non deve essere vigilata, ci vuole meno di 1/2 minuto per attaccare alla presa oppure staccare il proprio veicolo. Molti guidatori di BEV preferirebbero rifornirsi a casa, evitando la congestione ed il vaiggio alla stazione di servizio. In alcune ditte “ecology-minded” alcuni parcheggi hanno delle prese di corrente per veicoli elettrici, provviste di sistemi di ricarica automatizzati.


Alimentazione dell’auto elettrica dalla colonnina (per conduzione o induzione)

La connessione dell’auto alla colonnina erogatrice può avvenire fondamentalmente in due modi:

  • Per mezzo di un collegamento galvanico (accoppiamento conduttivo), costituito semplicemente da un cavo flessibile che termina in un connettore a tenuta. In questo caso verrebbe erogata corrente continua a bassa tensione, prodotta da un adeguato carica-batterie.
  • Nel secondo caso si utilizza un accoppiamento a trasformatore (induttivo), dove l’avvolgimento primario (adeguatamente protetto) viene inserito in una fessura del veicolo, dove si accoppia con l’avvolgimento secondario. Con una connessione di questo tipo si elimina il rischio di folgorazione dal momento che non vi sono parti accessibili sotto tensione.

Mentre nel primo caso la circuiteria di regolazione per la carica può essere tutta dal lato della colonnina, nel secondo caso buona parte della circuiteria dovrebbe necessariamente essere a bordo del veicolo (con conseguente complicazione ed appesantimento del veicolo stesso).


Sostituzione delle batterie

Una alternativa alla ricarica (ed ai suoi lunghi tempi) è quella di sostituire rapidamente le batterie di accumulatori scarichi con altre già cariche. Queste batterie modulari (spesso alloggiate in un doppio fondo sotto l’abitacolo, tra le ruote, oppure sotto il bagagliaio) possono scorrere ed essere rapidamente sostituite dal personale della stazione di servizio oppure da sistemi robotizzati.

Queste batterie scariche modulari potrebbero essere sostituite con altre cariche (forse prevedendo il pagamento di un deposito iniziale) in stazioni di servizio, rivendite di auto, grandi magazzini oppure parcheggi. Con una dimensione standard (pari a quella di una valigetta d’aereo), comode maniglie, un peso ridotto a 20-40kg e rotelline, il cambio di uno o più moduli (inserendoli in fessure di ricarica a nastro trasportatore) è il più veloce (nessun tempo di ricarica): pochi secondi!

A seconda del tipo di batterie ricevute, si procederà a ricaricarle in modi diversi, gli accumulatori NiMH, Li-ion e Li-pol possono essere ricaricati immediatamente; le batterie NiCd devono essere prima scaricate allo 0% e poi ricaricate, per impedire l’ effetto memoria. La pila zinco-aria (che non può essere ricaricata in modo semplice), deve essere portata in un centro industriale (più o meno grande) e “rigenerata” con un procedimento elettro-chimico.

Questi vari tipi di moduli potrebbero avere “colori standard”, prese di corrente, numeri, lettere e codici a barre identificativi diversi, ed un circuito con un microchip che rivelasse la carica della batteria, le condizioni di salute della pila, la targa degli ultimi utenti ed eventuali scuotimenti o urti ricevuti dalla pila (rivelati con accelerometri inseriti nella batteria).

Il rischio di commettere errori nel loro utilizzo sarebbe inferiore a quello di scambiare i vari tipi di benzina (con o senza piombo, diesel) oppure di caricare benzina dal erogatore corretto, connesso al giusto deposito, ma caricato dal benzinaio con carburante scadente o diverso da quello indicato… in fondo si tratta sempre di elettroni, ed i circuti elettronici dell’auto elettrica possono misurare il voltaggio e l’amperaggio disponibili !


Autonomia prima della ricarica

La effettiva autonomia di un BEV dipende sia dal numero e dal tipo di batterie utilizzate sia dalle prestazioni richieste dal guidatore del veicolo. Il peso e la tipologia del veicolo hanno ugualmente un forte impatto esattamente come avviene per la autonomia dei tradizionali veicoli a benzina.
Le batterie utilizzate sono usualmente le normali batterie al piombo-acido che sono facilmente reperibili e poco costose. Con questo tipo di batterie si raggiungono normalmente autonomie comprese tra 30 e 80 km.
È possibile produrre Auto Elettriche funzionanti con batteria al piombo-acido con autonomia di 130 km per ogni ricarica.
Le batterie al NiMH hanno una più alta densità di energia e possono consentire auonomie dell’ ordine dei 200 km. Le Auto Elettrche equipaggiate con le nuove Batterie al Litio consentono autonomie dell’ordine di 400-500 km Mitchell, T. (2003) “AC Propulsion Debuts tzero with LiIon Battery” AC Propulsion, Inc. press release at acpropulsion.com accessed 5 July 2006.
È compito dei diversi produttori di Auto Elettriche trovare il corretto bilanciamento tra i livelli di autonomia, peso, tipologie di batteria e costo.
La autonomia di una Auto Elettrica può essere aumentata del 50% utilizzando un sistema di ricarica automatica in fase di frenaggio.

Le Auto Elettriche possono agganciare speciali carrelli per poter funzionare come Veicoli Ibridi quando si renda necessaria una grande autonomia senza aggravio di peso quando tale maggiore autonomia non sia richiesta.
I veicoli di questo tipo divengono di fatto veicoli a combustione interna quando utilizzano il carrello, consentendo così una molto più ampia utonomia solo quando necessaria.


Durata delle batterie

Le singole batterie sono di solito raggruppate in grandi gruppi a vario voltaggio e capacità per ottenere l’energia richiesta. La durata delle batterie dovrebbe essere considerata quando si calcola il costo di investimento, dato che le batterie si consumano e devono essere sostituite. Il decadimento delle batterie dipende da numerosi fattori.

Nell’utilizzo quotidiano in strade di città e campagna, alcuni dei veicoli Toyota RAV4 EV, utilizzanti batterie NiMH, hanno avuto durate operative eccedenti i 160.000 km, con poca o nessuna degradazione della capacità di carica e del voltaggio fornito nell’ambito del loro tragitto quotidiano Knipe, TJ et al. (2003) “100,000-Mile Evaluation of the Toyota RAV4 EV” Southern California Edison, Electric Vehicle Technical Center report at evchargernews.com accessed on 5 July 2006.


Sicurezza


Hobby, conversioni, modding, e corse

Il professore giapponese Hiroshi Shimizu della “Faculty of Environmental Information” nella Keio University ha creato la “limousine del futuro“: la Eliica (Electric Lithium Ion Car) che marcia su otto ruote motrici con motori a hub da 55 kilowatt, per una potenza totale di 470 kilowatts e zero emissioni. La Eliica ha una velocità massima di 190 Km/h, ed una autonomia massima di 320 kilometri (alimentata da batterie litio-ione). (video nel sito www.eliica.com) Comunque, i modelli attuali costano circa $300.000 US, di questi la metà del costo è costituito dalle batterie.


Futuro dell’automobile elettrica a batteria

Il futuro delle auto elettrice a batteria dipende principlamente dal costo e dalla disponibilità di batterie con alta densità energetica, capacità di fornire picchi di potenza, lunga vita utile, ed altri aspetti come motori più leggeri ed economici, controllo elettronico dei motori, della trazione e delle ruote indipendenti, ruote sterzanti in modo diverso alle alte e basse velocità, caricabatterie che siano teconologicamente ed industrialmente maturi e competitivi nei costi con i molti componenti dei motori a combustione interna.

Gli accumulatori Li-ion, Li-poly e la pila zinco-aria hanno dimostrato di possedere densità energetiche sufficientemente elevate per fornire un raggio decente e tempi di ricarica comparabili a quelli del riempire di benzina i serbatoi dei veicoli convenzionali.

Mentre ai veicoli ibridi si applicano molti dei ritrovati tecnici sviluppati all’inizio per le vetture elettriche a batteria, gli ibridi non vengono considerati BEV. Lo sviluppo e la produzione di veicoli ibridi stanno, comunque, migliorando il costo e le prestazioni delle batterie, dei motori elettrici, dei caricatori, e del controllo elettronico dei motori, questi progressi porteranno aiuti allo sviluppo dei BEV e dei veicoli ibridi plug-in (PHEVs). Dal momento che la ricerca sulle vetture ibride le renderà sempre più progredite, possiamo aspettarci che la vita utile delle batterie, la capacità di carica e la densità energetica di picco miglioreranno e che il loro motore a combustione interna verrà usato sempre di meno (forse solo nei grandi spostamenti).


Programma CalCars della Davis University in California

Un programma non-profit, noto come California Cars Initiative, or “CalCars” sviluppato dalla University of California, Davis, ha trasformato automobili ibride Toyota Prius per farle funzionare come veicoli elettrici plug-in (PHEV), tramite l’istallazione di accumulatori addizionali e modificazioni al software di controllo.

Questi veicoli funzionano come vetture elettriche pure per viaggi corti, traendo la loro carica da caricatori elettrici nelle case e nei luoghi di lavoro. Per viaggi più lunghi il veicolo si comporta come un ibrido. Alcuni prototipi di trasformazione che usano batterie piombo-acido sono attualmente in uso. Si spera che i veicoli prodotti industrialmente impieghino batterie molto più avanzate. La CalCars attualmente sollecita la donazione di ulteriori veicoli e fondi per lo sviluppo dei loro progetti.


Presto le auto elettriche si diffonderanno ?

Molti annunci di pre-produzione di modelli elettrici da parte dei maggiori costruttori, suggeriscono la possibilità che molto presto vi sia un improvvisa espansione nella disponibilità di veicoli elettrici di uso generale, adeguate all’uso quotidiano sulle strade esistenti in condizioni di traffico misto:

  • Ci sono voci che la General Motors stia sviluppando un ibrido “plug-in“, che potrebbe essere pronto in tempo per la mostra di Detroit nel gennaio del 2007.Green, J. (2006) “GM Plans Gas-Electric Car to Catch Up to Toyota, People Say” Bloomberg News notizia della www.bloomberg.com accessed 10 July 2006.
  • La ditta giapponese Mitsubishi si è impegnata per creare una linea di prodotti a “flessibilità energetica” basati sul minivan Colt, con motori all’interno delle ruote che possono essere alimentati da batterie elettrriche (BEV), come un ibrido, oppure come un veicolo a pila a combustibile. msnbc.msn.com – Mitsubishi unveils electric car for 2010
  • La Subaru potrebbe accelerare lo sviluppo del prototipo R1e. Previsto inizialmente per la produzione nel 2007, poi posticipato al 2010, sarà accelerato in conseguenza degli alti costi del petrolio, dei progressi nella tecnologia delle batterie, e per l’interesse del mercato mondiale. La grande maturità tecnologica degli accumulatori al litio svilupati dai laboratori Subaru è evidenziata da un accordo di scambi tecnologici con la Toyota, che condividerà il metodo “Hybrid Synergy Drive” degli ibridi Prius e Camry (per inserirlo in un sport-SUV 4WD turbocompresso) in cambio della tecnologia delle batterie del R1e (da inserire nella prossima generazione di Prius del 2007). (vedi prossimo paragrafo).
  • Vi sono indiscrezioni della Toyota che la prossima generazione delle Prius posa avere batterie al Litio-ione ed un raggio di nove miglia “furtivo” per riuscire a raggiungere le 110 MPG (miglia per gallone) in condizioni appropriate, suggerendo anche la possibilità in futuro di un veicolo elettrico “plug-in” Prius. Il 18 luglio del 2006, la Toyota annuncia di avere “piani per sviluppare un veicolo ibrido che circolerà a livello locale (in città ?) grazie a batterie ricaricate da una classica presa a 120-volt, per attivare in seguito un motore a benzina più adatto a lunghi tragitti veloci.”

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Annunci di immissione in produzione

I recenti modelli di VE sono stati annunciati come di prossima produzione:

  • Tesla Roadster presentata nell 2006 negli USA, progettata dalla neonata Tesla Motors e Lotus Cars. Da 0 a 100 Km\h in 4 secondi; La casa ha già annunciato la totale vendita del proprio parco macchine per tutto il 2007. È inoltre in progettazione avanzata una berlina per il consumatore medio.
  • La Mitsubishi, costruttore giapponese, ha annunciato l’ 11/5/2005 che comincerà la produzione sperimentale dello MIEV (Mitsubishi In-wheel Electric Vehicle.) Flotte aziendali per i test, arriveranno nel 2006 ed alcuni modelli di production su scala industriale saranno disponibili nel 2008. La prima auto da testare, sarà una Colt EV, e si prevede un autonomia di 150 km, con accumulatori litio-ione e motori nelle ruote. Il prezzo previsto per una MIEV negli USA, sarà di circa 19.000 $. [1] [2].


Lista dei prototipi più recenti

I prototipi più recenti di veicolo elettrico includono:

  • [[retrofit elettrico di una fiat 500 F]: ]http://www.youtube.com/watch?v=p1W757i_cD4
  • Cree SAM
  • Eliica (Electric LIthium-Ion Car) progettato da un team della Keio University di Tokyo, guidato dal Prof. Hiroshi Shimizu.
  • Ford E-Ka
  • Lexus EV (Mostrata nel film Minority Report)
  • Maya-100: Li-ion batteria a “super”-polimero; autonomia di 360 Km (annuncio nella electrovaya.com)
  • Mitsubishi Colt EV: batteria Li-ion, motori nelle ruote (annoucement at media.mitsubishi-motors.com)
  • Pininfarina Ethos II
  • Renault EV Racer
  • Solectria Sunrise
  • Subaru R1e (announcement at msnbc.msn.com)
  • Suzuki EV Sport
  • Volvo 3CC: Three seater with lithium ion batteries (announcement at volvocars-pr.com)
  • Smart fourtwo EV:(announcement at www.smart.com, [3])


Controversia


Argomenti dei difensori dell’auto elettrica

I sostenitori dell’auto elettrica affermano che:

  • Le vetture elettriche riducono la dipendenza dal petrolio (che come merce importata danneggia la bilancia commerciale).
  • Le V.E. non risentono della volatilità dei prezzi del petrolio, spesso manipolati da produttori e distributori esclusivamente a loro vantaggio.
  • Le V.E. riducono i costi energetici dei veicoli fino al 90%
  • Le V.E. recuperano circa il 15 % dell’energia totale spesa con il sistema a ricarica da frenata (sistema ReGen)
  • Le V.E. hanno molta più coppia ed accelerazione da zero rispetto ad una macchina a benzina ICE (a parità di potenza installata) ed hanno una curva della coppia piatta.
  • Le V.E. possono mitigare il riscaldamento globale (specialmente se la loro energia viene prodotta con l’eolico, l’idroelettrico o il nucleare).
  • Le V.E. sono meno rumorose rispetto alle auto con motore a combustione interna.
  • Le V.E. non producono fumi nocivi, come CO, CO2, NOx, idrocarburi incombusti e particolato.
  • Le V.E. non necessitano della costosa marmitta catalitica in platino, che polverizzandosi, disperde polveri sottili ed altre particelle potenzialmente cancerogene.
  • Le V.E. sono più adatte per i viaggi corti in città e per il pendolarismo corto (meno di 200 Km), ma sostituendo rapidamente le batterie si possono fare viaggi anche molto lunghi. Inoltre l’autonomia senza sostituzione, si estende fino a 500 Km con le batterie Li-Ion o Zinco-aria.
  • Per utenze isolate (p.es di campagna) con capacità di generazione elettrica (cogenerazione, fotovoltatico, microturbine nei fiumi e cascate) il rifornimento elettrico è molto più sicuro e conveniente rispetto ai viaggi alle stazioni di benzina.
  • Gran parte delle spese di manutenzione, come il cambio dell’olio, ispezioni sull’inquinamento (bollino blu), la sostituzione del liquido del radiatore, e molte piccole riparazioni ed aggiustamenti sono ridotte o completamente eliminate, riducendo significativamente i costi di possesso.
  • Le vetture elettriche possono fornire la potenza necessaria ad una roulotte o camper, per alimentare per qualche tempo elettrodomestici e condizionatore, ed in casi di emergenza possono fornire elettricità anche alle abitazioni.
  • Anche se alimentate da elettricità provenienti da impianti elettrici che bruciano il carbone, sono molto più efficienti energeticamente (E complessivamente, molto meno inquinanti, se le centrali a carbone impiegano processi di intrappolamento della CO2) rispetto alle automobili che bruciano benzina. Rispetto ai diesel sono marginalmente più efficienti e molto meno inquinanti.
  • Sotto il punto di vita della sicurezza automobilistica le vetture elettriche sono più sicure perché meno tendenti ad incendiarsi dopo uno scontro (eccetto quelle con batterie Li-ion).


Argomenti dei detrattori dell’A.E.

Gli scettici sulla convenienza dei BVE fondano molte argomentazioni sulla praticità in senso generale. Gli argomenti sono:

  • La maggior parte dell’elettricità è oggi prodotta con fonti fossili o, all’estero, con il nucleare, e comporta problemi di emissioni serra o di creazione di rifiuti. Bruciando carbone si producono circa 0,97 kg di CO2 per chilowattora [4] più altri inquinanti nelle attività di estrazione, trasporto, raffinazione del combustibile: i VE non sono inoltre a “emissioni zero” nel vero senso della parola, eccetto che nel momento dell’uso.
  • Limitata autonomia di percorrenza tra le ricariche (dipende dalla tecnologia usata).
  • Elevati costi delle batterie, che vanno dai circa 1.500 euro (piombo acido) a 15.000 euro (li-ion) a ogni sostituzione; nell’uso reale con percorrenze medie giornaliere ridotte i VE non fanno più di 32.000 km con un singolo set di batterie, conseguentemente l’incidenza del costo di sostituzione può essere di 20 to 30 centesimi al chilometro in più rispetto alle auto a benzina.
  • Scarse prestazioni alle basse temperature da parte di alcuni tipi di batterie.
  • Mancanza di fonti di calore utilizzabili per riscaldare l’abitacolo nei climi freddi (a meno di non sacrificare per questo scopo una parte dell’energia delle batterie).
  • Pericolo di folgorazione e produzione di interferenze elettromagnetiche.
  • Le gomme restano comunque responsabili dell’emissione di diossido di zolfo, al punto che un veicolo realmente a emissione zero (ZEV) non potrebbe montare ruote in gomma.

Le argomentazioni riguardano in generale il futuro dell’auto per il trasporto diffuso di massa. Si rileva come ingorghi stradali, inquinamento acustico, rifiuti nel corso del ciclo di vita, spesa energetica e prezzo da pagare nel campo della salute per una vita sedentaria non sono risolti dai veicoli a emissioni zero.

Benché non sempre citata, la minore necessità di manutenzione e di parti di ricambio dei VE influirebbe negativamente sul fatturato del settore automobilistico e delle reti di assistenza in genere, creando costi aggiuntivi di trasformazione e riconversione di questo settore economico.


Voci correlate

  • Auto ibrida
  • Autostrade automatizzate
  • Barca elettrica
  • Biodiesel
  • Economia a idrogeno
  • Economia allo zinco
  • Futuro dell’automobile
  • Gasohol
  • General Motors EV1
  • Produzione di veicoli elettrici
  • Scooter elettrico
  • Toyota Eliica
  • Veicolo elettrico
  • Veicolo ibrido
  • Veicolo tri-ibrido
  • Zero Emissions Vehicle
  • Chi ha ucciso l’auto elettrica?


Fonti

  • 4-wheel drive electric hybrid Super Mini (Mini QED) at http://www.pmlflightlink.com/
  • Electric vehicle sulla wikipedia in inglese


Film dove si nota chiaramente l’utilizzo di auto elettriche

  • Gattaca, film di fantascienza del 1997 (regia di Andrew Niccol).
  • Minority Report, film di fantascienza del 2002 (regia di Steven Spielberg).


Collegamenti esterni

  • Articolo che confronta vari tipi di accumulatore per l’auto elettrica da www.integrati.com
  • Accumulatori elettrici litio-ione sulla Fiat-600 “Elettra” (tratto da Centro Ricerche Fiat)
  • Edison: mobilità sostenibile a Milano con le batterie zinco-aria articolo da Expofairs
  • Motorino cinese alimentato con pile zinco-aria da www.kensan.it
  • ZinCar: le batterie zinco-aria migliorano l’ambiente in città da Euromobility
  • Ad Alameda, in California, un veicolo con pile zinco-aria della ditta tedesca Kummerow GMBH supera i 1600 Km di autonomia !
  • Who Killed The Electric Car
  • AVERE - European Electric Road Vehicle Association
  • CBEV - Campaign for Battery Electric Vehicles (UK based)
  • CITELEC - Association of cities interested in electric vehicles
  • Electric Auto Association
  • Electric Car Society
  • Electric Drive Transportation Association
  • SUBAT: life cycle assessment of electric vehicle traction batteries
  • Plug in America - promozione dei BEV e PHEV
  • Una confereza stampa del CEI dichiarando che furono i consumatori, non l’industria dell’ automobile ad “uccidere” i BEV
  • Il veicolo elettrico più veloce del mondo, il “KAZ”/Eliica


Brevetti

  • , E. E. Keller, Electrically Propelled Preambulator
  • , Hiram Stevens Maxim, Motor vehicle
  • , H. S. Maxim, Electric motor vehicle


Ultime notizie

  • La ditta Altairnano stà consegnando la sua prima batteria NanoSafe in settembre, alla Phoenix Motorcars per inserirla un sedan elettrico (24 agosto 2006).
  • NOW on PBS presenta un intervista in streaming-TV via internet con Chris Paine, regista di “Who Killed the Electric Car”, così come anche una cronistoria dell’auto elettrica, alcune opinioni da un esperto in trasporti riguardi il carburante alternativo, ed una intervista con un attrice sostenitrice delle vetture elettriche:
  •  : I clienti volevano l’auto elettrica, ma i costruttori hanno “staccato la spina” articolo del San Francisco Chronicle del 24 aprile 2005
  • L’aria che respiriamo, le auto che guidiamo, 2004
  • The Electric-Car Slide, 22 ottobre 2003
  • Slim Fit For The Freeways 2 ottobre 2003

May 18, 2008

NBA Street V3 - Street

Filed under: Uncategorized — Tags: , — admin @ 2:40 pm

NBA Street V3 è un videogioco di pallacanestro della serie NBA street, prodotta e sviluppata da EA sports, ed è il terzo titolo.
Il gioco rappresenta il “new basket”, cioè quello praticato sulle strade, anche se utilzza nazionali e giocatori professionisti come Michael Jordan.

Ronald Rivest - Computers.

Filed under: Uncategorized — Tags: — admin @ 1:10 pm

Il suo lavoro più noto è sicuramente il sistema di crittografia asimmetrica che ha sviluppato assieme a Leonard Adleman e Adi Shamir: il crittosistema RSA (1978).

Ha conseguito un Bachelor’s degree in Matematica presso l’Università di Yale nel 1969 ed un Ph.D. in Informatica presso l’Università di Stanford nel 1974.
Attualmente è Professore di “Electrical Engineering and Computer Science” presso il Department of Electrical Engineering and Computer Science del MIT, dove guida il gruppo di Crittografia e Sicurezza delle Informazioni.

Oltre ad essere co-autore del crittosistema RSA è noto anche per aver progettato molti protocolli e algoritmi che sono stati spesso accettati come standard, come ad esempio i cifrari RC4 e RC5 e i sistemi di hashing crittografico MD4 e MD5; ha collaborato anche ai lavori sul candidato AES RC6.

La sua attività non si è limitata all’ambito accademico: ha avuto un ruolo significativo nel dibattito politico-sociale in corso fra le opposte esigenze del diritto alla privatezza da parte del cittadino e l’esigenza del controllo della sicurezza da parte dello stato. Attualmente si sta occupando della possibilità di realizzazione di sistemi elettronici per il voto elettronico che garantiscano l’anonimato del voto stesso.

È stato fondatore della società RSA Data Security (dopo la fusione con Security Dynamics la società è stata ridenominata RSA Security) azienda leader nel settore della progettazione e vendita di applicazioni crittografiche.

È stato Direttore della “International Association for Cryptologic Research” e della “Financial Cryptography Association”. È membro della “American Academy of Arts and Sciences”, della “Association for Computing Machinery” e della “National Academy of Engineering”. Con Adi Shamir e Len Adleman, ha ricevuto il “2000 IEEE Koji Kobayashi Computers and Communications Award” e il “Secure Computing Lifetime Achievement Award”.

Lista di videogiochi per Wii - Moves

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Questa voce raccoglie la lista di videogiochi per Wii.

Videogioco Sviluppatore Distribuzione Data pubblicazione Genere
100 Bullets

D3 Publisher D3 Publisher Tutte le Console:
Inverno 2007
Inverno 2007
Inverno 2007
Inverno 2007
Sparatutto in terza persona
Alone in the Dark: Near Death Investigation

Eden Games Atari Tutte le Console:
Novembre 2007
Novembre 2007
Novembre 2007
Novembre 2007
Avventura in 3D
Blazing Angels: Squadron of WWII

Ubisoft Ubisoft 2006 Simulatore di volo
Call of Duty 3

Treyarch, Pi Studios Activision 8 novembre 2006 (USA)

10 novembre 2006 (UE)

Sparatutto in prima persona
Call of Duty 4: Modern Warfare

Infinity Ward Activision Tutte le Console:
Autunno 2007
Autunno 2007
9 Novembre 2007
Autunno 2007
Sparatutto in prima persona
Crash of the Titans

Radical Entertainment (Amaze Entertainment per DS e GBA) Sierra Entertainment 2007 Videogioco a piattaforme
Dragon Ball Z: Budokai Tenkaichi 3

Spike Namco Bandai - Atari PlayStation 2:
4 Ottobre 2007
13 Novembre 2007
Autunno 2007
Autunno 2007

Nintendo Wii:
4 Ottobre 2007
13 Novembre 2007
Inverno 2007
Inverno 2007

Picchiaduro
Driver: Parallel Lines

Reflections Interactive Atari 14 marzo 2006 (USA)
17 marzo 2006 (UK)
Simulatore di guida
Excite Truck

Monster Games Nintendo 19 novembre 2006
18 gennaio 2007
16 febbraio 2007</br> 22 febbraio 2007
Simulatore di guida
Harry Potter e l’ordine della fenice

EA UK EA Games 25 Giugno 2007
29 Giugno 2007
28 Giugno 2007
Avventura in 3D
Il padrino (The godfather)

Electronic Arts Electronic Arts marzo 2006 Videogioco d’azione
Manhunt 2

Rockstar London

Rockstar North
Rockstar Toronto (Wii)
Rockstar Leeds (PSP)
Rockstar Vienna

Rockstar Games Non definita Videogioco d’azione
Mario Strikers Charged Football

Next Level Games Nintendo 25 maggio 2007 Videogioco di calcio
Marvel: La Grande Alleanza

Raven Software, Vicarious Visions, Beenox Studios, Barking Lizards Technologies Activision, Interchannel 2006 Videogioco d’azione

Videogioco di ruolo

Metroid Prime 3: Corruption

Retro Studios Nintendo 27 agosto, 2007
Mortal Kombat: Armageddon

Midway Games Midway Games 2006 Picchiaduro a incontri

Picchiaduro a scorrimento

Naruto: Clash of Ninja
Need for Speed: Carbon

EA Black Box Electronic Arts 2006 Simulatore di guida
Pirati dei Caraibi: Ai confini del mondo

Eurocom Buena Vista Games 22 Maggio 2007
24 maggio 2007
25 maggio 2007
7 giugno 2007
Videogioco d’avventura
Prince of Persia: The Two Thrones

Ubisoft Montreal Ubisoft Playstation 2:
30 novembre 2005
2 dicembre 2005

PSP:
Dicembre 2006
Aprile 2007
Xbox, GameCube e PC:
30 novembre 2005
9 dicembre 2005
Telefono cellulare:
2 dicembre 2005
Wii:
Aprile 2007

Videogioco d’azione

Avventura in 3D

Red Steel

Ubisoft Ubisoft 19 novembre, 2006
8 dicembre, 2006
Sparatutto in prima persona
Resident Evil 4

Capcom Capcom 2005
Scarface: The World is Yours

Radical Entertainment Vivendi Universal Games 2006 Videogioco d’azione
Spider-Man 3

Treyarch (PS3 & Xbox 360), Beenox (PC), Vicarious Visions (altre) Activision 4 Maggio 2007, Ottobre 2007 (su PSP) Videogioco d’azione

Videogioco a piattaforme

Spore

Maxis EA Games 2008 Videogioco strategico in tempo reale
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