Laptop

July 31, 2008

Server - laptop

Filed under: Uncategorized — Tags: — admin @ 10:00 pm

Un server (detto in italiano anche servente o serviente) è una componente informatica che fornisce servizi ad altre componenti (tipicamente chiamate client) attraverso una rete. Si noti che il termine server, così come pure il termine client, possono essere riferiti sia alla componente software che alla componente hardware.

Pertanto è comune riferirsi ad un computer di alte prestazioni ed alta affidabilità dedicato primariamente a fornire servizi chiamandolo server. È altrettanto comune usare lo stesso termine per riferirsi ad un processo (ovvero un programma software in esecuzione) che fornisca servizi ad altri processi (es. Server FTP).

In pratica un server è un computer molto potente in grado di gestire intere aziende, scuole ecc. Un server comanda tanti computer connessi nella sua rete o attraverso internet meno potenti di lui: sono i client. I client sono normali pc che usano gli utenti per lavorare.


Architettura client-server o N-tier

Il complesso logico formato da (uno o più) server e (tipicamente molti) client è chiamato Modello client-server. Negli anni recenti è stato esteso alla ‘interazione tra più macchine o servizi eterogenei, e in tal caso si parla di architettura a 3-tier (o più in generale ad N-tier).

Il server riceve dai client delle richieste di servizio, e restituisce loro i risultati dopo averne effettuato l’elaborazione relativa. Questo permette di concentrare su una macchina centrale le risorse di elaborazione, il software, la manutenzione, le informazioni critiche o sensibili, gli accorgimenti atti a garantire affidabilità (come i backup).
I client, al contrario, possono in generale essere anche macchine con risorse e affidabilità inferiori, che hanno l’unico compito di interagire con l’utente, e che non contengono informazioni critiche o sensibili.

Si noti che dal punto di vista software un computer non è mai puramente un server, in quanto oltre ad erogare servizi ad altri si appoggia tipicamente su servizi ottenuti da terzi, e quindi è contemporaneamente server e client. Ad esempio, un server di posta elettronica tipicamente si appoggia ad altri server per ottenere informazioni sulla rete, e quindi è simultaneamente un server di e-mail ed un client per quanto riguarda il servizio DNS relativo alla gestione di rete.


Servizi

Tra i servizi che vengono tipicamente erogati da un server, si possono citare:

  • file server, che permettono agli utenti di accedere ai file situati sul server come se fossero sul proprio calcolatore, agevolando la condivisione di informazioni
  • database server
  • web server
  • application server, dove il server viene usato per far funzionare un programma applicativo e condividerne le funzionalità tra gli utenti
  • print server, che permettono di mettere in comune una o più stampanti tra gli utenti di una rete con la eventuale gestione dei diritti di accesso,
  • mail server, per la gestione della posta elettronica
  • game server, che ospitano risorse per rendere possibili i giochi multiutente in linea
  • gestione di una rete informatica, locale o geografica
    • DHCP, per l’assegnazione automatica di indirizzi IP ai computer
    • DNS server, che forniscono la risoluzione dei nomi dei siti (per esempio it.wikipedia.org) nei loro indirizzi IP
  • server grafico o display server - vedere X Window System
  • server di autenticazione, che permette di autenticare l’accesso ad altre risorse


Affidabilità e Sicurezza

Il server è un elemento fondamentale dell’infrastruttura IT di cui fa parte, in quanto i suoi malfunzionamenti si ripercuotono su tutti i client che lo usano. Pertanto, per i server si adottano accorgimenti volti a garantire affidabilità e sicurezza:

  • utilizzo di hardware di classe superiore, con prestazioni elevate ed elementi ridondati (dischi RAID, alimentatori ridondati)
  • protezione dell’alimentazione elettrica mediante gruppo di continuità
  • protezione fisica mediante localizzazione in un locale apposito ad accesso ristretto (”sala server”) o in housing presso una server farm
  • connessione di rete preferenziale, di capacità superiore, ridondata
  • climatizzazione
  • configurazioni del sistema operativo volte a garantire maggiore affidabilità e sicurezza (hardening)
  • gestione da parte di sistemisti esperti

I computer progettati per essere usati come server in una sala server di dimensioni medio-grandi vengono realizzati in modo da poter essere montati in un armadio rack.

I maggiori investimenti richiesti da questi accorgimenti sono motivati dall’importanza che il buon funzionamento del server ha per i suoi utenti.


Cluster

Se il carico di richieste è eccessivo per un solo server, o se sono necessari alti livelli di affidabilità, più server possono suddividersi il compito di erogare un servizio o un gruppo di servizi. In questo caso si dice che i server formano un’unica risorsa computazionale definita come server cluster, che può continuare a funzionare anche se un certo numero delle macchine componenti viene messa fuori linea, anche se ovviamente la risorsa subisce un degrado delle prestazioni generali. Questo richiede che siano dotati di un sistema operativo adeguato, e/o collegati attraverso specifiche configurazioni di rete.


Voci correlate

  • Server farm
  • Client
  • Client-server
  • Rete locale
  • Desktop
  • Laptop
  • Workstation

July 30, 2008

Desktop (computer) - laptop

Filed under: Uncategorized — Tags: , — admin @ 1:50 pm

Nell’ambito dell’ hardware informatico, si parla di computer da scrivania (o desktop) quando ci si vuole riferire ai personal computer concepiti per essere usati unicamente su una scrivania a casa o in ufficio. I computer da scrivania si distinguono, quindi, dai computer portatili, ma anche da altri tipi di calcolatori come i server (macchine concepite per offrire un servizio, spesso in rete), i palmari, i mainframe.
Un tipo di computer da scrivania sono le stazioni di lavoro, macchine di fascia alta o specializzate, concepite per utilizzi professionali.

Talvolta si parla di computer da scrivania per intendere quei computer il cui involucro (case) si sviluppa in orizzontale invece che in verticale (a torre, minitorre ecc.).

I computer desktop sono caratterizzati da una notevole espandibilità (si possono cioè aggiungere componenti nuovi) e da prestazioni quasi sempre superiori rispetto ai computer portatili. Inoltre tali computer solitamente hanno un quantitativo maggiore di memoria RAM e uno o più hard disk di maggiori capacità. Negli ultimi anni, l’evoluzione tecnologica, la concorrenza tra le aziende informatiche e la richiesta sempre maggiore di prodotti, ha provocato un repentino abbassamento dei prezzi ma anche l’obsolescenza anticipata. I computer moderni, infatti, hanno un tempo di vita utile (prima di diventare obsoleti) che raramente supera i quattro/cinque anni.


Voci correlate

  • Home computer
  • Terminale
  • Client
  • Server
  • Computer portatile
  • Workstation
  • Mainframe
  • Palmare

Accumulatore nichel-metallo idruro - laptop

Filed under: Uncategorized — admin @ 10:30 am

L’accumulatore nichel-metallo idruro (detto comunemente, ma impropriamente, nichel-metalidrato), abbreviato NiMH (inglese: nickel-metal hydride), è un tipo di accumulatore simile all’accumulatore nichel-cadmio (abbreviato Ni-Cd), ma l’anodo, che assorbe l’idrogeno, è una lega invece che cadmio.
Come nelle batterie NiCd, il nichel è il catodo. Una batteria NiMH puó avere due o tre volte la capacità di un batteria NiCd di pari dimensioni e l’effetto memoria è meno significativo. Tuttavia la densita volumetrica di energia è minore delle batterie Li-Ion, e una autoscarica maggiore.

Le batteria nel formato comune (AA stilo) hanno una capacità nominale C compresa tra 1100 mA·h e 2700 mA·h con un voltaggio di 1,2 V, erogata di solitamente a 0,2 * C.

La densità di energia per il NiMH è approssimativamente di 70 W·h/kg (250 kJ/kg), con un a densità di energia in volume di circa 300 W·h/L (360 MJ/m³).


Storia

La tecnologia degli accumulatori NiMH è stata sviluppata alla fine degli anni 1980, e fu commercializzata per la prima vola dalla Matsushita Company.


Applicazioni

Le applicazioni degli accumulatori di tipo NiMH includono i veicoli ibridi come la Toyota Prius o la Honda Insight/Civic e l’elettronica di consumo.
La tecnologia NiMH technology sarà usata anche sul tram Alstom Citadis a pianale ribbassato presso Nizza, France; cosí come sul prototipo di robot umanoide ASIMO progettato dalla Honda. Le normali batterie NiMH operano meglio con dispositivi che richiedono correnti di alimentazione moderate, come la fotocamere digitali, e l’elettronica di consumo. Siccome le batterie NiCd hanno una resistenza interna minore, trovano ancora applicazione in quei dispositivi che richiedono elevate correnti di alimentazione (come ad esempio auto radiocontrollate).


Elettrochimica

In una batteria NiMH la reazione che avviene all’anodo è la seguente:

H2O + M + e ↔ OH + M-H

La reazione verso destra rappresenta il processo di carica, quella verso sinistra il processo di scarica.

Nickel(II) idrossido si forma al catodo.

Il “metallo” nell’anodo di una batteria NiMH è normalmente un composto intermetallico. Molti diversi composti sono stati sviluppati a questo scopo, ma quelli attualmente in uso rientrano in due classi. Il piú comune è AB5, dove A è un miscela di elementi del gruppo terre rare come lantanio, cerio, neodimio, praseodimio e B è nickel, cobalto, manganese, e/o alluminio.
Solo poche batterie usano elettrodi con materiali ad alta capacità negatica basati su composti AB2, dove A è titanio e/o vanadio e B è zirconio o nickel, modificato con cromo, cobalto, ferro, e/o manganese, a causa della vita ridotta per questo tipo di soluzione [1].

Ognuno di questi composti serve a creare, in modo reversibile, una miscela di idruri metallici. Quando lo ione idrogeno è rimosso dall’elettrolita (idrossido di potassio), dal voltaggio applicato durante la carica, si formano gli idruri che evitano la formazioni di idrogeno gassoso e che consentono di mantenere inalterate volume e pressione. Quando la batteria si scarica gli stessi ioni vengono rilasciati partecipando alla reazione inversa.

Le batterie NiMH hanno un elettrolita alcalino, di solito idrossido di potassio.


Carica

Il voltaggio di carica è 1,4-1,6 V/cella.[2].

Duracell raccomanda “una carica di mantenimento di durata illimitata pari a ‘C’/300″.
Una cella a piena carica ha un voltaggio 1,35-1,4 V (a vuoto), e fornisce un voltaggio nominale di 1,2 V durante la scarica, fino a circa 1,0 V (una ulteriore scarica puó causare danni permanenti).

Una riduzione del voltaggio (”effetto memoria”) puó capitare a causa di ripetute scariche parziali, ma puó essere eliminato con un ciclo di carica.

Quando si applica un ricarica veloce ad una batteria NiMH è consigliabile un carica-batteria “intelligente” in grado in evitare una carica eccessiva, che puó danneggiare la batteria e generare situazioni pericolose.
Le moderne batterie NiMH contengono un catalizzatore che gestisce immediatamente i gas prodotti da una carica eccessiva evitando che producano danni (2 H2 + O2 —catalizzatore–> 2 H2O).
Tuttavia questa soluzione funziona solo con correnti di carica fino a C/10 h (capacità nominale divisa su 10 ore).
Come risultato di questa reazione la batterie si riscalda considerevolmente indicando la fine del processo di ricarica.
Alcuni carica batterie veloci sono dotati di una ventola per raffreddare le batterie durante la carica.

Un metodo per ricaricare molto veloci è detto In-Cell Charge Control e include un interruttore a pressione all’interno della cella, che disconnette automaticamente la corrente di carica in presenza di sovrapressioni.

Alcuni produttori indicano che le batterie NiMh possono essere caricate in sicurezza con una semplice corrente di carica fissa e moderata (con o senza timer), e che la sovra-carica sia accettabile per correnti di carica fino a C/10 h. Infatti questa è la soluzione adottata nei carica batteria piú economici (come la base dei telefoni cordless).
Sebbene questo approccio sia sicuro, non è indicato per salvaguardare la durata della batteria stessa. Secondo la Panasonic la carica manuale e continua delle batterie NiMH (con moderate correnti di sovra-carica) puó deteriorare la batteria; per evitare deterioramenti la corrente di sovra-carica deve essere limitata tra 0,033 * C/h e 0,05 * C/h e per un tempo massimo di 20 ore.

Per salvaguardare la durata delle batterie NiMH è meglio applicare correnti di carica elevate ma di durata opportuna (breve) piuttosto che corrente di carica ma basse applicate per lunghi periodi.


Voci correlate

  • Accumulatore nichel-cadmio
  • Accumulatore nichel-ferro
  • Accumulatore litio-ione
  • Accumulatore litio-polimero
  • Auto elettrica
  • Effetto memoria
  • Laptop
  • Telefono cellulare

Lorenzo Strozzi - dicembre

Filed under: Uncategorized — Tags: , — admin @ 9:15 am

Lorenzo Strozzi (Firenze, 3 dicembre 1513 - Avignone, 14 dicembre 1571) fu un abate e cardinale italiano. Era figlio del potente Filippo Strozzi e di Clarice de’ Medici.

Fece la sua carriera ecclesiastica in Francia, prima come abate di Saint-Victor a Marsiglia (rinunciò all’incarico nel 1561), poi come abate di Villar San Costanzo della Staffarda, e infine Vescovo di Bezièrs dal 1548. Nella regione della Linguadoca, dove si trovava, combatté con fermezza l’eresia calvinista, allora molto diffusa. In Francia ebbe il sicuro appoggio della regina Caterina de’ Medici, con la quale era cresciuto come se fosse stata sua sorella maggiore: essa era stata infatti accolta dai suoi genitori dopo la morte di suo padre, Lorenzo Duca di Urbino.

Fu nominato cardinale dal papa Paolo IV nel concistoro del 20 dicembre 1555 con il titolo di Santa Balbina.

In seguito ricoprì il ruolo di cardinale vescovo: come Arcivescovo di Albi nel 1561, poi Arcivescovo di Aix-en-Provence dal 1562 e Arcivescovo di Siena dal 1568.

Morì ad Avignone il 14 dicembre 1571.

July 29, 2008

Razzi giapponesi - la ricarica

Filed under: Uncategorized — Tags: , — admin @ 3:55 pm

Il Giappone, nonostante il fatto sia poco noto, utilizzò numerosi razzi d’artiglieria già durante la Seconda guerra mondiale. Dopotutto, la propulsione a reazione è nata con i fuochi d’artificio cinesi attorno al 1000, e poi si è diffusa attraverso il continente asiatico fino in Europa.

Tipo 67

Primo lanciarazzi d’artiglieria postbellico, il Tipo 67 era considerabile a stento un MRL, in quanto dotato di sole 2 rampe di lancio, montate su di un autocarro Hino 6×6 scoperto da 4000kg, dotato di 2 rampe per razzi Tipo 68. Un altro autocarro trasporta 6 razzi di ricarica. Si trattava di armi molto potenti: 573kg di peso, calibro 307mm. e gittata 28km. Circa 50 lanciatori sono stati prodotti ed impiegati da unità d’artiglieria dell’esercito giapponese.

Tipo 75

Dal momento che il Tipo 67 non poteva certo garantire la necessaria reattività alle esigenze della guerra moderna, è stato integrato a livello più basso da un analogo numero di Tipo 75, con 30 tubi da 130mm. e raggio di 15km. Essi sono montati su veicoli più adatti all’impiego a ridosso della prima linea, i corazzati della famiglia Tipo 73, e dati in dotazione alle unità meccanizzate e corazzate.Veniva trasportato da un APC Tipo 73 opportunamente modificato.

Questi 2 sistemi d’arma non sono certo risultati straordinariamente potenti ed efficaci, con le prestazioni del Tipo 75 inferiori rispetto a quelle del BM-21 in ogni aspetto, ma in un’epoca in cui la maggior parte degli eserciti occidentali non possedevano alcun MRL, il centinaio di lanciarazzi giapponesi erano una congrua forza operativa, capace di eseguire un buon appoggio all’artiglieria convenzionale.

Per sostituire queste 2 armi sono stati studiati nuovi progetti, ma poi si è scelto l’ MLRS. Nel 1992 è stata avviata una trattativa per ben 150 lanciatori, da prodursi entro il 2005, sebbene come sempre i numeri finali possono essere stati inferiori a causa degli aumenti di costi che i programmi pluriennali spesso comportano, ma è chiaro che il Giappone abbia inteso aumentare moltissimo la potenza dei suoi reparti MLR, grazie alla produzione su licenza dell’MRLS. Il quale, indipendentemente dalle sue qualità, ha finito comunque per “uccidere” anche la diversità nel campo della tecnologia degli MRL giapponesi.

Demish - laptop

Filed under: Uncategorized — admin @ 5:35 am

Il programma demish scritto da Admar Schoonen fornisce ai manutentori dei mirror Debian il pieno controllo dei pacchetti software che vi si trovano, permettendo un controllo molto stretto sulla dimensione del mirror. Può essere utilizzato per costruire velocemente un mirror su un laptop o un CD, e aggiornare computer che non hanno una connessione veloce ad internet (o nessuna connessione).

Demish è scritto in Perl/shell e la sua licenza è la GPL.

Classifica dei gruppi bancari mondiali con maggiore capitalizzazione - di XO</ref>

Filed under: Uncategorized — Tags: , , — admin @ 2:25 am

Ecco la classifica dei gruppi bancari mondiali con maggiore capitalizzazioneFonte: MarketWatch/DowJones (17 maggio 2007):

Posizione Gruppo bancario Provenienza Capitalizzazione (in miliardi di Dollari USA)
1 Citigroup Inc USA 271
2 ICBC Cina 251
3 Bank of America USA 227
4 HSBC UK 217
5 JPMorgan Chase USA 181
6 UBS CH 133
7 UnicreditIl dato considera la fusione con Capitalia ed è calcolato sommando le capitalizzazioni dei due guppi bancari Ita 132
8 Royal Bank of Scotland UK 120
9 Wells Fargo USA 120
10 Mitsubishi Ufj Financial Jap 117
11 BNP Paribas Fr 117
12 Santander Sp 113


Note

July 28, 2008

WikiScanner - varie organizzazioni

Filed under: Uncategorized — admin @ 7:15 pm

WikiScanner (abbreviazione di Wikipedia Scanner) è uno strumento web creato da Virgil Griffith e rilasciato il 14 Agosto 2007, che consiste in un database pubblicamente interrogabile che mette in relazione milioni di modifiche anonime di pagine di Wikipedia con le organizzazioni che apparentemente hanno apportato tali modifiche, operando dei riferimenti incrociati con i dati relativi ai proprietari di determinati blocchi di indirizzi IP.

WikiScanner non può distinguere le modifiche fatte da utenti autorizzati all’uso dei computer di una organizzazione da quelle fatte da intrusi non autorizzati, o da utenti di postazioni aperte al pubblico messe a disposizione dalla stessa organizzazione. Non è inoltre in grado di rilevare le modifiche fatte da utenti registrati di Wikipedia, in quanto per le modifiche apportate da questi ultimi viene pubblicato il nome utente anziché l’indirizzo IP. Ovviamente, non è in grado neanche di intercettare le modifiche fatte dai componenti delle citate organizzazioni se costoro hanno utilizzato connessioni dial-up dal proprio posto di lavoro o da casa propria, ovvero se per apportare le modifiche si sono recati presso un Cybercafe.
Appare perciò improbabile che organizzazioni come la CIA, il Vaticano o la Microsoft abbiano architettato una strategia volta a modificare a proprio favore le pagine di Wikipedia, o perlomeno, se lo avessero fatto utilizzando gli indirizzi IP di propria proprietà, gli artefici di tali manipolazioni si sarebbero dimostrati estremamente sprovveduti.


Collegamenti esterni

  • WikiScanner, uno strumento per elencare modifiche anonime a Wikipedia fatti dagli indirizzi IP appartenenti a determinate organizzazioni.
  • Homepage di Virgil Griffith
  • Articolo Reuters del 17 Agosto

July 26, 2008

Ordine dei bit - l’ordine per

Filed under: Uncategorized — admin @ 1:55 pm

L’ ordine dei bit è un concetto dell’informatica che definisce l’ordine di trasmissione dei singoli bit di un’unità d’informazione (ad esempio un byte od una word) attraverso una linea seriale.

Per definire l’ordine dei bit si fa riferimento a:

  • MSB (Most Significant Bit, bit con peso maggiore)
  • LSB (Least Significant Bit, bit con peso minore).

LSB vale sempre <math>2^0 = 1</math> mentre il valore di MSB dipende dalla dimensione dell’unità di informazione, più precisamente 2^(numero di bit - 1).
Ad esempio, in un byte, MSB vale <math>2^7 = 128</math> mentre in una word 2^15 = 32768.

In una trasmissione seriale il bit LSB è il primo ad essere trasmesso, dopo il bit di start.
Questa distinzione non è necessaria sui canali di trasmissione paralleli (BUS) in quanto ogni bit transita sulla propria linea dedicata; anche in questo caso bisogna però tener conto dell’ordine dei byte.

Accumulatore nichel-cadmio - laptop

Filed under: Uncategorized — Tags: , — admin @ 8:50 am

La batteria nota come accumulatore nichel-cadmio (comunemente abbreviata NiCd) è un tipo molto popolare di accumulatore ricaricabile, usato spesso in apparecchi portatili dell’elettronica di consumo ed in giocattoli, ed impiega i metalli nichel (Ni) e cadmio (Cd) come reagenti chimici. L’abbreviazione NiCad è un marchio registrato della SAFT Corporation e non dovrebbe essere utilizzato per riferirsi genericamente alle batterie.


Nichel-Cadmio (NiCd)


Vantaggi e svantaggi:

  • - Gli accumulatori NiCd sono relativamente costosi. A confronto con gli accumulatori al piombo i materiali e le lavorazioni sono più costose.
  • - Possono sviluppare un falso effetto “fondo del barile”, non accettando di essere ulteriormente scaricate, se molto spesso, di routine vengono portate allo stesso livello di scarica e poi ricaricate (vedi “effetto memoria” più avanti).
  • + Richiedono meno cura e sono più difficili da danneggiare.
  • + Di solito durano molto tempo (molti cicli carica-scarica)
  • + Possono solitamente essere scaricate o caricate più velocemente rispetto alle gel-cell Batterie al piombo-acido con elettrolita in gel oppure alle batterie piombo-acido.
  • + Non vengono danneggiate se vengono lasciate scariche per molto tempo.


Dimensione, capacità e gamma di pacchetti

Ogni cella è nominalmente di 1,2 volt (se non sono cariche, se a piena carica arrivano a circa 1,25÷1,35 volt), perciò 10 celle sono nominalmente di 12 volt (se a piena carica sono 12,5÷13,5 volt).

Le batterie al NiCd hanno la possibilità di cominciare a funzionare (negli abituali circuiti elettrici a 12 V) come 11 celle a 13,2 volt nominale (se non cariche 13,75÷14,85 volt) oppure (verso la fine della loro scarica) come 12 celle, che forniscono 14,4 volt (se non cariche sono circa 15,0-16,2 volt). La spiegazione dell’utilità di questa cosa è che nelle applicazioni pratiche più diffuse servono poco più di 12V, e che si può diminuire la tensione (con un certo range di tolleranza) applicando una resistenza variabile che causa una caduta di tensione.

Le batterie NiCd destinate ai consumatori sono disponibili in formati standard passando dal più piccolo “AAA” fino al tipo “D” ed anche ai modelli da 9V. Possono essere costruiti in modelli a batteria da 10, 11, o 12 celle, invece della unica cella presenza nel modello standard. Versioni industriali annegate in un materiale inerte sono disponibili in dimensioni con amperaggi di 12,5 Ah, 25 Ah, 100 Ah, ed anche di più.


Problemi con gli accumulatori NiCd


Effetto memoria

Molti affermano che gli accumulatori NiCd presentano il cosiddetto “effetto memoria” e che la loro capacità totale di carica diminuisce se vengono ricaricate prima che siano state totalmente scaricate. Il fenomeno apparente e che la batteria “sembra ricordare” il punto dove la sua ricarica cominciò e durante il successivo uso avrà una improvvisa caduta nella tensione fornita da quel punto, come se la batteria si fosse scaricata quasi del tutto. In realtà, a parte quello specifico punto, la capacità della batteria non si è ridotta sostanzialmente. Alcune apparecchiature elettroniche disegnate per essere alimentate dalle NiCd possono sopportare la riduzione della tensione per un tempo sufficiente a permettere che la tensione ritorni al normale. Comunque, se il dispositivo non dovesse avere la capacità di operare attraverso questo periodo di diminuita tensione, e dunque se un apparato che necessita di molta potenza (come un auto elettrica), non riuscirà ad ottenerlo in quel punto, ed a fini pratici, si può dire che la batteria abbia subito una riduzione nella sua capacità.

Esiste controversia riguardo all’esistenza del “memory effect“, o che si tratti di un problema serio. Alcuni critici pensano che sia un modo per promuovere gli accumulatori NiMH, che sembra soffrano molto di meno di questo fenomeno. Molti costruttori di batterie nichel-cadmio negano o tacciono su questo aspetto.


Fonti

  • Bergstrom, Sven. “Nickel-Cadmium Batteries — Pocket Type”. Journal of the Electrochemical Society, September 1952. 1952 The Electrochemical Society.
  • Ellis, G. B., Mandel, H., e Linden, D. “Sintered Plate Nickel-Cadmium Batteries”. Journal of the Electrochemical Society, September 1952. 1952 The Electrochemical Society.


Note


Voci correlate

  • Formule sulla conversione elettrochimica
  • Accumulatore nichel-metallo idruro
  • Accumulatore nichel-ferro
  • Auto elettrica
  • Effetto memoria
  • Laptop
  • Telefono cellulare

Braciola di capra - siano dati

Filed under: Uncategorized — Tags: — admin @ 2:35 am

È un involtino di carne di capra ripieno di erbe aromatiche (aglio, prezzemolo, pepe) e formaggio pecorino stagionato, cotto in umido con pomodori pelati e olio extravergine di oliva. Il sugo che si ricava dalla cottura è utilizzato anche come condimento della pasta nei primi piatti: tradizionalmente si utilizzano i ziti o zitoni.
È un piatto tipico della cucina tradizionale della vallata di Siano.
La regione Campania ha ottenuto dal Ministero il riconoscimento per la Braciola di Capra di Siano di prodotto tradizionale

July 25, 2008

Thyatira - fondata da

Filed under: Uncategorized — admin @ 4:20 am

Thyatira (Tiatira) fu una città in Lidia, il cui nome venne cambiato nel medioevo in Akhisar; si trova oggi in Manisa, Turchia.

Fu di origine lidia o forse fondata da Seleuco I. Qui, secondo Strabone, venne fondata una colonia macedone, ove si veneravano Esculapio, Bacco, Artemide e soprattutto Apollo, in onore del quale venivano celebrati dei giochi.

Alcune costruzioni vi furono iniziate da Vespasiano, mentre gli imperatori Adriano (123) e Caracalla (215) visitarono la città. Nel 366 fu luogo della Battaglia di Thyatira, in cui le truppe di Teodosio I sconfissero il generale dell’usurpatore Procopio.


Bibliografia

  • “Thyatira”, Catholic Encyclopedia

July 24, 2008

Musica contemporanea - laptop

Filed under: Uncategorized — Tags: — admin @ 10:40 pm

Viene comunemente definita musica contemporanea la musica di matrice “colta” composta nel XX e nel XXI secolo. Nasce come reazione alla tradizione romantica europea del XIX secolo. In Germania, nel 1919, P. Bekker coniò per la musica contemporanea la definizione di Neue Musik, cioè “nuova musica”, come titolo di una sua lezione sulle tendenze della musica del suo tempo. Fra i sinonimi di musica contemporanea possiamo annoverare musica d’avanguardia, musica d’oggi e musica sperimentale.

Il dibattito sull’uso della definizione è ancora aperto. Alcuni comprendono in questa categoria tutta la musica composta ai giorni nostri, indipendentemente dallo stile adottato, mentre altri ne focalizzano l’uso sulla musica d’avanguardia. Altra differenza consiste nell’includere nella musica contemporanea tutta la musica composta nel XX e nel XXI secolo, o solo quella composta da autori viventi.

Alla musica contemporanea sono dedicati numerosi festival specializzati, ad esempio il Festival di Musica Contemporanea di Donaueschingen, la stagione concertistica dell’Ensemble Intercontemporain, il Festival di Aix-en-Provence, il Festival di Lucerna, Wien Modern, il Festival Ultima di Oslo, il Festival di Musica Contemporanea di Huddersfield, il Festival Musicale di Aspen, il Festival di Musica Contemporanea della Sydney Symphony, il Festival dell’International Society for Contemporary Music (ISCM), la Biennale Musica di Venezia, Milano Musica ed il “Festival Pontino” di Latina.

Alcuni compositori di musica contemporanea hanno prodotto anche musiche per il cinema, per il teatro e per la danza.


I precursori

Le radici della musica contemporanea affondano nella seconda metà del XIX secolo, con la complessità armonica delle opere tarde di Richard Wagner, la ricchezza formale di Johannes Brahms, e le nuove concezioni armoniche, melodiche e ritmiche di Claude Debussy.

Continuatori del discorso di Wagner e Brahms sono Gustav Mahler e Richard Strauss. Il loro tramite permette di tracciare una linea di continuità fra il Romanticismo Tedesco e la cosiddetta Seconda scuola di Vienna, i cui esponenti di maggior spicco sono Arnold Schönberg e i suoi allievi Alban Berg e Anton (von) Webern. Alla Seconda scuola di Vienna sono dovuti l’introduzione di importanti elementi stilistici e formali, quali l’atonalità e la dodecafonia.

L’intuizione del giovane Schönberg, così come ci viene raccontata nel suo Manuale di Armonia, è che il sistema tonale ha raggiunto i suoi limiti con Wagner. È necessario introdurre i concetti di tonalità allargata ed emancipazione della dissonanza, che consentono di sistematizzare in modo diverso l’uso di consonanza e dissonanza (considerata nel sistema di Schönberg una consonanza lontana).

Questa riflessione lo condurrà, negli anni Venti, a teorizzare un sistema di organizzazione formale definito Metodo di composizione con le dodici note, o dodecafonia, in cui non contano più le regole dell’armonia tonale, sostituite dai rapporti intervallari fra le singole note del totale cromatico.

Parallelamente alla riflessione in atto nel mondo di lingua tedesca, si hanno le esperienze dei futuristi italiani (bruitisme, Luigi Russolo), del franco-americano Edgard Varèse (che opera l’emancipazione del rumore e sottolinea l’importanza del timbro e del ritmo), dell’americano Charles Ives (che enfatizza gli aspetti scenici della musica ed adopera elementi compositivi simili al collage), e del francese Olivier Messiaen, precursore della futura scuola seriale del secondo dopoguerra ed ispiratore dei compositori spettrali degli anni Settanta.

Fondamentale sarà l’influenza di Igor Stravinsky e Béla Bartók sulle nuove generazioni, sia per le concezioni rivoluzionarie del ritmo esibite nella Sagra della Primavera del primo, sia per l’acquisizione del patrimonio musicale popolare alla musica colta nell’intera produzione del secondo.

Altri concetti importanti presenti nella musica all’inizio del XX secolo sono i seguenti:

  • Musica popolare, come fonte d’ispirazione per il compositore (vedi Béla Bartók e Zoltán Kodály).
  • Atonalità al di là della Seconda scuola di Vienna (vedi Alexander Skrjabin, Nikolai Rolslavets).
  • Futurismo (vedi Luigi Russolo, George Antheil)
  • Neoclassicismo (vedi Igor Stravinsky, Sergei Prokofiev, Francis Poulenc, Alfredo Casella).
  • Fusione di musica colta e musica popolare (vedi George Gershwin, Kurt Weill).
  • Sperimentalismo radicale (vedi Charles Ives).
  • Esperimenti con microintervalli (vedi Alois Hába, Ivan Wyschnegradsky)
  • Bruitisme (vedi Edgar Varèse).
  • Cosiddetto “modernismo moderato” (vedi Ernst Toch, Maurice Ravel).


Tra le due guerre

Durante il nazismo, molte delle forme della musica contemporanea (per esempio il Jazz) vennero considerate “arte degenerata” e vietate. La mostra Musica Degenerata, tenutasi a Düsseldorf nel 1938, in occasione delle Reichsmusiktage (”giornate musicali del Reich”) comprendeva, tra le altre, opere di Paul Hindemith, Arnold Schönberg, Alban Berg e Kurt Weill, costringendo molti degli artisti all’emigrazione o all’esilio. Allo stesso tempo, la politica culturale del regime promuoveva la produzione e l’ascolto di musica inoffensiva, ad esempio la musica popolare, la musica d’uso (o “Gebrauchsmusik”), le Operette, la musica da ballo e le marce militari che favorivano la propaganda. Molti compositori vennero perseguitati e uccisi per la loro origine ebraica.

Dopo la Rivoluzione, in Unione Sovietica si tentarono numerosi esperimenti in ogni campo della cultura e delle arti, compresa la musica. Con l’avvento dello Stalinismo, ebbe inizio una nuova direzione, a partire dal 1932, chiamata “Realismo Socialista”, tendente ad assoggettare le arti alla dottrina di partito. La breve parentesi di liberalismo che si ebbe dopo il 1956 non fu tuttavia sufficiente a sviluppare una corrente di avanguardia, come accadde invece nelle altre nazioni europee.

Se nella Germania nazista e nelle nazioni ad essa assoggettate si ebbe un taglio netto con il passato recente, sia a causa della censura che dello sterminio o dell’esilio a cui furono costretti i migliori compositori, in altre nazioni si ebbe invece una maggiore continuità nell’evoluzione del linguaggio musicale. Ad esempio, in Inghilterra un compositore come Benjamin Britten, in Italia compositori come Alfredo Casella, Ottorino Respighi e Gian Francesco Malipiero, in Svizzera Arthur Honegger, e in Francia Francis Poulenc e Darius Milhaud, furono allo stesso tempo tradizionalisti e innovatori.


Il secondo dopoguerra

Il secondo dopoguerra vide la nascita dei Corsi estivi di composizione per la Nuova Musica, che si tenevano ogni due anni presso l’Istituto Internazionale per la Musica della cittadina tedesca di Darmstadt, e che rivoluzionarono il linguaggio musicale del XX secolo. A dominare i corsi furono le tecniche di composizione seriale, sotto il segno del nume tutelare Anton Webern. Uno degli insegnanti più influenti nei primi anni a Darmstadt fu il francese Olivier Messiaen, che nelle sue opere accoglieva anche tecniche musicali prese a prestito da culture musicali extraeuropee, le quali venivano a fare parte del suo personale linguaggio compositivo.
Fra gli allievi di Messiaen si possono annoverare alcuni tra i maggiori compositori della seconda metà del XX secolo, tra cui i seguenti:

  • Pierre Boulez (attivo anche come direttore d’orchestra dedito all’interpretazione della musica contemporanea)
  • Karlheinz Stockhausen (vedi anche musica elettronica)
  • Luciano Berio
  • Luigi Nono
  • Mauricio Kagel (interessato soprattutto al teatro musicale sperimentale)
  • Iannis Xenakis

Va segnalato che l’archivio dell’Istituto di Darmstadt conserva molto materiale importante, tra cui un’importante documentazioe fotografica dei primi incontri. Le fotografie sono disponibili, a partire dal 1986, in forma digitale.

Gli anni attorno al 1950 costituiscono un altro punto di discontinuità nella storia della musica. Il critico Karl Schumann ricorda che la Wirtschaftswunder condusse ad un autentico miracolo culturale. A partire dagli anni ‘50, la musica imbocca numerose strade alternative, tra cui ricordiamo le seguenti:

  • Musica Aleatoria: John Cage, Bruno Maderna, Sylvano Bussotti
  • Neodadaismo (attorno al 1968)
  • Musica concreta: tra gli altri, Pierre Schaeffer, Luc Ferrari
  • Ampliamento delle tradizionali tecniche esecutive: George Crumb e il primo Krzysztof Penderecki
  • Applicazione alla musica di concetti mutuati dalla matematica e dalla fisica: Iannis Xenakis
  • Micropolifonia: György Ligeti
  • Minimalismo in America: tra gli altri, Terry Riley, Steve Reich, Philip Glass, John Adams. In Europa, Arvo Pärt porta il minimalismo nella musica religiosa.
  • In Germania: Nuova Semplicità, o “Neue Einfachheit”. Tra i rappresentati principali: Hans-Jürgen von Bose, Wolfgang Rihm
  • Nuova complessità: tendenza tipicamente europea, sorta a partire dagli anni Settanta con autori quali Brian Ferneyhough, Michael Finnissy e Helmut Lachenmann
  • Musica spettrale, soprattutto in Francia: i parametri compositivi (l’armonia, il ritmo e la melodia) derivano da ricerche acustiche sul suono: Hugues Dufourt, Gérard Grisey, Tristan Murail.


Gli anni Sessanta

Gli anni Sessanta ampliano enormemente il vocabolario musicale a disposizione dei compositori. La forma di ogni opera è nuova, nata spesso insieme all’opera stessa. Le tecniche strumentali vengono portate agli estremi, e si può parlare a ragion veduta di musica sperimentale.

Grazie alla ventata di novità portata in Europa da John Cage, l’alea e l’indeterminazione entrano a far parte dei materiali utilizzabili in fase di composizione e di interpretazione. La Trosième sonate pour piano di Boulez, il Mobile di Henri Pousseur, Quadrivium e Aura di Bruno Maderna sono “opere aperte” (secondo la felice definizione di Umberto Eco), parzialmente ricomponibili dall’interprete.

Se Cage fa derivare dal misticismo dell’Estremo Oriente la sua poetica dell’indeterminazione e dell’ascolto, alla filosofia indiana del tempo attingono Terry Riley e LaMonte Young, padri del minimalismo, le cui opere, spesso priva di un evidente punto di inizio e di fine, sconvolgono la concezione tradizionale di ritmo e durata.

Questa decostruzione della forma tradizionale raggiunge forse il culmine, come osservavano alcuni critici al momento della prima, con Atmosphères di György Ligeti, un brano attraversato da una micropolifonia così fitta da risultare in una fascia sonora brulicante e luccicante (questo modo di comporre sarà da alcuni definito musica atmosferica, proprio in conseguenza del titolo di quest’opera). Ligeti impiega la micropolifonia anche in altre opere, come Lux Aeterna e Lontano.

Il nuovo modo di comporre richiede anche il ricorso a tecniche strumentali inedite, come modi di emissione particolari dei fiati e degli archi, arco sul ponticello, armonici, multifonici, eccetera. Un campionario esemplare di nuovi suoni è contenuto nelle opere del periodo di Krzysztof Penderecki, in particolare in lavori quali De natura sonoris, Anaklasis, Utrenja. Nella Trenodia per le vittime di Hiroshima, la parte dei 52 strumenti ad arco non è più scritta in notazione tradizionale, ma in fasce, in cui spesso è data solo un’indicazione di massima dell’altezza.

In Italia ha il via quella che Mario Bortolotto definisce in un suo famoso scritto la “Fase seconda” della Nuova Musica, con autori quali Luigi Nono, Luciano Berio, Bruno Maderna, Sylvano Bussotti, Aldo Clementi, Franco Donatoni, Niccolò Castiglioni, Franco Evangelisti
. Spesso formati a Darmstadt, affascinati dai lunghi soggiorni dei musicisti americani a Roma, gli autori italiani tornano protagonisti della scena mondiale.


Gli anni Settanta

A partire dagli anni Settanta, prende il via una spiccata tendenza all’individualismo, che permette ai compositori di differenziare gli stili e di muoversi liberamente tra generi e materiali eterogenei, in un’inedita riflessione sul mondo e le culture. Si può quindi parlare di un’epoca dominata da una pluralità di stili, niente affatto monolitica, in cui è forte l’impegno sociale e intellettuale dei compositori.

Ad esempio, György Ligeti inizia a fondere influenze tratte dalla musica di culture ed epoche diverse, in un pastiche stilistico non privo di ironia. Mauricio Kagel porta la teatralità in una musica spesso estremamente godibile. Salvatore Sciarrino adotta un linguaggio rarefatto, come imbastito di silenzi, in contrasto con il linguaggio, normalmente fittissimo, dell’avanguardia. Franco Donatoni, conclusa la fase di dedizione all’Alea (o indeterminazione) si avvia verso la riscoperta dell’invenzione attraverso l’uso di codici combinatori e di permutazione. Luciano Berio, infine, riprende il discorso di Bartók, arricchendolo con le riflessioni di Claude Lévi-Strauss e James Joyce, e fa confluire elementi provenienti da svariate culture (inclusa quella popolare) in un linguaggio musicale estremamente nuovo e complesso.

Negli Stati Uniti, il gruppo dei minimalisti (Steve Reich, Terry Riley, Philip Glass, LaMonte Young) percorre una strada nuova, del tutto originale, in cui la musica è basata sulla ripetizione di brevi frasi, che tendono a raggelare il tempo (come nel caso di Glass, che collabora spesso con il regista teatrale Robert Wilson e il regista cinematografico Godfrey Reggio) o a sottolineare l’idea di una trasformazione continua, mettendo così in primo piano il processo musicale (come nelle opere di Reich).

Nel minimalismo americano si ritrovano sia le influenze dell’India e dell’Estremo Oriente, con le loro concezioni del tempo così diverse da quelle dell’Occidente, che un certo meccanicismo modernistico tipico delle avanguardie della prima metà del secolo (Mossolov, Prokof’ev, Honegger, un certo Bartók…).

Nelle sue continue sperimentazioni, anche György Ligeti arriva a risultati simili nelle sue opere del periodo, in particolare nel Kammerkonzert, e nel Secondo Quartetto per Archi. Episodi di ripetitività si trovano anche nelle opere di Harrison Birtwistle e Luciano Berio (Points on the curve to find, Coro).


Gli anni Ottanta

Il decennio che vede la fine del sistema politico dell’Europa Orientale e l’apertura dell’Occidente ad altre culture, segna l’avvio di un periodo di crisi generale, che indebolisce le idee e le ideologie nate nel secondo dopoguerra. I protagonisti della Neue Musik (nati a metà degli anni Venti) sono ormai anziani, e consolidano il loro linguaggio senza più fornire nuovi stimoli. Allo stesso tempo, non sembra però verificarsi un ricambio generazionale capace di porre fine alla crisi e dare alla musica quel forte impulso di rinnovamento che sembra essere ormai necessario.

Fin dai tardi anni Settanta, Boulez è fortemente impegnato nella gestione dell’IRCAM, il centro di ricerche sulla musica e l’acustica fondato a Parigi insieme a Luciano Berio (già impegnato presso lo studo di Fonologia della Rai di Milano) e Andrew Gerszo. Le sue opere nate dalla collaborazione con l’istituto, Répons e Dialogue de l’ombre double, vedono il ritorno dello spazio tra i parametri della musica, come ideale prosecuzione delle ricerche operate dai Veneziani nel tardo Rinascimento. In Répons il dialogo tra strumenti reali e computer assume una forma modernamente “responsoriale”.

Il collegamento ideale con un passato, rimeditato insieme al filosofo e librettista Massimo Cacciari, è tanto più forte nell’opera elettroacustica del veneziano Luigi Nono, in particolar modo in Prometeo - La tragedia dell’ascolto. In quest’opera, in cui interpreti e pubblico sono racchiusi in una struttura lignea progettata da Renzo Piano, che funge da ambiente di ascolto “virtuale”, il suono viene emesso da vari punti, e si propaga attraverso percorsi preordinati nell’aria e nei solidi, mediante i movimento costante degli interpreti, e i sistemi elettroacustici elaborati dal CSC (Centro di sonologia computazionale) di Padova.

Al contrario, il pioniere dell’elettronica Karlheinz Stockhausen, sfuggito dalle gabbie di un freddo razionalismo fin dai primi anni Settanta, continua ad approfondire i suoi rapporti con il misticismo e le religioni, dando il via alla composizione del gigantesco ciclo di teatro musicale Licht, quasi una sorta di novello Ring wagneriano.

Analogo ripiegamento in un mondo interiore, seppur meno appariscente di quello messo in opera da Stockhausen, avviene negli italiani Franco Donatoni (1927) ed Aldo Clementi (1925). Se il primo si richiude in un discorso alchemico-matematico, in cui complesse formule costruttive e scrittura automatica si fondono in una musica dal sapore allo stesso tempo criptico e beffardo, il secondo prosegue la sua titanica ricerca sul canone, producendo opere dalla polifonia intricatissima e di durata molto estesa.


La ricerca di una “nuova chiarezza”

La crisi degli anni Ottanta porta alcuni autori ad un tentativo di ritorno al passato, invocando il fallimento delle esperienze dell’avanguardia. Negli Stati Uniti fin dai primi anni Settanta era nato il movimento Neoromantico, parallelamente alla Nuova Semplicità (Neue Einfacheit) tedesca, di cui Wolfgang Rihm è il rappresentante di punta. Interprete assai originale di questa riscoperta dell’espressività è il franco-canadese Claude Vivier, già allievo di Stockhausen e autore di musiche di particolare lirismo.

Una strada particolare percorre George Benjamin, che riporta nella musica seriale il concetto di intelleggibilità armonica. Nel suo At first lights, due accordi e una nota “polare” danno la forma all’intera opera, creando un percorso armonico trasparente e chiaramente comprensibile.

In Francia, fin dai tardi anni Settanta Hugues Dufourt, Gérard Grisey, Michaël Lévinas e Tristan Murail, in opposizione alla scuola seriale guidata da Pierre Boulez, fondano il movimento spettrale, basando il loro linguaggio sull’analisi dei fenomeni fisici del suono piuttosto che su rapporti numerici astratti. Anche in questo caso viene riabilitata l’intelleggibilità delle verticalità (ovvero degli agglomerati armonici).

In Italia, Salvatore Sciarrino recupera alla musica una sua fisicità, una materialità del suono che la sottrae al rischio dell’astrattezza.


Gli anni Novanta

A caratterizzare il decennio è sicuramente l’acquisizione di nuove tecniche e tecnologie, grazie alla diffusione del computer. Il software musicale esce dai grandi centri di ricerca (quali i CCRMA o l’Ircam, il GRM o il CSC), e permette ad ogni compositore di realizzare nel proprio studio opere di musica elettronica. La stessa modalità compositiva ne viene influenzata, con un largo impiego dell’improvvisazione.

Molte tecniche della computer music “colta” passano a giovani musicisti di estrazione “pop”, non di rado disk jokey con il gusto della sperimentazione, che si esibiscono con un computer portatile in serate di laptop music, in cui vengono fusi diversi generi musicali.

Parallelamente, proprio nel decennio in cui muore uno dei suoi padri, Gérard Grisey, si diffonde la musique spéctrale (corrente nata in Francia in cui gli autori si servono del computer per l’analisi dei timbri, che è alla base delle opere) fino al punto di diventare oggetto di un nuovo accademismo, con annessi e connessi. I nuovi autori fondono diverse esperienze per creare una musica nuova, come Marc-André Dalbavie, partito dalla musica spettrale e passato attraverso il minimalismo e la serialità, o Kaija Saariaho, che sembra riscoprire il gusto timbrico degli impressionisti in special modo nella sua produzione operistica.


Ventunesimo secolo

Alcuni interpreti del minimalismo contemporaneo in Italia: Ludovico Einaudi, Ivan Fedele, Stefano Ianne.


Didattica musicale

La musica contemporanea nasce con una forte vocazione didattica, partendo dalle esperienze di Schönberg, passando per Darmstadt, per arrivare alle forti esperienze formative dell’Ircam, del centro Acanthes ad Avignone, dell’Accademia Musicale Chigiana (Siena), della Julliard School a New York, di Aspen e Tanglewood.

In Italia si rivela particolarmente attivo Franco Donatoni, in particolare nella cornice dell’Accademia Musicale Chigiana, che forma una schiera di giovani autori dal solido mestiere, quali Pascal Dusapin, Armando Gentilucci, Stefano Gervasoni, Sandro Gorli, Magnus Lindberg, Giuseppe Sinopoli, Alessandro Solbiati.

Donatoni segue le tracce del suo maestro Goffredo Petrassi, per le cui mani passano lo stesso Solbiati, Claudio Ambrosini, Ivan Fedele, Ada Gentile, Alessandro Sbordoni, e i più anziani Aldo Clementi, Robert W. Mann e Ennio Morricone.

A New York, Luciano Berio ha fra i suoi allievi alla Julliard School Steve Reich, Luca Francesconi e Ludovico Einaudi.


Altri compositori di rilevante importanza

  • Thomas Adès
  • Louis Andriessen
  • Jean Barraqué
  • Luciano Berio
  • Leonard Bernstein
  • Bruno Bettinelli
  • Corenelius Cardew
  • Elliott Carter
  • Azio Corghi
  • Luigi Dallapiccola
  • Luis De Pablo
  • Franco Donatoni
  • Henri Dutilleux
  • Peter Eötvös
  • Morton Feldman
  • Luc Ferrari
  • Beat Furrer
  • Alberto Ginastera
  • Vinko Globokar
  • Heiner Goebbels
  • Henryk Górecki
  • Hans Werner Henze
  • Oliver Knussen
  • György Kurtag
  • Magnus Lindberg
  • Bruno Maderna
  • Giacomo Manzoni
  • Peter Maxwell Davies
  • Luigi Nono
  • Francesco Pennisi
  • Harry Partch
  • Giacinto Scelsi
  • Salvatore Sciarrino
  • Franz Schreker
  • Marco Stroppa
  • Toru Takemitsu
  • Michael Tippett
  • Camillo Togni
  • Fabio Vacchi


Collegamenti esterni

  • Archivi della Musica Italiana Contemporanea
  • Homepage dell’International Society for Contemporary Music (ISCM)
  • Bit Byte Beat

Convertitore buck - laptop

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Un convertitore buck è un convertitore DC-DC riduttore (convertitore step-down). La topologia è simile al convertitore boost (un convertitore step-up, ovvero elevatore, fa parte della categoria dei convertitori switching. Il circuito è costituito da due interruttori (un transistor e un diodo), un induttore e un condensatore.

Il modo più semplice per ridurre una tensione continua è usare un partitore di tensione, un metodo poco efficace, dato che l’energia eccedente viene dissipata in calore. Un convertitore buck può essere notevolmente efficiente (fino a 95% per i circuiti integrati) ed è molto versatile, potendosi adattare alle varie situazioni, come ad esempio convertire la tensione tipica della batteria (12-24 V) in un laptop fino ai pochi volt necessari alla CPU.


Funzionamento del circuito

Il funzionamento del convertitore del buck è semplice: tramite l’interruttore si connette l’induttore alla fonte di energia che così si carica di energia magnetica; scollegandolo esso si scarica sul carico.


Modo di funzionamento continuo (CCM)

Un convertitore buck funziona in modo continuo (CCM) se la corrente che circola nell’induttore (IL) non va mai a zero durante il ciclo di commutazione. In figura 4 sono riportate le forme d’onda nel tempo:

  • Quando l’interruttore è chiuso (stato “on”, figura 2 sopra), la tensione sull’induttore è <math>V_L = V_i - V_o</math>. La corrente che circola attraverso l’induttore cresce linearmente. Il diodo è inversamente polarizzato e non vi è circolazione di corrente in esso;
  • Quando l’interruttore è aperto (stato “off”, figura 2 sotto), il diodo è polarizzato direttamente. La tensione sull’induttore è <math>V_L = -V_o</math> (trascurando la caduta sul diodo: caso ideale) e la corrente IL cala.

L’energia immagazzinata nell’induttore è

<math>E=\frac{1}{2}L\times I_L^2</math>

Quindi l’energia immagazzinata nell’induttore L cresce durante la fase “on” e cala durante la fase “off”. In pratica L è usata per trasferire l’energia dall’ingresso all’uscita del convertitore.

Il valore della corrente IL è dato da:

<math>V_L=L\frac{dI_L}{dt}</math>

Con VL uguale a <math>V_i-V_o</math> durante la fase “on” e uguale a <math>-V_o</math> durante la fase “off”. Quindi l’incremento della corrente nella fase “on” è dato da:

<math>\Delta I_{L_{on}}=\int_0^{t_{on}}dI_L=\int_0^{t_{on}}\frac{V_L}{L}\, dt=\frac{\left(V_i-V_o\right)\cdot t_{on}}{L}</math>

conseguentemente il calo della corrente nella fase “off” è dato da:
<math>\Delta I_{L_{off}}=\int_0^{t_{off}}dI_L=\int_0^{t_{off}}\frac{V_L}{L}\, dt=-\frac{V_o\cdot t_{off}}{L}</math>

Se assumiamo che il convertitore lavora in regime stazionario, l’energia immagazzinata in ciascun componente alla fine del ciclo di commutazione è uguale a quella di inizio ciclo. Questo significa che il valore della corrente ILè lo stesso a t=0 e a t=T (vedi figura 4).

Quindi, <math>\Delta I_{L_{on}}+\Delta I_{L_{off}}=0</math>

Così possiamo scrivere, dalle precedenti equazioni:

<math>\frac{\left(V_i-V_o\right)\cdot t_{on}}{L}-\frac{V_o\cdot t_{off}}{L}=0</math>

Vale la pena di notare che le suddette integrazioni possono essere fatte graficamente: nella figura 4, <math>\Delta I_{L_{on}}</math> è proporzionale alla superficie dell’area gialla, e <math>\Delta I_{L_{off}}</math> alla superficie dell’area arancione, dato che queste superfici sono definite dalla curva (rossa) della tensione sull’induttore. Dal momento che queste aree sono dei semplici rettangoli, le loro superfici si possono trovare facilmente: <math>t_{on}\times \left( V_i-V_o\right)</math> per ogni rettangolo giallo e <math>-t_{off}\times V_o</math> per quelli arancione. Per il funzionamento in modo continuo, la somma di entrambe le superfici deve essere zero.

Come si può osservare in figura 4, <math>t_{on}=D\cdot T</math> e <math>t_{off}=T-D\cdot T</math>. D è uno scalare chiamato duty cycle con valore da 0 a 1. Con questa assunzione si ottiene:

<math>\left(V_i-V_o\right)\cdot D \cdot T -V_o \cdot \left(T-D\cdot T\right)=0</math>

L’equazione precedente può essere riscritta nel modo seguente:
<math>V_o=D\cdot V_i</math>

Da questa equazione, si può osservare che la tensione di uscita del convertitore varia linearmente con il duty cycle per una data tensione di ingresso. Dato che il duty cycle D è uguale al rapporto tra tOn ed il periodo T, esso non può essere maggiore di 1. Perciò, <math>V_o \leq V_i</math>. Questa è la ragione per cui questo convertitore viene chiamato anche convertitore step-down (trad. gradino in basso).

Se, per esempio, si volesse abbassare una tensione di 12v fino a 3v (cioè una tensione di uscita uguale ad un quarto di quella di ingresso), nel nostro circuito teorico ideale ciò richiederebbe un duty cycle del 25%.


Modo di funzionamento discontinuo

Spesso accade che la quantità di energia richiesta dal carico è abbastanza piccola da essere trasferita in un tempo minore dell’intero periodo di commutazione. In questo caso, la corrente attraverso l’induttore scende fino a zero durante parte del periodo. L’unica differenza col principio sopra descritto è che l’induttore viene completamente scaricato alla fine del ciclo di commutazione (vedere figura 5). Ciò ha però alcuni effetti sulle precedenti equazioni.

Considereremo che il convertitore operi in regime stazionario. Perciò, l’energia nell’induttore è la stessa all’inizio e alla fine del ciclo (nel caso di modalità discontinua, è zero). Ciò significa che il valore medio della tensione ai capi dell’induttore (VL) è zero, cioè che l’area dei rettangoli giallo e arancione in figura 5 è la stessa. Ciò comporta che:

<math>\left(V_i-V_o\right)D\cdot T-V_o\cdot \delta\cdot T=0</math>

Perciò il valore di δ è:

<math>\delta=\frac{V_i-V_o}{V_o}D</math>

La corrente di uscita fornita al carico (<math>I_o</math>) è costante, dato che consideriamo che il condensatore di uscita sia sufficientemente capiente da mantenere una tensione costante ai capi dei suoi terminali durante un ciclo di commutazione. Questo implica che la corrente che fluisce attraverso la capacità abbia un valore medio zero. Perciò avremo che:

<math>\bar{I_L}=I_o</math>

Dove <math>\bar{I_L}</math> è il valore medio della corrente dell’induttore. Come si può vedere in figura 5, la forma d’onda della corrente dell’induttore ha forma triangolare. Perciò, il valore medio di IL può essere ordinato geometricamente nel modo seguente:

<math>\bar{I_L}=\left(\frac{1}{2}I_{L_{max}}\cdot D\cdot T+\frac{1}{2}I_{L_{max}}\cdot \delta\cdot T\right)\frac{1}{T}=\frac{I_{L_{max}}\left(D+\delta\right)}{2}=I_o</math>

La corrente dell’induttore all’inizio è zero e cresce durante tOn fino a ILmax. Ciò significa che ILmax è uguale a:

<math>I_{L_{Max}}=\frac{V_i-V_o}{L}D\cdot T</math>

Sostituendo il valore di ILmax nella precedente equazione porta a:

<math>I_o=\frac{\left(V_i-V_o\right)D\cdot T\left(D+\delta\right)}{2L}</math>

E sostituendo δ per l’espressione data sopra si ottiene:

<math>I_o=\frac{\left(V_i-V_o\right)D\cdot T\left(D+\frac{V_i-V_o}{V_o}D\right)}{2L}</math>

L’ultima equazione può essere scritta come:

<math>V_o=V_i\frac{1}{\frac{2L\cdot I_o}{D^2\cdot V_i\cdot T}+1}</math>

Si può notare che la tensione di uscita di un convertitore Buck operante in modalità discontinua è molto più complessa della sua controparte in modalità continua. Inoltre, la tensione di uscita ora è una funzione non solo della tensione di ingresso (Vi) e del duty cycle D, ma anche del valore di induzione (L), del periodo di commutazione (T) e della corrente di uscita (Io).


Da modo discontinuo a modo continuo (e viceversa)

Come visto all’inizio di questa sezione, il convertitore opera in modo discontinuo quando il carico assorbe poca corrente, ed in modo continuo con livelli di carico elevati. Il limite tra modo discontinuo e continuo viene raggiunto quando la corrente nell’induttore cade a zero esattamente alla fine del ciclo di commutazione. Osservando la figura 5, questo corrisponde a:

<math>D\cdot T + \delta \cdot T=T</math>

<math>D + \delta = 1</math>

Perciò, la corrente di uscita (uguale alla media della corrente attraverso l’induttore) al limite tra modo discontinuo e continuo è (vedere sopra):

<math>I_{o_{lim}}=\frac{I_{L_{max}}\left(D+\delta\right)}{2}=\frac{I_{L_{max}}}{2}</math>

Sostituendo ILmax con il suo valore:

<math>I_{o_{lim}}=\frac{V_i-V_o}{2L}D\cdot T</math>

Sul limite tra le due modalità, le tensione di uscita obbedisce ad entrambe le espressioni ricavate rispettivamente nelle sezioni riguardanti il modo continuo e discontinuo. In particolare, la prima è

<math>V_o=D\cdot V_i</math>

Perciò Iolim può essere scritta:

<math>I_{o_{lim}}=\frac{V_i\left(1-D\right)}{2L}D\cdot T</math>

Introduciamo ora altre due notazioni:

  • la tensione normalizzata, definita da <math>\left|V_o\right|=\frac{V_o}{V_i}</math>. È zero quando <math>V_o=0</math>, e 1 quando <math>V_o=V_i</math> ;
  • la corrente normalizzata, definita da <math>\left|I_o\right|=\frac{L}{T\cdot V_i}I_o</math>. Il termine <math>\frac{T\cdot V_i}{L}</math> è uguale al massimo incremento della corrente nell’induttore durante un ciclo, cioè l’incremento della corrente dell’induttore con un duty cycle D=1. Perciò, in steady state operation del convertitore, ciò significa che <math>\left|I_o\right|</math> è uguale a 0 per nessuna corrente di uscita, e 1 per la massima corrente che il convertitore può fornire.

Usando queste notazioni, abbiamo che:

  • in modo continuo, <math>\left|V_o\right|=D</math>
  • in modo discontinuo, <math>\left|V_o\right|=\frac{1}{\frac{2L\cdot I_o}{D^2\cdot V_i\cdot T}+1}=\frac{1}{\frac{2\left|I_o\right|}{D^2}+1}=\frac{D^2}{2\left|I_o\right|+D^2}</math>;
  • la corrente sul limite tra modo continuo e discontinuo è <math>I_{o_{lim}}=\frac{V_i\left(1-D\right)}{2L}D\cdot T=\frac{I_{o_{lim}}}{\left|I_o\right|}\cdot \frac{\left(1-D\right)D}{2}</math>. Perciò, the locus del limite tra modo continuo e discontinuo è dato da <math> \frac{\left(1-D\right)D}{2\left|I_o\right|}=1</math>.

Queste espressioni sono state disegnate in figura 6. From this, it is obvious that in continuous mode, the output voltage does only depend on the duty cycle, whereas it is far more complex in the discontinuous mode. This is important from a control point of view


Circuito non ideale

Il precedente studio era stato condotto con le seguenti assunzioni:

  • Il condensatore di uscita è abbastanza grande da fornire potenza al carico (una resistenza semplice) senza osservabili variazioni in tensione.
  • La caduta di tensione attraverso il diodo durante la polarizzazione diretta è zero.
  • Non ci sono perdite di commutazione nel commutatore né nel diodo.

Queste assunzioni possono essere anche molto lontane dalla realtà, e i difetti dei componenti reali possono avere notevoli effetti negativi sul funzionamento del convertitore.


Ripple della tensione di uscita

Il ripple della tensione di uscita è il nome dato al fenomeno che vede la tensione di uscita alzarsi durante lo stato “on” e abbassarsi durante lo stato “off” del convertitore. Diversi fattori contribuiscono a questo effetto indesiderato inclusi, ma non esclusivamente, la frequenza di commutazione, la capacità di uscita, l’induttore, il carico e ogni caratteristica di limitazione della corrente del circuito di controllo. Al livello più basso la tensione di uscita aumenterà e diminuirà come conseguenza della carica e scarica della capacità di uscita:

<math>dV_{o} =\frac{i\cdot dT}{C}</math>

Durante lo stato “off”, la corrente in questa equazione è la corrente di carico. Nello stato “on” la corrente è la differenza tra la corrente del commutatore (o corrente sorgente) e la corrente di carico. La durata del tempo (dT) è definita dal duty cycle e dalla frequenza di commutazione.

Per lo stato “on”:

<math>dT_{on} = D \cdot T = \frac{D}{f}</math>

Per lo stato “off”:

<math>dT_{off} = (1-D) \cdot T = \frac{1-D}{f}</math>

Qualitativamente, all’aumentare della capacità di uscita o della frequenza di commutazione, l’ampiezza del ripple diminuisce. La tensione massima di ripple è tipicamente una specifica di progetto per l’alimentatore e viene selezionata in base a diversi fattori. La scelta del condensatore è dettata normalmente dal fattore costo, dalla dimensione fisica e dalle caratteristiche reali dei vari tipi di condensatori. La scelta della frequenza di commutazione è dettata tipicamente dall’efficienza richiesta, che tende a diminuire alle alte frequenze, come descritto nella sezione seguente, efficienza del circuito reale. Alte frequenze di commutazione, oltre a ridurre l’efficienza possono aumentare i disturbi a radiofrequenza (EMI).

Dato che la tensione di ripple è uno dei difetti di un alimentatore a commutazione, viene spesso utilizzata come una delle misure della sua qualità.


Efficienza del circuito reale

Un’analisi semplificata del convertitore buck, come quella descritta sopra, non tiene conto delle caratteristiche reali, quindi non ideali, dei componenti del circuito. Queste difetti sono la causa di tutte le perdite di potenza del circuito.

Qualsiasi alimentatore a commutazione ha perdite di potenza statiche e dinamiche. Le perdite statiche includono perdite di dissipazione termica <math>I^2R</math> nei fili o nelle tracce del circuito stampato PCB, come anche nei commutatori e nell’induttore o in ogni altro circuito elettrico. Le perdite dinamiche si verificano come conseguenza della commutazione, come la carica e scarica del terminale di controllo dell’elemento attivo di commutazione, e sono in genere proporzionali alla frequenza di commutazione.

È utile cominciare col calcolare il duty cycle per un circuito convertitore buck non ideale, che è:

<math>D = \frac{V_o+(V_{SWITCH} + V_L)}{V_i + V_{SYNCHSW} - V_{SWITCH} - V_L}</math>

dove:

 VSWITCH è la differenza di potenziale ai capi del commutatore,
 VSYNCHSW è la differenza di potenziale ai capi del commutatore sincrono o sul diodo, e
 VL è la differenza di potenziale sull’induttore.

Le cadute di potenziale descritte sopra sono tutte dovute a perdite di potenza statiche che dipendono principalmente dalla corrente continua, perciò facili da calcolare. Per un transistor in saturazione o per la DDP di un diodo, VSWITCH e VSYNCHSW possono essere già conosciute, basandosi sulle caratteristiche del dispositivo selezionato.

<math>V_{SWITCH} = I_{SWITCH} \cdot R_{ON} = D \cdot I_o\cdot R_{ON} </math>
<math>V_{SYNCHSW} = I_{SYNCHSW} \cdot R_{ON} = (1-D) \cdot I_o \cdot R_{ON} </math>

<math>V_L = I_L\cdot R_{DCR}</math>

dove:

 RON è la resistenza del commutatore acceso (RDSON per un MOSFET), e
 RDCR è la resistenza in corrente continua dell’induttore.

Il lettore attento avrà notato che l’equazione del duty cycle è in qualche modo ricorsiva. Una prima analisi grezza può essere effettuata calcolando i primi valori di VSWITCH e VSYNCHSW usando l’equazione del duty cycle ideale.

La resistenza di commutazione per componenti come i MOSFET, e la caduta di tensione diretta, per componenti come gli IGBT può essere determinata prendendo come riferimento le specifiche riportate nei datasheet del costruttore.

Inoltre, le perdite di potenza possono verificarsi anche per correnti di perdita. Queste perdite sono semplicemente:

<math>P_{LEAKAGE} = I_{LEAKAGE} \cdot V</math>

dove:

 ILEAKAGE è la corrente di perdita del commutatore, e
 V è la tensione ai capi del commutatore.

Le perdite di potenza dinamiche sono dovute al comportamento in commutazione attraverso i dispositivi scelti (MOSFET, Transistor di potenza, IGBTs, ecc.). Queste perdite includono le perdite durante la transizione di accensione e di spegnimento.

Le perdite di accensione e spegnimento possono facilmente essere raggruppate come

<math>P_{SW} = \frac {V \cdot I_o \cdot (t_{RISE} + t_{FALL})} {6 \cdot T}</math>

dove:

 V è la tensione ai capi del commutatore quando è spento,
 tRISE e tFALL sono i tempi di salita e di discesa, e
 T è il periodo di commutazione.

Ma tutto ciò non prende in considerazione la capacità parassita del MOSFET che è al secondo posto. Quindi, le perdite di commutazione saranno più simili a:

<math>P_{SW} = \frac {V \cdot I_o \cdot (t_{RISE} + t_{FALL})} {2 \cdot T}</math>

Quando un MOSFET viene usato come commutatore secondario (low side), possono rilevarsi perdite aggiuntive durante il tempo tra lo spegnimento del commutatore principale (high side) e lo spegnimento di quello secondario, quando il diodo incorporato del MOSFET secondario trasmette la corrente di uscita. Questo tempo, conosciuto come il tempo di non sovrapposizione (non-overlap time), previene il “shootthrough”, una condizione nella quale entrambi i commutatori sono simultaneamente accesi. Lo stato di “shootthrough” genera notevoli perdite di potenza e dissipazione di calore. L’accurata scelta del tempo di non sovrapposizione deve bilanciare il rischio di “shootthrough” con quello di un incremento di perdita di potenza dato dalla conduzione del diodo incorporato (body).

La perdita di potenza nel diodo incorporato è proporzionale anche alla frequenza di commutazione ed è

<math>P_{BODYDIODE} = V_F \cdot I_o \cdot t_{NO} \cdot f_{SW}</math>

dove:

 VF è la tensione diretta ai capi del diodo incorporato, e
 tNO è il tempo selezionato di non sovrapposizione.

Infine, perdite di potenza sono dovute anche alla potenza necessaria all’accensione e allo spegnimento del commutatore. Per i commutatori a MOSFET, queste perdite sono dominate dalla carica del gate, essenzialmente l’energia richiesta per caricare e scaricare la capacità del gate del MOSFET tra la tensione di soglia e la tensione di gate impostata. Queste perdite di commutazione di gate si verificano principalmente nel pilota del gate, e possono essere minimizzate selezionando MOSFET a bassa carica di gate, pilotando il gate del MOSFET ad una tensione più bassa (al costo di maggiori perdite di conduzione nel MOSFET), o operando ad una frequenza più bassa.

<math>P_{GATEDRIVE} = Q_G \cdot V_G \cdot f_{SW}</math>

dove:

 QG è la carica di gate  del MOSFET scelto, e
 VG è la tensione di gate di picco rispetto a massa.

È essenziale ricordare che per i MOSFET di tipo N, il commutatore principale (o cosiddetto high-side) deve essere pilotato con una tensione maggiore di Vi. Perciò VG sarò quasi sempre diversa nel commutatore principale che in quello secondario (o low-side).

Una progettazione completa di un convertitore buck include un’analisi di compromesso delle varie perdite di potenza. I progettisti bilanciano queste perdite secondo l’uso previsto del progetto finito. Si prevede per un convertitore a bassa frequenza di commutazione che non richieda commutatori con basse perdite di commutazione di gate; un convertitore operante con un elevato rapporto di duty cycle richiede un commutatore secondario con basse perdite di conduzione.


Strutture specifiche


Rettificazione sincrona

Un convertitore buck sincrono è una versione modificata della topologia di circuito del convertitore buck di base nella quale il diodo D, viene sostituito da un secondo commutatore, S2. Questa modifica è un compromesso tra aumento dei costi e miglioramento dell’efficienza.

In un convertitore buck di base, il diodo di recupero si attiva automaticamente, poco dopo che il commutatore si è spento, come risultato dell’aumento della tensione diretta ai suoi capi. La caduta di tensione attraverso il diodo provoca una perdita di potenza uguale a

<math>P_D = V_D \cdot (1-D) \cdot I_o</math>

dove:

 VD è la caduta di tensione attraverso il diodo alla corrente di carico Io,
 D è il duty cycle, e
 Io è la corrente di carico.

Sostituendo il diodo D con il commutatore S2, selezionato per avere poche perdite, l’efficienza del convertitore può essere migliorata. Per esempio, basta selezionare per S2 un MOSFET con una RDSON molto bassa, che la perdita di potenza per 2 diventerà

<math>P_{S2} = I_o^2 \cdot R_{DSON} \cdot (1-D)</math>

Confrontando queste equazioni il lettore noterà che in ambedue i casi, la perdita di potenza è fortemente dipendente dal duty cycle, D. È chiara la ragione per la quale le perdite di potenza sul diodo di recupero o sul commutatore secondario saranno proporzionali al tempo di funzionamento in conduzione di questi. Perciò, i sistemi progettati per funzionare con un duty cycle basso, saranno affetti da grandi perdite di potenza nel diodo di recupero o nel commutatore secondario, e per tali sistemi è conveniente considerare la progettazione di un convertitore buck sincrono.

Senza dati reali, il lettore non troverà molto chiara la comprensione di questa sostituzione. Consideriamo per esempio un alimentatore per computer, dove l’ingresso sia di 5V, l’uscita di 3.3V e la corrente di carico di 10A. In questo caso, il duty cycle sarà del 66% e il diodo sarà in conduzione per il 34% del tempo. Un tipico diodo con tensione diretta di 0.7V sarebbe affetto da perdite per 2.38W. Un MOSFET ben selezionato con una DSON di 0.015Ω, dissiperebbe solamente 0.51W di perdite di conduzione diretta. Questo si traduce in un miglioramento di efficienza e riduzione di calore dissipato.

I vantaggi di un convertitore buck sincrono non arrivano senza un costo. Per cominciare il commutatore secondario costa tipicamente più del diodo di recupero. Inoltre la complessità del convertitore viene aumentata a causa della necessità di inserire un pilota con uscita complementare per il commutatore secondario.

Tale pilota deve prevenire che ambedue i commutatori vengano abilitati allo stesso tempo, un problema detto “shootthrough”. La tecnica più semplice per evitare il verificarsi di questo problema è l’inserimento di un ritardo di tempo tra lo spegnimento di S1 e l’accensione di S2, e viceversa. Comunque, impostando questo ritardo abbastanza lungo da assicurarsi che S1 e S2 non siano mai accesi contemporaneamente provocherà un’ulteriore perdita. Una tecnica migliorata per prevenire questa condizione è conosciuta come protezione adattiva di “non-sovrapposizione” (overlap), nella quale la tensione al nodo dei commutatori (il punto in cui S1, S2 e L sono connessi assieme) viene controllata per determinare il suo stato. Quando la tensione del nodo passa una soglia predefinita, viene fatto passare il tempo di ritardo. Il pilota può quindi adattarsi ai molti tipo di commutatori senza le eccessive perdite di potenza che la mancanza di flessibilità di un tempo di non sovrapposizione fisso potrebbe portare.


Buck multifase

Il convertitore buck multifase è una topologia di circuito dove i componenti del circuito convertitore buck base sono posti in parallelo tra l’ingresso e il carico. Ognuna di queste “fasi” viene accesa ad intervalli di tempo uguali fra loro nel periodo di commutazione. Questo circuito viene usato tipicamente con la topologia del buck sincrono, descritta sopra.

Il vantaggio primario di questo tipo di convertitore è che la corrente di carico viene divisa tra le n-fasi del convertitore. Questa separazione del carico permette di distribuire la potenza dissipata su tutti su commutatori in un’area più estesa. Un altro vantaggio ugualmente importante fornito da questo convertitore è che il “ripple” di uscita viene diviso per il numero di fasi, n. Il carico quindi viene sottoposto ad una frequenza di ripple che è n-volte la frequenza di commutazione Guy Séguier, Électronique de puissance, 7ma edizione, Dunod, Parigi 1999 (in francese).

Questa topologia di circuiti viene usata negli alimentatori di potenza per computer per convertire i 12V CC in una tensione più bassa (attorno al Volt), apposita per le CPU. Le moderne CPU necessitano attualmente di correnti oltre le 100A con tensioni di ripple molto basse, meno di 10mV. Gli alimentatori tipici delle moderne schede madri usano 3 o 4 fasi (ma sono in arrivo schede con fino a 8 fasi), sebbene i costruttori dei circuiti integrati di controllo permettano fino a 6 fasi datasheet del convertitore a 4-5-6 fasi NCP5316.

Una topologia multifase fornisce ulteriori significativi benefici. Per esempio, la risposta cambiamenti dinamici di corrente di carico può essere migliorata attraverso un’attenta progettazione del controllore. Ampi aumenti della corrente di carico possono essere ottenuti accendendo selettivamente più fasi secondo le esigenze del carico.

Una delle sfide più importanti inerenti il convertitore multifase è garantire che la corrente di carico sia ben bilanciata in tutte le n-fasi. Il bilanciamento di corrente più essere effettuato in molti modi. La corrente può essere misurato “senza perdite” controllando la tensione ai capi dell’induttore o del commutatore secondario (quando acceso). Questa tecnica viene considerata “senza perdite” perché si basa sulle resistenze parassite inerentemente presenti nella topologia del convertitore buck. Un’altra tecnica è di inserire una piccola resistenza nel circuito e di misurarne la tensione ai capi. Questo approccio è più accurato e regolabile, ma incontra diversi costi - spazio, efficienza e componenti aggiuntivi.

Infine, la corrente può essere misurata dall’ingresso. La tensione può essere misurata senza perdite ai capi del commutatore principale, o usando una resistenza di potenza, per approssimare la corrente assorbita. Quest’approccio è tecnicamente più difficile, dato che il rumore di commutazione non può essere facilmente filtrato. Quest’ultimo metodo è meno costoso che adoperare una resistenza di misura per ogni fase.


Voci correlate

  • Convertitore boost
  • Convertitore buck-boost
  • Convertitore DC-DC


Collegamenti esterni

  • DC-DC Converter Basics: dettagliato articolo sui convertitori DC-DC che fornisce un’analisi più formale e dettagliata del convertitore buck inclusi gli effetti degli circuiti a commutazione reali.
  • Simulazione SPICE del convertitore buck.
  • Sul sito Interactive Power Electronics Seminar (iPES) sono disponibili diverse applet Java che dimostrano il funzionamento dei convertitori.


Note

Campionato italiano di calcio a 5 1988-1989 - tempi di

Filed under: Uncategorized — admin @ 1:40 am

Il sesto campionato italiano di calcio a 5 si svolse durante la stagione 1988/1989 e dopo una fase regionale si riunì a Roma al Foro Italico per giocare la propria poule finale dal 11 luglio al 15 luglio 1989.

La stagione rappresenta la conferma dello strapotere delle formazioni romane nel panorama del calcio a 5 italiano. La mancata presenza del Millefonti Torino alla semifinale guadagnata sul campo contro il Camel Vigna Stelluti Roma, aumenta il numero di compagini capitoline a tre su quattro semifinaliste, con l’unica eccezione rappresentata dal Barbagrigia Ascoli. La riconferma a campioni d’Italia per la Roma RCB viene solo dopo una combattutissima finale con il Camel Vigna Stelluti terminata 2-2 ai tempi supplementari e 5-4 ai calci di rigore.


Girone A

  • Roma RCB - Millefonti Torino 5-1
  • Barbazza Roma - Sport House Poggio Verde Roma 4-5
  • Roma RCB - Sport House Poggio Verde Roma 5-2
  • Barbazza Roma - Millefonti Torino 2-5
  • Sport House Poggio Verde Roma - Millefonti Torino 2-3
  • Roma RCB - Barbazza Roma 4-4

Classifica

  • Roma RCB punti 5
  • Millefonti Torino punti 4
  • Sport House Poggio Verde Roma punti 2
  • Barbazza Roma punti 1


Girone B

  • Barbagrigia Ascoli - Antonella Bari 5-1
  • Camel Vigna Stelluti Roma - Brecciarola Chieti 7-4
  • Camel Vigna Stelluti Roma - Barbagrigia Ascoli 6-3
  • Antonella Bari - Brecciarola Chieti 2-1
  • Camel Vigna Stelluti Roma - Antonella Bari 4-1
  • Barbagrigia Ascoli - Brecciarola Chieti 6-3

Classifica

  • Camel Vigna Stelluti Roma punti 6
  • Barbagrigia Ascoli punti 4
  • Antonella Bari punti 2
  • Brecciarola Chieti punti 0


Semifinali

  • Roma RCB - Barbagrigia Ascoli 5-3
  • Camel Vigna Stelluti Roma - Barbazza Roma 9-6 (DCR, punteggio di 6-6 DTS)


Finali


3°-4° posto

Barbazza Roma - Barbagrigia Ascoli 3-2


1°-2° posto

Roma RCB - Camel Vigna Stelluti Roma 5-4 (DCR)

  • La partita si era conclusa con il punteggio di 1-1 dopo i tempi regolamentari e 2-2 dopo i tempi supplementari.

July 23, 2008

Campo ultra profondo di Hubble - millioni di

Filed under: Uncategorized — Tags: , — admin @ 11:35 pm

Il campo ultra profondo di Hubble (abbreviato in HUDF dalle iniziali del nome inglese, Hubble Ultra Deep Field), è l’immagine di una piccola regione dello spazio nella costellazione Fornax, composta grazie ai dati raccolti dal telescopio spaziale Hubble nel periodo dal 3 settembre 2003 al 16 gennaio 2004. Essa è l’immagine più profonda dell’universo mai raccolta nello spettro della luce visibile, e ci permette di guardare indietro nel tempo di 13 miliardi di anni. Si stima che l’HUDF contiene 10,000 galassie. La parte di cielo nella quale le galassie risiedono (appena un decimo del diametro della luna piena osservando dalla Terra) è stata scelta perché ha una bassa densità di stelle luminose nelle vicinanze.

Nonostante buona parte degli elementi visibili nell’immagine di Hubble potrebbero essere visti anche alle lunghezze d’onda dell’infrarosso grazie a telescopi da terra, Hubble è l’unico strumento che permette l’osservazione di questi oggetti distanti alle frequenze della luce visibile. Situata a sud-ovest della costellazione di Orione e precisamente nella costellazione della Fornax nell’emisfero australe con ascensione retta 3h 32m 40.0s e declinazione -27° 47′ 29″ (J2000), l’immagine copre 11.5 arcominuti quadrati.Space Telescope Science Institute Newsletter Vol 20 Issue 4. Questo equivale alla superficie di un granello di sabbia tenuto alla distanza di un braccio ovvero grossomodo a una parte su tredici millioni dell’intera superficie della sfera celeste. La foto é orientata in modo che l’angolo in alto a sinistra punti verso nord (-46.4°) sulla sfera celeste. La stella vicina al centro dell’immagine é USNO -A2.0 0600-01400432 con una magnitudine apparente di 18.95.

In totale, l’immagine ha necessitato di 800 esposizioni catturate nel corso delle 400 orbite di Hubble attorno alla Terra. Il totale ammonta a un tempo di esposizione di 11.3 giorni per l’ACS (Advanced Camera for Surveys) e 4.5 giorni per il NICMOS (Near Infrared Camera and Multi-Object Spectrometer).

In accordo con la teoria del Big Bang, l’universo ha un’età finita, quindi dovremmo aspettarci che le galassie molto distanti (e perciò molto giovani) appaiano diverse dalle galassie più vecchie che vediamo oggi. Questo infatti è visibile nel HUDF, anche se la differenza potrebbe essere in parte risultante dall’insolita lunghezza d’onda utilizzata dal HUDF (corrispondente alla luce ultravioletta dall’effetto Doppler relativistico dalle galassie molto distanti). Il campo ultra profondo di Hubble mostra anche una maggiore formazione e fusione delle galassie che nel caso di studi su galassie vicine, come ci si aspetta per l’universo primordiale.


Vedi anche

  • Hubble Deep Field
  • Hubble Deep Field South


Collegamenti esterni

  • The Hubble Deep Field: The Most Important Image Ever Taken - YouTube video
  • Hubble’s Deepest View Ever of the Universe Unveils Earliest Galaxies - NASA press release
  • NASA site with animations
  • Exploring galaxy formation in the early universe - How did the first galaxies get so large so quickly?
  • ESA on Hubble’s Deep Field


Note

S-chanf - Davos

Filed under: Uncategorized — Tags: — admin @ 8:50 am

S-chanf è un comune del Canton Grigioni di 671 abitanti.


Geografia

S-chanf è situato in Alta Engadina, sulla sponda sinistra dell’Inn. Dista 19 km da Sankt Moritz, 47 km da Davos, 72 km da Coira e 99 km da Landeck. È servito dalle stazioni ferroviarie S-chanf e Cinuos-chel-Brail della Ferrovia retica, sulla linea Pontresina-Scuol.

Il punto più elevato del comune è la cima del Piz Vadret (3229 m), che segna il confine con Zernez e Susch.

Parte del territorio comunale è compreso nel Parco nazionale svizzero.


Amministrazione comunale


Collegamenti esterni

  • Ente turistico S-chanf
  • S-chanf su engadin.ch

Computer portatile - laptop

Filed under: Uncategorized — Tags: — admin @ 4:45 am

Il computer portatile, conosciuto anche con i nomi inglesi laptop e notebook, è un computer caratterizzato principalmente dalla riduzione del peso e delle dimensioni, per essere trasportato con facilità. Stanno rapidamente sostituendo i tradizionali PC desktop, offrendo a parità di prestazioni una maggiore comodità.

Di solito, i laptop sono inoltre alimentati da una batteria ricaricabile (al litio, nei modelli più recenti) che ne permette l’utilizzo dove non è possibile usare altre fonti elettriche. Il suo costo relativamente elevato è determinato dai componenti elettronici che lo compongono: essi, anche se identici a quelli di un PC, sono miniaturizzati e ottimizzati per un minore consumo di energia. Generalmente, le periferiche integrate sono molto numerose (questo ovviamente caratterizza un prezzo maggiore del PC assieme alla potenza stessa), quali webcam, lettore memory card, masterizzatore, antenna wi-fi, ecc.

Generalmente, il peso è influenzato da:

  • dimensioni dello schermo
  • tipo di batteria installata
  • componenti interni (es: drive CD, hard disk, casse…)
  • alimentazione
  • materiale con la quale è assemblato il case (plastica o magnesio)

La maggior parte dei laptop utilizza uno schermo a cristalli liquidi (LCD) e come periferica di puntamento un touchpad, i modelli più vecchi (fino a tutti gli anni novanta) utilizzavano frequentemente una trackball o una specie di piccolo joystick. Le tastiere, generalmente dispongono un numero inferiore di tasti rispetto ad un modello tradizionale. Alcuni computer usano anche come dispositivo di puntamento il track point, i modelli recenti possono usare un mouse senza filo, con interfaccia USB o bluetooth.

In casi particolari, quando serve massima potenza elaborativa unita ad un grande schermo, il tutto agevolmente trasportabile, si ricorre a modelli non propriamente leggeri ma comunque trasportabili; sono da tempo in commercio portatili con schermo da 17″ e addirittura 20″. Un modello particolare di computer portatile è costituito dai computer ultraportatili (o subnotebook) che sono computer destinati ad una utenza molto mobile: peso inferiore a due chili, dimensioni ridotte (in particolare quella dello schermo) e dischi più piccoli rispetto ai comuni computer portatili.


Pro e contro rispetto ad un PC tradizionale


Vantaggi

Il primo vantaggio che si nota acquistando un laptop consiste nella comodità di trasporto. Le avanzate tecnologie di risparmio energetico consentono una discreta durata delle batterie, permettendo un uso del computer anche in situazioni svantaggiate. Un’altra comodità riguarda anche il minor ingombro. Le prestazioni inoltre sono esattamente uguali rispetto ad un PC Desktop a parità di configurazione hardware; e grazie alla diffusione dell’USB è possibile collegare qualsiasi periferica senza limitazioni. In genere hanno anche una maggiore silenziosità. I prezzi negli ultimi anni sono molto diminuiti, questo consente di trovare numerosi modelli e marche nelle Grandi distribuzioni commerciali.


Svantaggi

Rispetto ad un PC Desktop tradizionale, il principale svantaggio di un portatile riguarda la limitata possibilità di sostituire i componenti per aumentare le prestazioni come la scheda video, e in caso di guasti la difficoltà di reperire i pezzi specifici del modello e marca acquistato, quale ad esempio il lettore DVD o il monitor. Queste limitazioni costringono spesso all’acquisto di un nuovo modello, costringendo il consumatore ad un maggior esborso economico.


Curiosità

Più studi hanno confermato che l’uso di computer portatili può indebolire la fertilità maschile se vengono tenuti sulle ginocchia, poiché il calore prodotto in tale posizione all’altezza dei testicoli, può provocare un innalzamento della temperatura locale fino a 3°C fonte: “Effects of 1800 MHz GSM-like exposure on the gonadal function and haematological parameters of male mice,” Forgacs Z, et. al, FGF-Infoline 03-11-05 .


Note

July 21, 2008

Liber abbaci - laptop presentati

Filed under: Uncategorized — Tags: , — admin @ 10:50 pm

Uno dei più importanti libri di matematica del Medioevo è il Liber abbaci, scritto nel 1202 da Leonardo Pisano, meglio conosciuto come Fibonacci.

Il Liber abbaci, più noto con il titolo Liber abaci, è considerato un ponderoso vero e proprio manuale di aritmetica e algebra con il quale, all’inizio del XIII secolo Fibonacci ha introdotto in Europa, il sistema numerico decimale indo-arabico e i principali metodi di calcolo ad esso relativi. In effetti il libro non tratta l’utilizzo dell’abaco e il suo titolo può essere tradotto in Libro del calcolo.

I primi capitoli del Liber abbaci sono dedicati all’introduzione del sistema numerico decimale e delle principali operazioni di moltiplicazione, addizione, sottrazione, divisione, tra numeri interi e frazioni.

A partire dall’ottavo capitolo sono invece presentati vari metodi algebrici per la risoluzione di problemi di matematica applicata, legati alla realtà dell’epoca, in particolare all’ambiente commerciale.

I nuovi `algoritmi` presentati da Fibonacci, erano per l’epoca, procedure di calcolo scritte in linguaggio colloquiale che intendevano facilitare la risoluzione dei problemi di calcolo evitando l’utilizzo dell’abaco, fino ad allora sostanzialmente indispensabile, dato che si operava con il sistema numerico romano. La maggior parte dei metodi aveva inoltre fondamento teorico nel metodo principale delle Proporzioni e negli altri algoritmi presentati negli Elementi di Euclide.

Il dodicesimo e il tredicesimo capitolo del Liber abbaci sono dedicati al metodo di falsa posizione o regula falsi e al metodo di doppia falsa posizione; tali procedure sono usate in alternativa alla diretta soluzione algebrica in problemi riconducibili ad equazioni lineari in x rispettivamente del tipo <math>\,ax=b\,</math> e <math>\,ax+b=c\,</math>.

La prima edizione moderna del Liber abbaci è stata curata da Baldassarre Boncompagni Ludovisi nel 1857.


Bibliografia


Altri progetti


Collegamenti esterni

  • Letture dal Liber abaci nel Giardino di Archimede
  • The 800th birthday of the book that brought numbers to the west di Keith Devlin

July 20, 2008

Electro funk - laptop

Filed under: Uncategorized — admin @ 6:05 pm

Electro funk (conosciuta anche come robot hip hop) è un sottogenere in stile elettronica della musica hip hop direttamente influenzata dai Kraftwerk e dai dischi funk.

I lavori di questo genere normalmente hanno un suono totalmente elettronico e le voci sono spesso rielaborate da vocoder o distorte in altre maniere tipiche della musica elettronica.

L’electro ha iniziato ad incrementare la propria popolarità alla fine degli anni 1990 con artisti come DMX Krew, Mr Velcro Fastener e Japanese Telecom.


Caratteristiche

Con poche eccezioni, la definizione di suono elettronico comprende l’uso di drum machine come base della traccia. Una di queste attrezzature, oramai conosciutissima ed ancora utilizzata oggi, è il Roland TR-808. La strumentazione per realizzare tali suoni è di norma totalmente elettronica, con una linea di basso sintetico in stile funk. Massiccio è anche l’uso di effetti di riverbero ed eco, assieme a tastiere elettroniche per creare un suono ricco ma freddo, che enfatizza i temi comuni al genere quali la fantascienza.

Non tutta l’electro contiene rap; processi vocali tramite vocoder sono elementi comuni e tracce strumentali sono maggiormente prominenti in generi correlati all’elettronica ed all’hip hop. Negli ultimi anni è diventato comune per gli artisti electro il lavoro tramite computer laptop, per enfatizzare i temi tecnologici della loro musica.

I Concept album sono comuni nella electro già dal lavoro dei Kraftwerk, pionieri nella realizzazione di album su temi tecnologici e futuristici come robot, computer e ricerca atomica. Diversi artisti hanno infine dedicato l’intero loro lavoro a soggetti di tipo fantascientifico.


Storia

Il termine electro-funk è stato coniato in Inghilterra all’inizio degli anni ‘80, per definire un suono proveniente dagli USA (principalmente da New York), che racchiudeva Hip-Hop, Dance, Disco, Electric Boogie and Freestyle attraverso etichette discografiche come: West End, Prelude, Sugarhill, Emergency, Profile, Tommy Boy, Streetwise, Becket, ed altre.
Il disco di Afrika Bambaataa Planet Rock (1982) è uno dei primi che si può definire come electro-funk, utilizzando elementi dell’album dei Kraftwerk Trans-Europe Express e Numbers (dall’album Computer World). Bambaataa ed artisti quali Cybotron, Planet Patrol, Jonzun Crew e Newcleus hanno poi influenzato generi come detroit techno, ghettotech, Drum’n'Bass ed electroclash.


Sottogeneri

Egyptian Lover ed Arabian Prince di Los Angeles hanno dato vita all’electro hop, meno funky, e più vicino al West Coast hip hop con le sue forti linee di basso, dove si nota una certa somiglianza al suono della 2 Live Crew ed alla scena del Miami Bass. Altri artisti di questo genere sono Chris “The Glove” Taylor e World Class Wreckin’ Cru.

Detroit ha inoltre un suo stile unico, denominato Techno Bass che fonde la Detroit Techno con il sottogenere Miami Bass. Sulla East Coast e specialmente a Miami, l’electro ha dato vita a quello che viene detto Latin freestyle, una variante di fusione con la musica latina.

Per il versante electro-boogie da ricordare: D Train con “you’re the one for me”; Electrik Funk con “on a journey”; Strikers con “body music”; Stone con “time”; Raw Silk con “do it to the music”; Sinnamon ” thanks to you” e tanti altri.


Principali artisti

  • 4ORCE
  • Absynthesis
  • aDt
  • ADULT.
  • Afrika Bambaataa
  • Anthony Rother
  • Arpanet
  • Aux88
  • Bass Junkie
  • Bass Kittens
  • Boris Divider
  • Blitz and the Sheets
  • BSOD
  • Chromeo
  • Computor Rockers
  • Cyberian Knights
  • Cybrid
  • Cybotron
  • Dark Vektor
  • DMX Krew
  • Deichkind
  • Dopplereffekt
  • Drexciya
  • Dynamix II
  • Ectomorph
  • Ed Barnes
  • Egyptian Lover
  • Ejektro-Dizjektah
  • Electron Industries
  • Elektroids
  • Exzakt
  • Fannypack
  • Fevertech
  • Hashim
  • Imatran Voima
  • Industrial Bass Machine
  • i-f
  • Jackal & Hyde
  • Jad Spyder Soundwave
  • Japanese Telecom
  • Jon Baz
  • Jonzun Crew
  • Knightz of Bass
  • Kompleksi
  • Le Syndicate Electronique
  • Little Computer People
  • Limbertimbre
  • Lorn
  • Mandroid
  • Man Parrish
  • Maxx Klaxon
  • Michael Jonzun
  • Mr Velcro Fastener
  • Morphogenetic
  • MS Sam & The Good Little Christian Boys
  • Music Instructor
  • Novamen
  • Nukubus
  • Pal Secam Kidz
  • Pametex
  • Paul Blackford
  • Phatso Brown
  • Planet Patrol
  • Polytron
  • Resident Alien
  • Sbles3plex
  • Scape One
  • Silicon Scally
  • SovietElectro
  • Spektral
  • Steril
  • Syncom Data
  • Track 72
  • Volsoc
  • Xerodefx
  • ZoinX


Voci correlate

  • Detroit techno
  • Electroclash
  • Electropop
  • Freestyle music
  • Miami bass
  • Techno bass
  • Electro Bass


Collegamenti esterni

  • http://www.electrofunkroots.co.uk/
  • 100 Greatest Electro Songs
  • DJ Forums Various Electronic Music resources and an online community.
  • 100 Greatest Miami Bass Songs
  • Electro Empire - Home of ELECTRO FUNK
  • Electroretro.co.uk, featuring sections on acid house, old skool and electro
  • Party Radio - Internet radio station which streams Electro music.
  • The Vocode Project - featuring a monthly electro mastermix podcast
  • Global Funk Radio - live presented electro shows

Elenco delle serie televisive trasmesse in Italia - in serie

Filed under: Uncategorized — admin @ 5:45 am

L’elenco delle serie televisive trasmesse in Italia in ordine alfabetico. Non sono presenti in questo elenco serie televisive animate (cartoni animati e anime), soap opera, telenovelas, film TV a episodi e tutte le serie televisive che non siano mai state trasmesse in lingua italiana. Viene privilegiato l’eventuale titolo in italiano (segue il titolo originale tra parentesi).


Voci correlate

  • Sceneggiato televisivo

July 19, 2008

Biblioteca Michelangiolesca - molta attenzione

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La Biblioteca Michelangiolesca ha sede presso Palazzo Clusini, ed è inserita nel Museo Michelangiolesco di Caprese Michelangelo.

La biblioteca è composta da oltre 2000 volumi riguardanti la storia dell’arte, con particolare attenzione a Michelangelo Buonarroti ed alla scultura dell’Ottocento e del Novecento. Di particolare pregio il Fondo Guidoni, una collezione donata dal Prof.Enrico Guidoni di monografie e di cataloghi riguardanti la Piccola Scultura Italiana della fine dell’Ottocento. Tale fondo è stato donato alla biblioteca unicamente con una collezione di sculture presente nel Museo Michelangiolesco.

July 18, 2008

Valore attuale delle opportunità di crescita - prezzo di

Filed under: Uncategorized — Tags: , — admin @ 2:25 pm

Il valore attuale delle opportunità di crescita (VAOC) si definisce come il valore attuale netto dei futuri investimenti di una società.
Per una società la differenza tra il prezzo delle azioni se questa non distribuisce dividendi e il prezzo delle azioni se li distribuisce è detta VAOC.

<math>VAOC=P (no div) - P (div)</math>

Se la società non distribuisce dividendi, infatti, può reinvestire parte dei suoi utili e generare una crescita per i dividendi futuri pari a g.
Seguirà che il prezzo delle azioni che hanno prospettive di crescita per i dividendi futuri è maggiore del prezzo delle azioni che non hanno prospettive di crescita ma distribuiscono tutti i dividendi possibili subito. La differenza tra queste due situazioni è data appunto dal VAOC

July 15, 2008

Warchalking - laptop

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Il Warchalking è una usanza che consiste nel disegnare simboli in luoghi pubblici per segnalare una rete senza fili Wi-Fi aperta.

I simboli warchalking sono stati concepiti da un gruppo di amici nel giugno 2002 e pubblicati da Matt Jones.
Essi sono legati al Wardriving, l’attività che consiste nell’intercettare reti Wi-Fi, in automobile o a piedi con un laptop.

Quando una rete Wi-Fi viene intercettata, il warchalker disegna un simbolo speciale su qualunque oggetto vicino all’intercettazione come un muro o sulla pavimentazione della strada.
I simboli possono essere differenti, in relazione al tipo di rete (aperta o chiusa) o al tipo di crittografia (WEP, WPA).


Voci correlate

  • Wardriving


Collegamenti esterni

  • Interessante articolo sulla Warchalking tratto da un blog
  • Warchalking London
  • WiFiMaps.com Usa i simboli warchalking quando un access-point viene disegnato sulla loro mappa
  • Inchiesta sulla legalità del warchalking

July 14, 2008

Mary Newsletter - laptop

Filed under: Uncategorized — Tags: , — admin @ 5:20 am

I Mary Newsletter nascono nel 1992. </